giovedì 12 giugno 2008

RACCONTO - "Carlotta non apre gli occhi"

Carlotta apre gli occhi. Si accorge di essere ancora vestita come la sera prima: leggings neri sotto un vestito perla chiuso da una grande cintura. Cerca la bottiglia d'acqua accanto al letto disfatto dai movimenti di una nottata, o meglio, di una mattinata molto agitata. Il corpo non ha ancora smaltito l'alcool e le altre sostanze che gli han fatto compagnia nell'ennesima notte brava. Finisce di bere e si pulisce la bocca con il dorso della mano. Strisce di un rossetto rosso acceso le tracciano trincee di sangue sulla guancia destra. Si siede a bordo del letto, ma ricade. Il mondo a quest'ora pesa un quintale. Il suo mondo ora pesa tonnellate. Il suo mondo ora non fa per lei. Ricade sul cuscino. Si stringe la testa che pulsa con le mani. Alle 16 ha un appuntamento con non sa chi o con chi sa chi è. Sono le 14, può farcela, lo sa. Si alza decisa e si avvia in cucina. Ingerisce due aspirine e le manda giù con un po' d'acqua anche se tentata di ingerirle con la coca cola aperta sul tavolo minimalista che copre metà della sua cucina. Lo stomaco brontola, ma non deve mangiare. Si sveste e indossa un paio di mutandine e una t-shirt bianca, di grandi dimensioni che le copre il corpo fin quasi al ginocchio. Va in bagno e fa pipì. Rimane seduta con le mutandine rosa appena sotto il ginocchio e la t-shirt appallottola sopra la vita. Si sforza di ricordare di ieri.
"Son caduta ad un certo punto? Ho limonato Christian? Ho preso dell'md. Erano Long Island o Mohiti? Ha messo quel pezzo che mi piace tanto mi pare. Ho limonato con Marta, forse. Mi son divertita?".
Si accarezza le gambe, stanche da una serata su tacchi sexy ed olimpionici. Scende con le mani e si accarezza le caviglie. Si desta dai suoi pensieri scordinati e si avvicina allo specchio: ecco che la sua anima deve fare i conti con un corpo che a dimentica la sua esistenza e punta all'autoesaltazione.
Il viso è tagliato in più parti da lacrime di mascara e ferite di rossetto. I suoi fragili occhi bordeaux son circondati da saette di fuoco, le occhiaie assaltano il viso, la stanchezza e l'essere 22 enne si manifestano su un volto che desidera sorridere.
Lo stomaco brontola sempre più forte, va in cucina e azzanna una mela senza lavarla. Torna in bagno con la sue refurtiva e a piccoli morsi decisi e silenziosi demolisce la prova. Pezzettini di mela si depositano sul lavandino. Apre l'acqua e si pulisce il volto. Sembra che una nottata e mille paure, a contatto con la sostanza insapore, inodore, incolore, si sciolgano e vengano rigettati e trasportati nella più lontana fogna di Milano.
Toglie dal proprio viso ogni residuo di ciò che non riesce a ricordare e che non vuole ricordare. Corre in cucina e accende il pc e lo stereo che, immediatamente, fa partire un cd contenente Bright Eyes.
"So there was this woman and she was, uh, on an airplane and she's flying to meet her fiancé sailing high above the--the largest ocean on planet earth and she was seated next to this man who, you know she had tried to start conversations
an really--really the only thing she heard him say was to order his bloody mary and she's sitting there and she's reading this really arduous magazine article about a
third world country that she couldn't even pronounce the--the name of and
she's feeling very bored and very despondentand--and then, uh, suddenly there's this huge mechanical failure and one of the--the engines gave out and they started just falling -an- thirty thousand feet and the pilot's on the microphone and he's saying, "I'm sorry, I'm sorry, Oh My God, I'm Sorry" and apologizing and she looks at the man and she--and she says,
"Where are we going?" and he looks at her and he says,
"We're going to a party, it--it's a birthday party.
It's your birthday party, happy birthday darling.
We love you very, very, very, very, very, very, very much."
Il trucco piano piano ridà forma ad un viso amabile, toscano, genuino. Si guarda, ora, tornata normale tra i normali. E sorride, ma non lo ammette a se stessa e allontana lo sguardo dallo specchio.
"Oh my morning's coming back
The whole world's waking up
Oh the city bus is swimming past.
I'm happy just because
I found out I am really no one."
Il cd si insinua in un suono più rurale, partono i Beirut. Il buonumore e il buonrisveglio sembrano ora prender vita nel corpo di Carlotta. Fischietta il brano mentre alza le varie persiane, facendosi sciogliere dal sole cittadino. Controlla il myspace. Non risponde su msn ad alcuni ragazzini che lei considera "troppo giovani e sognatori". Apre il frigo e poi lo richiude. Poi tentata lo riapre ed estrae un cartone di latte aperto. Si ritorna a Bright Eyes, ritorna la severità che non le appartiene. Annusa il latte, non è buono. Se ne versa un bicchiere e lo beve senza pensarci troppo. Si aggira per caso senza meta. Con calma arriva al bagno, alza la tavoletta, si inginocchia e vomita quel bicchiere con naturalezza. Nell'altra stanza Bright Eyes, "and tonight to celebrate, I will, I will poison myself". Si lava la bocca e va in doccia. Finito, si sdraia una mezz'oretta sul letto in accappatoio, con le gambe scoperte, senza sorridere.

Poche fermate della metro più ad ovest, Mattia è già sveglio da un'ora abbondante, immerso nel nero pece del suo monolocale in affitto, non vuole connettersi al mondo. Sa che più tardi dovrà vedere una ragazza che in un modo o nell'altro già ama e per cui già soffre, ma cerca di rimandare il pensiero a più tardi. Nella sua testa, un susseguirsi di pensieri angoscianti lo allarmano. "Ma se arrivo li e non so che dire? Se faccio la figura del coglione? Se non le interesso? Se non le piaccio? Cazzo, dovrei essere più positivo, ma se non le provoco nessuna reazione? Beh, se proprio non le piaccio posso tentar la carta dell'amico. Ma che cazzo penso? L'amico, io. Ho già troppe amiche che son amiche perchè me le voglio scopare, ce ne manca un'altra. Ma cazzo, ascolta i Beirut e mi parla in modo intelligente di Tarantino senza scadere nel banale. Ma è stronza. Sembra una stronza. Ma che ne so? Magari finge e potrei piacerle. Ma no, forse è veramente così: dannata, figa e stronza. E io so che ci rimango sotto. Ma dai, stavolta potrei mostrarmi un po' più maschio e non finire a piangere, no? Che in fondo non piango mai, però un bel pianto, o due cazzotti al muro, o, perchè no, un bell'urlo ogni tanto, ci starebbe.".
Si alza, butta nella pancia due panini e va in bagno. Guarda disgustato i suoi capelli che han assunto forme geroglifiche, la sua barba già ricresciuta, gli occhi perennemente inespressivi. Porta il Mac e fa partire una playlist a caso. Entra in doccia e cerca di lavar via paranoie superflue, ma son difficili da scrostare se ormai gli appartengono da così tanto tempo. I will live my fate. Esce dalla doccia, si asciuga e cerca di dar forma ad una chioma insubordinata. Non sa come vestirsi, non sa cosa dirle, non sa come muovere le mani. Le scrive "allora alle 4 in Duomo? Davanti alla Rinascente. baci". Aspetta per dieci minuti una risposta e inizia a preoccuparsi. Prova a sfogarsi sulla chitarra, ma i suoi riff risultano saccenti e banali e la deve rimettere a posto. Allora decide di rimettersi a letto e chiude gli occhi, agitato.

Carlotta si ridesta, beve acqua e decide come vestirsi. Ha bisogno di normalità. Legge un messaggio e risponde "ok, a dopo. bacio". Apre l'armadio, ma allontana ogni stravaganza alla ricerca di qualcosa di classico, di casual, di normale. Non vuole eccentricità questo pomeriggio. Opta per una camicietta bianca, jeans e Converse bianche. Occhiali enormi sul viso. Capelli raccolti in una coda. Tutto a ritmo di Beirut. A sunday smile.

Mattia si ridesta, beve acqua e controlla il cellulare. Legge la risposta al suo messaggio. My fate is here. Indossa un giubbotto di pelle grigio piombo aperto, una t-shirt bianca con stampa anonima, un paio di jeans stretti grigi, Converse nere. Occhiali enormi sul viso. Capelli scompigliati e ciuffo sull'occhio sinistro. Tutto a ritmo di The Niro. An ordinary man.

Le metro inglobano persone di ogni etnia e ceto sociale. Dall'emigrato che elemosina, al dirigente che non inquina. Sfrecciano davanti agli occhi di tutti, ritmate. Vanno a tempo con ogni canzone e ogni ritmo. Polistrumentiste di una città chiassosa.
Carlotta siede timida in una carrozza colma di disinteresse. Si guarda le unghie coperte da uno smalto nero, le quali manifestano il suo essere.
Mattia è in piedi in una carrozza stracolma di frettolosità. Ascolta gli Amari, il disco è "Scimmie D'Amore".
"Vorrei, conoscerti da quindic'anni
bere una birra per parlare dei tuoi amori
come fossero trent'anni che non ci vediamo
Con te vorrei, aver rubato mele da un albero
Vorrei,aver fatto buca a scuola la prima volta, con te."

Mattia si appoggia ad una colonna fuori dalla Rinascente e continua a cercare di distrarsi attraverso la musica. "Se giocassi con il dolore senza risentirne affatto, se giocassimo e basta?".
Carlotta lo intravede tra la folla di asiatici in visita al monumento milanese e lo raggiunge.

- Ciao - esordisce Carlotta
- Ciao, come stai? - replica impacciatamente Mattia
- Tutto bene, e te? - vede in lui il suo senso di smarrimento e imbarazzo, si avvicina, lo bacia sulla guancia e lo stringe a sè. Lei è forte.
- Bene, grazie - risponde incerto
- Andiamo alla Mondadori, voglio fare cose normali in locali normali - esclama sorridendo.
- Ok! Qualsiasi cosa tu voglia fare. Saremo perfettamente normali oggi -
- Nessuna paranoia e nessuna nevrosi -
- I promise -
- E' ora - sorride e prende Mattia sotto braccia.
Si incamminano per le vie del centro come una giovane coppia, nella norma. Chiacchierano sul bel tempo e sulla libertà che una grande città può donare a chi la vuole cogliere. I piccioni, impettiti e decisi come sempre, camminano tutto intorno. Lei prende la mano di lui e lo conduce alla Mondadori. I due scendono le scale mobili guardandosi, stupefatti di come la vita quotidiana possa essere semplice, se solo la si vuole accettare nella sua semplicità.
Percorrono gli scaffali gremiti di cd, cercando di emulare le coppie che intorno a loro vivono la loro tranquillità. Per mano si trascinano tra le sezioni pop e e quelle di musica italiana, evitando lndie-Rock, elettronica e qualsiasi suono son abituati ad ascoltare. Si fermano davanti allo scaffale delle colonne sonore.
- Che Bello questo cd- Carlotta
- E' vero, proprio Bello - Mattia
La gente non li guarda, non li nota. Non ci sono riflettori sui loro volti puliti.
Si stringono la mano, sorridono. Parlano di cose di una leggerezza unica. Sorridono ancora. Mattia si avvicina e le riordina un rosso ciuffetto subordinato dietro all'orecchio. Gli occhi bordeaux esprimono felicità inaspettata. Carlotta ascolta un cd, Mattia la guarda, innamorato quasi, disilluso forse. Lei balla su un disco di musica leggere e ride. Tutte le coppie qua ridono. Lui si avvicina e le dà un bacio sulla guancia. Lei arrossisce e gli sfiora il braccio mentre lui si allontana. Decidono di passare alla sezione film, commentando le commedie romantiche. Lei gli passa la mano la schiena, lui le aggiusta il colletto della camicia: sorridono ingenuamente.
Ritornano sulla strada principale, camminano fino a San Babila per poi tornare verso il Duomo. Si fermano in un bar. Mattia ordina un caffè, Carlotta un cappuccino. Ogni tanto le loro dita si incontrano a metà tavolo simulando le mosse delle relazioni amorose sedute nei tavoli vicini. Non c'è malizia nei loro occhi. Nessuno dei due nasconde qualcosa, tutti e due nascondono tutto anche se reciprocamente conosco i loro enormi errori. Ora, alle 5 e mezza di un giorno qualsiasi, in un bar qualsiasi, non c'è passato che tenga un presente così pacato, azzurro, semplice. I cuori battono, le bocche sorridono, gli occhi amano.
Ogni tanto, in quel mondo così lontano da loro, si amano. Si amano di un amore puro, diretto, libero da ogni pregiudizio. O forse solo Mattia ama. O forse solo Carlotta ama. O forse solo Mattia. Si alzano e mentre vanno a pagare, Carlotta da un leggero bacio sulle labbra ad un sorpreso giovane sognatore inesperto.
Le lancette non capiscono l'amore e corrono, corrono, corrono. Alle 7 i due lasciano il bar e tornano alla metro.
Il tempo si è fatto grigio quasi improvvisamente, rendendo pesante l'aria. L'amore soffoca. Carlotta riceve messaggi per una sera che si preannuncia difficile come questa atmosfera grigia. I due non si stringono più per mano, lei è impegnata a rispondere per una sera che si preannuncia difficile come questa atmosfera grigia. Scendono le scale mobili senza guardarsi. Mattia la cerca, lei è lontana.

Le metro inglobano persone con sentimenti diversi e sogni inespressi. Da un amore che si spezza su delle scale mobili, alla programmazione di una serata in cui distruggere un'anima. Sfrecciano davanti agli occhi di tutti, ritmate. Vanno a tempo con ogni emozione. Sintomi di una città indecifrabile.
Le metro conducono le persone verso percorsi diversi e i due devono separarsi. Mattia ha il cuore a mille e le mani leggermente sudate, e la bocca impastata. Carlotta è li. Lei lo bacia sulla guancia e se ne va, così. Mattia la vede sparire nei cunicoli della metropolitana, restando immobile. Quando sparisce dietro il primo angolo, abbassa la testa e cade sulle ginocchia. Rimane in un frammento di tempo dove tutti si muovono veloci per rientrare in casa e raggiungere le famiglie o i propri animali domestici o la propria tv dopo una giornata di lavoro. Un distratto impiegato gli concede un'elemosina di una moneta da un euro. Mattia stringe i pugni e li batte sul gommoso pavimento. Digrigna i denti.
Non esiste una normalità duratura, non esistono sentimenti contraccambiati, non esistono speranze se non in una giornata dove si finge di essere normali.
Quando sono arrivati gli artificieri e ci hanno disinnescati.

Mattia arriva a casa con gli occhi gonfi e una certa consapevolezza: sapeva dall'inizio che non avrebbe potuto funzionare, ne era sicuro, a vent'anni qualcosa sa. Ma sa benissimo che lui è uno di quei sognatori che anche di fronte a cuori a loro gelidi provano a trovare il modo di riscaldarli, sempre e comunque.
Carlotta arriva a casa di corsa e con una certa consapevolezza: stanotte c'è un bel giro di mdma e alcool gratis a casa di un amico, e poi a Plastic. Sa benissimo che sarà il suo ennesimo tentativo di scappare da tutto nel modo più facile.

Su msn, Mattia e Carlotta si scrivono in torno a mezzanotte e mezza concludendo così una loro intima conversazione:
- Buonanotte Mattia, vado a letto -
- Carlotta chiudi gli occhi. E sogna. -
- Grazie.Davvero. -
- Non vedi come sei? Cristallo. -
- Buonanotte. Mi sento di carbone io. -
Carlotta si sconnette. Mattia corre al cellulare e le scrive, "no, sei cristallo."
Lui è uno di quei sognatori che anche di fronte a cuori a loro gelidi provano a trovare il modo di riscaldarli, sempre e comunque.

Carlotta spegne il pc, risponde ad una chiamata:
- Si si scendo, dovevo solo finire una conversazione su msn - Carlotta
- Dai sbrigati, non perder tempo con qualche coglione del cazzo - voce maschile
- Si si, arrivo. Hai tutto te? Ne ho davvero bisogno -
- Si si, ma sbrigati -
- Corro -

Mattia spegne il mac e si mette a letto. Lei le manca e probabilmente gli ha perforato il cuore.



La musica è forte e non si riesce a parlare. Le lingue si contorgono.
- Mettila in questa bottiglietta - urla Carlotta.
Al Plastic risuona Pogo dei Digitalism. Carlotta balla ubriaca con una bottiglietta d'acqua in mano. La passa ad un amico. Lui ci traffica e gliela porge.
- Tutto in un sorso, amore -
- Ok, amore - Carlotta
Beve, il bordeaux perde intensità e si banalizza.
Lei limona qualcuno, si muove goffa, scivola, la portano fuori a braccia, Mattia dorme triste e innamorato, Carlotta vomita dietro al Plastic per un paio di volte, l'alba si rimpossessa di Milano, la notte si nasconde dietro l'angolo, ragazzi portano Carlotta a casa e la mettono a letto, la mattina prende sopravvento, Mattia si sveglia di soprassalto e cade in un vortice di paranoie che lo intrappolano nell'ade per ore, Carlotta dorme accanto a qualcuno.
Mattia non esce vivo dai suoi mondi, Carlotta non esce viva dai suoi mondi.
Alle 4 del pomeriggio si trovano su msn, ma non si scrivono.
Passano giorni, settimane, mesi. Anni.
"Vorrei, conoscerti da quindic'anni
bere una birra per parlare dei tuoi amori
come fossero trent'anni che non ci vediamo"


"Se gicassimo con il dolore senza risentirne affatto
Se giocassimo e basta"

2 commenti:

silvia ha detto...

cercavo informazioni sul Plastic e mi ritrovo a leggere questo racconto..lo leggo tutto d'un fiato..è bellissimo, davvero..
mi sono riconosciuta in questo Mattia, nei Beirut, nei Bright Eyes e in The Niro..
complimenti davvero per questo racconto.. così sensibile..

Anonimo ha detto...

"ma i bambini quando fanno queste cose le fanno per bene
si arrabbiano
se vogliono andare a casa
si sbracciano
ma è una scusa per noi che non lo siamo stati mai."

non capisco se vorrei giocare a pallone senza-toccarci-ma-in-contatto o no. ci pensavo spesso, ma ancora non l'ho capito.
sinceramente.

-il commento è anonimo solo perchè non mi ricordo più la password.
:)-