domenica 29 giugno 2008

giovedì 26 giugno 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Signorino che ha amato"

Signorino M: Sai, stanotte ero con un amico; te lo ricordi Fabio? Parlavamo del passato. E ho ricordato quanto ti ho amato.
Signorina J: Mi hai fatto sorridere.

well it's been a long time, long time now
since I've seen you smile

martedì 24 giugno 2008

RECENSIONE - The Bishops (20.06.08)

PUBBLICA QUI SU INDIE-ROCK.IT

L'hype che si crea a pochi giorni dall'arrivo dei Bishops è, stranamente, di ampia portata. Non è strano se si considera che basta mettere Plastic dopo una band a Milano, ma è strano se ciò si crea attorno ad una band di modesta portata che, per di più, non ha nulla a che fare con i suoni elettronici/danzerecci che tanto piacciono agli indie italiani.
Ma come ogni qualvolta che si vocifera troppo su un evento di media caratura, l'impatto, al momento cardine, è contrario a ciò che ci si aspetta: sala mezzavuota, gente annoiata che sbadiglia e si scompiglia i capelli senza ragione, nessuna attesa e nessuna voglia di rimanere qua al caldo.
I Bishops salgono sul palco comunque fortemente consapevoli dei loro mezzi.
La proposta dei Vescovi è però molto ristretta: brit pop di medio gusto, senza nessun azzardo. In compenso c'è un po' di 60s, un bel po' di 60s.
I gemelli ci provano a mettere grinta e, almeno loro, sembrano divertirsi ad ogni nota. Il pubblico non risponde e piano piano la sala dimezza la presenza di giovani alternativi senza che la situazione caldo-infernale-mortale si modifichi. Ogni tanto qualche riff orecchiabile, un ritmo cadenzato e ballabile, una faccia divertita e divertente e qualche ragazzina che fa la grande discutendo su chi dei due gemelli sia il più carino.
La tenuta complessiva dei giovani inglesi è apprezzabile e a chi segue, comunque con un certo distacco, qualche momento di gioia arriva e lo bacia sulla fronte. Sfortunatamente, considerando che Saturdays = Youth (citando gli M83), un venerdì sera così monocorde non è ciò che una città si aspetta, assolutamente no. La popolazione alternativa rimane sui gradini fuori di Viale Umbria, beve cocktail su cocktail e ogni tanto rientra per un breve giro di ricognizione del locale.
I Bishops salutano e se ne vanno senza infamia nè lode.
Mi avvicino al bancone, prendo da bere, esco sui gradini di Viale Umbria e inizio a fare relazioni pubbliche (con tutto il pubblico che non c'era al concerto) come un bravo e giovane indie rockers deve fare.


Mattia Barro

RECENSIONE - Green Like July,Leggins & Bikini The Cat (19.06.08)

PUBBLICATA QUI SU INDIE-ROCK.IT

Arriva l'estate, arrivano le trasferte al Magnolia. Rimangono a casa i chiodi da rockers, ma nemmeno tutti.
Il Magnolia ospita l'Indierocketparty per una serata di musica gratuita (come è politica negli indierocketparty) farcita da tre band che han svariati motivi per essere ascoltati.
Si parte con i Green Like July, trio pavese folk-rock che si rivela quanto di meglio possiamo trovare stasera. Tutto ciò che viene suonato è intimo, avvolgente, alto. Tutto ciò che mi viene in mente è la parola BELLO. Bello: agg. 1. Che, per aspetto esteriore o per qualità intrinseche, provoca impressioni gradevoli.
Andrea, voce e chitarra acustica, ha una voce di un altro livello (qualcuno tra noi azzarda una similitudine con Bright Eyes, onestamente neanche troppo esagerata). Il fragore di questa band, immersi nel verde del parco, nella prima notte calda e stellata da settimane a questa parte, trasporta, chi è disposto ad assorbire tale carica emotiva, in una immensa festa di colori, sensazioni, risate nella parte del mondo che si preferisce. Una totale trasposizione.
A struccare l'ambiente da questa atmosfera rurale e festosa arriva il suono duro e diretto dei Leggins (ci chiamiamo senza l'ultima G, titola il loro myspace). Indie rock come l'inghilterra ci ha già mostrato sotto ogni tipo di forma possibile: non c'è nulla di nuovo. Tranne il fatto che siano italiani, con una buona pronuncia (è più neutro il loro inglese che il loro italiano con influenze esageratamente venete!) e un'ottima capacità di composizione sul genere in questione. Non c'è la caciara che ci si aspettava e i Leggins effettivamente sono troppo ingessati sul palco esprimendo poche emozioni (simpatico siparietto solo sul fatto che tutti dicano "troppo giovani", considerando che il pubblico è formato in modo predominante da loro coetanei o poco più).
Finite le fitte indie, è il momento dei Bikini The Cat, i più noti della serata. Il piccolo tendone che ospita il live infatti si cremisce di curiosi. I BTC salgono sul palco vestiti in modo analogo (vedere il loro myspace) e sono ben accolti, al contrario delle 2 band precedenti.
Sfortunatamente, i BTC non riescono a trasmettere sul palco quello che riescono a trasmettere nei loro brani in studio. Quando faccio notare a qualcuno che non mi entusiasmano, vengo rimproverato da secchi "son bravissimi, ma oggi stan suonando proprio male, capita". Il suono non è carico dell'emozione che servirebbe a mantenerlo ad una determinata qualità. A volte si sporca e si disturba da solo. Da risentire in luoghi e, a quanto pare, in giornate più fortunate.
La serata si chiude con ore di un unico dj set in cui la parola mixare è un optional non acquistato dal rivenditore dei cd players e mixer.
Qualche birra e si torna all'auto, inseguiti da voci che ci cercano di portare a qualche after veramente fuori tema, dato che sto attraversando un prato Verde, Come Luglio.

Mattia Barro

giovedì 19 giugno 2008

"Le 5 del mattino a vent'anni" - SDVQ

Rientro in casa con quella tipica sensazione di stretta allo stomaco/voglia di vomitare tipica della rassegnazione. Non sono disilluso solo perchè a vent'anni lo si dovrebbe già essere da un po'. Preparo un panino con la testa chissà dove, mangio con la testa chissà dove, rimango apatico di fronte alla tv accesa con la testa a questa serata. Infondo, mi ero illuso solo perchè a vent'anni si può ancora avere il lusso di esserlo, ogni tanto. Mi guardo allo specchio e la mia faccia ha preso 3 anni, almeno, e i miei occhi emanano una tristezza adolescenziale veramente poco cinematografica. Sputo nel rubinetto dentro il vortice dell'acqua e un po' di rosso sangue invade il bianco generale. Cerco di lavar via un timbro che non voglio mi ricordi cosa è accaduto e cosa accade ancora tuttora. Rientro in camera e mi tolgo la maglietta. Sa di fumo. Io so di fumo. Puzzo di fumo per te.
La testa esplode e non da tregua. Fuori il silenzio e dentro le urla. Rifiato parecchio, faccio respiri profondi.
Apro la porta d'ingresso e nel buio notturno di Milano mi fermo a fumare. Rimango seduto sui gradini dell'ingresso, alle 5 del mattino, a petto nudo col freddo che mi gela i pensieri buoni e un leggero vento che mi porta in superficie un senso di Noia. Perchè è noioso ciò che passa, ciò che rimane fermo, ciò che si balla. Son noiosi i locali con decorazioni etniche immersi nel grigio dei parchi milanesi, son noiosi i rockers che si continuano a farsi di md e a bere sputi, a non ballare e a piegare le gambe da spastici rinchiusi nei loro skinny jeans e a spezzare i cuori a groupie, non donne, ma groupie. E son noiosi i dj che mettono sempre i Crookers o i Justice o le ragazze che promettono e poi dicono "dovevi saperlo che non lo avrei mantenuto" e sono noiosi i miei pensieri, i miei occhi rossi e i miei modi di fare così provinciali e ingenui. Immerso in tutto questo niente penso che l'amicizia tra sessi opposti è come uno stupro, in cui dopo mezz'ora di pura sofferenza capisci che, in verità, sei stato consenziente e in cui la mattina dopo, i dolori son più forti ma meno pulsanti, e ti senti sporcato: ti senti puzzare di fumo. L'amicizia tra sessi opposti sa di fumo. A vent'anni non si dovrebbe puzzare di fumo come i vecchi nei bar che giocano a bocce e bevono grappa, o crodini.
Magari domani svuoto casa e me ne torno a Ivrea, dove nessuno mi cerca e mi vuole, ma in cui le mura della mia stanza mi riescono ad isolare da tutto ciò che canta stonato in questa città.
La selezione musicale notturna di All Music non concede nulla fino ad un inatteso regalo: Micheal Stripe che nel vuoto etico di questa notte mi spiega tutto in un attimo "Believe in me, Believe in nothing".
Ed è tutto qui. Senza accuse, senza dita puntate.
Gli essere viventi, a parte rare eccezioni che non mi rivolgono la parola, si dividono in due categorie: opportunisti e opportuniste. E tutto è poi sospinto dall'orgoglio.
Metto la sveglio alle 9e30 per svegliarmi per chiamare e disdire la visita con un'agenzia per un immobile in affitto. Non so dove e con chi voglio vivere prossimamente. Sapevo solo con chi volevo dormire stanotte. Niente più che chiudere gli occhi con un respiro nella stessa stanza che mi copra dagli spifferi dell'ovvietà, della solitudine, della rassegnazione. Dormire a 3 metri di distanza da quel respiro, avere un'anima in più al mio fianco, solo per poter dire: le eccezioni han risate nevrotiche e occhi splendenti.
E tutto diviene rosso, a vent'anni.

martedì 17 giugno 2008

RACCONTO - "Un antifurto suona, fuori" (M.Barro + Pi)

c'è un antifurto che suona, fuori.
mio fratello è a letto,innamorato e pensa a lei in silenzio. Lei è a letto e pensa a che smalto potrebbe abbinare alle scarpe, poi pensa che non ha quelle scarpe che vuole, si gira e pensa a quando arriverà il suo momento.
Il suo momento si è fermato a sorseggiare un caffè amaro al tavolo del bar della stazione, il giorno in cui A.A. le disse che aveva delle brutte gambe e lei scoppiò in lacrime. Quel giorno il barista aveva uno sguardo più triste del solito, il cameriere aveva uno sguardo più triste del solito, il cielo aveva uno sguardo più triste, più di lei. Ma lei non guardò il barista nè il cameriere, tantomeno il cielo. si concentrò sul taglietto che solcava il suo labbro inferiore tormentandolo con i denti. Il pollice pressò l'indice il quale si ripiegò ripetutamente. I treni non passano, i momenti si. I treni arrivano in ritardo, tranne quando A.A. deve partire e lasciare dietro a se un caffè amaro accompagnato da un ombra e da un labbro rosso fuoco che la incendia. A.A. era bello, bello da mangiarlo a morsi. E vederlo da lontano, mentre usciva dal bar, percorrere un tratto della stazione, scomparire ingoiato dal sottopassaggio e poi vederlo riapparire lontano come il momento, rese il taglietto un solco di paura.
L'antifurto fa parlare di sè, torna a suonare in ritmo binario tip tip tip tip e mio fratello si sveglia, sudato. nel buio cerca la lampada, invano.
40 secondi di niente.
Poi prende fiato e realizza: la ama, cazzo se la ama.
Rido nel buio, non avevo mai visto Giacomo così. "lo invidio, sai" dico al muro. ma il muro non risponde; gli ho chiesto cos'è l'amore e lui non risponde. non c'è rivoluzione nell'aria. da lontano il muro è stuprato da un tv accesa, a tarda notte, ad alto volume, su un canale dimenticato, o forse è solo il baccano del silenzio costretto. "scegli da che parte stare".
Il jazz è malinconia, ma leggerezza. Dice: “Non pensarci, baby, questa è la vita”. odio la pubblicità quando pretende di dare consigli. Campeggia nella mia mente una foto che non ricordavo, una maglietta nera con su scritto "Trust the media". Rido e la ricollego a qualcosa che ora non sa di niente, a quest'ora. Una batteria jazz è una boccata di piombo nella Milano anni '70 o forse, semplicemente, una batteria jazz. una batteria jazz è il mio affanno la notte, una batteria jazz è quello che pensava A.A al binario 2 in attesa del diretto per .., il biglietto stropicciato in tasca.
Lo schermo del mac illumina parzialmente il mio corpo abbandonato su una sedia con schienale semi-pieghevole rinforzato con cuscino. Guardo la camera e non mi sembra la mia. Ho mai avuto una stanza? Ho mai visto l'alba di gennaio?
l'alba di gennaio è come il latte rovesciato la mattina,una chiazza calda e dolce che brucia le dita.
Il cellulare è morto 3 ore fa e io mi sento 3 minuti più vecchia. Le 3 del mattino sono una droga, un po' come gli Oasis. Is this a morning glory? I think no. I think yes. I think that everything comes from the source. Un pianoforte sa cosa fare a quest'ora, io devo ancora decidere. ogni notte decido cosa è meglio per me. ed ogni notte lo dimentico. Penso che domani dovrei cambiare il mondo. ma so che domani avrò altro da fare e rimanderò. c'è sempre tempo e son giovane, mi ripeto in testa. mi appoggio allo specchio e passo l'indice sui miei zigomi. l'immagine immobile di una diciannovenne disorientata. "non pensarci,baby" i jazzisti erano alcolizzati, non potevano guardarsi allo specchio loro. ma avevo questo colore di capelli? e quegli occhi? dovrei smetterla di parlare di me, penso chiudendo la porta della camera. raccontami di te, mi piace ascoltare. ma la notte stasera non parla. è stata dura per lei. e a volte portare a casa il risultato è già abbastanza. it's 4 in the morning and I'm walking alone. le lenzuola sono sempre fredde. mio fratello pensa sempre a lei. l'antifurto muore,fuori. ieri ho sognato il mio funerale, piangevano.

(scritto a quattro mani)
Mattia Barro + PI

lunedì 16 giugno 2008

"Monetine"

datemi 
monetine per drogarmi

sabato 14 giugno 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Signorini si domandano"

Signorino M: Hai paura di me?
Signorina L: No
Signorino M: Hai paura di te?
Signorina L: No.
                 


Signorina: (inspira) solo a volte.


Smaltisci la rabbia tra una canna e una corsa sotto un cielo che non ha pietà dei nostri dolori e delle nostre ferite non rimarginate. Sbucciarsi le ginocchia scivolando su un mondo bagnato di piscio e lacrime. Smantelliamo questi sogni, i progetti, i bisogni, vendiamo i loro pezzi ad un rivenditore di anime di seconda mano o scambiamoli per una bottiglia di vodka liscia o di tequila, come preferisci. 
Il treno parte ogni ora ad e 33 sul binario 4. Scendi a Santhia e li ci sarò io. In macchina staremo zitti perchè non bisogna sempre parlare, ma bisogna anche riflettere su quello che non si vuole dire. E, infondo, non avrai tanta voglia di parlare. A casa dormirai nel mio letto e se la notte avrai freddo verrò a cantarti quei brani che conosciamo male. Sarò nell'altra stanza o li acconto a te con un sorriso serio e gli occhi stranamente concentrati. 
Fumeremo e tossiremo per il troppo fumo e se avrai le forze, ti porterò dove sono cresciuto, dove il mondo non esiste e la mente si espande, dove si respira ancora, dove non c'è nulla di bello, ma è tutto bello se sai vedere con il terzo occhio che questa natura ti impresta. 
Potremo anche correre per i prati o perderci nei boschi in piena notte, scappando dai cinghiali o da altri animali indomabili come il passato, i lupi, i venerdì sera al Plastic.
Che ne dici?

giovedì 12 giugno 2008

RACCONTO - "Carlotta non apre gli occhi"

Carlotta apre gli occhi. Si accorge di essere ancora vestita come la sera prima: leggings neri sotto un vestito perla chiuso da una grande cintura. Cerca la bottiglia d'acqua accanto al letto disfatto dai movimenti di una nottata, o meglio, di una mattinata molto agitata. Il corpo non ha ancora smaltito l'alcool e le altre sostanze che gli han fatto compagnia nell'ennesima notte brava. Finisce di bere e si pulisce la bocca con il dorso della mano. Strisce di un rossetto rosso acceso le tracciano trincee di sangue sulla guancia destra. Si siede a bordo del letto, ma ricade. Il mondo a quest'ora pesa un quintale. Il suo mondo ora pesa tonnellate. Il suo mondo ora non fa per lei. Ricade sul cuscino. Si stringe la testa che pulsa con le mani. Alle 16 ha un appuntamento con non sa chi o con chi sa chi è. Sono le 14, può farcela, lo sa. Si alza decisa e si avvia in cucina. Ingerisce due aspirine e le manda giù con un po' d'acqua anche se tentata di ingerirle con la coca cola aperta sul tavolo minimalista che copre metà della sua cucina. Lo stomaco brontola, ma non deve mangiare. Si sveste e indossa un paio di mutandine e una t-shirt bianca, di grandi dimensioni che le copre il corpo fin quasi al ginocchio. Va in bagno e fa pipì. Rimane seduta con le mutandine rosa appena sotto il ginocchio e la t-shirt appallottola sopra la vita. Si sforza di ricordare di ieri.
"Son caduta ad un certo punto? Ho limonato Christian? Ho preso dell'md. Erano Long Island o Mohiti? Ha messo quel pezzo che mi piace tanto mi pare. Ho limonato con Marta, forse. Mi son divertita?".
Si accarezza le gambe, stanche da una serata su tacchi sexy ed olimpionici. Scende con le mani e si accarezza le caviglie. Si desta dai suoi pensieri scordinati e si avvicina allo specchio: ecco che la sua anima deve fare i conti con un corpo che a dimentica la sua esistenza e punta all'autoesaltazione.
Il viso è tagliato in più parti da lacrime di mascara e ferite di rossetto. I suoi fragili occhi bordeaux son circondati da saette di fuoco, le occhiaie assaltano il viso, la stanchezza e l'essere 22 enne si manifestano su un volto che desidera sorridere.
Lo stomaco brontola sempre più forte, va in cucina e azzanna una mela senza lavarla. Torna in bagno con la sue refurtiva e a piccoli morsi decisi e silenziosi demolisce la prova. Pezzettini di mela si depositano sul lavandino. Apre l'acqua e si pulisce il volto. Sembra che una nottata e mille paure, a contatto con la sostanza insapore, inodore, incolore, si sciolgano e vengano rigettati e trasportati nella più lontana fogna di Milano.
Toglie dal proprio viso ogni residuo di ciò che non riesce a ricordare e che non vuole ricordare. Corre in cucina e accende il pc e lo stereo che, immediatamente, fa partire un cd contenente Bright Eyes.
"So there was this woman and she was, uh, on an airplane and she's flying to meet her fiancé sailing high above the--the largest ocean on planet earth and she was seated next to this man who, you know she had tried to start conversations
an really--really the only thing she heard him say was to order his bloody mary and she's sitting there and she's reading this really arduous magazine article about a
third world country that she couldn't even pronounce the--the name of and
she's feeling very bored and very despondentand--and then, uh, suddenly there's this huge mechanical failure and one of the--the engines gave out and they started just falling -an- thirty thousand feet and the pilot's on the microphone and he's saying, "I'm sorry, I'm sorry, Oh My God, I'm Sorry" and apologizing and she looks at the man and she--and she says,
"Where are we going?" and he looks at her and he says,
"We're going to a party, it--it's a birthday party.
It's your birthday party, happy birthday darling.
We love you very, very, very, very, very, very, very much."
Il trucco piano piano ridà forma ad un viso amabile, toscano, genuino. Si guarda, ora, tornata normale tra i normali. E sorride, ma non lo ammette a se stessa e allontana lo sguardo dallo specchio.
"Oh my morning's coming back
The whole world's waking up
Oh the city bus is swimming past.
I'm happy just because
I found out I am really no one."
Il cd si insinua in un suono più rurale, partono i Beirut. Il buonumore e il buonrisveglio sembrano ora prender vita nel corpo di Carlotta. Fischietta il brano mentre alza le varie persiane, facendosi sciogliere dal sole cittadino. Controlla il myspace. Non risponde su msn ad alcuni ragazzini che lei considera "troppo giovani e sognatori". Apre il frigo e poi lo richiude. Poi tentata lo riapre ed estrae un cartone di latte aperto. Si ritorna a Bright Eyes, ritorna la severità che non le appartiene. Annusa il latte, non è buono. Se ne versa un bicchiere e lo beve senza pensarci troppo. Si aggira per caso senza meta. Con calma arriva al bagno, alza la tavoletta, si inginocchia e vomita quel bicchiere con naturalezza. Nell'altra stanza Bright Eyes, "and tonight to celebrate, I will, I will poison myself". Si lava la bocca e va in doccia. Finito, si sdraia una mezz'oretta sul letto in accappatoio, con le gambe scoperte, senza sorridere.

Poche fermate della metro più ad ovest, Mattia è già sveglio da un'ora abbondante, immerso nel nero pece del suo monolocale in affitto, non vuole connettersi al mondo. Sa che più tardi dovrà vedere una ragazza che in un modo o nell'altro già ama e per cui già soffre, ma cerca di rimandare il pensiero a più tardi. Nella sua testa, un susseguirsi di pensieri angoscianti lo allarmano. "Ma se arrivo li e non so che dire? Se faccio la figura del coglione? Se non le interesso? Se non le piaccio? Cazzo, dovrei essere più positivo, ma se non le provoco nessuna reazione? Beh, se proprio non le piaccio posso tentar la carta dell'amico. Ma che cazzo penso? L'amico, io. Ho già troppe amiche che son amiche perchè me le voglio scopare, ce ne manca un'altra. Ma cazzo, ascolta i Beirut e mi parla in modo intelligente di Tarantino senza scadere nel banale. Ma è stronza. Sembra una stronza. Ma che ne so? Magari finge e potrei piacerle. Ma no, forse è veramente così: dannata, figa e stronza. E io so che ci rimango sotto. Ma dai, stavolta potrei mostrarmi un po' più maschio e non finire a piangere, no? Che in fondo non piango mai, però un bel pianto, o due cazzotti al muro, o, perchè no, un bell'urlo ogni tanto, ci starebbe.".
Si alza, butta nella pancia due panini e va in bagno. Guarda disgustato i suoi capelli che han assunto forme geroglifiche, la sua barba già ricresciuta, gli occhi perennemente inespressivi. Porta il Mac e fa partire una playlist a caso. Entra in doccia e cerca di lavar via paranoie superflue, ma son difficili da scrostare se ormai gli appartengono da così tanto tempo. I will live my fate. Esce dalla doccia, si asciuga e cerca di dar forma ad una chioma insubordinata. Non sa come vestirsi, non sa cosa dirle, non sa come muovere le mani. Le scrive "allora alle 4 in Duomo? Davanti alla Rinascente. baci". Aspetta per dieci minuti una risposta e inizia a preoccuparsi. Prova a sfogarsi sulla chitarra, ma i suoi riff risultano saccenti e banali e la deve rimettere a posto. Allora decide di rimettersi a letto e chiude gli occhi, agitato.

Carlotta si ridesta, beve acqua e decide come vestirsi. Ha bisogno di normalità. Legge un messaggio e risponde "ok, a dopo. bacio". Apre l'armadio, ma allontana ogni stravaganza alla ricerca di qualcosa di classico, di casual, di normale. Non vuole eccentricità questo pomeriggio. Opta per una camicietta bianca, jeans e Converse bianche. Occhiali enormi sul viso. Capelli raccolti in una coda. Tutto a ritmo di Beirut. A sunday smile.

Mattia si ridesta, beve acqua e controlla il cellulare. Legge la risposta al suo messaggio. My fate is here. Indossa un giubbotto di pelle grigio piombo aperto, una t-shirt bianca con stampa anonima, un paio di jeans stretti grigi, Converse nere. Occhiali enormi sul viso. Capelli scompigliati e ciuffo sull'occhio sinistro. Tutto a ritmo di The Niro. An ordinary man.

Le metro inglobano persone di ogni etnia e ceto sociale. Dall'emigrato che elemosina, al dirigente che non inquina. Sfrecciano davanti agli occhi di tutti, ritmate. Vanno a tempo con ogni canzone e ogni ritmo. Polistrumentiste di una città chiassosa.
Carlotta siede timida in una carrozza colma di disinteresse. Si guarda le unghie coperte da uno smalto nero, le quali manifestano il suo essere.
Mattia è in piedi in una carrozza stracolma di frettolosità. Ascolta gli Amari, il disco è "Scimmie D'Amore".
"Vorrei, conoscerti da quindic'anni
bere una birra per parlare dei tuoi amori
come fossero trent'anni che non ci vediamo
Con te vorrei, aver rubato mele da un albero
Vorrei,aver fatto buca a scuola la prima volta, con te."

Mattia si appoggia ad una colonna fuori dalla Rinascente e continua a cercare di distrarsi attraverso la musica. "Se giocassi con il dolore senza risentirne affatto, se giocassimo e basta?".
Carlotta lo intravede tra la folla di asiatici in visita al monumento milanese e lo raggiunge.

- Ciao - esordisce Carlotta
- Ciao, come stai? - replica impacciatamente Mattia
- Tutto bene, e te? - vede in lui il suo senso di smarrimento e imbarazzo, si avvicina, lo bacia sulla guancia e lo stringe a sè. Lei è forte.
- Bene, grazie - risponde incerto
- Andiamo alla Mondadori, voglio fare cose normali in locali normali - esclama sorridendo.
- Ok! Qualsiasi cosa tu voglia fare. Saremo perfettamente normali oggi -
- Nessuna paranoia e nessuna nevrosi -
- I promise -
- E' ora - sorride e prende Mattia sotto braccia.
Si incamminano per le vie del centro come una giovane coppia, nella norma. Chiacchierano sul bel tempo e sulla libertà che una grande città può donare a chi la vuole cogliere. I piccioni, impettiti e decisi come sempre, camminano tutto intorno. Lei prende la mano di lui e lo conduce alla Mondadori. I due scendono le scale mobili guardandosi, stupefatti di come la vita quotidiana possa essere semplice, se solo la si vuole accettare nella sua semplicità.
Percorrono gli scaffali gremiti di cd, cercando di emulare le coppie che intorno a loro vivono la loro tranquillità. Per mano si trascinano tra le sezioni pop e e quelle di musica italiana, evitando lndie-Rock, elettronica e qualsiasi suono son abituati ad ascoltare. Si fermano davanti allo scaffale delle colonne sonore.
- Che Bello questo cd- Carlotta
- E' vero, proprio Bello - Mattia
La gente non li guarda, non li nota. Non ci sono riflettori sui loro volti puliti.
Si stringono la mano, sorridono. Parlano di cose di una leggerezza unica. Sorridono ancora. Mattia si avvicina e le riordina un rosso ciuffetto subordinato dietro all'orecchio. Gli occhi bordeaux esprimono felicità inaspettata. Carlotta ascolta un cd, Mattia la guarda, innamorato quasi, disilluso forse. Lei balla su un disco di musica leggere e ride. Tutte le coppie qua ridono. Lui si avvicina e le dà un bacio sulla guancia. Lei arrossisce e gli sfiora il braccio mentre lui si allontana. Decidono di passare alla sezione film, commentando le commedie romantiche. Lei gli passa la mano la schiena, lui le aggiusta il colletto della camicia: sorridono ingenuamente.
Ritornano sulla strada principale, camminano fino a San Babila per poi tornare verso il Duomo. Si fermano in un bar. Mattia ordina un caffè, Carlotta un cappuccino. Ogni tanto le loro dita si incontrano a metà tavolo simulando le mosse delle relazioni amorose sedute nei tavoli vicini. Non c'è malizia nei loro occhi. Nessuno dei due nasconde qualcosa, tutti e due nascondono tutto anche se reciprocamente conosco i loro enormi errori. Ora, alle 5 e mezza di un giorno qualsiasi, in un bar qualsiasi, non c'è passato che tenga un presente così pacato, azzurro, semplice. I cuori battono, le bocche sorridono, gli occhi amano.
Ogni tanto, in quel mondo così lontano da loro, si amano. Si amano di un amore puro, diretto, libero da ogni pregiudizio. O forse solo Mattia ama. O forse solo Carlotta ama. O forse solo Mattia. Si alzano e mentre vanno a pagare, Carlotta da un leggero bacio sulle labbra ad un sorpreso giovane sognatore inesperto.
Le lancette non capiscono l'amore e corrono, corrono, corrono. Alle 7 i due lasciano il bar e tornano alla metro.
Il tempo si è fatto grigio quasi improvvisamente, rendendo pesante l'aria. L'amore soffoca. Carlotta riceve messaggi per una sera che si preannuncia difficile come questa atmosfera grigia. I due non si stringono più per mano, lei è impegnata a rispondere per una sera che si preannuncia difficile come questa atmosfera grigia. Scendono le scale mobili senza guardarsi. Mattia la cerca, lei è lontana.

Le metro inglobano persone con sentimenti diversi e sogni inespressi. Da un amore che si spezza su delle scale mobili, alla programmazione di una serata in cui distruggere un'anima. Sfrecciano davanti agli occhi di tutti, ritmate. Vanno a tempo con ogni emozione. Sintomi di una città indecifrabile.
Le metro conducono le persone verso percorsi diversi e i due devono separarsi. Mattia ha il cuore a mille e le mani leggermente sudate, e la bocca impastata. Carlotta è li. Lei lo bacia sulla guancia e se ne va, così. Mattia la vede sparire nei cunicoli della metropolitana, restando immobile. Quando sparisce dietro il primo angolo, abbassa la testa e cade sulle ginocchia. Rimane in un frammento di tempo dove tutti si muovono veloci per rientrare in casa e raggiungere le famiglie o i propri animali domestici o la propria tv dopo una giornata di lavoro. Un distratto impiegato gli concede un'elemosina di una moneta da un euro. Mattia stringe i pugni e li batte sul gommoso pavimento. Digrigna i denti.
Non esiste una normalità duratura, non esistono sentimenti contraccambiati, non esistono speranze se non in una giornata dove si finge di essere normali.
Quando sono arrivati gli artificieri e ci hanno disinnescati.

Mattia arriva a casa con gli occhi gonfi e una certa consapevolezza: sapeva dall'inizio che non avrebbe potuto funzionare, ne era sicuro, a vent'anni qualcosa sa. Ma sa benissimo che lui è uno di quei sognatori che anche di fronte a cuori a loro gelidi provano a trovare il modo di riscaldarli, sempre e comunque.
Carlotta arriva a casa di corsa e con una certa consapevolezza: stanotte c'è un bel giro di mdma e alcool gratis a casa di un amico, e poi a Plastic. Sa benissimo che sarà il suo ennesimo tentativo di scappare da tutto nel modo più facile.

Su msn, Mattia e Carlotta si scrivono in torno a mezzanotte e mezza concludendo così una loro intima conversazione:
- Buonanotte Mattia, vado a letto -
- Carlotta chiudi gli occhi. E sogna. -
- Grazie.Davvero. -
- Non vedi come sei? Cristallo. -
- Buonanotte. Mi sento di carbone io. -
Carlotta si sconnette. Mattia corre al cellulare e le scrive, "no, sei cristallo."
Lui è uno di quei sognatori che anche di fronte a cuori a loro gelidi provano a trovare il modo di riscaldarli, sempre e comunque.

Carlotta spegne il pc, risponde ad una chiamata:
- Si si scendo, dovevo solo finire una conversazione su msn - Carlotta
- Dai sbrigati, non perder tempo con qualche coglione del cazzo - voce maschile
- Si si, arrivo. Hai tutto te? Ne ho davvero bisogno -
- Si si, ma sbrigati -
- Corro -

Mattia spegne il mac e si mette a letto. Lei le manca e probabilmente gli ha perforato il cuore.



La musica è forte e non si riesce a parlare. Le lingue si contorgono.
- Mettila in questa bottiglietta - urla Carlotta.
Al Plastic risuona Pogo dei Digitalism. Carlotta balla ubriaca con una bottiglietta d'acqua in mano. La passa ad un amico. Lui ci traffica e gliela porge.
- Tutto in un sorso, amore -
- Ok, amore - Carlotta
Beve, il bordeaux perde intensità e si banalizza.
Lei limona qualcuno, si muove goffa, scivola, la portano fuori a braccia, Mattia dorme triste e innamorato, Carlotta vomita dietro al Plastic per un paio di volte, l'alba si rimpossessa di Milano, la notte si nasconde dietro l'angolo, ragazzi portano Carlotta a casa e la mettono a letto, la mattina prende sopravvento, Mattia si sveglia di soprassalto e cade in un vortice di paranoie che lo intrappolano nell'ade per ore, Carlotta dorme accanto a qualcuno.
Mattia non esce vivo dai suoi mondi, Carlotta non esce viva dai suoi mondi.
Alle 4 del pomeriggio si trovano su msn, ma non si scrivono.
Passano giorni, settimane, mesi. Anni.
"Vorrei, conoscerti da quindic'anni
bere una birra per parlare dei tuoi amori
come fossero trent'anni che non ci vediamo"


"Se gicassimo con il dolore senza risentirne affatto
Se giocassimo e basta"

mercoledì 11 giugno 2008

RECENSIONE - Soulwax @ Magazzini Generali, Milano (31.05.08)

Pubblicata su INDIE-ROCK.IT


Parlare singolarmente dei brani che i Soulwax suonano in un loro live non avrebbe senso. Sarebbe come prendere la ragazza che ti piace e considerare di lei solo un particolare ogni 4/5 minuti, perdendo completamente il senso globale della bellezza; un dettaglio è facile da rendere magnifico in confronto alla creazione globale di una forma perfetta. Quindi se la versione live di 'Standing In The Way Of Control' sono i suoi occhi che ti perforano il volto, 'Get Innocuous' è decisamente la sua chioma che si scatena in un ritmo infermale a colpi di funky.

Qualcuno potrebbe dire che i bianco vestiti Soulwax hanno il 'Soul', e non sarebbe solo un gioco di parole. C'è anima in quei cavi, in quei tasti, in quelle macchine. Carica, ritmo, gioco. Una marcia in più. Gli eleganti fratelli Dewaele e soci prendono quella ragazza e le fanno perdere la testa facendole muovere ogni parte del suo splendido corpo.

Ma non è un concerto diretto, unidirezionale. Il pubblico dà tanto, da tutto se stesso. Perché ogni corpo presente ai Magazzini Generali (strapieni il giorno dopo il flop di audience con i Lo-Fi-Fnk) è diviso tra l'entusiasmo del ballare e l'esaltazione generazionale del pogare. Anche vocalmente il pubblico accompagna ogni riff esploso dai bianchi belga; che sia Daft Punk, Gossip o Lcd Soundsystem. Ogni loop è un boato. Tecnicamente impeccabili, visivamente impeccabili.

Finito lo show, rimangono in campo i fratelli Dewaele aka 2manydjs per continuare a fare la cosa più logica e più difficile del mondo: far ballare. I 2manydjs son brillanti, estrosi, frivoli. Saltano da un brano all'altro velocemente, a volte da genere a genere. Stranamente stasera risultano un po' più spenti del solito, un po' troppo omologati. Manca quel brivido di genialità che li differenzia. Ma ci sta e ci si diverte comunque, con una dj-set sempre di altissimo livello.

Andarsene via mezz'ora prima poiché stremati, lascia un enorme senso di rammarico, ma le gambe cedono e lo stomaco a bisogno di integrare qualcosa. Ci si allontana dai Magazzini ancora brulicanti di gente, lasciandosi alle spalle quella splendida ragazza a ballare su quei suoni e quella parte di weekend che ci piace tanto. Ma da oggi la certezza è ancora più grande: "Parte del weekend non muore mai".

Panino, pullman, alba, letto. Parte del weekend non muore mai


Mattia Barro

RECENSIONE - Lo-Fi-Fnk @ Magazzini Generali, Milano (30.05.08)

Pubblicata su INDIE-ROCK.it



Ho visto cose surreali nella mia vita: alcuni quadri di Yves Tanguy, dei film di David Lynch e i Magazzini Generali così vuoti da sentire freddo, al penultimo giorno di maggio, come se fosse dicembre e i termosifoni fossero saltati. Approfondiamo quest'ultimo passaggio.

Si promuove l'unica data italiana dei Lo-Fi-Fnk ai Magazzini Generali: apertura cancelli 21:30, dj set di Natasha Slater alle 22, live alle 22:45. Arrivo alle 22 per non perdermi nulla e noto di essere l'unico nel locale, ma l'unico nel vero senso della parola. Alle 22:45 inizia Natasha Slater a mettere su dischi per le pareti nere e gelide. Tre quarti d'ora e salgono sul palco gli svedesi.

La gente si raduna, si affianca (ma neanche troppo) e una cassa dritta, che sarà il leit-motive del live, inizia a colpire. Il duo, nell'occasione divenuto terzetto, si presenta in formato minimale: 2 tastiere, un pad, un basso (utilizzato solo in un brano), pc e batteria elettronica. A provare a scaldare un locale da migliaia di persone, in cui battono solo una trentina di cuori, ci prova subito 'City'. E basta questo brano per capire tutto il concept dei Lo-Fi-Fnk: cassa dritta, cantato pop orecchiabile (già sentito, no?), suoni profondi ed aperti, innesti elettronici. Leo Drougge (cantante) prova ad instaurare un rapporto con il tiepido pubblico, ma, spaventato/demoralizzato dalla situazione, rimane spesso con gli occhi bassi a cercare concentrazione e divertimento, per tentare di scacciare i fantasmi che ogni affluenza minima crea in una band. Alla sua destra, August Hellsing, invece, ha già oltrepassato il fattore pubblico, dimenandosi tra un mix di breakdance anni '90, passi di Micheal Jackson e pose mimiche che riscaldano un po', ma, soprattutto, che strappano sorrisi.

I primi brani sono il meglio che la band riesce a sfoderare e in cui riceve maggior incoraggiamento dal pubblico: 'City', 'Adore' e 'Wake Up'. Sembra di sentire un po' i Cut Copy, un po' i Phoenix. Non c'è nulla di nuovo, ma non c'è nulla di copiato. Tutto è onesto e puro come la neve svedese, come i loro sorrisi impacciati, come poche decine di persone che si muovono impaurite in un locale che incute timore.

Il suono riesce comunque a restare e mostrarsi compatto, ampio, disinvolto. C'è da dire che i Lo-Fi-Fnk lasciano molto alla tecnologia, suonando il minimo indispensabile per giustificare un live. L'altra pecca è la difficoltà di sentire in modo pulito la voce di Drougge, coperto da un suono troppo potente per un locale così vuoto. Un onesto miscuglio di alti e bassi ('Steppin Out' non riesce, sfortunatamente, ad avere la carica che ha su disco).

Il bis (più che cancellabile) è composto da un brano cosi '90s da poter musicare film quali 'Vacanze Di Natale', 'Panarea' e derivati.

I tre, infine, ringraziano e timidamente escono di scena. Noi trenta, infine, ringraziamo e timidamente usciamo di cena attraversando un fitta folla di coloro che in gergo giovanile e no, vengono definiti 'tamarri'. Forse loro avrebbero apprezzato quel bis.

Andando verso la macchina, una ragazza mi ferma credendomi uno degli Lo-Fi-Fnk, ma, notando la differenza evidente tra un mediterraneo e uno scandinavo, ritorna sui suoi passi.

Cosa può lasciarti un concerto cosi? Un'ora lontana dal fiume che allaga la tua città natale, dall'inflazione in aumento del 3,5%. Inserisco la chiave, apro la portiera, accendo l'autoradio, metto in moto, faccio partire 'Boylife'. Sorridente torno a casa. Cosa può lasciarti un concerto così? Un timbro enorme sul dorso di una mano. Ed un sorriso, ed in questo periodo è già molto.

Mattia Barro

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Signorini che parlano"

Signorina D: e dov'è la tua autostima?
Signorino M: uhm...credo di averla persa ad 11 anni. Credevo di essere un genio del calcio. Poi il mister mi fece giocare da terzino, io che ero un fantasista. Capii di giocare in una squadra di brocchi; ed io non ero messo meglio. O a 14 anni quando lei non mi rispose. O a 18 quando piansi di rabbia. O venerdì scorso al Plastic.

M. Barro