lunedì 15 dicembre 2008

INTERVISTA - Le Luci Della Centrale Elettrica

PUBBLICA SU INDIE-ROCK.IT


Raggiungiamo Vasco Brondi, in arte Le Luci Della Centrale Elettrica, in occasione di un suo concerto al Magnolia di Milano. Sul palco, stasera, sarà accompagnato, come sempre, da Giorgio Canali. In quest'ennesimo tour, le novità riguardano l'uscita sui banchetti del libro di Vasco e l'inserimento di una violoncellista on stage.
Con molta curiosità e con molta ammirazione, per ciò che finora è stato firmato da Le Luci, incontriamo Vasco.


Indie-Rock.it: Iniziamo con la più classica delle domande, così da rompere il ghiaccio. Che musica ascolti?

Vasco Brondi: Cambia di continuo. Mi piace la musica che non sia d'intrattenimento. Per intrattenimento intendo quella creata appositamente per un dato fine. Tutto il resto può piacermi, tranne, ad esempio, il funky che mi fa proprio cagare. In media, tutto ciò che esce un po' dai generi.

I-R: In un paese di forte tradizione cantautoriale, di cui credo che anche tu, etichettandoti per un attimo, ne faccia parte, qual'è il tuo parere riguardo a questo "filone musicale"?

V: Se per cantautoriale intendiamo il dare un peso in più alle parole che hanno un senso credo che ci siano parecchi gruppi validi, su tutti gli Afterhours. Se per cantautore intendiamo uno che suona da solo, mi piace Dente, ma infondo c'è solo lui. Per il resto, si ce sono parecchie di cose che mi piacevano di quel filone storico.

I-R: Come vivi il differente rapporto te-chitarra, te-penna?

V: Non son proprio cose che dentro di me dissocio. Quando, ad esempio, scrivevo senza pensare di suonare, la musica ce l'avevo già in testa perchè nella scrittura la componente ritmica è fortissima e la puoi ritrovare nel ritmo e nell'evocazione che una parola può dare, il che è molto simile a ciò che ti può generare una chitarra, o il suonare. Credo che una dipenda dall'altra: uno può prendere appunti con una chitarra come può essere melodico scrivendo.

I-R: Infatti nelle cose che hai scritto nel tuo blog, la musicalità è predominate. L'uso di frasi corte e decise, come sentenze, il continuo uso delle congiunzioni, soprattutto ad inizio frase. Credo che il tuo modo di scrivere sia decisamente molto melodico...

V: si, sicuramente. Prendendo spunto da mille altri scrittori, a partire dalla beat generation, il be-pop, Kerouac e da ogni tipologia di scrittura che credo valga, si è formato tutto ciò.

I-R: Ultimamente quali sono le tue letture?

V: Adesso, robe molto varie. Sto leggendo gli Scritti Corsari di Pasolini che son stato ripubblicati poichè erano spariti dalle librerie per vent'anni circa. Son veramente delle lettere d'amore contro il mondo. Sto leggendo dei romanzi di Giorgio Bassani che è uno scrittore, anche abbastanza famoso, di Ferrara, perchè m'interessa sapere come vede lui questa città. E poi sto leggendo una cosa su Frigidaire, che è questa rivista anni '80 di fumetto scritta da Sparagna, di cui ora ha pubblicato una raccolta con varie spiegazioni. Questa volta mi son capitate delle letture veramente fighe.

I-R: Quindi letture prevalentemente italiane...

V: A caso, ma forse si. Leggo ciò che mi sembra che mi rappresenti di più e che mi interessi di più. Certo non disdegno gli scrittori stranieri, ma credo che sia questo ciò che mi rappresenta ora.

I-R: C'è differenza tra il pubblico che ti legge e quello che ti ascolta?

V: Non credo esista. Credo che chi mi legge, molto spesso, è anche colui che mi ascolta. Poi forse mi sbaglio, ma non ci avevo mai pensato ad una possibile differenziazione di pubblico. Io ci metto uguale impegno, anche se magari trovo più sbattimenti in determinati concerti invece che nello fermarmi a scrivere.
Ciò che mi interessa maggiormente è che il libro sia uscito senza una distribuzione propria e quindi che lo si possa trovare solo sui banchetti, od internet. Non l'ho voluto esporre a livello di solo autore letterario, perchè volevo fosse per coloro che conoscevano già il progetto. Per approfondire o far scoprire qualcosa in più su Le Luci Della Centrale.

I-R: Il libro di cosa parla? E' una raccolta di tuoi brani o un romanzo?

V: più o meno parla degli stessi argomenti che tratto nelle mie canzoni. E' una raccolta di brani che avevo già inserito nel blog con l'aggiunta di altre più nuove. Ho riscritto, praticamente, quasi tutto in modo da dare una sorta di linearità. Puoi trovarci un inizio ed una fine, anche se in mezzo non succede nulla di che.

I-R: Nelle tue scritture il destinatario è quasi sempre ben definito...

V: si, le cose che vuoi scrivere, bisogna scriverle a qualcun altro. E' indispensabile un rapporto umano poichè, se fosse solo per me, non credo butterei mai giù nulla. Non son mai stato autoreferenziale e non mi piace ciò che è autoreferenziale.

I-R: Nel tuo blog stai scrivendo molto meno ultimamente...

V: Si, ma non per questo non sto scrivendo. Non posso continuare a riproporre ciò che ho già fatto per un anno. Molte nuove cose che ho scritto non finiscono sul blog ma finiranno da altre parti. Non voglio che finisca per essere una sorte di diario, anche se forse per un anno è andata così e mi son trovato bene. Voglio cambiare. Probabilmente ora non m'interessa inserire i nuovi brani li, anche perchè spesso non sono solo più da 20 righe come i precedenti. E' importante, comunque, che ci sia il blog e che quando ne ho bisogno sia pronto li. Tutta questa storia de Le Luci Della Centrale Elettrica è la storia dei miei sentimenti e della mia vita. Posso farne ciò che mi pare: scrivere, pubblicare, non pubblicare, sbattermene completamente. Per di più, ora suono decisamente molto di più e trovo che sia stupido che io debba ogni sera ritrovarmi connesso a scrivere per forza. Anche quando ho qualcosa che voglio mettere giù, lo tengo dentro e lo faccio sedimentare. E' come un lago che sopra è ghiacciato e sembra che non esca niente, ma invece al di sotto è pieno di movimento.

I-R: e come stai vivendo i vari live?

V: me la sto proprio vivendo, come un animale, senza razionalizzare molto. Faccio le mie fatiche quando c'è da farne. Ogni volta, il concerto è il momento migliore della giornata. Mi siedo e penso "finalmente si suona". Praticamente è dal marzo scorso che giro senza fermarmi. A furia di suonare, quelli con cui lavoro Giorgio (Canali, ndr), Daniela, Nicola ed Emiliano son diventati una sorta di famiglia. Dai primi live, oltretutto, c'è stato anche un minino di miglioramento nel trattamento da parte dei locali. Son contentissimo di vedere un sacco di gente, nell'ultimo mese è quasi triplicata. Sapevamo di poter far di più, ma abbiamo preferito rimanere nei club piccoli anche se così abbiamo avuto dei sold out con della gente che è rimasta fuori. Ed è normale che s'incazzi questa gente, ma questo è il problema di non lavorare con le prevendite, vince chi arriva prima. Non ci aspettavamo del tutto un riscontro di pubblico così forte. I concerti più grandi, in ogni caso, inizieranno l'anno prossimo.

I-R: da qui la necessità di allagarsi come numero di componenti nei live? Ora oltre a Giorgio si è aggiunta anche Daniela al violoncello

V: si, con Giorgio dovevamo suonare assieme da subito ma son successi casini con l'agenzia di booking. Ora giriamo con Locusta, come agenzia, e ci troviamo benissimo, anche umanamente. Prima il giro di concerti è stato fatto di merda e con un trattamento assurdo, compreso cancellazioni di date. Giorgio, da dopo il disco, doveva subito venire in tour con me, ma così, sfortunatamente, non è stato.
M'interessava parecchio suonare con Daniela. Giorgio la conosceva e a me piaceva questa idea di introdurre il violoncello. Trovandomi da subito bene con lei, le abbiamo chiesto di unirsi e quindi, quando può, partecipa alle esibizioni. Ciò m'interessa anche perchè ho l'idea di iniziare a provare un po' di cose nuove, mischiare nuove sonorità, dalla classica all'elettrica. Vorrei provare a sperimentare.

I-R: A tal proposito, su varie riviste già si punta il dito sul tuo futuro. Con un disco appena pubblicato, sei già chiamato a dover ripetere o migliorare questa produzione con qualcosa che si differenzi a tutti i costi...

V: per farti capire ti racconto della recensione di Guglielmi sul Mucchio Selvaggio. Diceva, all'incirca, "per il prossimo disco le strade possono essere solo due. Ho ripetere la formula del primo disco rischiando di annoiare o cambiare, finendo per normalizzarsi". Io non ho scelta. Se farò ciò che ho fatto fino ad ora annoierò e se invece cercherò di evolvermi mi normalizzerò. Ne ho anche parlato con lui, quando l'ho conosciuto di persona (è stato gentile ed ha apprezzato il disco). Davanti ad una recensione del genere cosa posso fare? Smetto di leggere queste riviste. Sappiamo già, quindi, come andrà. Diciamolo già ora, un anno e mezzo prima, o anche più, dall'uscita del mio prossimo lavoro: "Sarà simile al precedente, con qualche arrangiamento nuovo ma coi sempre i testi sulle solite storie". E scriveranno "E' ormai un modo di fare passato e non c'è stata l'evoluzione che ci saremmo potuti aspetti". E' come quando sapevo già che mi avrebbero detto che il disco s'era ammorbidito rispetto al demo. Lo sapevo quasi un anno primo della registrazione. Quindi, possiamo già fare le recensioni ora, prima che esca.

I-R: Nei tuoi testi c'è poesia tratta dalla normalità e, usiamo un brutto termine, dal "degrado". E' un adattarsi al mondo o una rivalutazione?

V: Ciò si palesa da subito. Il progetto non si chiama Le Stelle, ma Le Luci Della Centrale Elettrica perchè son proprio queste le Stelle di adesso. Può anche essere un adattarsi, se vuoi vederla così, ma detto così pare che abbia una connotazione negativa. Forse non è un adattarsi, ma semplicemente un guardarsi attorno.

I-R: Qual'è stata la tua reazione per la Targa Tenco?

V: Son stato contento più che altro perchè dimostra che un disco può essere registrato da amici, in camera di Giorgio, a zero euro, facendo il cazzo che volevamo nel modo più assoluto (dato che La Tempesta è un'etichetta che ci ha dato ampi spazi) ed essere considerato di valore. Ero già assurdo trovarmi in finale. Con tutto il rispetto, e senza far conti in tasca a nessuno, competevamo contro gruppi supportati da major con decine di migliaia di euro spesi per disco e promozione. Un disco a costo zero che raggiunge gli stessi, o maggiori, risultati può anche risultare importante per chiunque faccia musica. E' una cazzata la corsa alle mega produzioni.

I-R: Quindi il disco l'avete registrato voi, tra amici, totalmente homemade?

V: Si, però l'abbiamo mixato in studio a Ferrara. La Natural HeadQuarter si è offerta. Comunque si, l'abbiamo prodotto noi.

I-R: Da qui dipende la scelta di mantenere il disco in chiave voce-chitarra?

V: La scelta è dovuta al fatto che c'era urgenza di registrare. Io ho registrato le parti con la chitarra acustica, Giorgio ci ha buttato sopra le parti con l'elettrica e in un mese era pronto. Andava bene così. Era un'urgente pubblicare ciò che avevamo da dire.

I-R: In conclusione, torniamo al mondo internet. Come nasce l'idea di una mailing list così personale, contenente tue parti scritte ed altro?

V: Li mi sta dando una mano Nicola che è un mio amico da sempre. La mailing list è venuta in mente a lui. Però se mi metti davanti ad un foglio a scrivere, la formalità è la prima cosa che se ne va. Dato che si tratta di un comunicare tra persone, trovo comico l'uso di un linguaggio schematico-formale. Mi fa piacere parlare con le persone...

I-R: diventa un rapporto più umano...

V: Si, in molti me l'han detto. Per me è normale, non sto cercando di venderti dei pneumatici; è comunicazione. Non voglio neanche venderti nulla. Se mi compri una maglietta grazie mille, mi ci compro un panino all'autogrill. Si parla di rapporti umani e non di negoziati.

I-R: a volte basta così poco, e forse nessuno non ci aveva ancora pensato

V: (Ridendo) Si infatti, non è che mi son seduto a tavolino e ho preparato questa strategia. Che qua a Milano si parla di marketing già da come saluti, se con una stretta di mano od una pacca sulle spalle.

L'intervista finisce con la decisione, presa da Vasco, di evitare commenti su una domanda che si riferiva ad alcuni accadimenti (la vincita di Obama, condanne post scuola Diaz) poichè ritenuta troppo espansiva, fuori sede e generalista. Accettando e comprendendo tale scelta, usciamo dal camerino con un sensazione mista. Da una parte l'interesse profondo alla causa de Le Luci Della Centrale e dall'altra un senso di mancanza. La mancanza di aver potuto sapere il significato di ogni virgola di ogni scritto di ogni parola. Ma forse certe cose bisogna scoprirle con un suono di violoncello di sottofondo. E sentirle dal vivo.

Mattia Barro

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