martedì 23 settembre 2008

RECENSIONE DISCO - The Pinker Tones - Wild Animals

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Pinker Tones:
Wild Animals

ANNO: 2008
ETICHETTA: Nettwerk

"Una montagna russa di controsensi"

VOTO: 4



GENERE: elettronica con influenze pop e funk.

PROTAGONISTI: si fanno chiamare 'Mister Furia' e 'Professor Manso'.

SEGNI PARTICOLARI: il duo di Barcellona giunge con questo album al terzo LP, dopo i precedenti 'The Pink Connection' (2003) e 'The Million Colour Revolution' (2005).

INGREDIENTI: una miscellanea di elettronica, funky e jazz travolta, a tratti, da incomprensibili scelte sonore. Interessante l'uso di varie lingue quali portoghese e francese.

DENSITA' DI QUALITA': "Cosa stanno facendo questi due spagnoli?" I brani scorrono lasciando l'ascoltatore in un imbarazzo sconcertante... "Cosa stanno facendo?" Ogni traccia è un mondo a sé, una vita a sé, una canzone a sé. L'iniziale 'Hold On' ci proietta in una simpatica e catchy traccia funkyhouse che fa cantare e muovere. Ma le tre seguenti lasciano veramente un senso di completo disorientamento. 'S.E.X.Y.R.O.B.O.T' sembra una parodia di un qualsiasi brano elettronico e si perde su un scelta sonora dannatamente kitsch. Segue 'On Se Promenait', canzone in lingua francese che prova ad assomigliare ad un tributo (o è una parodia?) al cantautorato francese. Sconcertante 'The Whistling Song', possibile futura sigla di un programma tv per bambini, probabilmente dal basso potenziale celebrale. Capire poi, dopo una scossa del genere, se 'Electrotumbao' sia una buona composizione è un'impresa. Latin-house dal taglio brasiliano (con cantato in portoghese) rimane sospesa in un 'forse...'. Si recupera la componente elettronica con 'Fugaz', electro-qualcosa dalle facili linee melodiche che però, nella sua semplicità, si ritaglia uno spazio positivo e spigliato nella memoria. '24' continua sulla falsa riga dell'elettronica legata a vari altri generi (qua spunta un po' di funky e di jazz) e, nel suo minimalismo lirico, si fa apprezzare. 'Biorganized' è un altro tentativo per stupire, piace e non fa male. Il primo singolo, 'Happy Everywhere', non sdegnerebbe in un disco firmato Hot Chip, stesso andamento e stesso uso della voce, sensibile e affascinante. 'Wilde Eleganz' e 'Working Bees' ritrovano un mood dance e ballabile senza mai brillare. Ma l'eccessiva sicurezza di usare la libertà musicale come passatempo per rendersi intellettuali è ripreso ancora una volta nella conclusiva ed eclettica 'Let Go'. Un disco che lascia più dubbi che emozioni, e che non sa dove andare a parare, considerando che i due protagonisti son fin troppo desiderosi di dar spettacolo toccando infiniti punti dell'universo musicale.

VELOCITA': una montagna russa di controsensi.

IL SITO: 'Thepinkertones.com'; 'Myspace.com/thepinkertones'.

Mattia Barro

mercoledì 17 settembre 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Con un lei che mi strozza al collo"

Il cielo illuminato a giorno da lampi maestosi. E il leggero vento freddo dell'apocalisse, o di un temporale estivo.
Stanotte è una bella notte per masturbarsi, bere mohito, riniziare a stare male o a stare semplicemente peggio.
Tutti ridono come giocattoli rotti, deformandosi i volti e le giunture. La musica che esce dalle casse è bang bang, bam bam, pura merda mal mescolata come la menta e lo zucchero di canna persi in questo rhum. Indossano collane di fiori e diluvia, perchè non è la loro estate, perchè non è più estate da quando mi hai detto "non sentiamoci più, stiamo lontani" come contagiosi. siamo davvero disumani come i preti, come i prati, come i parti?
Non partiamo.
I treni in Italia tardono, gli aerei in Italia non partono. Restiamo qui che infondo possiamo trovare delle rivoluzioni da fare o dei buoni programmi tv a tarda notte. Le prime tv dei nostri drammi psicologici, o sociologici.
I sogni tendono a scomparire. E le donne amate a ripresentarsi sempre.
"Ho un continuo mal di stomaco" penso guardando i tuoi occhi azzurri mentre mi dici "dovevi farti sentire più spesso" e mentre finisco di ripeterti che "non posso credere che ora stai con lui quando dovresti amare me". Ma credo di pensarlo solo e di fartelo solo intuire dai miei occhi inespressivi. Can you read my mind?
E piove più forte quando mi stringi il braccio e guardi il tuo ragazzo. "Bello il tuo nuovo taglio". Dov'ero Erica quando dovevi amarmi? Probabilmente a piangere su me stesso perchè non ero amato.
Siamo banali come le serate dove sono cresciuto, come le discoteche in cui ho ballato, come le ragazze che mi son scopato, tutte comprese. Dov'è finita l'arte, la cultura, la mia fottuta intelligenza? Annegata nell'ombelico, aggrappata ad un piercing.
La nostra non è una scelta, ma un modo di vivere. Conviviamo. Come i gatti affamati e gli uomini, come i lampi e i fulmini di stanotte, come chi ha bisogno di essere salvato e me.
Mi manchi tesoro. Le nostre stupide risate davanti a uno schermo multicolore e le nostre stupide risate davanti ai nostri umori multicolore. Dannata evoluzione tecnologica, dannata scomparsa del bianco e nero.
Avrei preferito l'apocalisse o la tua influenza malsana o una sana scopata sul bordo della noia.
Motiviamo fanatici, affanniamoci per cercare motivi, cerchiamo di afferrare quei moti che ci distruggono le budella. "guarda come piove, vieni qui sotto. Ti bagnerai.", "grazie tesoro, proteggimi".
Vai da lui e ti siedi sulle sue gambe. Rimango a guardarti. Cos'altro potrei fare per risparmiarmi del dolore?
Arrendermi.
Con un lei che mi strozza al collo.



Mattia Barro

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Stanchi E Disinteressati"

Un accenno di alba colora il mare. La sabbia è fresca sotto la luna. Le onde piangono scivolando sul bagnasciuga, ritmate. L'azzurro del mare a riva diviene più scuro a mano a mano che si perde all'orizzonte, dove implode sulle poche e ombrate nubi mattutine. Svariate sfumature di giallo, arancione e rosso fan capolino oltre tutto, rinchiuse dal blu notte del cielo. Sono le 6 e 20 di un normale lunedì mattina, qui ad Ibiza.
Percorriamo il lungo mare camminando distaccati, poichè vengo catturato dallo spettacolo naturale a cui ho la fortuita casualità di parteciparci e non riesco, di conseguenza, a tenere il passo.

- Facciamo un bagno in questa meraviglia - propongo
- Non ne ho voglia - lei
- Boh. Fumiamoci una sigaretta qua - replica Ale

Si siedono sul muretto del lungo mare, ma non li osservo con molta cura. Io inizio a camminare nella sabbia, con le Converse rosse che vengono ingoiate dai granelli ad ogni passo; sprofondo con leggerezza. Mi fermo sul bagnasciuga. L'aria mi scompiglia i capelli, l'aria scompiglia il mondo. Quei pochi metri percorsi mi sembra che mi abbiano permesso di entrare a far parte di quell'idillio. Sorrido, cupo. Mi chino verso il mare e taglio l'acqua con una mano. La sensazione è di freschezza, di rinnovamento.
Loro fumano seduti. Stanchi e disinteressati.
Mi piego sedendomi sui talloni e, lontano, disegno con un bastoncino nell'acqua. Credo che quelle nubi m'ingoieranno prima o poi.E il mare mi farà annegare. Forse c'è Dio, a quest'ora.
Una nave lontana, riempie il mondo di suoni goffi e ridondanti e, a suo modo, arricchisce il panorama.
Un aereo passa sopra noi, non troppo alto. Rombando.
Qualcuno parlerebbe di panismo. La mia mente ora mi parla di panismo. Ho un attacco di panico, ma lo soffoco, respirando a fondo.

- Facciamo un bagno in questa meraviglia - propongo
- Non ne ho voglia - lei
- Boh. Andiamo a casa. - replica Ale

Col bastoncino scrivo "perdonami" sulla sabbia bagnata. Un'onda lo cancella.
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.

- Andiamo Matti -

Mi passo una mano tra i capelli per fermare l'anarchia del vento. Risalgo la spiaggia e mi siedo sul muretto.
Loro si alzano. Stanchi e disinteressati.
Chiudo gli occhi per sentire rumori e odori lontani, poi devo riaprirli velocemente per non perdere quei colori. Sono rapito.

- Andiamo Matti -

Mi alzo. Dalla mia bocca esce la frase "non siamo più giovani".
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.
Cammino pianissimo, perdendo il passo quasi subito. Passeggio lento con il volto rivolto al mare, come se mi calamitasse. Supero giovani estasiati, supero giovani in ecstasy.
Un cane corre attorno a noi. Alle 7 meno qualcosa, di una mattina comune. Mi rallegra. Si rallegra.
Loro camminano. Stanchi e disinteressati.
Potrei morire qua, se solo ci fossi te.
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.

Rientriamo sulla strada principale, come se nulla fosse. Come se avessimo camminato su uno sfondo cinematografico, mal truccati. Come bestie. Come fossimo bestie.
Loro camminano vicini e parlano poco. Stanchi e disinteressati.
Ti scrivo che sarei potuto morire qua, se solo ci fossi stata te.
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.

Rientriamo in appartamento.
Loro si mettono a letto in silenzio. Stanchi e disinteressati.
Mi preparo un bicchiere di Hierbas e mi siedo in balcone. Bloc notes e penna alla mano, scrivo qualcosa di indecifrabile a livello visivo.
"non ci son grandi scrittori, ma grandi esperienze. E tutto sta nel trovarle, nel capitarci, nel viverle.
Non siamo più giovani,
Sarei potuto morire la, se solo ci fossi stata tu".
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.



Mattia Barro

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Diossido Di Carbonio"

Ed è una continua ricerca per essere alti, altezzosi e intellettuali. Come i porci, come i bianchi alla Casa Bianca, come i proci. Cita pure orrendi film in bianco nero o con colori sul marrone, opachi come non mai, specchi appannati di concetti troppo lontano da noi. E non hai nemmeno la forza di firmare contratti e avere lavori, perchè non ce la faresti, e non potresti davvero più fingere di essere alta, altezzosa e intellettuale come i porci, come i bianchi alla Casa Bianca, come i proci.
Hai venduto il mondo per un paio di scarpe dal tacco alto. Ed è tutta una questione verticale che riusciresti a risolvere meglio nell'orizzontalità del sesso senza sesso. Tra i peli sudati e preservativi che conterranno il senso della vita.
A me esplodono capillari e gli occhi s'iniettono di morte. Causa tua. E mi dici di sottopormi a controlli costosi, finchè posso ancora salvarmi la vita. Avresti voluto uccidermi per salvarmi. Avrei voluto ucciderti per salvarmi. Avrei voluto ucciderti per vederti piangere fuori l'ego. Spero che tu non decida mai di avere figli. Spero in generazioni migliori, almeno nell'altezza. E nell'orizzontalità.
E sarà il Tibet imprigionato dai fuochi artificiali delle olimpiadi o gli abbaglianti alti in autostrada. Per fare vedere che ci siamo. Per fare vedere che ci siamo e corriamo anche veloci. Andiamo a fare la spesa là?
E ho perso la garanzia per poterti sostituire con un modello più frusto, ma di miglior gusto. Non ti ho chiesto di rapirmi la Luna, di vendermi su Marte, di indicarmi Venere nel cielo. Ti ho chiesto solo di non fare quella faccia e quella voce quando le uniche volte che parliamo mi chiedi solo piaceri. Ti ruberei la figa per farti piangere mentre nessuno ti guarda, mentre i feromoni si sgretolano nello smog della circonvallazione. In amori di plastica, in ferraglie vergini. Sentimenti in cassa integrazione. E vitamine da integrare tra un cocktail e un aperitivo.
Sei snella nel tuo vestito da anoressica?
"Voglio essere lasciato in pace", scrivo a terapisti e strozzini. Gli strizzacervelli si addormentato fumando droghe leggere, come il diossido di carbonio o le polvere sottili. E andiamo a vomitare con le targhe alterne, nei sabati sera affollati.
E' una barriera architettonica o il tuo ego? Calpesterò ugualmente.
Dove andiamo a farci male? Sul ring dei vent'anni.


Mattia Barro

RECENSIONE DISCO - Milosh - iii

PUBBLICATO SU INDIE-ROCK.IT

Milosh:
iii

ANNO: 2008
ETICHETTA: K7

"Un disco dalla forte carica emotiva: soffice, intimo, dolce. Come un primo amore."

VOTO:8

GENERE: electro-pop, 'electronica/dowtempo/soul' (definizione sul MySpace dell'artista).

PROTAGONISTI: unicamente Milosh (che di nome fa Mike).

SEGNI PARTICOLARI: Milsoh è un musicista canadese di stampo classico e jazz. E' al suo terzo disco, primo per Pid/K7, dopo i due precedenti 'You Make Me Feel' e 'Meme' per Plug Research. All'età di soli tre anni, inizia a suonare il violoncello. "I try to ride that thin line of mixing technology with some heart" è il suo motto.

INGREDIENTI: Milosh dedica le sue produzioni alla ricerca d'intimità e sentimenti puri. E' una continua condivisione di esperienze e sensazioni. Di elettronica pura, genere in cui viene definito, c'è molto poco. E' un electropop/soul personale, una seduzione di emozioni.

DENSITA' DI QUALITA': ogni brano è un richiamo a qualche sensazione a volte tangibile, a volte onirica. 'Awful Game', in apertura, è una marcetta electropop nel quale fa capolino un ottima linea vocale che ogni tanto abbraccia il soul. Sulla stessa linea la successiva 'Another Day'. Si rallentano i bpm e si spoglia il brano da ogni orpello in 'Gentle Samui', una Gentile e intima esecuzione. Pura leggerezza. Segue 'Remember the Good Things' che, in contrapposizione del brano precedente, si riempie di pizzi e merletti elettronici ad assicurare maggior calore e sregolatezza. Ancora ottime linee vocali, melodie calde e affettuose. 'Warm Waters' è una pioggia leggera che si deposita su due amanti. 'Hold My Breath' ha accenni più ricercati e ci si perde nel suo sottofondo mentre 'Wrapped Round My Ways' è pura sinestesia musicale. In questo scorcio di leggerezza e delicatezza e però ora di partire. 'Leaving Samui' porta via con sé quanto di meglio si è trovato nei brani antecedenti, divenendo sintesi perfetta dell'idea sonora di Milosh. La conclusiva 'The World' non aggiunge nulla di nuovo, facendoci annotare soltanto un'altra ottima esecuzione vocale. Un disco dalla forte carica emotiva: soffice, intimo, dolce. Come un primo amore.

VELOCITA': sempre pochi bpm, un overdose di ritmi lenti e avvolgenti. Un'electro che passeggia tra le stanze dell'emozione.

LA DICHIARAZIONE: "Nelle canzoni che creo provo a fotografare alcuni avvenimenti della mia vita. Prendo in considerazione cose che in qualche modo, che sia positivo, negativo o triste, mi abbiano modo fatto 'muovere' in una qualsivoglia direzione."

IL SITO: 'Myspace.com/milosh'; 'Milosh-iii.com'.

Mattia Barro

martedì 2 settembre 2008

RECENSIONE DISCO - Oppenheimer - Take The Whole Midrange And Boost It

PUBBLICATO SU INDIE-ROCK.IT

Voto: 7

GENERE: indie-pop, electro-pop.

PROTAGONISTI: Rocky O'Reilly (chitarre, tastiere, percussioni, Mac) Shaun Robinson (voce, batteria, tastiera, chitarre).

SEGNI PARTICOLARI: gli Oppenheimer sono un duo proveniente dall'Irlanda del nord, precisamente da Belfast. Han debuttato nel 2006 con l'album 'Woo Hoo Oppenheimer'.

INGREDIENTI: l'idea sonora degli Oppenheimer è molto semplice: un onesto indie-pop con incursioni electro a riscaldare l'atmosfera. Cantati molto soffici e melodie immediate e dirette.

DENSITA' DI QUALITA': un pomeriggio caldo e un po' opaco. Si accende un gioco, qualche spia lampeggia e si viene trasportati dentro l'arrembante 'Major Television Events'. Segue 'Loop Up', chiave di lettura dei migliori Oppenheimer, una corsa tra il grano alto e il caldo. 'Cate Blanchett' è la festa nel paese con i capelli scomposti da una leggera brezza che si segue ci porta sulla riva di un fiume dove immergerci e sognare con 'Only Goal & Winner'. L'intensità diminuisce e il quintetto centrale di brani non fa altro che ripetere la prima parte del disco, facendoci rimanere distesi sulla riva del fiume a farci bagnare dal sole. Arriva poi il buio e una marea di stelle brillanti per 'Fireworks Are Illegal In The State Of New Jersey'. Il disco si conclude con il brusco risveglio hard rock di 'The Never Never' e la robotica quanto affascinante 'I Don't Care What Anyone Says About You, I Think You're Alright'.

VELOCITA': una camminata tra i fili d'erba agitati da un leggero vento, il tramonto ad ovest, una gita in montagna, cavalli che corrono.

IL TESTO: "I'll hand you over to the local police / You're getting’ sort of friendly with the nearly deceased / My medication isn’t on a slow release", da 'Major Television Events'.

LA DICHIARAZIONE: "E' difficile per noi arrivare sulle grandi radio o televisioni eccetera; penso che per noi, e per molte band come noi, MySpace sia una chance per arrivare in maniera più diretta al pubblico."

IL SITO: 'Myspace.com/oppenheimer'.

Mattia Barro

sabato 23 agosto 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Milano in una domenica d'agosto"

E non so come mai, ma i caffè, ultimamente, mi danno allo stomaco.
Ordino caffè e brioches, tipica colazione italiana. Le 2 del pomeriggio. Agito la bustina dello zucchero velocemente e la apro al rallentatore. Dicono che il caffè buono sia quello in cui lo zucchero ci mette tempo a scendervi dentro. Questo dev'essere buono, penso mentre mi soffermo a guardare l'asfalto caldo della domenica pomeriggio d'agosto disinteressandomi della mia colazione. Scrivo due messaggi diversi, uno di scuse e rimorsi ed uno per programmare qualcosa di vago. Indosso converse blu sbiadite alte e Spitfire "Bearded Gentleman" neri. Bevo il caffè lentamente, riepilogandomi cos'è successo.
Lei, noia, vino bianco, noia, vasi a trentaseimila euro, noia, macchina, Ticinese, birra in bicchieri di plastica, macchina, Magnolia, revival, tanta gente che ride, voglia di vomitare, un'amica, macchina, casa, olimpiadi, "ho fatto ridere perfino Mattia", i suoi seni piccoli, tre in un letto, due in un letto, sesso silenzioso, parole che non ascolto, io sveglio nel letto, lei nell'altra stanza senza porte che ci separino, poco sonno, scappo da casa mia appena alzato.
Si dice che io non voglia mai affrontare i risvegli, mi dicono che io non voglia mai affrontare i risvegli. Rumors.
Lei mi chiama e mi dice che son sveglie e io non ci sono da tanto. Le rispondo che sono in un bar e sto scrivendo. Mi chiede se le compro delle sigarette. Invidiare le ciminiere perchè hanno sempre da fumare.
"Infondo Milano, ad agosto, di domenica, è una bambina indifesa", penso girovagando sotto il sole alla ricerca di un tabacchi aperto, di domenica, ad agosto, a Milano.


Mattia Barro

mercoledì 20 agosto 2008

RECENSIONE DISCO - AAVV - Life Beyond Mars - Bowie Covered

PUBBLICATO QUI SU INDIE-ROCK.IT


ARTISTI VARI - Life Beyond Mars - Bowie Covered

ANNO: 2008

ETICHETTA: Rapster

GENERE: cover-album.

PROTAGONISTI: Au Revoir Simone, Heartbreak, Kelley Polar, Leo Minor, Carl Craig, Drew Brown, Matthew Dear, Susumu Yokota, The Emperor Machine, Joakim & The Disco, Richar Walters & Faultline, The Thing. Bowie sempre e comunque in ogni centimetro.

SEGNI PARTICOLARI: la Rapster ci ha preso gusto. Così, dopo 'Exit Music', dedicato ai Radiohead e 'Controversy', che ripercorreva i migliori momenti di Prince, ecco pronto 'Life Beyond Mars: Bowie Covered', complete e riconoscenti rivisitazioni in chiave elettronica di pezzi di David Bowie.

INGREDIENTI: 12 brani del Duca Bianco infarciti di elettronica con l'idea di portarli direttamente sulla pista da ballo.

DENSITA' DI QUALITA': "Oh! You Pretty Things!" è l'unica cosa che si può esclamare ascoltando le Au Revoir Simone in apertura del disco. C'è ancora qualcuno che pensa che la musica non sia l'arte suprema dopo l'ascolto di questo brano? E tutto il resto fatica ad emergere in seguito. 'Loving The Alien' e 'Magic Dance' (rispettivamente di Heartbreak e Kelley Polar) han strutture elettroniche non del tutto convincenti e rimangono sospese nel forse. 'Ashes To Ashes' ritrova vita nella rivisitazione in chiave drum'n'bass di Leo Minor, trovando anche una propria giusta dimensione. La marcia electro di Carl Carig (che presenta gli Zoos Of Berlin) in 'Looking For Water' (in versione demo) ci sciacqua i visi con gocce di puro cristallo. 'Sweet Thing' di Drew Brown è coraggiosa e contagiosa e facendo leva sulla chitarra ritmica e il suo calmo e pacato accoppiamento con una struttura ritmica electro, avvolge. Attitudini analoghe le si ritrovano nel brillante Matthew Dear e la sua 'Sound & Vision' che riprende a piene mani dai TV On The Radio e ci regala 4 minuti e mezzo d'immersione in un mondo di suoni e di shoegaze. E' Susumu Yokota con il pop elettronico senza troppa convinzione di 'Golden Years' a riportarci sul Bowie più dance. The Emperor Machine si cimentano in 'Repetition' senza però riuscire a trovare un giusto punto su cui spingere la loro ripetizione ossessiva, perdendosi a tratti. Joakim & The Disco non lascia il segno con un episodio che non riesce ad emergere completamente, intrappolato in troppe idee un po' troppo confuse. Ma ecco che nella distrazione generale troviamo un'altra luce immensa, 'Be My Wife' di Richard Walters & Faultline. Come nell'episodio delle Au Revoir Simone, anche qua regna l'accortezza di rendere grandiosa la semplicità, un altro piccolo capolavoro. A chiudere l'industrial jazz dei The Ting che in 'Life On Mars' immaginano i marziani come rumorosi cittadini interstellari.

VELOCITA': soffici ritratti magnifici alternati alla pop-dance 80s.

IL TESTO: "Oh, you pretty things, don't you know you're driving your mamas and papas insane?", da 'Oh, You Pretty Things'.

LA DICHIARAZIONE: dal sito: "The select artist could choose any track from his catalogue and create their own fresh interpretation, however faithful, or different, to the original."

IL SITO: 'Lifebeyondmars.com'.

VOTO: 7

Mattia Barro

lunedì 11 agosto 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Lo stomaco non mi vuole più bene da tanto tempo"

Ho bevuto parecchio ieri.
sento le gambe molli, il cervello annacquato, gli occhi annebbiati.
Ho continuato a ripetere a Nico che era domenica parlandogli di martedì e ora mi sono accorto che è lunedi, cazzo.
Ho bevuto parecchio ieri.
scendo in cucina a mangiare qualcosa e il calendario è fermo a Gennaio 2007. Ho davvero dimenticato così tanto bevendo? addirittura un anno e mezzo? li era più facile, dannatamente più facile.
Ho già detto due volte la parola "mollissimo". ma cosa cazzo significa poi?
Ho bevuto troppo ieri. Così tanto da dimenticare perchè ho voluto bere così tanto. Da dimenticare chi amo, perchè son scappato e qual'è l'indirizzo della mia casa a Milano. Ma l'ho mai saputo? Dubito.
Ho bevuto troppo ieri. Così tanto da non ricordare i desideri abbinati alle stelle cadenti. Da non ricordare i messaggi che ho mandato e se oggi devo vedere Erica o no.
Lo stomaco non mi vuole più bene da tanto tempo, come te. Come Erica.
(Mattiaèmorto).
Provo a leggere le recensioni che mi hanno pubblicato ma sono decisamente noiose e chiudo la pagina internet. Chiudo la nostra conversazione. Chiudo gli occhi che è meglio. Corro in bagno ma non vomito, come sempre.
(Mattiaèmorto)

RECENSIONE FESTIVAL - FIB, Benicassim (17/18/19/20.07.08)

Pubblicato su INDIE-ROCK.IT

DAY 1
DAY 2
DAY 3
DAY 4


FIB 2008


Non c’è due senza tre. E così anche quest’anno la ridente cittadina di Benicassim, situata a circa 70 Km a nord di Valencia ci ospita. Splendida location per un festival situato alle spalle delle colline e il deserto de Las Palmes e di fronte al mar Mediterraneo.
In questi ultimi tre anni abbiamo raccontato oramai tutto quel che c’è da sapere su questo festival che di anno in anno cresce e si contorna di manifestazioni collaterali in cui si trovano mostre, spettacoli teatrale e molte altre attività.
La novità principale di quest’anno è il Saturday Night Fiber Madrid organizzato in parallelo al secondo giorno di festival. Tra gli artisti più famosi Morrissey, My Bloody Valentie, Mika, Siouxsie, Babyshambles e Hot Chip.

Vuoi per il cartello meno ricco di artisti ultra famosi, vuoi per la concomitanza con il Summercase a Barcellona, questa edizione ha visto una tendenza in ribasso di pubblico (circa 35.000 al giorno rispetto ai 40.000 del 2007).

DAY.1
A dare il via all'ultima edizione del Fib, sono i Krakovia (voto: 6) sul palco principale (l'Escenario Verde). Già dal look, la band spagnola mostra i loro intenti: un punk cabaret senza troppe pretese. Ci si divide tra la cresta esagerata del cantante, alle pose da pin-up della cantante (studiate millemetricamente). La sezione vocale, però, non riesce mai ad impossessarsi dei brani che si perdono o non si completano mai. Lasciano poco. Creste e pose.

Il primo vero scossone arriva con l'ingresso sul palco dei Nada Surf (voto: 8.5). La carica della band è davvero impressionante sia in chiave musicale sia in relazione al pubblico. Non mancano coinvolgimenti in uno spagnolo tanto divertente quanto maccheronico in cui il pubblico è invitato prima in un ballo 2step, poi ad intonare i vari ritornelli (addirittura prima dell'esecuzione di un brano viene insegnata la melodia da eseguire). Lo show, galoppando sulla relazione ormai amichevole tra gruppo e spettatore, impressiona per intrattenimento e atmosfere. E' un rock smaccatamente pop che ti s'incolla alle orecchie e si trasferisce sulle gambe. Alla fine si è felici di essere stati coinvolti in un gioco così piacevole.

Gli headliner della prima giornata sono i folletti islandesi degli Sigur Ros (voto: 10). Parlare prettamente della musica che suonano minuto dopo minuto sarebbe impossibile. Bisognerebbe trovare per ogni suono una frase o una parola che riporti ad una sensazione. Così Hoppipolla sarebbe un cuore che si stringe, Glosoli un volo spiccato, Gobbledigook puro colore.
Ma il compito di descrivere quanto è magnifico ciò che stiamo vivendo sarebbe ancora lontano. Si potrebbe allora parlare a livello visivo di Jonsi che viola la sacralità della sua chitarra con l'archetto, delle quattro ragazze addette alla sezione degli archi, dei quattro uomini ai fiati, dell'incredibile spettacolo visivo che ci regala Gobbledigook e del frac del pianista Kjarri.
Ma non sarebbe ancora abbastanza. E allora si è costretti a usare le proprie emozioni.
I Sigur Ros rendono gli occhi lucidi. Ad ogni brano rapiscono in modo differente e trascinano sulla loro terra, così affascinante e nuova per noi. Veniamo portati in un mondo così diverso in cui qualsiasi cosa ci reca stupore.
"Questa cantatela con noi", è un onore immenso dal cui è impossibile esimersi.
La musica si allontana e si dissolve, i 12 elementi di questo capolavoro si portano ad inizio palco e s'inchinano.
E ci applaudono.
E noi, noi ci limitiamo ad esplodere di colore.

Dopo l'esplosione emozionale firmata Sigur Ros, il main stage è occupato dai Mates Of State (voto: 6). Seduti in lontananza a riprendere fiato e a mangiare, la loro formula pop passa quasi inosservata per quasi tutto il pubblico. Ma più che altro, tutto sembra più vuoto, passaggero, quasi inutile dopo l'ondata islandese.
C'est la vie.

I Black Lips (voto: 7) sono la band successiva ad occupare l’Escenario Verde, portando una grossa scossa di energia, casino e anarchia. Martoriati da svariati problemi tecnici (instabilità del microfono del batterista, corde saltate alla chitarra del cantante ed effetti del primo chitarrista che lo abbandonano per una decina di minuti), cercano in tutti i modi di fare gran caciara e trasmettere quell'elettricità che sembra percuotere i loro corpi. La carica c'è, la precisione meno. Kids with guitars.

Il primo vero live al di fuori del palco principale è lasciato in mano ai Battles (voto: 9.5). E' solo passata una settimana dal loro live al Traffic Festival, ma rivederli è uno spasso ed uno sfizio. La carica è ancora maggiore da parte di tutti i componenti e il pubblico risponde come fosse di fronte ad una band importante, e i Battles si dimostrano esserne tali, per la gioia dei presenti. Ancora meglio che a Torino.
Un muro di suoni potenti, precisi, netti. Il sudore sui loro visi è simbolo di pura energia. A tratti quasi ‘disco’ i loro ritmi colpiscono e fanno muovere gambe e braccia.
I have Battles in my life.

L'ultimo concerto della giornata sul main stage è affidato ai These New Puritans (voto: 4). Spenti come pochi e senza nessuna grinta si lasciano trasportare dall'inerzia di un live senza emozioni. Un'annoiata platea li guarda senza convinzione e non risponde nemmeno alle indie hits come Elvis e Numerology. Non è un live rock, non è un live elettronico. E' solo inerzia, e a noi non interessa. Peccato perché il disco lasciava intendere polvere di novità e brillantezza. Il live asettico dimostra che oltre a non aver voce Jack Barnett è pure stonato.

Chiude il FIBstart Dj Supermarket (voto: 5), tedesco che tanto faceva sperare e invece è stato un flop.
Diciamo che nel 2008 se davanti a 20mila persone metti su “Hey boy, hey girl” sei uno sfigato. La gente avrebbe ballato pure qualcosa di un po’ meno inflazionato.



DAY.2

Primo giorno ufficiale di festival.
Iniziamo la giornata con i South San Gabriel (voto: 7) al FiberFib.com che oggi debutta come palco. La band ci pone di fronte ad un rock atmosferico molto ricco e ricercato. I suoni sono ampi e si allargano perfettamente nel caldo pomeriggio di Benicassim. Lasciano una sensazione di completezza che rimane per tutta la giornata.

Giungono poi dall'Inghilterra, tre simpatici volti chiamati Metronomy (voto: 7). L'electro-pop a cui danno anima è un continuo gioco tra simpatiche coreografie (i tre suonano in linea di fronte alle proprie tastiere). L'attitudine easy & funny che predomina diverte tutti i presenti. Happy games for funny people.

Ma la band più chiacchierata della giornata è comunque quella di Doherty, i Babyshambles (voto: 8).
Rumors a parte, Doherty e compagni fanno la loro parte. Tenendo in considerazione che Pete, a volte, si dimentica le parole dei propri brani, questi inglesi non son così male come ci si immaginerebbe. Qualche momento di buon brit pop investe la folla che però, senza motivi apparenti o senza più voglia di parole parole parole, non partecipa come ci si aspetterebbe a inni generazionali come Albion e Fuck Forever.
Ma qualche fiamma da Albione brucia ancora. Ad ogni modo il loro show convince ancor di più di due anni fa (suonarono alle 18.40 sotto il cocente fiberfib.com, allora la band sembrava un po’ appannata).

Ci sono band che rimangono a galla grazie ai gossip attorno ai propri membri e band, invece, che riescono a trovare un peso e una posizione nella storia. Un pezzo di storia sono i New York Dolls (voto: 7).
Probabilmente vedere vecchi rocker con magliette corte ultra-aderenti strappa qualche sorriso ma, sorvolando sulla parte visiva, i NY Dolls tirano fuori l'anima che li ha resi celebri. C'è grinta, c'è rock'n'roll. Diametralmente opposti alla pessima figura fatta dai Sex Pistols in Italia, le bambole di NY riescono veramente ad ingannarci e a farci credere che ci sia ancora del rock e del punk con i controcoglioni. Il bello è che si divertono. Il bello è che ci divertiamo.

Ma la rivelazione della giornata e, forse, dell'intero festival sono gli Hot Chip (voto: 9). E lo si capisce da subito. In formazione completa, invadono il palco con un'elettronica colta e compatta: gran stuolo di tastiere, effetti e computer. I cinque inglesi intonano il primo pezzo (‘Out at the picture’, tratto dall’ultima fatica: Made in the Dark) e la folla è già in delirio. Sotto il tendone bianco manca l’aria, siamo sardine chiuse in una scatola che si muovono a ritmo di cassa e ballano, cantano senza sosta.
Alexis, il Woody Allen della musica internazionale, traccia melodie pop appiccicose e il pubblico non può che rispondere in modo entusiasta. I singoli Over And Over e Ready For The Floor incendiano i fan e non c'è cosa migliore di perdersi tra quei groove e la bellezza delle ragazze catturate da tutto ciò. La perla finale, in conclusione al live, è ciò che di tanto lieto e inaspettato nascondevamo nei nostri cuori sotto forma di speranza. Ma non sarebbe stato forse il caso di cedere agli Hot Chip il main stage!?

Gli headliners di questa seconda serata, sull'Escenario Verde, hanno un nome che nella scena alternative, oramai, pesa oro. E i My Bloody Valentine (voto: 8 ) valgono oro. Il noise, le distorsioni, il muro di suoni imprigionano il pubblico. E' come se ogni nota venisse riflessa su centinaia di specchi e si moltiplicasse, seguita di volta in volta da maree di rumori (nel senso più musicale del termine) che implodono su se stessi fino a formare colore.

A seguire, cattura il palco l'ex regina dei Moloko, Roisin Murphy (voto: 7). Che sul palco ci sia una prima donna affermata lo si capisce subito. Prepara per sè un vero show con tanto di guardaroba a bordo palco per cambiarsi e poter interpretare in maniera diversa i vari brani. Se i primi pezzi sono pulsazioni minimali, pian piano il suono diviene molto più house, molto più funky. Il cambiamento è apportato anche dai vari turnisti della band che arricchiscono un po' alla volta il palco. Roisin fa show: balla e si diverte nel giocare con le due coriste i membri del gruppo. Sfortunatamente, i brani più freschi ed estivi non decollano mai e non si rivelano all'altezza di quelli più ombrosi e drogati, dove la Murphy sembra viaggiarci perfettamente.

Ore 2.00: sua maestà Erol Alkan (voto: 8 ) sale in consolle e a differenza di due anni fa ci va giù pesante. Un set di due ore immersi in ipnotiche battute di cassa elettronica tecno-house che non lascia scampo. Non ci si ferma mai, si prede solo il respiro durante gli attimi in cui la cassa rallenta sino a sparire, il basso sibila sino a creare quella suspance che fa da preludio a un ritorno imponente di cassa in quarti e bassi profondi. Da notare il momento in cui il dj fondatore del Trash di Londra esce dalla consolle e abbraccia lo scanner che crea gli effetti laser sino a che la security lo ferma. Lui si scusa con loro e fa ripartire i bassi.


Sul palco Vodafone troviamo i Chromatics (voto: 5). La band si rivela come lo specchio della loro cantante: così bella e pura quando estrapolata dal palco, così monotona e banale on stage. Ruth Radelet si disegna nella mente un spazio di un metro nel quale per tutta la durata del live rimane a dondolare come una bambina dello zecchino d'oro. Un fatale ostacolo che li tiene legati alla mediocrità.

Stanchi ma ancora attivi arriviamo in tempo per assistere all’ultima mezzora di Mika (voto: 10). Che il venticinquenne di Beirut fosse bravo già lo sapevamo ma ci siamo mangiati le mani per non essere andati a vedere un suo live prima. Esplosivo, lucido, con una voce potente ed intonata, una coreografia da lasciare a bocca aperta e una gran band alle spalle. Goliardico show ispirato al circo condito di stelle filanti, coriandoli, mascotte vestite da coniglio stile superball americano, ballerine, coriste e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente il miglior live del FIB 2008 con un valore aggiunto non da poco.

DAY.3

Nello stesso giorno si svolge il Saturday Night Fiber a Madrid e lo si nota. Il cartello di stasera è un po’ povero.
Il nostro giorno inizia con gli spagnoli Manos De Topo (voto: 7). Hanno dalla loro un nome orrendo e un suono davvero piacevole. Il loro pop d'autore ha una gran presa tra il pubblico di origine spagnola e ciò consente che ci sia un ottimo scambio palco-pubblico.

A seguire The Ting Tings (voto: 7). Il duo inglese sul palco ha una carica mostruosa e il fatto che siano solo in due, non pregiudica nulla. Jules De Martino (batteria) suona la chitarra tenendo il tempo con la cassa dritta e Katie White (voce-chitarra) che tra riff spudoratamente orecchiabili e melodie giocose salta da una parte all'altra del palco trascinando il microfono dal cavo arancione fluo. Non sono solo i singoli a far presa, ma quasi tutto il materiale estratto dal loro esordio. Anche l'unica ballata (definita come "l'unico brano lento dei Ting Tings" da loro stessi) ha una buona presa. Si balla e si sorride parecchio. Speriamo che riescano a raggiungere la maturità (musicale) necessaria nel loro prossimo disco.

Sull'Escenario Verde troviamo i The Brian Jonestown Massacre (voto: 5). Che sul palco il clima sia uno dei più scazzati della storia ci vuole poco a capirlo. Il cantante sbaglia lo stato in cui si trova (come fai a non sapere che ti hanno portato in Spagna?!?), si accende sigarette su sigarette accordando chitarre che non deve suonare, parla con amici del pubblico. La musica passa oggettivamente in secondo piano.

A seguire, i My Morning Jacket (voto: 8 ) decidono che è ora di suonare e far rock coi controcazzi e senza sbornie. Amplificatori al massimo e psichedelia pura. Un'invasione di ‘70s miscelato ad un ottimo hard-rock. C'è molta intelligenza in tutto ciò, e può solo fare piacere. Viene creato un mondo di suoni, quasi palpabile, che ondeggia sopra e in mezzo a noi.

Tricky (voto: 5). Ci aspettavamo molto da lui ma evidentemente ci sbagliavamo. Dopo un quarto d’ora di noia ci spostiamo nel main stage sperando che il live dei Kills (Voto: 5) ci faccia tornare il sorriso. Invece no. Prendete ciò che è stato detto a riguardo ai Ting Tings e invertite. I Kills come duo non reggono il palco. Ma ciò è determinato fortemente dalla mancanza della sezione ritmica (tutta in digitale). I riff e le voci sono quelli morbosi e taglienti che conosciamo ma su un tappeto di nulla mischiato ad un computer non prendono vita. Qualcuno dovrebbe spiegarci che senso ha fare un live rock utilizzando basi per batteria e tastiere, senza una band alle spalle. Banali ed insipidi.

Torniamo al palco Fiberfib.com mentre i Booka Shade (voto: 7) iniziano il loro live set. Energici, potenti e ricchi di suoni interessanti che fanno ballare e saltare, ma c’è qualcosa che manca.

Unica grande soddisfazione della serata: The Raconteurs (voto: 9). Sarà che in mezzo c’è lo zampino del genio di Jack White ma la band americana ha una forza esplosiva. Chitarre decise che martellano. Un tocco unico; il nervosismo degli assoli di White, la precisione di Brendan Benson, la possibilità di fare della fottuta musica (parola di Jack White). Are you steady now?

Incuriositi, seguiamo poi le vicende dello strano duo (è il tema del giorno?) Gnarls Barkley (voto: 7). Che l'apporto live di Danger Mouse sia limitatissimo è evidente da subito, come da subito è evidente che la band che li accompagna è veramente sopra la media e allo stesso tempo sopra le righe. Basti vedere i salti del tastierista per capirci. Ceelo ci mette quello che può finchè la voce c'è (perde molto col passare dei brani). Il ritmo funky è recuperato dal passato senza troppa innovazione e i brani che hanno devastato le classifiche come Crazy, mancano di qualcosa e suonano un po' troppo mosci ed omologati.
Pessima la cover dei Radiohead che ci propinano quasi a fine concerto. Non basta avere una bella voce per essere Thom Yorke, perchè Thom Yorke ha la voce di Thom Yorke. e basta.


DAY.4

La prima parte dell’ultimo giorno del festival la passiamo sotto il tendone bianco del Fiberfib.com. Oggi a differenza del giorno precedente il cartello non lascia un attimo di respiro.
Si inizia alle 18.40 con i National (voto: 7) che ci regalano da subito un' ottima musica. La loro miscela di Editors (Joy Division di conseguenza) e U2 non disturba così tanto (tranne per le pose del cantante). Il suono trova la miglior posizione quando riesce ad innervosirsi e a defibrillare tra i vari componenti.

A seguire i tanto aspettati Death cab for cutie (voto: 8 ). Tempo fa leggevo un articolo che presentava il loro sesto disco intitolato “La rivincita dei nerd”. Ma quali nerd? Per nulla impacciati o timidi i quattro di Washington capitanati da Ben Gibbard sanno suonare in modo strepitoso. La tecnica della scuola americana si vede: non una nota fuori posto, la voce di Ben senza sbavature. Nicholas Harmer al basso si muove benissimo. Lui e Nathan Good alla batteria si intendono perfettamente e sono una cosa sola. Ritmi dilatati dai suoni curati e misurati si alternano a ballate pop arricchite da splendide linee vocali.

Nota di merito, e sopratutto di rispetto, a Leonard Cohen (voto: 7) che nel caldo pomeriggio di Benicassim riesce a regalare blues, jazz, funk e pop d'autore. La sua collocazione in contemporanea ai Death Cab For Cutie, ci fa seguire solo gli ultimi venti minuti di pathos e gioia. L'ovazione finale è la dimostrazione d'amore che un pubblico dà ad un eroe e che un eroe dà al suo pubblico, compagno d'avventura. Grazie Leonard.

La sorpresa del giorno è il giovane Calvin Harris (voto: 8 ). La formula sulla carta è facile: prendi una band che sa suonare e sa divertirsi, produci brani a colpi di cassa dritta molte orecchiabili e salta come un matto. Harris si trasforma quasi in un Mc piuttosto che in un cantante, quasi in un dj a tratti. Le frasi ad effetto prima di ogni esplosione dei brani hanno un effetto devastante sulla folla che un po' stupita si trova a ballare, saltare e canticchiare come non mai. Non puoi non muoverti nelle versioni live di Merrymaking At My Place, Acceptable In The 80's e la conclusiva The Girls. Irresistibile.

Senza un attimo di respiro poco dopo toccherà ai Justice (voto: 9). Dilemma: nello stesso istante sul main stage sarebbe salito il magnifico Morrissey… la matematica aiuta la scelta a favore dei Justice (perdonaci Moz), che qui abbiamo visto solo due anni fa quando erano conosciuti solo per il loro remix dei Simian (Never be alone).
Il palco coperto da un muro di casse Marshall con al centro la consolle con la croce luminosa, il buio in pista, caldo, gente che si stringe sino a rendere il Fiberfib.com saturo. Ecco salire i due francesi. Croci costruite alla meglio spiccano in aria sulla gente. Lo spettacolo ha inizio.
Non siamo certi di quanto effettivamente sia stato suonato live e quanto invece il semplice djset, fatto sta che Gaspar e Xavier sono riusciti nel giro di qualche anno a consacrarsi mostri sacri di un genere che fonda le sue basi nell’electro-house / disco-punk percorrendo la strada iniziata dieci anni fa dai Daft Punk e ora così in voga.

Un po’ in colpa corriamo a seguire sul palco principale l’ultima parte del live di Morrissey (voto: 7). La sua voce è maestosa, intensa, immaginifica. Tutti aspettano soprattutto il repertorio de The Smiths, ma non si può solo vivere di passato.

Ci spostiamo nel palco Vodafone per il live di Yelle (voto: 8). French-pop di derivazione eighties davvero convincente. Julie Budet accompagnata da batteria e tastiere ha una voce decisa. Non troppo impegnative le sue canzoni ma sicuramente divertenti, senza pretese. Sul palco Julie con il suo vestito a paiette blu e le scarpe da ginnastica si muove bene, balla e fa ballare. E quando iniziano le note di “A cause des garçons” il pubblico intona il ritornello saltando. Una parte di pubblico resta comunque attonita e non approva lo spudorato pop maledettamente french, a volte troppo teenager.

Da una regina senza corte, corona e re ad un personaggio che è stato davvero la regina degli anni 80 dark. Siouxsie (Voto: 7) torna sul palco come solista e di classe ne ha davvero tanta. Oltre ad un incredibile energia e dinamismo, Siouxsie ha il rock e la malizia che le percuotono il colpo e lo show è denso di qualità.

A concludere la quattordicesima edizione del festival di Benicassim sull'Escenario Verde sono i Vive la fête (voto: 7). L'electropop della band ogni tanto decolla, ogni tanto rimane ancorato al palco e non raggiunge gli spettatori. La voce di Els Pynoo si dimostra la giusta combinazione tra Blondie ed una qualsiasi attrice delle commedie sexy italiane; erotismo, poca qualità e molto nervosismo vocale.
Il loro singolo storico Nuit Blanche non sconvolge affatto. Pensavo fosse amore, invece…


Il FIB rimane comunque sempre il FIB. Festoso, brillante, accogliente. C’è un pezzo di cuore che resta in questa lingua di terra baciata dal sole.

Mattia Barro & Andrea Alibardi

Possibili inizi di un romanzo

N. 1

ho vent'anni. guardandomi allo specchio, oggi, i miei occhi ne dimostrano il doppio.
credo di essere fottuto, decisamente fottuto. come un culo caldo.


N. 2

l'autostrada sembra un lago di luce che riappare e scompare tra i falsi piani lombardi prima, piemontesi poi.
tutto è immerso nella luce. tutto è giallo direbbe Chris Martin, come il limoncello che ho pagato e che ho rubato da casa mia. non ha senso, ma giuro che è cosi.


N. 3

Ieri ho letto su una rivista che non so chi si è lasciato con quell'altra la. Decisamente una brutta storia per i fan, ho pensato.
Poi ho continuato a masticare la mia Vigorsol senza zucchero, convinto che i denti non mi cadranno mai.
Poi ho visto un vecchio senza denti che parlava in tv.
Decisamente una brutta storia per la moglie, ho pensato.
Poi ho continuato a masticare la mia Vigorsol senza zucchero, convinto che i denti non mi cadranno mai.


N. 4

Non credo si possa chiedere ad una persona di ridere.
A me, ad esempio, non fa ridere quasi un cazzo.
Pochi comici (soprattutto cose di Allen o del primo Benigni), poca gente (soprattutto quelli non ubriachi e quelli che non ridono mentre ti raccontano l'aneddoto) e poche situazioni (per lo più casuali).
spesso guardo la gente e mi domanda: ma cazzo c'hai da ridere?
ma poi ci penso, e ci rido su.

mercoledì 6 agosto 2008

RECENSIONE DISCO - La Valigetta - Post Remixes pt 1

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


VOTO: 7

GENERE: pop-rock, cover.

PROTAGONISTI: Marco Mancassola, Useless Wooden Toys, Perturbazione, Canadians, Ex-Otago, Carnifull Trio, Mojomatics, Tre Allegri Ragazzi Morti, Numero 6 e Julie's Haircut.

SEGNI PARTICOLARI: l'album è completamente composto da cover, tranne per i quattro 'skit' di Marco Mancassola (musicati dagli Useless Wooden Toys) che narrano un racconto che si trova all'interno del libretto del disco.

INGREDIENTI: una intelligente alternanza di brani pop-rock molto ballabili ed estivi che si amalgamano perfettamente a pezzi più beach-house. Semplicemente, il disco dell'estate. Fresco e solare.

DENSITA' DI QUALITA': preso nella sua totalità, il cd si mantiene su alti livelli. Non ci sono cover banali, ma solo curate e gioiose rivisitazioni. Si parte con i Perturbazione che con 'The Beat Goes On' ci portano subito in spiaggia seguiti dagli amplificatori accesi dei Canadians che riprendono 'Playground Love' degli Air in chiave rock. Nota di merito al primo singolo estratto, 'The Rhythm Of The Night' firmato Ex-Otago, sempre divertentissimi nella loro lettura pop estiva. Gli infradito vengono lasciati sotto l'ombrellone e si inizia a ballare tra la spuma delle onde e il bagnasciuga. I Carnifull Trio risuonano 'Da Funk', ma il brano non ha il ritmo che merita e tende a perdersi. Al contrario, I Tre Allegri Ragazzi Morti, ritornando sull'idea di italianizzare brani esteri (ci avevano già deliziato con 'Mio Fratellino Ha Scoperto Il Rock'n'Roll' e 'Dimmi'/'Ask Me'), trasformano 'Around The World' in un motivo italiano di facile presa con un ottimo tappeto sonoro completamente suonato analogicamente. A dividere queste due radici comuni, è il country rock dei Mojomatics che ci portano sulle strade assolate messicane con 'Mexican Radio' dei Wall Of Voodoo. Sul finale c'è la geniale ripresa di 'Too Much Of Heaven' degli Eiffel 65, targata Numero 6, una grande festa in un chirinquito. A chiudere le cover, la psichedelica suite (quasi 10 minuti) dei Julie's Haircut che risuonano gli Orb e che impreziosiscono tutto il disco con un'ipnotica messa in scena musicale. L''intro', i 2 'skit' e l''outro' di Marco Mancassola, invece, ci portano in un mondo robotico dove un uomo ascolta suoni inauditi, dove il metallo sostituisce i cuori, dove il ferro batte ferocemente.

VELOCITA': predomina un andamento generalmente dance, molto estivo, con i ritmi più sostenuti soprattutto sulle cover dei Daft Punk.

TESTO: "il giro del mondo, il giro del mondo", dalla cover di 'Around The World' dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

LA DICHIARAZIONE: dalla cartella stampa: "Un anno e mezzo di lavoro, ma ne è valsa davvero la pena. Un'idea che ronza per la testa per un progetto che sembrava irraggiungibile. Sconvolgere il concetto di 'remix', capovolgerlo, invertendo il flusso apparentemente naturale delle cose. Il rocker diviene remixer e viceversa, e la disco-hit finisce per passare attraverso un riff di chitarra che mai avremmo immaginato."

IL SITO: Lavaligetta.it; 'Myspace.com/lavaligetta'.

Mattia Barro

RECENSIONE DJ SET - Hot Chip & Boys Noize - We Love @ Space (ibiza) 27.07.08

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Un'ondata d'aria nuova sull'isla blanca porta sulle varie consolle i nomi più significativi dell'electro-rock e del french touch e di tutta questa nuova scena da club che sta nascendo. Son previsti aerei trasportanti Simian Mobile Disco, 2 Many Djs, Justice, Crookers, Cassius e Chemical Brothers.

Portatrice di questa innovazione è, sopratutto, la serata 'We Love' dello Space. Oggi, infatti, come headliners troviamo Hot Chip dj set e Boys Noize, rispettivamente in Terrazza e in Discoteca.

Partono gli Hot Chip in versione Felix & Al dj set e, onestamente, non si sa che pensare a riguardo. Suonano un'elettronica senza troppo pretese, molto morbida, limitando gli azzardi ad un paio di brani duri e pesanti. Non c'è però alcun accenno di quello che ci piace degli Hot Chip e pensiamo che, anche se tecnicamente validi, non hanno molto motivo di star qui. La scaletta è quella classica di qualsiasi dj che suona un genere leggero e pacato.

Nella sala grande, invece, Boys Noize decide di darci dentro. La scarica d'adrenalina è impressionante ed è accompagnata da un livello tecnico di ottima qualità. Qui si dà vita ad un vero dj set ghetto-house. Spuntano in mezzo alle borse dei vinili perle come 'Stress' dei Justice e 'Killing In The Name Of' dei Rage Against The Machine in versione remix di SebastiAn. E sentire brani così allo Space spiazza ed affascina. Boys Noize fa quello che sa e deve fare. E lo fanno con un'adrenalina esaltante. Qui si osa, qui si cambia, qui ci si diverte.

Usciamo sfiniti e camminiamo lungo Playa d'En Bossa, con l'alba che fa capolino lungo la linea dell'orizzonte colorando il mare. Ci sediamo e vediamo nascere il nuovo giorno. Chissà se Ibiza cambierà.

Mattia Barro

lunedì 21 luglio 2008

RECENSIONE - Traffic Free Festival (GIORNO 2) @ Torino (11.07.08)

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Punkreas, Wire, Sex Pistols. Il secondo giorno del Traffic porta sulla scena il tema dominante dell'intera edizione: il punk. Il punk visto attraverso tre differenti modi di farlo e viverlo: chi l'ha cercato di stabilire in Italia con attitudini e influenze ska e raggae, chi l'ha reso più colto, arricchendolo, chi l'ha portato alla ribalta nel mondo. Tenendo presenti queste tre diverse concezioni, si può parlare dei singoli live.

Dopo il nubifragio che colpisce la Pellerina nel pre-serata, salgono sul palco i Punkreas (voto: 8), con una scaletta forzatamente ridotta per recuperare il tempo perso. Ciò che va a vantaggio dei Punkreas è che quasi tutti hanno avuto nella loro pre-adolescenza, una loro canzone come inno alternativo di rivalsa verso il mondo ed il sistema (chi ha passato il periodo "odio tutto e voglio essere diverso", sa di cosa parlo). Si parte con 'Voglio Armarmi' e si passa poi per 'Aca Toro' e 'Canapa', cantati a squarcia gola da quasi tutto il pubblico presente che inizia ad agitarsi e pogare insistentemente. Approvata l'idea di metterli a suonare prima di tali mostri sacri: complimenti a chi ha avuto tale brillante barlume di genialità (chi se lo sarebbe aspettato uno show così avvincente?).

A seguire, è il momento dei Wire (voto: 7). Dalle prime note si capisce che sono il gruppo meno conosciuto della serata, sfortunatamente. Il pubblico non sa cosa aspettarsi e, inizialmente, si distrae parecchio. I Wire non fanno, però, nulla per recuperare le pecorelle smarrite, semplicemente suonano, e suonano bene. C'è qualche sbavatura e qualche brano che non riesce proprio a far presa, anche a causa dell'avvicinarsi del live dei Sex Pistols. Potrebbero lasciare il segno, ma il pubblico sembra volerglielo impedire.

Giunge, infine, il live più atteso dell'edizione: i Sex Pistols (voto: n.g.). Prendete vostro padre, o vostro zio, quello che si avvicina di più ad un uomo attempato e sui 100 kg, mettetegli dei bermuda e dategli una chitarra distorta e fategli fare punk. Sarà contento di ricordarsi l'adolescenza persa e bruciata vissuta fino in fondo. Ma voi guardandolo cosa potreste dire?

La risposta a questa domanda è la risposta sul come è stato il concerto dei Sex Pistols. A fine show (esageratamente lungo e comprendente due bis), il pubblico si divide tra 'entusiasti, miracolati dal Signore e innamorati' e 'delusi, tristi e senza più idoli'.

Qui di seguito citerò due frasi (diametricalmente opposte) di Johnny Rotten durante il live: "Siamo qui perchè vi amiamo"; "Non tirare roba contro di noi, caprone. Non siamo noi il vostro nemico, è il governo il vostro nemico. Tiragliela a loro questa spazzatura".

Decidete voi se credere nel ritorno di fiamma di Rotten e compagnia e credere ancora in quel filo di punk che è rimasto o se cercare di evitare di ricadere nel pensare che le reunion siano studiate appositamente per amore dei fans.

Mattia Barro

RECENSIONE - Traffic Free Festival (GIORNO 1) @ Torino (10.07.08)

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Il problema del Traffic è sempre il solito: orari troppi ristretti per far godere in pieno il potenziale delle varie band. Ci si giostra su 5 ore quotidiane (si potrebbe iniziare un'oretta prima, no?), con naturali restringimenti sugli orari dei vari live act.

Arrivati alla Pellerina (sede degli eventi serali principali), sono già le 20 (Torino soffre di una mancanza di potenziamento dei mezzi in alcune zone della città). Sul palco hanno appena iniziato i Battles (voto:9), band culto per i fan del perfezionismo sonoro. E i Battles non tradiscono: son perfetti. E' tutto un accavallarsi di spilli di note, di battaglie sonore, di ritmi allucinanti su cui tessere una fitta trama di giochi e mimiche che stupiscono e rapiscono. Tutti esemplari musicisti, quasi uno show di tecnicismi, ma di una rarità e unicità esemplare. Ma come ogni statua eccezionale, vi è un difetto: non riesce a trovare completo sfogo in spazi così ampi e sfaccettati (inteso a livello di ascolto del pubblico), prediligendo strutture fisiche più intime, più accoglienti.

La scaletta ci porta prepotentemente ai Soulwax (Voto: 8). La band belga arriva sul palco e sfodera un live tirato, unidirezionale, compatto. C'è poco tempo e deve essere indimenticabile: questa potrebbe essere l'idea di base di un live set parzialmente rivoluzionato per l'occorrenza. La maggior parte delle hits ci sono, ma troviamo anche delle grandi escluse ('Standing In The Way Of Control', ad esempio). I Soulwax si dimostrano sempre efficaci e di facile presa. Lo show è grintoso, duro, energico: questo è l'ennesimo dipinto targato Soulwax.

L'headliner della serata, e a vedere il pubblico non si direbbe, è Tricky (voto: 6). Il live è la promozione del suo nuovo lavoro e si dovrebbe profilare come un'ora piena di drum'n'bass e di puro trip-hop. Tricky cerca di essere ammaliante, ipnotico, ma il suo tentativo, pare riuscire solo in parte.
Chi lo conosce lo apprezza. Chi non lo conosce, lo prova a capire. Ma sembra comunque fuori posto rispetto alla salita musicale che sul filone Battles-Soulwax-2manydjs avrebbe centrato l'apoteosi della completezza sonora. Tricky riesce a creare qualche sensazione, ma non sfonda mai, non dˆ mai il colpo di grazia che farebbe impennare la serata. La monotonia ogni tanto annoia qualche volto, il quale usa le sue profonde produzioni per stendervi sopra discussioni futili su birre, vomito e artisti non convocati.

L'ultimo tassello della giornata firmato 2manydjs (voto: 7). Metà Soulwax salgono sul palco per il dj set conclusivo. Session che risulta un po' più spenta o, semplicemente, più popolare del solito. Ritorna 'YMCA' come apertura (già sentita questo inverno), ritorna 'Sarà Perché Ti Amo' (must nelle selezioni per il pubblico italiano), ritorna 'Flat Beat' di Mr.Oizo (mi ricordo di essere stato veramente giovane ai tempi). Forse a causa del numero elevato di teste che compongono il pubblico di un festival gratuito, i 2 djs vanno coi piedi di piombo (sempre nell'ottica eclettica che li contraddistingue). Così spiegata anche la presenza dei tormentoni targati Justice, Crookers, dei remix dei Soulwax e anche di uno spunto di reggae finalizzato ad allargare il set.

La prima vera giornata Traffic (di quelle col tifo di casa intendo), probabilmente la più interessante, si chiude nella fiumane di corpi che si assembrano sulle navette gratuite perdendosi poi per Torino. Come noi, forse. Domani potrebbero crollare i miti del Punk. Fateci dormire un po' prima dello shock.

Mattia Barro

domenica 13 luglio 2008

RECENSIONE DISCO - Sikitikis - B

Pubblicata su INDIE-ROCK.IT

SIKITIKIS - B
2008, Casasonica

VOTO: 5

GENERE: noir-rock.

PROTAGONISTI: Diablo (Alessandro Spedicati): voce ed effetti sonori; Jimi (Gianmarco Diana): basso; Zico (Enrico Trudu): organo e tastiere; Regiz (Daniele Sulis): batteria.

SEGNI PARTICOLARI: nel disco, come ribadisce la stessa band all'interno del booklet, non vengono suonate chitarre. Il gruppo cagliaritano è alla seconda prova su lunga distanza dopo il precedente 'Fuga dal deserto del Tiki'. L'album è licenziato, come di consueto, da Casasonica.

INGREDIENTI: un rock italiano anomalo, molto noir, dietro al quale c'è una ricerca quasi spasmodica di essere scuri e 'sanguigni' (vedere l'artwork e leggere il nome dei brani per capire il mood costante della band). Influenze decisamente costrette in alcuni brani, che subiscono troppo la presenza del mixer di Casasonica, e altri che subiscono troppo l'idea di far musica della band.

DENSITA' DI QUALITA': 'B' non decolla mai, anzi, ristagna sempre su un mood troppo inquadrato, troppo stretto. Il clima che lo persuade appare indigesto, anche se l'inizio è incoraggiante e brani come 'Little Lu' e 'Rosso Sangue' hanno una bella carica, una ritmica accattivante e si lasciano ascoltare. Ma piano piano l'entusiasmo cala, 'Piove Deserto' fa percepire che qualcosa non quadra e il brano successivo svela tutto: 'L'Ultima Mano' ha un cantato così spudoratamente influenzato (mi volete davvero dire che quella voce non è di Samuel?) e la band sembra già a corto di idee per mantenere fresco un genere così ostico. Seguono due brani di dubbia potenza e la cover della soap opera di Celentano, 'Storie D'Amore' (per perseguire la consuetudine di inserire una cover, ma 'L'Importante' è finire di Mina era decisamente meglio riuscita). Il disco pesantemente riesce a rotolarsi fino all'ultima canzone che, citando precisamente è "liberamente ispirata dal personaggio ononimo contenuto nel romanzo "Manituana" di Wu Ming. Ennesimo tentativo di dar un contenuto intellettuale forzato alla musica. I Sikitikis ci provano, ce la mettono tutta, ma la continua ricerca di produrre musica impegnata (soprattutto se il risultato è così 'normale') alla fine non premia, anzi, debilita, annoia e stanca.

VELOCITA': molti brani dal ritmo spigliato ed invitante, ma mal completati. Un po' troppo omologato nel suo complesso con bruschi rallentamenti troppo forzati.

IL TESTO: basta vedere un poliziesco o un giallo anni '80 ed estrapolare qualche discorso. Il resto è ricerca di sensazioni: 'Piove Deserto' ne è l'apice.

LA DICHIARAZIONE: Diablo: "Stiamo già lavorando all'evoluzione del nostro suono, forse per parlarne e troppo presto. La sola certezza che abbiamo ora è che la strada che stiamo provando ci piace, e molto. L' obiettivo è, comunque, trovare una formula che ci soddisfi pienamente sia nella parte musicale che in quella letteraria."

IL SITO: 'Sikitikis.com' o 'Myspace.com/sikitikis'.

Mattia Barro

mercoledì 9 luglio 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Martedì"

non mi accorgo che è martedi quando mi alzo.
non so bene come stia procedendo il mondo. io rallento e lui corre, o qualcosa di simile.
porto sulle spalle qualcosa come chili e chili di cose che non capisco e non comprendo in nessun modo io le disponga davanti a miei occhi. Sarà il sole accecante, sarà che ho perso gli occhiali da sole in modo stupido, sarà che sono stupido.

"I’ve got another confession to make
I’m your fool".


e le macchine sull'autostrada viaggiano e sembrano ferme. Sembra che più schiacci l'accelleratore più il mondo attorno rimanga in posa. Le montagne rimangono lontane, i campi uguali, i pensieri più contorti.
Nell'astrattezza del non dormire mai perdo la focalizzazione sul mondo.

E si arriva a casa e si cerca di lavar via tutto il peggio in un attimo o tutto il meglio lentamente.
Ma poi accadono disastri, catastrofi, cataclismi e tutto va a puttane. E io resto nella mia stanza, solo.
Come se oggi avessi ancora dei soldi da spendere
in puttane.

"I’ve got another confession my friend
I’m no fool
I’m getting tired of starting again
Somewhere new"


Were you born to resist or be abused?




M.Barro

sabato 5 luglio 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Devo Insistere Ora"

DIO non è misericordioso come le antenne tv vogliono farci credere.



M.Barro

giovedì 3 luglio 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Giallo Crema"

Sala giallo crema.
Scrivanie sparse, computer munite. Fotocopiatrici.
Screensavers con camicie col colletto. Aria asettica.
"E se la mano che cercano fosse proprio la tua?".
La chiamano forza lavoro. E manodopera.
Manpower.

domenica 29 giugno 2008

CITAZIONE - "Top"

"il top? lo tocco dopo".
(cit.)

giovedì 26 giugno 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Signorino che ha amato"

Signorino M: Sai, stanotte ero con un amico; te lo ricordi Fabio? Parlavamo del passato. E ho ricordato quanto ti ho amato.
Signorina J: Mi hai fatto sorridere.

well it's been a long time, long time now
since I've seen you smile

martedì 24 giugno 2008

RECENSIONE - The Bishops (20.06.08)

PUBBLICA QUI SU INDIE-ROCK.IT

L'hype che si crea a pochi giorni dall'arrivo dei Bishops è, stranamente, di ampia portata. Non è strano se si considera che basta mettere Plastic dopo una band a Milano, ma è strano se ciò si crea attorno ad una band di modesta portata che, per di più, non ha nulla a che fare con i suoni elettronici/danzerecci che tanto piacciono agli indie italiani.
Ma come ogni qualvolta che si vocifera troppo su un evento di media caratura, l'impatto, al momento cardine, è contrario a ciò che ci si aspetta: sala mezzavuota, gente annoiata che sbadiglia e si scompiglia i capelli senza ragione, nessuna attesa e nessuna voglia di rimanere qua al caldo.
I Bishops salgono sul palco comunque fortemente consapevoli dei loro mezzi.
La proposta dei Vescovi è però molto ristretta: brit pop di medio gusto, senza nessun azzardo. In compenso c'è un po' di 60s, un bel po' di 60s.
I gemelli ci provano a mettere grinta e, almeno loro, sembrano divertirsi ad ogni nota. Il pubblico non risponde e piano piano la sala dimezza la presenza di giovani alternativi senza che la situazione caldo-infernale-mortale si modifichi. Ogni tanto qualche riff orecchiabile, un ritmo cadenzato e ballabile, una faccia divertita e divertente e qualche ragazzina che fa la grande discutendo su chi dei due gemelli sia il più carino.
La tenuta complessiva dei giovani inglesi è apprezzabile e a chi segue, comunque con un certo distacco, qualche momento di gioia arriva e lo bacia sulla fronte. Sfortunatamente, considerando che Saturdays = Youth (citando gli M83), un venerdì sera così monocorde non è ciò che una città si aspetta, assolutamente no. La popolazione alternativa rimane sui gradini fuori di Viale Umbria, beve cocktail su cocktail e ogni tanto rientra per un breve giro di ricognizione del locale.
I Bishops salutano e se ne vanno senza infamia nè lode.
Mi avvicino al bancone, prendo da bere, esco sui gradini di Viale Umbria e inizio a fare relazioni pubbliche (con tutto il pubblico che non c'era al concerto) come un bravo e giovane indie rockers deve fare.


Mattia Barro

RECENSIONE - Green Like July,Leggins & Bikini The Cat (19.06.08)

PUBBLICATA QUI SU INDIE-ROCK.IT

Arriva l'estate, arrivano le trasferte al Magnolia. Rimangono a casa i chiodi da rockers, ma nemmeno tutti.
Il Magnolia ospita l'Indierocketparty per una serata di musica gratuita (come è politica negli indierocketparty) farcita da tre band che han svariati motivi per essere ascoltati.
Si parte con i Green Like July, trio pavese folk-rock che si rivela quanto di meglio possiamo trovare stasera. Tutto ciò che viene suonato è intimo, avvolgente, alto. Tutto ciò che mi viene in mente è la parola BELLO. Bello: agg. 1. Che, per aspetto esteriore o per qualità intrinseche, provoca impressioni gradevoli.
Andrea, voce e chitarra acustica, ha una voce di un altro livello (qualcuno tra noi azzarda una similitudine con Bright Eyes, onestamente neanche troppo esagerata). Il fragore di questa band, immersi nel verde del parco, nella prima notte calda e stellata da settimane a questa parte, trasporta, chi è disposto ad assorbire tale carica emotiva, in una immensa festa di colori, sensazioni, risate nella parte del mondo che si preferisce. Una totale trasposizione.
A struccare l'ambiente da questa atmosfera rurale e festosa arriva il suono duro e diretto dei Leggins (ci chiamiamo senza l'ultima G, titola il loro myspace). Indie rock come l'inghilterra ci ha già mostrato sotto ogni tipo di forma possibile: non c'è nulla di nuovo. Tranne il fatto che siano italiani, con una buona pronuncia (è più neutro il loro inglese che il loro italiano con influenze esageratamente venete!) e un'ottima capacità di composizione sul genere in questione. Non c'è la caciara che ci si aspettava e i Leggins effettivamente sono troppo ingessati sul palco esprimendo poche emozioni (simpatico siparietto solo sul fatto che tutti dicano "troppo giovani", considerando che il pubblico è formato in modo predominante da loro coetanei o poco più).
Finite le fitte indie, è il momento dei Bikini The Cat, i più noti della serata. Il piccolo tendone che ospita il live infatti si cremisce di curiosi. I BTC salgono sul palco vestiti in modo analogo (vedere il loro myspace) e sono ben accolti, al contrario delle 2 band precedenti.
Sfortunatamente, i BTC non riescono a trasmettere sul palco quello che riescono a trasmettere nei loro brani in studio. Quando faccio notare a qualcuno che non mi entusiasmano, vengo rimproverato da secchi "son bravissimi, ma oggi stan suonando proprio male, capita". Il suono non è carico dell'emozione che servirebbe a mantenerlo ad una determinata qualità. A volte si sporca e si disturba da solo. Da risentire in luoghi e, a quanto pare, in giornate più fortunate.
La serata si chiude con ore di un unico dj set in cui la parola mixare è un optional non acquistato dal rivenditore dei cd players e mixer.
Qualche birra e si torna all'auto, inseguiti da voci che ci cercano di portare a qualche after veramente fuori tema, dato che sto attraversando un prato Verde, Come Luglio.

Mattia Barro

giovedì 19 giugno 2008

"Le 5 del mattino a vent'anni" - SDVQ

Rientro in casa con quella tipica sensazione di stretta allo stomaco/voglia di vomitare tipica della rassegnazione. Non sono disilluso solo perchè a vent'anni lo si dovrebbe già essere da un po'. Preparo un panino con la testa chissà dove, mangio con la testa chissà dove, rimango apatico di fronte alla tv accesa con la testa a questa serata. Infondo, mi ero illuso solo perchè a vent'anni si può ancora avere il lusso di esserlo, ogni tanto. Mi guardo allo specchio e la mia faccia ha preso 3 anni, almeno, e i miei occhi emanano una tristezza adolescenziale veramente poco cinematografica. Sputo nel rubinetto dentro il vortice dell'acqua e un po' di rosso sangue invade il bianco generale. Cerco di lavar via un timbro che non voglio mi ricordi cosa è accaduto e cosa accade ancora tuttora. Rientro in camera e mi tolgo la maglietta. Sa di fumo. Io so di fumo. Puzzo di fumo per te.
La testa esplode e non da tregua. Fuori il silenzio e dentro le urla. Rifiato parecchio, faccio respiri profondi.
Apro la porta d'ingresso e nel buio notturno di Milano mi fermo a fumare. Rimango seduto sui gradini dell'ingresso, alle 5 del mattino, a petto nudo col freddo che mi gela i pensieri buoni e un leggero vento che mi porta in superficie un senso di Noia. Perchè è noioso ciò che passa, ciò che rimane fermo, ciò che si balla. Son noiosi i locali con decorazioni etniche immersi nel grigio dei parchi milanesi, son noiosi i rockers che si continuano a farsi di md e a bere sputi, a non ballare e a piegare le gambe da spastici rinchiusi nei loro skinny jeans e a spezzare i cuori a groupie, non donne, ma groupie. E son noiosi i dj che mettono sempre i Crookers o i Justice o le ragazze che promettono e poi dicono "dovevi saperlo che non lo avrei mantenuto" e sono noiosi i miei pensieri, i miei occhi rossi e i miei modi di fare così provinciali e ingenui. Immerso in tutto questo niente penso che l'amicizia tra sessi opposti è come uno stupro, in cui dopo mezz'ora di pura sofferenza capisci che, in verità, sei stato consenziente e in cui la mattina dopo, i dolori son più forti ma meno pulsanti, e ti senti sporcato: ti senti puzzare di fumo. L'amicizia tra sessi opposti sa di fumo. A vent'anni non si dovrebbe puzzare di fumo come i vecchi nei bar che giocano a bocce e bevono grappa, o crodini.
Magari domani svuoto casa e me ne torno a Ivrea, dove nessuno mi cerca e mi vuole, ma in cui le mura della mia stanza mi riescono ad isolare da tutto ciò che canta stonato in questa città.
La selezione musicale notturna di All Music non concede nulla fino ad un inatteso regalo: Micheal Stripe che nel vuoto etico di questa notte mi spiega tutto in un attimo "Believe in me, Believe in nothing".
Ed è tutto qui. Senza accuse, senza dita puntate.
Gli essere viventi, a parte rare eccezioni che non mi rivolgono la parola, si dividono in due categorie: opportunisti e opportuniste. E tutto è poi sospinto dall'orgoglio.
Metto la sveglio alle 9e30 per svegliarmi per chiamare e disdire la visita con un'agenzia per un immobile in affitto. Non so dove e con chi voglio vivere prossimamente. Sapevo solo con chi volevo dormire stanotte. Niente più che chiudere gli occhi con un respiro nella stessa stanza che mi copra dagli spifferi dell'ovvietà, della solitudine, della rassegnazione. Dormire a 3 metri di distanza da quel respiro, avere un'anima in più al mio fianco, solo per poter dire: le eccezioni han risate nevrotiche e occhi splendenti.
E tutto diviene rosso, a vent'anni.

martedì 17 giugno 2008

RACCONTO - "Un antifurto suona, fuori" (M.Barro + Pi)

c'è un antifurto che suona, fuori.
mio fratello è a letto,innamorato e pensa a lei in silenzio. Lei è a letto e pensa a che smalto potrebbe abbinare alle scarpe, poi pensa che non ha quelle scarpe che vuole, si gira e pensa a quando arriverà il suo momento.
Il suo momento si è fermato a sorseggiare un caffè amaro al tavolo del bar della stazione, il giorno in cui A.A. le disse che aveva delle brutte gambe e lei scoppiò in lacrime. Quel giorno il barista aveva uno sguardo più triste del solito, il cameriere aveva uno sguardo più triste del solito, il cielo aveva uno sguardo più triste, più di lei. Ma lei non guardò il barista nè il cameriere, tantomeno il cielo. si concentrò sul taglietto che solcava il suo labbro inferiore tormentandolo con i denti. Il pollice pressò l'indice il quale si ripiegò ripetutamente. I treni non passano, i momenti si. I treni arrivano in ritardo, tranne quando A.A. deve partire e lasciare dietro a se un caffè amaro accompagnato da un ombra e da un labbro rosso fuoco che la incendia. A.A. era bello, bello da mangiarlo a morsi. E vederlo da lontano, mentre usciva dal bar, percorrere un tratto della stazione, scomparire ingoiato dal sottopassaggio e poi vederlo riapparire lontano come il momento, rese il taglietto un solco di paura.
L'antifurto fa parlare di sè, torna a suonare in ritmo binario tip tip tip tip e mio fratello si sveglia, sudato. nel buio cerca la lampada, invano.
40 secondi di niente.
Poi prende fiato e realizza: la ama, cazzo se la ama.
Rido nel buio, non avevo mai visto Giacomo così. "lo invidio, sai" dico al muro. ma il muro non risponde; gli ho chiesto cos'è l'amore e lui non risponde. non c'è rivoluzione nell'aria. da lontano il muro è stuprato da un tv accesa, a tarda notte, ad alto volume, su un canale dimenticato, o forse è solo il baccano del silenzio costretto. "scegli da che parte stare".
Il jazz è malinconia, ma leggerezza. Dice: “Non pensarci, baby, questa è la vita”. odio la pubblicità quando pretende di dare consigli. Campeggia nella mia mente una foto che non ricordavo, una maglietta nera con su scritto "Trust the media". Rido e la ricollego a qualcosa che ora non sa di niente, a quest'ora. Una batteria jazz è una boccata di piombo nella Milano anni '70 o forse, semplicemente, una batteria jazz. una batteria jazz è il mio affanno la notte, una batteria jazz è quello che pensava A.A al binario 2 in attesa del diretto per .., il biglietto stropicciato in tasca.
Lo schermo del mac illumina parzialmente il mio corpo abbandonato su una sedia con schienale semi-pieghevole rinforzato con cuscino. Guardo la camera e non mi sembra la mia. Ho mai avuto una stanza? Ho mai visto l'alba di gennaio?
l'alba di gennaio è come il latte rovesciato la mattina,una chiazza calda e dolce che brucia le dita.
Il cellulare è morto 3 ore fa e io mi sento 3 minuti più vecchia. Le 3 del mattino sono una droga, un po' come gli Oasis. Is this a morning glory? I think no. I think yes. I think that everything comes from the source. Un pianoforte sa cosa fare a quest'ora, io devo ancora decidere. ogni notte decido cosa è meglio per me. ed ogni notte lo dimentico. Penso che domani dovrei cambiare il mondo. ma so che domani avrò altro da fare e rimanderò. c'è sempre tempo e son giovane, mi ripeto in testa. mi appoggio allo specchio e passo l'indice sui miei zigomi. l'immagine immobile di una diciannovenne disorientata. "non pensarci,baby" i jazzisti erano alcolizzati, non potevano guardarsi allo specchio loro. ma avevo questo colore di capelli? e quegli occhi? dovrei smetterla di parlare di me, penso chiudendo la porta della camera. raccontami di te, mi piace ascoltare. ma la notte stasera non parla. è stata dura per lei. e a volte portare a casa il risultato è già abbastanza. it's 4 in the morning and I'm walking alone. le lenzuola sono sempre fredde. mio fratello pensa sempre a lei. l'antifurto muore,fuori. ieri ho sognato il mio funerale, piangevano.

(scritto a quattro mani)
Mattia Barro + PI

lunedì 16 giugno 2008

"Monetine"

datemi 
monetine per drogarmi

sabato 14 giugno 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Signorini si domandano"

Signorino M: Hai paura di me?
Signorina L: No
Signorino M: Hai paura di te?
Signorina L: No.
                 


Signorina: (inspira) solo a volte.


Smaltisci la rabbia tra una canna e una corsa sotto un cielo che non ha pietà dei nostri dolori e delle nostre ferite non rimarginate. Sbucciarsi le ginocchia scivolando su un mondo bagnato di piscio e lacrime. Smantelliamo questi sogni, i progetti, i bisogni, vendiamo i loro pezzi ad un rivenditore di anime di seconda mano o scambiamoli per una bottiglia di vodka liscia o di tequila, come preferisci. 
Il treno parte ogni ora ad e 33 sul binario 4. Scendi a Santhia e li ci sarò io. In macchina staremo zitti perchè non bisogna sempre parlare, ma bisogna anche riflettere su quello che non si vuole dire. E, infondo, non avrai tanta voglia di parlare. A casa dormirai nel mio letto e se la notte avrai freddo verrò a cantarti quei brani che conosciamo male. Sarò nell'altra stanza o li acconto a te con un sorriso serio e gli occhi stranamente concentrati. 
Fumeremo e tossiremo per il troppo fumo e se avrai le forze, ti porterò dove sono cresciuto, dove il mondo non esiste e la mente si espande, dove si respira ancora, dove non c'è nulla di bello, ma è tutto bello se sai vedere con il terzo occhio che questa natura ti impresta. 
Potremo anche correre per i prati o perderci nei boschi in piena notte, scappando dai cinghiali o da altri animali indomabili come il passato, i lupi, i venerdì sera al Plastic.
Che ne dici?

giovedì 12 giugno 2008

RACCONTO - "Carlotta non apre gli occhi"

Carlotta apre gli occhi. Si accorge di essere ancora vestita come la sera prima: leggings neri sotto un vestito perla chiuso da una grande cintura. Cerca la bottiglia d'acqua accanto al letto disfatto dai movimenti di una nottata, o meglio, di una mattinata molto agitata. Il corpo non ha ancora smaltito l'alcool e le altre sostanze che gli han fatto compagnia nell'ennesima notte brava. Finisce di bere e si pulisce la bocca con il dorso della mano. Strisce di un rossetto rosso acceso le tracciano trincee di sangue sulla guancia destra. Si siede a bordo del letto, ma ricade. Il mondo a quest'ora pesa un quintale. Il suo mondo ora pesa tonnellate. Il suo mondo ora non fa per lei. Ricade sul cuscino. Si stringe la testa che pulsa con le mani. Alle 16 ha un appuntamento con non sa chi o con chi sa chi è. Sono le 14, può farcela, lo sa. Si alza decisa e si avvia in cucina. Ingerisce due aspirine e le manda giù con un po' d'acqua anche se tentata di ingerirle con la coca cola aperta sul tavolo minimalista che copre metà della sua cucina. Lo stomaco brontola, ma non deve mangiare. Si sveste e indossa un paio di mutandine e una t-shirt bianca, di grandi dimensioni che le copre il corpo fin quasi al ginocchio. Va in bagno e fa pipì. Rimane seduta con le mutandine rosa appena sotto il ginocchio e la t-shirt appallottola sopra la vita. Si sforza di ricordare di ieri.
"Son caduta ad un certo punto? Ho limonato Christian? Ho preso dell'md. Erano Long Island o Mohiti? Ha messo quel pezzo che mi piace tanto mi pare. Ho limonato con Marta, forse. Mi son divertita?".
Si accarezza le gambe, stanche da una serata su tacchi sexy ed olimpionici. Scende con le mani e si accarezza le caviglie. Si desta dai suoi pensieri scordinati e si avvicina allo specchio: ecco che la sua anima deve fare i conti con un corpo che a dimentica la sua esistenza e punta all'autoesaltazione.
Il viso è tagliato in più parti da lacrime di mascara e ferite di rossetto. I suoi fragili occhi bordeaux son circondati da saette di fuoco, le occhiaie assaltano il viso, la stanchezza e l'essere 22 enne si manifestano su un volto che desidera sorridere.
Lo stomaco brontola sempre più forte, va in cucina e azzanna una mela senza lavarla. Torna in bagno con la sue refurtiva e a piccoli morsi decisi e silenziosi demolisce la prova. Pezzettini di mela si depositano sul lavandino. Apre l'acqua e si pulisce il volto. Sembra che una nottata e mille paure, a contatto con la sostanza insapore, inodore, incolore, si sciolgano e vengano rigettati e trasportati nella più lontana fogna di Milano.
Toglie dal proprio viso ogni residuo di ciò che non riesce a ricordare e che non vuole ricordare. Corre in cucina e accende il pc e lo stereo che, immediatamente, fa partire un cd contenente Bright Eyes.
"So there was this woman and she was, uh, on an airplane and she's flying to meet her fiancé sailing high above the--the largest ocean on planet earth and she was seated next to this man who, you know she had tried to start conversations
an really--really the only thing she heard him say was to order his bloody mary and she's sitting there and she's reading this really arduous magazine article about a
third world country that she couldn't even pronounce the--the name of and
she's feeling very bored and very despondentand--and then, uh, suddenly there's this huge mechanical failure and one of the--the engines gave out and they started just falling -an- thirty thousand feet and the pilot's on the microphone and he's saying, "I'm sorry, I'm sorry, Oh My God, I'm Sorry" and apologizing and she looks at the man and she--and she says,
"Where are we going?" and he looks at her and he says,
"We're going to a party, it--it's a birthday party.
It's your birthday party, happy birthday darling.
We love you very, very, very, very, very, very, very much."
Il trucco piano piano ridà forma ad un viso amabile, toscano, genuino. Si guarda, ora, tornata normale tra i normali. E sorride, ma non lo ammette a se stessa e allontana lo sguardo dallo specchio.
"Oh my morning's coming back
The whole world's waking up
Oh the city bus is swimming past.
I'm happy just because
I found out I am really no one."
Il cd si insinua in un suono più rurale, partono i Beirut. Il buonumore e il buonrisveglio sembrano ora prender vita nel corpo di Carlotta. Fischietta il brano mentre alza le varie persiane, facendosi sciogliere dal sole cittadino. Controlla il myspace. Non risponde su msn ad alcuni ragazzini che lei considera "troppo giovani e sognatori". Apre il frigo e poi lo richiude. Poi tentata lo riapre ed estrae un cartone di latte aperto. Si ritorna a Bright Eyes, ritorna la severità che non le appartiene. Annusa il latte, non è buono. Se ne versa un bicchiere e lo beve senza pensarci troppo. Si aggira per caso senza meta. Con calma arriva al bagno, alza la tavoletta, si inginocchia e vomita quel bicchiere con naturalezza. Nell'altra stanza Bright Eyes, "and tonight to celebrate, I will, I will poison myself". Si lava la bocca e va in doccia. Finito, si sdraia una mezz'oretta sul letto in accappatoio, con le gambe scoperte, senza sorridere.

Poche fermate della metro più ad ovest, Mattia è già sveglio da un'ora abbondante, immerso nel nero pece del suo monolocale in affitto, non vuole connettersi al mondo. Sa che più tardi dovrà vedere una ragazza che in un modo o nell'altro già ama e per cui già soffre, ma cerca di rimandare il pensiero a più tardi. Nella sua testa, un susseguirsi di pensieri angoscianti lo allarmano. "Ma se arrivo li e non so che dire? Se faccio la figura del coglione? Se non le interesso? Se non le piaccio? Cazzo, dovrei essere più positivo, ma se non le provoco nessuna reazione? Beh, se proprio non le piaccio posso tentar la carta dell'amico. Ma che cazzo penso? L'amico, io. Ho già troppe amiche che son amiche perchè me le voglio scopare, ce ne manca un'altra. Ma cazzo, ascolta i Beirut e mi parla in modo intelligente di Tarantino senza scadere nel banale. Ma è stronza. Sembra una stronza. Ma che ne so? Magari finge e potrei piacerle. Ma no, forse è veramente così: dannata, figa e stronza. E io so che ci rimango sotto. Ma dai, stavolta potrei mostrarmi un po' più maschio e non finire a piangere, no? Che in fondo non piango mai, però un bel pianto, o due cazzotti al muro, o, perchè no, un bell'urlo ogni tanto, ci starebbe.".
Si alza, butta nella pancia due panini e va in bagno. Guarda disgustato i suoi capelli che han assunto forme geroglifiche, la sua barba già ricresciuta, gli occhi perennemente inespressivi. Porta il Mac e fa partire una playlist a caso. Entra in doccia e cerca di lavar via paranoie superflue, ma son difficili da scrostare se ormai gli appartengono da così tanto tempo. I will live my fate. Esce dalla doccia, si asciuga e cerca di dar forma ad una chioma insubordinata. Non sa come vestirsi, non sa cosa dirle, non sa come muovere le mani. Le scrive "allora alle 4 in Duomo? Davanti alla Rinascente. baci". Aspetta per dieci minuti una risposta e inizia a preoccuparsi. Prova a sfogarsi sulla chitarra, ma i suoi riff risultano saccenti e banali e la deve rimettere a posto. Allora decide di rimettersi a letto e chiude gli occhi, agitato.

Carlotta si ridesta, beve acqua e decide come vestirsi. Ha bisogno di normalità. Legge un messaggio e risponde "ok, a dopo. bacio". Apre l'armadio, ma allontana ogni stravaganza alla ricerca di qualcosa di classico, di casual, di normale. Non vuole eccentricità questo pomeriggio. Opta per una camicietta bianca, jeans e Converse bianche. Occhiali enormi sul viso. Capelli raccolti in una coda. Tutto a ritmo di Beirut. A sunday smile.

Mattia si ridesta, beve acqua e controlla il cellulare. Legge la risposta al suo messaggio. My fate is here. Indossa un giubbotto di pelle grigio piombo aperto, una t-shirt bianca con stampa anonima, un paio di jeans stretti grigi, Converse nere. Occhiali enormi sul viso. Capelli scompigliati e ciuffo sull'occhio sinistro. Tutto a ritmo di The Niro. An ordinary man.

Le metro inglobano persone di ogni etnia e ceto sociale. Dall'emigrato che elemosina, al dirigente che non inquina. Sfrecciano davanti agli occhi di tutti, ritmate. Vanno a tempo con ogni canzone e ogni ritmo. Polistrumentiste di una città chiassosa.
Carlotta siede timida in una carrozza colma di disinteresse. Si guarda le unghie coperte da uno smalto nero, le quali manifestano il suo essere.
Mattia è in piedi in una carrozza stracolma di frettolosità. Ascolta gli Amari, il disco è "Scimmie D'Amore".
"Vorrei, conoscerti da quindic'anni
bere una birra per parlare dei tuoi amori
come fossero trent'anni che non ci vediamo
Con te vorrei, aver rubato mele da un albero
Vorrei,aver fatto buca a scuola la prima volta, con te."

Mattia si appoggia ad una colonna fuori dalla Rinascente e continua a cercare di distrarsi attraverso la musica. "Se giocassi con il dolore senza risentirne affatto, se giocassimo e basta?".
Carlotta lo intravede tra la folla di asiatici in visita al monumento milanese e lo raggiunge.

- Ciao - esordisce Carlotta
- Ciao, come stai? - replica impacciatamente Mattia
- Tutto bene, e te? - vede in lui il suo senso di smarrimento e imbarazzo, si avvicina, lo bacia sulla guancia e lo stringe a sè. Lei è forte.
- Bene, grazie - risponde incerto
- Andiamo alla Mondadori, voglio fare cose normali in locali normali - esclama sorridendo.
- Ok! Qualsiasi cosa tu voglia fare. Saremo perfettamente normali oggi -
- Nessuna paranoia e nessuna nevrosi -
- I promise -
- E' ora - sorride e prende Mattia sotto braccia.
Si incamminano per le vie del centro come una giovane coppia, nella norma. Chiacchierano sul bel tempo e sulla libertà che una grande città può donare a chi la vuole cogliere. I piccioni, impettiti e decisi come sempre, camminano tutto intorno. Lei prende la mano di lui e lo conduce alla Mondadori. I due scendono le scale mobili guardandosi, stupefatti di come la vita quotidiana possa essere semplice, se solo la si vuole accettare nella sua semplicità.
Percorrono gli scaffali gremiti di cd, cercando di emulare le coppie che intorno a loro vivono la loro tranquillità. Per mano si trascinano tra le sezioni pop e e quelle di musica italiana, evitando lndie-Rock, elettronica e qualsiasi suono son abituati ad ascoltare. Si fermano davanti allo scaffale delle colonne sonore.
- Che Bello questo cd- Carlotta
- E' vero, proprio Bello - Mattia
La gente non li guarda, non li nota. Non ci sono riflettori sui loro volti puliti.
Si stringono la mano, sorridono. Parlano di cose di una leggerezza unica. Sorridono ancora. Mattia si avvicina e le riordina un rosso ciuffetto subordinato dietro all'orecchio. Gli occhi bordeaux esprimono felicità inaspettata. Carlotta ascolta un cd, Mattia la guarda, innamorato quasi, disilluso forse. Lei balla su un disco di musica leggere e ride. Tutte le coppie qua ridono. Lui si avvicina e le dà un bacio sulla guancia. Lei arrossisce e gli sfiora il braccio mentre lui si allontana. Decidono di passare alla sezione film, commentando le commedie romantiche. Lei gli passa la mano la schiena, lui le aggiusta il colletto della camicia: sorridono ingenuamente.
Ritornano sulla strada principale, camminano fino a San Babila per poi tornare verso il Duomo. Si fermano in un bar. Mattia ordina un caffè, Carlotta un cappuccino. Ogni tanto le loro dita si incontrano a metà tavolo simulando le mosse delle relazioni amorose sedute nei tavoli vicini. Non c'è malizia nei loro occhi. Nessuno dei due nasconde qualcosa, tutti e due nascondono tutto anche se reciprocamente conosco i loro enormi errori. Ora, alle 5 e mezza di un giorno qualsiasi, in un bar qualsiasi, non c'è passato che tenga un presente così pacato, azzurro, semplice. I cuori battono, le bocche sorridono, gli occhi amano.
Ogni tanto, in quel mondo così lontano da loro, si amano. Si amano di un amore puro, diretto, libero da ogni pregiudizio. O forse solo Mattia ama. O forse solo Carlotta ama. O forse solo Mattia. Si alzano e mentre vanno a pagare, Carlotta da un leggero bacio sulle labbra ad un sorpreso giovane sognatore inesperto.
Le lancette non capiscono l'amore e corrono, corrono, corrono. Alle 7 i due lasciano il bar e tornano alla metro.
Il tempo si è fatto grigio quasi improvvisamente, rendendo pesante l'aria. L'amore soffoca. Carlotta riceve messaggi per una sera che si preannuncia difficile come questa atmosfera grigia. I due non si stringono più per mano, lei è impegnata a rispondere per una sera che si preannuncia difficile come questa atmosfera grigia. Scendono le scale mobili senza guardarsi. Mattia la cerca, lei è lontana.

Le metro inglobano persone con sentimenti diversi e sogni inespressi. Da un amore che si spezza su delle scale mobili, alla programmazione di una serata in cui distruggere un'anima. Sfrecciano davanti agli occhi di tutti, ritmate. Vanno a tempo con ogni emozione. Sintomi di una città indecifrabile.
Le metro conducono le persone verso percorsi diversi e i due devono separarsi. Mattia ha il cuore a mille e le mani leggermente sudate, e la bocca impastata. Carlotta è li. Lei lo bacia sulla guancia e se ne va, così. Mattia la vede sparire nei cunicoli della metropolitana, restando immobile. Quando sparisce dietro il primo angolo, abbassa la testa e cade sulle ginocchia. Rimane in un frammento di tempo dove tutti si muovono veloci per rientrare in casa e raggiungere le famiglie o i propri animali domestici o la propria tv dopo una giornata di lavoro. Un distratto impiegato gli concede un'elemosina di una moneta da un euro. Mattia stringe i pugni e li batte sul gommoso pavimento. Digrigna i denti.
Non esiste una normalità duratura, non esistono sentimenti contraccambiati, non esistono speranze se non in una giornata dove si finge di essere normali.
Quando sono arrivati gli artificieri e ci hanno disinnescati.

Mattia arriva a casa con gli occhi gonfi e una certa consapevolezza: sapeva dall'inizio che non avrebbe potuto funzionare, ne era sicuro, a vent'anni qualcosa sa. Ma sa benissimo che lui è uno di quei sognatori che anche di fronte a cuori a loro gelidi provano a trovare il modo di riscaldarli, sempre e comunque.
Carlotta arriva a casa di corsa e con una certa consapevolezza: stanotte c'è un bel giro di mdma e alcool gratis a casa di un amico, e poi a Plastic. Sa benissimo che sarà il suo ennesimo tentativo di scappare da tutto nel modo più facile.

Su msn, Mattia e Carlotta si scrivono in torno a mezzanotte e mezza concludendo così una loro intima conversazione:
- Buonanotte Mattia, vado a letto -
- Carlotta chiudi gli occhi. E sogna. -
- Grazie.Davvero. -
- Non vedi come sei? Cristallo. -
- Buonanotte. Mi sento di carbone io. -
Carlotta si sconnette. Mattia corre al cellulare e le scrive, "no, sei cristallo."
Lui è uno di quei sognatori che anche di fronte a cuori a loro gelidi provano a trovare il modo di riscaldarli, sempre e comunque.

Carlotta spegne il pc, risponde ad una chiamata:
- Si si scendo, dovevo solo finire una conversazione su msn - Carlotta
- Dai sbrigati, non perder tempo con qualche coglione del cazzo - voce maschile
- Si si, arrivo. Hai tutto te? Ne ho davvero bisogno -
- Si si, ma sbrigati -
- Corro -

Mattia spegne il mac e si mette a letto. Lei le manca e probabilmente gli ha perforato il cuore.



La musica è forte e non si riesce a parlare. Le lingue si contorgono.
- Mettila in questa bottiglietta - urla Carlotta.
Al Plastic risuona Pogo dei Digitalism. Carlotta balla ubriaca con una bottiglietta d'acqua in mano. La passa ad un amico. Lui ci traffica e gliela porge.
- Tutto in un sorso, amore -
- Ok, amore - Carlotta
Beve, il bordeaux perde intensità e si banalizza.
Lei limona qualcuno, si muove goffa, scivola, la portano fuori a braccia, Mattia dorme triste e innamorato, Carlotta vomita dietro al Plastic per un paio di volte, l'alba si rimpossessa di Milano, la notte si nasconde dietro l'angolo, ragazzi portano Carlotta a casa e la mettono a letto, la mattina prende sopravvento, Mattia si sveglia di soprassalto e cade in un vortice di paranoie che lo intrappolano nell'ade per ore, Carlotta dorme accanto a qualcuno.
Mattia non esce vivo dai suoi mondi, Carlotta non esce viva dai suoi mondi.
Alle 4 del pomeriggio si trovano su msn, ma non si scrivono.
Passano giorni, settimane, mesi. Anni.
"Vorrei, conoscerti da quindic'anni
bere una birra per parlare dei tuoi amori
come fossero trent'anni che non ci vediamo"


"Se gicassimo con il dolore senza risentirne affatto
Se giocassimo e basta"

mercoledì 11 giugno 2008

RECENSIONE - Soulwax @ Magazzini Generali, Milano (31.05.08)

Pubblicata su INDIE-ROCK.IT


Parlare singolarmente dei brani che i Soulwax suonano in un loro live non avrebbe senso. Sarebbe come prendere la ragazza che ti piace e considerare di lei solo un particolare ogni 4/5 minuti, perdendo completamente il senso globale della bellezza; un dettaglio è facile da rendere magnifico in confronto alla creazione globale di una forma perfetta. Quindi se la versione live di 'Standing In The Way Of Control' sono i suoi occhi che ti perforano il volto, 'Get Innocuous' è decisamente la sua chioma che si scatena in un ritmo infermale a colpi di funky.

Qualcuno potrebbe dire che i bianco vestiti Soulwax hanno il 'Soul', e non sarebbe solo un gioco di parole. C'è anima in quei cavi, in quei tasti, in quelle macchine. Carica, ritmo, gioco. Una marcia in più. Gli eleganti fratelli Dewaele e soci prendono quella ragazza e le fanno perdere la testa facendole muovere ogni parte del suo splendido corpo.

Ma non è un concerto diretto, unidirezionale. Il pubblico dà tanto, da tutto se stesso. Perché ogni corpo presente ai Magazzini Generali (strapieni il giorno dopo il flop di audience con i Lo-Fi-Fnk) è diviso tra l'entusiasmo del ballare e l'esaltazione generazionale del pogare. Anche vocalmente il pubblico accompagna ogni riff esploso dai bianchi belga; che sia Daft Punk, Gossip o Lcd Soundsystem. Ogni loop è un boato. Tecnicamente impeccabili, visivamente impeccabili.

Finito lo show, rimangono in campo i fratelli Dewaele aka 2manydjs per continuare a fare la cosa più logica e più difficile del mondo: far ballare. I 2manydjs son brillanti, estrosi, frivoli. Saltano da un brano all'altro velocemente, a volte da genere a genere. Stranamente stasera risultano un po' più spenti del solito, un po' troppo omologati. Manca quel brivido di genialità che li differenzia. Ma ci sta e ci si diverte comunque, con una dj-set sempre di altissimo livello.

Andarsene via mezz'ora prima poiché stremati, lascia un enorme senso di rammarico, ma le gambe cedono e lo stomaco a bisogno di integrare qualcosa. Ci si allontana dai Magazzini ancora brulicanti di gente, lasciandosi alle spalle quella splendida ragazza a ballare su quei suoni e quella parte di weekend che ci piace tanto. Ma da oggi la certezza è ancora più grande: "Parte del weekend non muore mai".

Panino, pullman, alba, letto. Parte del weekend non muore mai


Mattia Barro

RECENSIONE - Lo-Fi-Fnk @ Magazzini Generali, Milano (30.05.08)

Pubblicata su INDIE-ROCK.it



Ho visto cose surreali nella mia vita: alcuni quadri di Yves Tanguy, dei film di David Lynch e i Magazzini Generali così vuoti da sentire freddo, al penultimo giorno di maggio, come se fosse dicembre e i termosifoni fossero saltati. Approfondiamo quest'ultimo passaggio.

Si promuove l'unica data italiana dei Lo-Fi-Fnk ai Magazzini Generali: apertura cancelli 21:30, dj set di Natasha Slater alle 22, live alle 22:45. Arrivo alle 22 per non perdermi nulla e noto di essere l'unico nel locale, ma l'unico nel vero senso della parola. Alle 22:45 inizia Natasha Slater a mettere su dischi per le pareti nere e gelide. Tre quarti d'ora e salgono sul palco gli svedesi.

La gente si raduna, si affianca (ma neanche troppo) e una cassa dritta, che sarà il leit-motive del live, inizia a colpire. Il duo, nell'occasione divenuto terzetto, si presenta in formato minimale: 2 tastiere, un pad, un basso (utilizzato solo in un brano), pc e batteria elettronica. A provare a scaldare un locale da migliaia di persone, in cui battono solo una trentina di cuori, ci prova subito 'City'. E basta questo brano per capire tutto il concept dei Lo-Fi-Fnk: cassa dritta, cantato pop orecchiabile (già sentito, no?), suoni profondi ed aperti, innesti elettronici. Leo Drougge (cantante) prova ad instaurare un rapporto con il tiepido pubblico, ma, spaventato/demoralizzato dalla situazione, rimane spesso con gli occhi bassi a cercare concentrazione e divertimento, per tentare di scacciare i fantasmi che ogni affluenza minima crea in una band. Alla sua destra, August Hellsing, invece, ha già oltrepassato il fattore pubblico, dimenandosi tra un mix di breakdance anni '90, passi di Micheal Jackson e pose mimiche che riscaldano un po', ma, soprattutto, che strappano sorrisi.

I primi brani sono il meglio che la band riesce a sfoderare e in cui riceve maggior incoraggiamento dal pubblico: 'City', 'Adore' e 'Wake Up'. Sembra di sentire un po' i Cut Copy, un po' i Phoenix. Non c'è nulla di nuovo, ma non c'è nulla di copiato. Tutto è onesto e puro come la neve svedese, come i loro sorrisi impacciati, come poche decine di persone che si muovono impaurite in un locale che incute timore.

Il suono riesce comunque a restare e mostrarsi compatto, ampio, disinvolto. C'è da dire che i Lo-Fi-Fnk lasciano molto alla tecnologia, suonando il minimo indispensabile per giustificare un live. L'altra pecca è la difficoltà di sentire in modo pulito la voce di Drougge, coperto da un suono troppo potente per un locale così vuoto. Un onesto miscuglio di alti e bassi ('Steppin Out' non riesce, sfortunatamente, ad avere la carica che ha su disco).

Il bis (più che cancellabile) è composto da un brano cosi '90s da poter musicare film quali 'Vacanze Di Natale', 'Panarea' e derivati.

I tre, infine, ringraziano e timidamente escono di scena. Noi trenta, infine, ringraziamo e timidamente usciamo di cena attraversando un fitta folla di coloro che in gergo giovanile e no, vengono definiti 'tamarri'. Forse loro avrebbero apprezzato quel bis.

Andando verso la macchina, una ragazza mi ferma credendomi uno degli Lo-Fi-Fnk, ma, notando la differenza evidente tra un mediterraneo e uno scandinavo, ritorna sui suoi passi.

Cosa può lasciarti un concerto cosi? Un'ora lontana dal fiume che allaga la tua città natale, dall'inflazione in aumento del 3,5%. Inserisco la chiave, apro la portiera, accendo l'autoradio, metto in moto, faccio partire 'Boylife'. Sorridente torno a casa. Cosa può lasciarti un concerto così? Un timbro enorme sul dorso di una mano. Ed un sorriso, ed in questo periodo è già molto.

Mattia Barro