mercoledì 26 novembre 2008

INTERVISTA - Milosh

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Interview: Milosh
Incontriamo Milosh (accompagnato dal fido chitarrista Paul Pfisterer) alla Casa 139, appena finito il suo soundcheck. Ci sediamo e ordiniamo solo birra italiana, come loro desiderano. Accendiamo il registratore e ci inoltriamo in un percorso, a tratti psicologico, alla scoperta dell'intimo produttore canadese.

I-R : Qualche tratto generale per conoscerti: che musica ascolti solitamente?

Milosh: Vecchio folk, cose come Neil Young. Mi piacciono i Pink Floyd e ascolto molta musica classica. Seguo anche alcune etichette elettroniche, apprezzo molto i Telefon Tel Aviv...

I-R: hai anche collaborato con Josh Eustis dei Telefon Tel Aviv in questo disco, giusto?

M: Si, si è occupato del mixaggio e del mastering dell'album. Siamo buoni amici, parliamo spesso.

I-R: Puoi dirmi un nome di un'artista emergente che apprezzi molto?

M: Non è emergente, ma ultimamente ascolto molto Apparat, penso che abbia fatto davvero un bell'album...

I-R: Dato che hai citato Apparat, apprezzi anche la sua amica Ellen Allien?

M: Non conosco molto la musica della Allien, ma ciò che ho sentito mi piace, suona bene. Per tornare su chi ascolto, amo il nuovo disco di Dntel, un'artista di Los Angeles che ha lavorato anche nella mia stessa etichetta (Plug Research). L'avete sentito? E' folk contaminato dall'elettronica, è sorprendente. E' il mio disco preferito di questo periodo.

I-R: Ho letto che hai iniziato a suonare il violoncello quand'eri giovanissimo, addirittura a 3 anni. Quanto è stato importante questo evento? Come mai hai iniziato con quello strumento?

M: Sì, è stato chiaramente un evento fondamentale per me. Ho iniziato grazie a mio padre, lui suona il violino. Suonavamo insieme spesso, poi iniziai con il conservatorio e qualche piccola orchestra. Amo il suono del violoncello, lo trovo decisamente melodico. E' molto simile alla voce umana, a quella di un tenore.

I-R: Spazi tra Neil Young, musica classica, Apparat e ciò si rispecchia molto nella tua musica. Quanto serve, secondo te, avere un'ampia cultura musicale?

M: Credo sia veramente veramente veramente importante. Bisogna sentire qualsiasi cosa. Puoi trarre idee dalle ritmiche della techno, melodie dalla pop music e dall'elettronica puoi trovare interessanti modi di lavorare il suono da poter poi utilizzare per la tua propria musica. L'opportunità di avere una mente aperta può portare a dare diversi sapori alla musica che fai.

I-R: Recensendo il tuo disco ("iii"), ho scelto, per definirlo, termini come 'Primo Amore', 'Intimità'. Tu che emozioni ci hai messo li dentro?

M: Ho messo ogni mia emozione in quel disco. Cerco sempre di scrivere canzoni che siano molto personali e intime. Tutti i miei brani parlano di esperienze che son accadute a me. Parlando di eventi ed emozioni condivisibili, la gente può, in un qualche modo, connettersi a ciò. Credo che questa sia la cosa più importante del fare musica.

I-R: Come sei cambiato e come è cambiata la tua musica dalle tue prime produzioni?

M: Personalmente, ho avuto due relazioni che son finite.

I-R: Oh...

M: ...capita. Comunque, ho registrato l'ultimo disco in Thailandia mentre il primo l'avevo registrato il Polonia. Ho viaggiato, e viaggio ancora, parecchio, scoprendo e conoscendo molte altre culture. Musicalmente son diventato un po' più pignolo riguardo alla scelta dei singoli suoni. Nel primo disco non riuscivo ad avere un controllo così preciso su ciò che volevo fare mentre, in quest'ultimo, avevo idee ben precise. Con l'introduzione della chitarra ho reso meno elettronica la mia musica. Questo è, probabilmente, il cambiamento più grande: è il percorso che in futuro voglio seguire. Credo sia una buona risposta, no?

(sorrisi vari)

I-R: Come ti trovi a viaggiare cosi spesso?

M: Viaggiare è difficile perché suonando è un continuo spostarsi: Londra-Milano-Berlino, aerei-treni-macchine. La parte più stressante è svegliarsi alle 4 del mattino per prendere l'aereo alle 6 per arrivare alle 10 ed essere in uno show radiofonico alle 11. è tutto un ta-ta-ta-ta, sai, senza sosta. E sei sempre stanco...

Paul Pfisterer (chitarrista che segue in tour Milosh): ...e con la barba incolta.

(risate)

I-R: In una tua intervista hai definito la tua musica come una fotografia della vita. Come descriveresti questa fotografia se dovessi solamente usare le parole e non la musica?

M: Uhm... Credo che la definerei: Abbastanza bella. Ci son cose positive, altre meno, ed altre totalmente negative. C'è dentro la gente che incontri. Direi che è come la mia vita: abbastanza buona [definita proprio "Pretty good", ndr]. So che la mia musica spesso suona molto triste, ma sai, la tristezza è così bella. Non credo che la tristezza sia una sensazione negativa, anzi, penso che sia veramente bellissima. Magnifica.

I-R: In una tua dichiarazione sostenevi che nella tua musica cerchi il giusto compromesso tra tecnologia ed anima. Credo che il punto di unione sia la tua voce, trasmette la tua anima anche attraverso le varie lavorazioni che compi su di essa. Pensi che quel legame sia mantenuto dalla voce?

M: Per me la voce è uno strumento, è importantissima, soprattutto in chiave live. Ciò che cerco, però, è il giusto bilanciamento tra i suoni. La chiave sta nel bilanciamento. Ogni suono deve perfettamente amalgamarsi con gli altri fino a creare una perfetta armonia.

I-R: Qual'è il processo di lavorazione delle tue canzoni?

M: Ah, quello è sempre diverso. Cerco di non limitarmi mai e di non incanalarmi in un'unica strada per sviluppare un brano. A volte parto da un beat che suona bene o suonando dalla tastiera. A volte parto da una linea melodica. Non ho una sola via di sviluppo. Voglio divertirmi a far musica.

I-R: Cosa provi prima-durante-dopo un concerto?

P & M: Questa è una buona domanda. Ah.

M: Come ti senti te Paul prima di un live?

P: Nervoso. Ma non è una sensazione negativa. E' quel nervosismo che fa si che l'emozione e la carica giusta rimangano in te per farti fare un buono show.

I-R: Quindi tendete ad essere nervosi?

M: Sì, decisamente. Ma è un buon nervosismo. Come quando devi baciare per la prima volta una ragazza. Il momento prima sei nervoso anche se sai che sarà stupendo ed emozionante. Ed è lo stesso quando suoni. In più, quando sali sul palco, non ci sei solo più te con i tuoi sentimenti, ma un reciproco scambio con il pubblico che ti sta ascoltando ed è come un continuo movimento di emozioni all'interno di uno stesso ambiente. E' importante creare un rapporto. Quando finisce il live, invece, siamo quasi sempre un po' dubbiosi sulla nostra performance e pensiamo cose tipo "potevamo far meglio", "abbiamo suonato di merda", ma invece, un paio d'ore dopo iniziamo ad apprezzare e a dire "ah, abbiamo suonato bene", "è stato un bel live, divertente".

P: Il live dipende sia dal pubblico che da chi suona. E' un rapporto inscindibile. Il pubblico diventa parte dello show. A volte suoni meglio, a volte peggio...

M: E' una questione di Esserci. Esserci in quel momento. Essere presenti. Ci sei te e c'è il pubblico: questo è il bello. Come diceva Paul, a volte canti meglio, a volte suoni peggio, non è ciò che importa. Tutto dipende da il rapporto che si è instaurato con l'audience.

I-R: Qual'è la tua opinione riguardo alla diffusione della musica in internet?

M: Ne sono affascinato. Personalmente, mi piace come la gente possa parteciparvi e, ad esempio, possa cercare la mia musica, vedere dove suono, contattarmi. Devo molto ad internet. Credo che 10-15 anni fa era tutta una questione di mainstream, di pop, di majors. Internet ha riportato la musica al suo stato di creatività. Negli anni '60 prima c'era la musica e l'arte e poi l'immagine. Ultimamente con tutte queste Britney Spears la situazione stava degenerando. Ora, invece, puoi decidere cosa ascoltare, chi ascoltare, trovare nuovi artisti. Acculturarti. Credo che internet abbia davvero un potere enorme.

I-R: Spostiamoci in una sfera più personale. 'Remember The Good Things' è il titolo di una tua canzone (dall'ultimo disco). Qual'è la prima bella cosa che ricordi della tua vita musicale e della tua vita in generale?

M: Uhm...

P: Un'intervista tosta, eh?

M: Si, decisamente dura. Partiamo con la musica. Il primo ricordo si rifà a quando avevo 16 anni e ho suonato la batteria davanti a 3000 persone. E' stato fantastico. Ed è ciò che poi, quando ho iniziato la mia carriera, mi è sempre piaciuto provare. Il sapore dei live show. Un altro ottimo ricordo è stato quando ho firmato per la Plug Research e ho potuto così pubblicare i miei dischi e farli sentire ad un maggior numero di persone. Son contento che mi abbiano dato questa possibilità.

I-R: E personalmente?

M: Ce ne sono parecchie. Il periodo scolastico è stato fantastico. Sono andato ad una scuola eccezionale, una scuola d'arte. Mi ha lasciato molto. Cos'altro... Il mio primo bacio con una ragazza è stato figo, la prima volta che l'ho fatto è stato figo...

I-R: Diciamo le prime volte in generale quindi?

M: Si si, giustissimo. Le prime volte ti lasciano qualcosa dentro, sempre.

I-R: Qual'è la cosa più importante nella tua vita?

M: Ah, un'intervista difficilissima.

P: Da psicologo...

M: Allora mi sa che scoppio a piangere

(risate)

M: La cosa più importante per me, credo sia essere una brava persona. Far sentire le persone meglio, anche solo in parte. C'è tanta musica arrabbiata o dance music/drug music, io, invece, voglio fare musica che lasci qualcosa di bellissimo. Poi credo che sia davvero importante l'ambiente. Impegnarsi a salvaguardare il mondo in cui siamo coinvolti con le scelte che si fanno: cosa mangi, come vivi, con che mezzi ti sposti. Ad esempio, noi andiamo in bicicletta il massimo che possiamo. Ci son tante piccole cose che ognuno di noi può fare per cercare di migliorare il nostro ambiente. Fare la scelta migliore ogni volta che c'è la possibilità: credo sia questo ciò che è davvero importante. Ora in tournée dobbiamo spostarci spesso in aereo e questo non è il massimo. Infatti per spostarci in Europa eviteremo gli aerei e ci sposteremo con mezzi decisamente meno inquinanti.

I-R: Per esempio, i Radiohead utilizzano navi per i loro spostamenti.

M: E' un piccolo, ma importante cambiamento: cercare di portare il minimo disagio al mondo. Ritengo altrettanto rilevante la questione Cibo. Meglio prediligere cibi organici rispetto agli Ogm, meglio comprare ciò che c'è nei mercati di Montreal rispetto a quello che arriva direttamente dalle industrie. Privilegiare ciò che è locale così da evitare l'inquinamento derivante dal trasporto di esso. E' davvero importante. E' stata una domanda davvero difficile, ma credo di aver dato una buona risposta, no?

I-R: Certo. Questo discorso mi ha fatto venire in mente i Sigur Ros, tornando anche a parlare di musica che cerca di portare buone sensazioni. Che ne pensi di loro?

M: Li ammiro molto. Li ho visti ad un festival in Irlanda e penso che facciano davvero della musica grandiosa. E' ciò che serve alle persone. Non quelle cazzate che passano in tv, tipo 50 Cent, donne, sesso, diventa ricco o muori provandoci. Quelle son stronzate. Penso ci siano davvero emozioni Stupide dentro. Non è il mondo che viviamo, non è ciò di cui ha bisogno il mondo.

I-R: La cosa più importante che hai imparato nella tua vita?

M: L'idea di essere presenti. Non nasconderti o progettare il tuo futuro. Essere presente. Quando fai musica, quando parli con la gente, quando fai l'amore. Esserci. La cosa migliore che tu possa fare è vivere il momento. Sto andando bene in queste domande difficile. (ride)

I-R: Hai parlato di essere presente, quale pensi sia il tuo ruolo nella musica, nell'arte?

M: Non penso sia importante pensare ad il proprio ruolo. Io cerco di essere onesto, onesto nella musica che faccio e nella vita. Provare a fare ciò che ritengo importante per me. Divertirmi a far musica e trovarmici a mio agio. Non cercare di fare qualcosa per qualcuno per forza. Essere una buona persona che crede in sé e che cerca di regalare emozioni. Potrei dire di sentirmi quasi come un cantautore, per quanto la mia musica sia abbastanza lontana da questi canoni.

I-R: Dato che abbiamo ancora un po' di tempo, torniamo a parlare della tua musica. Campioni molti? Ad esempio suoni dalla natura, effetti tratti dall'ambiente che ti circonda?

M: Nel primo disco ho campionato molte cose: io che suonavo il bongo della mia ragazza, io e lei che ci baciavamo, bottiglie, cose così. Mi piace registrare il pianoforte mentre lo suono in una stanza, così da salvare la sensazione che si viene a creare mentre suono quelle note. Rende tutto più intimo e personale. Amo anche i synth e i software; è fantastico poter far musica ovunque e sempre.

Finiamo l'intervista con un enorme sensazione di benessere, e Milosh e Paul ci invitano a cenare con loro. Dopo il live ci chiedono se possiamo portarli a far vedere un po' Milano e ce li portiamo dietro prima al Rocket a sentire i Sexual Earthquake Of Kobe (che apprezzano molto e per cui Paul spende tutti i suoi soldi in merchandising), poi ai Magazzini Generali e infine a mangiare brioches con nutella ad un forno. Dire di aver conosciuto due persone squisite, sarebbe riduttivo.

Recuperiamo solo in un dialogo di una notte divertente ed intensa.

M: io non credo in Dio.

I-R: volevo farti questa domanda all'intervista, ma mi sembrava troppo personale...

M: No no, dovevi farla. E' importante questo discorso. Io non condanno chi crede in Dio, assolutamente, ma condanno la Chiesa. Gli sprechi, i vantaggi tratti dall'ingenuità delle persone, i lussi per una religione che si fonda sull'umiltà.

I-R: Pensa che in Italia, con lo Stato Vaticano a due passi, siamo praticamente in balia del clero ancora adesso, nel 2008. Ciò che viene detto dalla Chiesa è ciò che dobbiamo fare, praticamente. Immagina solo questo.

M: Incredibile...


Mattia Barro con la collaborazione di Roberto Grosso Sategna

RECENSIONE - Sexual Earthquake In Kobe (29.10.08)

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT

Sexual Earthquake In Kobe @ Rocket, Milano
Uscire dall'incredibile emotività di Milosh e infilarsi al Rocket, nella stessa sera, è impresa ardua. Di scena, al Rocket, i francesi Sexual Earthquake In Kobe, giovane band nu-rave.

Si passa dal blu e rosso diffuso della Casa, alle strobo epilettiche che accompagnano i ritmi scatenati dei cugini d'oltralpe. Giovani e veramente nerd, sul palco, si trasformano in Psycho Killers. Basso, voce e tastiere e con ingegnere del suono a seguito. Ritmi forsennati, tastiere fluo e riff di basso sporchi. Una perfetta combinazione di suoni homemade.

Si sente decisamente troppo spesso, però, quel suono tipico francese, in italiano traducibile con 'tamarro'. Spesso i loro fratelli grandi, i Justice, appaiono qua e la come spesso appaiono i cugini Crookers, con tutta la nuova scena da clubbin' al seguito, in particolare quando la band cerca un approccio più dance-club e meno rock.

In evidenza la sezione visual, grazie alla proiezione in contemporanea dello stesso live con effetti deformanti. Il pubblico, comunque un po' scettico sul livello di rumore prodotto, rimane molto ancorato al pavimento, senza lasciarsi andare.

La forza dei SEIK è, chiaramente, l'energia e la spigliatezza on stage e forse, con una risposta maggiore del pubblico, l'atmosfera sarebbe potuta esplodere o, quantomeno, generare un terremoto sessuale a Milano. Peccato.

A show concluso, il classico banchetto della band mostra una varietà incredibile di copertine con cui viene incartato il disco-ep dei SEIK (tutto fatto a mano con materiale di riviste, giornali, confezioni) che, oltretutto, è venduto ad offerta libera.

Un gruppo da tenere in considerazione e da riosservare e riascoltare tra un pizzico di maturità in più.

Mattia Barro

lunedì 24 novembre 2008

"Bisturi, tampone, divaricatore, bistruri, tampone, complicazioni, bisturi, tampone" - SDVQ-

E lei era sotto i ferri mentre io ero ai ferri corti con la vita.
Vorrei salvarti, ma non posso. Come la masturbazione ed il sesso. I miei rapporti asettici come la sala operatoria dove giaci e conti alla rovescia per dar tempo all'anestesia di portarti via.
10.
E non c'è rumore più raccapricciante dei guanti che vengono indossati.
9.
E puoi sentire solo il freddo. Delle emozioni, del dolore, del metallo.
8.
E della morte. Che canta la ninna nanna.
7.
Sentirsi vegetali con un tubo in gola. Un tubo in gola. Hai un tubo in gola.
6.
Sei un po' stanca vero?
Ti lascio dormire.


I rosari nelle mani dei parenti lasciano stigmati. Ma non è Dio, ma la forza di crederci sempre.
Dio sbadiglia della routine.
Ti nutriranno in flebo. Poi con pappette. Odierai lo spreco egoista dell'anoressia.
"Sei incinta?"
"Sei sicura di non essere incinta?"

Bisturi, tampone, divaricatore, bistruri, tampone, complicazioni, bisturi, tampone.


Mattia Barro

"Ora che inizi a lavorare a tempo pieno" -SDVQ-

E ora che inizi a lavorare a tempo pieno devo capire come occupare attimi, case, scuole, palazzine abusive. Calpesto i tuoi piedi di piombo senza che tu possa sentire me o i Tv On The Radio. Diminuiranno scopate e nottate a parlare come adolescenti: siamo già vecchi.
Muro contro muro è solo claustrofobia.
Milano contro Milano.
Son salito in macchina e son sceso al primo allarme perchè è tutto così scontato che sembra già periodi di saldi o periodi di Natale che gli abbondanti ipermercati già trasmettano Jingle Bells. Son sceso al primo verso. Ho imprecato verso te.
E ora che inizi a lavorare a tempo pieno devo capire come occupare attimi, case, scuole, penitenziari stracolmi. Sindaco di sto beneamato cazzo. Sindaco di sto beneamato cazzo.
Mi han chiamato e detto di ubriacarmi mi han chiamato e detto di ubriacarmi mi han chiamato e mi han chiesto da quanto è che non bevo e mi han detto di ubriacarmi. Il gomito si eleva. Il tasso alcolico si eleva. This wil be my next saturday baby. Sto morendo di riff anoressici e della tua voglia asettica di strapparmi il cuore. Te lo volevo dare senza tutte queste sale operatorie affittate o camici o guanti in lattice o latte in polvere. Ma preferisci prenderlo perchè non ti è dato, come il sesso a prostitute. Come il sesso.
C'è scritto di non spingere il tasto rosso e ti ci sei seduta sopra con tanta noia che ti ho detto "dato che ci sei sputaci anche sopra no?". Hai detto "Oggi voglio litigare", ti ho detto "non puntualizzare il momento". Avverbi di tempo con perturbazioni su tutta la penisola. I crolli a picco delle nostre azioni, delle nostre azioni e dei gradi centigradi. Gradi centigradi. - 2 gradi centigradi. Fa un freddo del cazzo e non ho una giacca pesante per coprire le ferite che mi hai aperto sulle braccia. Che ora sembro un tossicodipendente. Un eroinomane. E tu ti senti un'eroina. E non riesco a comprarti nemmeno con i soldi che mi son fatto dando via culo ed anima. Ed anima.
Mi hai detto che è normale essere freddi a questa temperatura. Io ho detto che è normale essere stronzi. Non ci troveremo mai d'accordo. Ci stan rubando tutto. Emozioni, sensazioni, opere d'arte. Anche la lettera M cazzo. Che il nostro a_ore sarà a_ore per se_pre. A_ore per se_pre.


Mattia Barro

martedì 11 novembre 2008

"Occupato. Spazio" - SDVQ

Ti respiro addosso. E non c'è contatto. Cazzo. Non c'è contatto.
Il contrasto delle nostre ombre sul muro perchè fuori, si, c'è luce, ma è nuvolo da far schifo. Le mie mani scorrono sul tuo freddo carbonio.
Muro contro muro.
Gelo contro gelo.
Me contro me.
Te contro me.
E ti respiro addosso, quasi. Il tuo corpo, per quanto sia sinuoso, è dannatamente rigido. Occupi spazio. Sai, occupi. Spazio. Occupi. Spazio.

OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO.


Il gelo canta brani commerciali. Fottute sigle pubblicitarie.


-Stralci di Vita Quotidina-
Mattia Barro

lunedì 10 novembre 2008

"E gli eventi" - SDVQ

E mi alzo con un mal di testa tremendo a causa del tuo zampettare tra i tasti che sei sveglia da un po' ed è tutto un tictactactictac che le mie tempie pompano benzina a 1,4 €/l, come le prostitute. Rumene e per lo più minorenni.
Tu dici "i miei capelli sono uno schifo" e io metto su il caffè che lasceremo raffreddare e che porteremo alle nostre bocche freddo ed amaro. E americano. USA. Mischialo alla mia personalità. Shakera.
Le tue gambe son così magre e le tue labbra così all'ingiù che mi ricordi la bambina con in mano il cartello "non o familia aiuta me" che ho superato ieri, sbadigliando e con l'ipod al massimo. Siamo anestetizzati dalla pietà, dalla violenza, dalla sofferenza, dalla sofferenza, dalla sofferenza e dalle operazioni a cuore aperto. Medici della mutua. Mute subacquee per uscire da sto mare di merda.
E sei pallida. Cazzo se lo sei. Da spaventarmi.
Ti faccio mangiare.
Ti faccio bere.
Ti faccio coraggio.
Tictictictictictictictactactactactactactictictactactictictactactictictactactactictictaccc.
Ti passo la mano tra i capelli come per dirti "stai tranquilla, ci sono io" e vorrei che dicessi "grazie", ma dici "ho dei capelli orrendi ora".
Ma non staresti bene con il segno della mia mano sul tuo viso pallido. Pallido da spaventarmi.
E gli eventi e gli eventi e gli eventi, dicono che mi salveranno. Come nei videogiochi ai save points. Ma la memory card è piena.
Cazzo.
Mi chiama e dice "Ne uscirai, ne uscirai, ne uscirai", chiedo come. "Ne uscirai", dice.

RECENSIONE - Milosh (29.10.08)

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT

29-10-2008
Milosh @ La Casa 139, Milano
Luci basse, prevalentemente un rosso diffuso, o un blu, sedie e tavolini sotto il palco. Qualche birra a metà. La Casa 139 si veste d'intimità per la messa in scena dell'unica data italiana del canadese Milosh.

Ad aprire, i Noise Under Dreaming. Suonano un rock strumentale senza la partecipazione del basso che, almeno secondo noi, sarebbe fondamentale, soprattutto in questo genere. Manca qualcosa nelle loro atmosfere e, forse, l'abbiamo già trovata.

Presentazione minimale, invece, per Milosh, che si circonda solo di tastiera, Macintosh e loop station per la voce, accompagnato sul palco dal chitarrista canadese Paul Pfisterer.

E' sarà proprio l'uso dei loop sulla voce a ricreare quelle oniriche rappresentazioni sonore che contraddistinguono le produzioni di Milosh e ad arricchire il minimale approccio strumentale. La componente elettronica lascia maggiore spazio alla componente acustica producendo un maggiore impatto emotivo e riservato. Il connubio voce-chitarra si fa padrone dell'intero live, mostrando le enormi capacità vocali di Mike Milosh, vero valore aggiunto.

E più che di canzoni suonate, bisognerebbe parlare di emozioni evocate, di colori tenui, di autunni e primavere. Perchè un concerto di Milosh è prevalentemente questo: cercare di migliorare l'umore delle persone, tinteggiarlo. Un'ora di benessere ed intense sensazioni.

Mattia Barro

domenica 2 novembre 2008

INTERVISTA - The Banshee

Pubblicata su
INDIE-ROCK.IT



Interview: Banshee
Raggiungiamo tramite MySpace i Banshee (in particolare Jago, voce chitarra, e Nico, chitarra) per una chiacchierata, dopo che la band ligure ha pubblicato l'album 'Your Nice Habits' e dopo le recenti tappe live a Londra e nel sud Italia.

Indie-Rock.it: Iniziamo con qualcosa di facile: una parola per definire i Banshee. :

Banshee: Estremi.

I-R: Il vostro nome riporta subito alla mente la scena new wave degli anni '80. Secondo voi, quanto è stato importante quel periodo storico nella storia della musica e quanto è stato influente per la vostra musica?

B: Mi diverte l'aspetto sperimentale ed eversivo della new wave. Non solo nella musica, ma anche nella letteratura e nel cinema. Ritengo che sia stato molto importante come periodo storico e sinceramente vorrei averlo vissuto!

I-R: Che musica ascoltate?

B: Death metal.

I-R: Segnalate gli artisti che, su di voi, hanno ed hanno avuto una forte influenza e un'artista/band emergente che vi ha interessato. Perché tale scelta?

B: Forse una delle band che da anni e tutt'ora ho come riferimento sono i Radiohead, penso che abbiano creato qualcosa di veramente nuovo e che molti dei loro dischi siano tra i migliori della mia 'collezione'. Un artista emergente che ci ha stuzzicato parecchio ultimamente è White Williams, giovane solista newyorkese che ha recentemente pubblicato il suo esordio, credo che abbia sonorità e idee geniali.

I-R: Quale è stato l'evento che vi ha portato ad iniziare a suonare, sia singolarmente che poi con il nome di Banshee?

B: Ne parlavo in questi giorni, è difficile identificare un momento, credo che per tutti noi i sabati pomeriggio da teenagers al Fitzcarraldo di Genova abbiano significato molto all'epoca, peccato che ora sia chiuso da anni.

I-R: Come i Port-Royal (altra band riconosciuta a livello internazionale), venite da Genova. Quanta importanza date alla vostra città? Com'è la scena?

B: La scena è scarsina anche se ci sono diverse band che fanno ottimi dischi, direi che, collegandomi al discorso di prima, il problema di Genova sta proprio nel fatto che adesso un 13enne non ha più un Fitzcarraldo dove andare. In realtà neanche io ho un posto dove andare e non ho più 13 anni, da noi si dice così: 'a letto senza scena'.

I-R: Vi ho visti la scorsa primavera al Gasoline e mi avevate colpito per il forte impatto dell'esibizione. Che valore ha per voi la dimensione live e quale sensazioni provate quando accende gli amplificatori di fronte al pubblico? Soprattutto considerando i vostri brani che sembrano dipendere molto dalla stretta relazione pubblico-palco-disco.

B: La dimensione live è tutto per noi, è l'inizio e la fine di tutto, la sensazione di suonare i propri pezzi davanti ad un pubblico e riuscire a coinvolgerlo nella nostra delirante messinscena é impagabile. Ti fa venire voglia di fare migliaia di chilometri in furgone alla settimana sulle autostrade italiane, mi spiego?

I-R: Che sensazioni avete provato nel vedervi nominare dall'NME, una delle testate più importanti del genere? A proposito, come siete stati accolti dal pubblico londinese nei vostri recenti live anglosassani?

B: Quando ho visto l'NME, la prima cosa che ho pensato è stata: "No, dai! E' chiaramente un fotomontaggio!" poi ho cominciato a barcollare e sono svenuto sul pavimento... I live in UK sono comunque sempre un gran divertimento, il pubblico là è fantastico e si conosce sempre gente interessante con cui confrontarsi, parlare... Molto stimolante.

I-R: Unendo l'Inghilterra e il vostro ultimo disco, come è nata la collaborazione Luke Smith? Come vi siete trovati ad affrontare un lavoro che già sulla carta sarebbe stato di respiro internazionale?

B: Abbiamo cercato noi Luke, era il primo della lista per i produttori di 'Your Nice Habits', l'unico che abbiamo contattato perché ha accettato subito. Lui è un grande, proprio simpatico, oltre che essere un produttore geniale e un'ottima persona con cui lavorare. Tutto è venuto da sé comunque, ci siamo trovati benissimo fin da subito, dalle prime telefonate alle giornate in sala prove per poi finire in studio a lavorare a ritmi serratissimi ma con grande tranquillità ed entusiasmo. Ora è New York, al lavoro per i Depeche Mode. Però se non avesse registrato un disco per noi, non so se Dave Gahan & Co. lo avrebbero preso, eh!?

I-R: Continuando a parlare del vostro ultimo lavoro, quali riscontri avete avuto tra pubblico e critica? Come pensate che si sia evoluto il vostro percorso sonoro?

B: Devo dire che i riscontri sono ottimi, meglio di quanto mi aspettassi, sia dalla critica che dal pubblico. Il discorso dell'evoluzione sonora è complicato e ovviamente in atto continuamente, ora stiamo sperimentando molto, abbiamo scritto pezzi con computer e campionatori, vedremo che ne verrà fuori, al momento so solo che c'è una grande spinta creativa, non so dove ci porterà di preciso ma va bene così!

I-R: Cosa vi ha lasciato 'Public Talks' a livello personale? :

B: Cosa ho lascio io a livello personale, vorrai dire?! Pensa che avevo una relazione con Heidi Klum, solo che suonavo moltissimo e non ci riuscivamo mai a vedere!

I-R: Italianità e musica. Come si rispecchia l'essere musicisti nel vostro quotidiano? C'è maggior interesse da parte della gente o siamo ancora in uno stato dove essere musicisti equivale ad essere "perditempo" e "bamboccioni" [citando chi può permettersi di perder tempo sul serio, ndr]?

B: Mia madre mi considera un perditempo e così molte altre persone, in realtà l'idea di poter fare solamente i musicisti è utopica almeno in Italia, è ovvio che se capiterà ne saremo ben contenti, per ora stiamo coi piedi per terra e ci teniamo aperte altre strade.

I-R: Facendovi un'intervista tramite e-mail e avendovi contattato tramite MySpace, quest'ultima domanda sorge spontanea. Quanto è importante la dimensione web nella vostra musica e nella vostra vita?

B: E' importante ma non totalizzante, ovviamente il web ci serve e ci aiuta moltissimo, ma non siamo tipi da passare le giornate su MySpace o Facebook, ci piace fare altre cose, inoltre con tutte le cose che abbiamo da fare, non abbiamo veramente tempo per abusarne.

I-R: Se volete concludere con una libera dichiarazione...

B: La libertà sta nel non dire nulla, a volte.

Mattia Barro

venerdì 24 ottobre 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "E io che avevo un full"

E i re.
E le donne della mia vita rappresentate su quelle quattro carte per cui ho perso la mano della vita al poker del lunedì sera.
E il Rocket il martedì.
La Champions il mercoledì.
Ti ho preparato la cena ma vedendo che son le 2 del mattino, deduco che ormai non arriverai più.
E non arriverai più con i mezzi in sciopero, con i rapporti in sciopero.
E io che avevo un full.
E io che avevo un full.
E io che avevo un full.
Cercare di scopare il cazzo il giovedì.
Intossicarsi il venerdì.
Avevo un piano per portarti via da qui, ma ora mancano i soldi. soldi. soldi. soldi.
Relazioni telefoniche a cui non rispondi, relazioni telefoniche ad insulti, relazioni telefoniche tim-3-vodafone-wind. Scopiamoci i call center che sono esperti. Cuffiette e microfono.
E io che avevo un cazzo di full.
E io che avevo un cazzo di full.
E io che avevo un cazzo di full.
Per il weekend preferisco l'inquietudine di 20 mila abitanti impagliati che sfrecciano su e giù nel centro, nel centro di chissàche chissàcosa chissàperchè.
Un tris e una coppia son esteticamente un piacere.
Quattro donne sono una convivenza difficile. Sono alleanze.
"Puoi capirmi e non insistere".
Non posso comprendere di perdere con un full in mano. Dico io, un full in mano.
Un full.
Un full.
Un full.
Mi puoi ridare quei soldi che ho la prima rata dello strozzino?
Il Messico è così lontano, lontano lontano lontano là dietro l'oceano? Acqua.


E' solo acqua, pensai mentre stavo affogando con il corpo immobilizzato.


Mattia Barro

lunedì 20 ottobre 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "The Devil, You+Me"

Prendi un brano dei Notwist, prendi i suicidi, prendi una dipendenza cronica a cui sai solo fingere di dire stop. E cerca di mandare giù tutto con un po' d'acqua. Superata l'iniziale pesantezza, il gusto acre, l'insensatezza del gesto, solo allora, le polaroide inizieranno ad avere senso. The Devil, You+Me.
Serra le persiane prima che diventi giorno. Perdi la cognizione del tempo alle 10 del mattino e alle 10 di sera, con gli occhiali grossi, giganteschi, grotteschi. Testa dentro.
I vicini che rientrano spingendosi sghignazzanti alle 4 del mattino, dormire soli come i cani nelle loro cucce, i carcerati in isolamento, tutti i nostri genitori e i matrimoni e le separazioni non per fare male, ma per peggiorare tutto.
E l'alcool non scende fluido e rapido se la corda della tua impiccagione ti blocca la gola come nel sesso estremo o negli attacchi di panico durante i "grazie di tutto", "grazie di essere qua", "grazie al cazzo". E continueremo ad avere attacchi mentre la fase difensiva risulterà essere raffazzonata e grossolana. Allenatori nel pallone con le palle girate. Perdiamo in casa. Perdiamo la casa.
The Devil.
Le chiavi non entrano nelle fessure e nel chiavare il cazzo non sfonda la figa e la foga di sfondare distruggerà l'ego dei nostri giubbotti di pelle. Toccherà rifarci capelli e guardaroba, modi di porsi e polsi, orologi, elogi, sfregi. Sfoghi.
You+Me.
E le sbornie si allungano e i post sbornia durano fino al tuo compleanno come le ultime foglie sugli alberi. Sui fogli scrivo i miei albori e i loro ori: olimpici e di bigotteria. Continuerò a fare colazione da Tiffany's finchè serviranno quelle brioches al cioccolato. O i muffin.
Hai dei soldi da prestarmi? Ho speso tutto facendomi un culo grosso COSI'.
Avremo ancora problemi a trovare posti in prima fila? Sedie libere? Free drinks?
"Mi dimetto".
Ci stringiamo la mano per salutarci dopo tanto tempo.
"Come stai? Io bene. Ci vediamo in giro".
"Come stai? Io bene. Ci vediamo in giro".
Conversazioni a gettoni perchè le cabine sono occupate da tutti i nostri supermen. E la Super Senza Piombo sale e poi scende, e l'euro sale poi scende. E i dollari li teniamo come ricordo se qualche parente ha avuto la fortuna di andare al di là. E nell'aldilà con pochi spicci trovi davvero delle ottime offerte. A tratti vintage. A tratti retrò.
Il Sogno americano nei cassetti dei mobili svedesi. Le figure di merda degli italiani all'estero. E sentirsi straniero nelle proprio quattro mura. Perdere in casa. Perdere la casa.
Se solo ti mettessi le giuste lenti a contatto mi riconosceresti mentre ti saluto.
Come i bambini fanno già dopo il primo incontro.
Come il piccolo Matteo che spalanca gli occhi e sorride: "Tia".
Torniamo ad essere ingenui e giovani con i cervelli che pesano. Come gli amori corrisposti e quelli no. Soprattutto quelli no.
Siamo occupati. Sembriamo cessi pubblici, mica relazioni d'amore. Non facciamo mai l'amore e le relazioni sembrano tutte negative quando finalmente le stampiamo e le sottoponiamo ad un'ulteriore analisi. Analisi. Ed analisi. Ed analisi. Nulla di preoccupante nei risultati finali che non sappiamo leggere.
Vorrei correre sotto la pioggia e schivarne ogni goccia per potermi fermare di colpo e annegare.
Ma non piove mai abbastanza.
Dio è tirchio, o debole. Od entrambi.
It's the Devil, You+Me.


Mattia Barro

mercoledì 15 ottobre 2008

RECENSIONE DISCO - The Banshee - Nice Your Habits

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT

Banshee:
Your Nice Habits
ANNO:
2008
ETICHETTA:
Suitside

"Direttamente in mezzo al dancefloor"


VOTO: 7

GENERE: indie-rock, nu-wave, post-punk.

PROTAGONISTI: i Banshee sono una band indie-rock genovese che ha trovato forte riscontro all'estero, sopratutto in Inghilterra (citati, ad esempio, sull'NME). Il gruppo è composto da Jago (voce, chitarra, synth), Nico (chitarra, voce, synth), Fish (basso), Patrick (batteria).

SEGNI PARTICOLARI: alla seconda prova sulla lunga distanza dopo l'album d'esordio, 'Public Talks', che li ha subito eletti come migliore risposta italiana alla nuova onda indie/new-wave internazionale. Il disco annovera sia in fase di produzione che di mixaggio Luke Smith (produttore, ad esempio, degli Shitdisco).

INGREDIENTI: tutto ciò che può essere reso dancy e indie. Schitarrate e riff, charleston in controtempo, cassa in 4/4, ritornelli catchy. Ogni tanto un po' di innesti elettronici a rinvigorire la formula e a svagare un genere in sé abbastanza limitato.

DENSITA' DI QUALITA': si parte direttamente nel mezzo del dancefloor saltando code, inutili selezioni all'ingresso e persino il guardaroba con 'Cut Me Clear', il miglior modello dei Banshee messo per inciso. Riff di chitarra appiccicosissimo, ritmo incalzante con basso e batteria vertiginosi e ritornello che si stampa a fuoco nella memoria. Una partenza folgorante. Il singolo 'Kicks Up', a seguire, immerge lo stesso prodotto in un acido elettronico. '3rd' è un ripetersi delle precedenti composizioni in forma decisamente più scarna mentre 'Russia' prova a ridare un tocco elettronico all'intero progetto. Se 'Electric' è veramente una scossa ritmica, 'Believe The Master' inizia a subire un po' di fiacca, che inesorabilmente comincia a colpire il disco. I brani rimanenti provano senza grande successo a rimescolare le carte giocate in precedenza. La vera prova di maturità, però, è la conclusiva 'Colder', che comporta la definitiva consacrazione dei Banshee e ci fa sperare che quella sia questa la nuova chiave di scrittura dei loro futuri lavori, concedendo più spazio al suono e meno alla frenesia compulsiva degli esordi. Loro fanno di tutto per rendere scorrevole e interessante l'intero prodotto anche se spesso finiscono negli evitabili cliché di tale genere. Senza dubbio un disco-conferma che, giustamente, porta in sé la consacrazione della band genovese come solida realtà nostrana in grado di competere, quanto a capacità creativa e produttiva, anche all'estero.

VELOCITA': disco-punk con cassa in quarti. C'è sempre da scatenarsi, muoversi, agitarsi e ballare/pogare come ragazzini.

LA DICHIARAZIONE: "Non saprei che cosa dichiarare così su due piedi... Posso dirti che probabilmente i nostri e i vostri 'nice habits' meritavano un disco che li prendesse un po' per il culo", dichiarazione rilasciataci (scherzosamente) tramite e-mail.

IL SITO: 'Myspace.com/thebanshee'; 'Thebanshee.it'.


Mattia Barro

giovedì 9 ottobre 2008

RECENSIONE DISCO - Bomb The Bass - Future Chaos

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Bomb The Bass:
Future Chaos

ANNO: 2008
ETICHETTA: K7

"Pare chiaro fin dal primo brano che sarà la cupezza di un futuro caotico a tinteggiare le ombre dell'intero disco"

VOTO:7


GENERE: trip-hop, elettronica.

PROTAGONISTI: dietro Bomb The Bass si cela il volto del produttore/dj, made in UK, Tim Simenon. Nel disco, oltretutto, troviamo la presenza di ospiti in ogni brano: cinque brani con Paul Conboy ed uno con Fujiya & Miyagi, Toob, Mark Lanegan e Jon Spencer.

SEGNI PARTICOLARI: Tim Simenon e la sua creatura arrivano alla pubblicazione del loro quinto lavoro da studio, dopo i precedenti 'Into The Dragon', 'Unknown Territory', 'Clear' e 'Clear Cut'. Conosciuto sopratutto per la sua capacità di rielaborare campioni del passato con cui ha dato un notevole contributo alla scena dell'acid house di fine anni '80.

INGREDIENTI: tutta l'elettronica dell'album è moderata, studiata accuratamente. Ritmicamente c'è molto trip-hop e le scelte di suoni a cui esso viene mescolato creano un denso strato sonoro. Il disco si mantiene quasi sempre sulla falsa riga di un electro avvolgente, a volte fin troppo calcolata. L'eccentricità, a cui spetta il compito di concedere linfa brano dopo brano, proviene dai momenti più drum 'n' bass dove i suoni trovano finalmente una boccata di distorsioni e nervosismi.

DENSITA' DI QUALITA': il caos futuro è perso nello smog. Pare chiaro fin dal primo brano che sarà la cupezza di un futuro caotico a tinteggiare le ombre dell'intero disco. Un'apocalittica previsione. 'Smog', in apertura, è il trans-europe express che immerso in una galleria nera pece corre sui binari. 'Butter Fingers', con Fujiya & Miyagi, continua ad articolarsi su scelte sonore deep/electro dal contesto claustrofobico. Se 'Old Jon' minimalizza ancor più quanto prodotto nei brani precedenti, 'So Special' cerca, invece, un'apertura più soffice ed emotiva, anche se la sensazione di 'malumore' incombe comunque. 'No Bones' è finalmente un racconto privato dai tratti electro-soul. Soffice. Tutto torna apocalittico quando il genio di Lanegan mette voce e mano su 'Black River': da brividi. La successiva 'Hold Me' non aggiunge niente di eclatante mentre la conclusiva 'Fuzz Box' con Jon Spencer recupera tratti più acidi, in una drum 'n' bass nevrotica, ma pur sempre contenuta. Si tende comunque ad essere assorbiti da questa malvagità apparente. Tim Simenon sembra quasi attingere dal suo compagno di etichetta Milosh, rendendo però il mondo suonato, decisamente più scuro. Sarà davvero un futuro caotico a sentire questo disco, ci aspetta davvero il nero.

VELOCITÀ: cadenzata, ritmata. analoga per quasi tutto il disco, trova qualche accelerata quando i brani si spingono più sulla drum 'n' bass.

LA DICHIARAZIONE: Tim Simenon parlando del disco: "I suppose you'd file it under electronic; but electronic music with soul."

IL SITO: 'Myspace.com/bombthebass'; 'Bombthebass.com'.

Mattia Barro

martedì 23 settembre 2008

RECENSIONE DISCO - The Pinker Tones - Wild Animals

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Pinker Tones:
Wild Animals

ANNO: 2008
ETICHETTA: Nettwerk

"Una montagna russa di controsensi"

VOTO: 4



GENERE: elettronica con influenze pop e funk.

PROTAGONISTI: si fanno chiamare 'Mister Furia' e 'Professor Manso'.

SEGNI PARTICOLARI: il duo di Barcellona giunge con questo album al terzo LP, dopo i precedenti 'The Pink Connection' (2003) e 'The Million Colour Revolution' (2005).

INGREDIENTI: una miscellanea di elettronica, funky e jazz travolta, a tratti, da incomprensibili scelte sonore. Interessante l'uso di varie lingue quali portoghese e francese.

DENSITA' DI QUALITA': "Cosa stanno facendo questi due spagnoli?" I brani scorrono lasciando l'ascoltatore in un imbarazzo sconcertante... "Cosa stanno facendo?" Ogni traccia è un mondo a sé, una vita a sé, una canzone a sé. L'iniziale 'Hold On' ci proietta in una simpatica e catchy traccia funkyhouse che fa cantare e muovere. Ma le tre seguenti lasciano veramente un senso di completo disorientamento. 'S.E.X.Y.R.O.B.O.T' sembra una parodia di un qualsiasi brano elettronico e si perde su un scelta sonora dannatamente kitsch. Segue 'On Se Promenait', canzone in lingua francese che prova ad assomigliare ad un tributo (o è una parodia?) al cantautorato francese. Sconcertante 'The Whistling Song', possibile futura sigla di un programma tv per bambini, probabilmente dal basso potenziale celebrale. Capire poi, dopo una scossa del genere, se 'Electrotumbao' sia una buona composizione è un'impresa. Latin-house dal taglio brasiliano (con cantato in portoghese) rimane sospesa in un 'forse...'. Si recupera la componente elettronica con 'Fugaz', electro-qualcosa dalle facili linee melodiche che però, nella sua semplicità, si ritaglia uno spazio positivo e spigliato nella memoria. '24' continua sulla falsa riga dell'elettronica legata a vari altri generi (qua spunta un po' di funky e di jazz) e, nel suo minimalismo lirico, si fa apprezzare. 'Biorganized' è un altro tentativo per stupire, piace e non fa male. Il primo singolo, 'Happy Everywhere', non sdegnerebbe in un disco firmato Hot Chip, stesso andamento e stesso uso della voce, sensibile e affascinante. 'Wilde Eleganz' e 'Working Bees' ritrovano un mood dance e ballabile senza mai brillare. Ma l'eccessiva sicurezza di usare la libertà musicale come passatempo per rendersi intellettuali è ripreso ancora una volta nella conclusiva ed eclettica 'Let Go'. Un disco che lascia più dubbi che emozioni, e che non sa dove andare a parare, considerando che i due protagonisti son fin troppo desiderosi di dar spettacolo toccando infiniti punti dell'universo musicale.

VELOCITA': una montagna russa di controsensi.

IL SITO: 'Thepinkertones.com'; 'Myspace.com/thepinkertones'.

Mattia Barro

mercoledì 17 settembre 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Con un lei che mi strozza al collo"

Il cielo illuminato a giorno da lampi maestosi. E il leggero vento freddo dell'apocalisse, o di un temporale estivo.
Stanotte è una bella notte per masturbarsi, bere mohito, riniziare a stare male o a stare semplicemente peggio.
Tutti ridono come giocattoli rotti, deformandosi i volti e le giunture. La musica che esce dalle casse è bang bang, bam bam, pura merda mal mescolata come la menta e lo zucchero di canna persi in questo rhum. Indossano collane di fiori e diluvia, perchè non è la loro estate, perchè non è più estate da quando mi hai detto "non sentiamoci più, stiamo lontani" come contagiosi. siamo davvero disumani come i preti, come i prati, come i parti?
Non partiamo.
I treni in Italia tardono, gli aerei in Italia non partono. Restiamo qui che infondo possiamo trovare delle rivoluzioni da fare o dei buoni programmi tv a tarda notte. Le prime tv dei nostri drammi psicologici, o sociologici.
I sogni tendono a scomparire. E le donne amate a ripresentarsi sempre.
"Ho un continuo mal di stomaco" penso guardando i tuoi occhi azzurri mentre mi dici "dovevi farti sentire più spesso" e mentre finisco di ripeterti che "non posso credere che ora stai con lui quando dovresti amare me". Ma credo di pensarlo solo e di fartelo solo intuire dai miei occhi inespressivi. Can you read my mind?
E piove più forte quando mi stringi il braccio e guardi il tuo ragazzo. "Bello il tuo nuovo taglio". Dov'ero Erica quando dovevi amarmi? Probabilmente a piangere su me stesso perchè non ero amato.
Siamo banali come le serate dove sono cresciuto, come le discoteche in cui ho ballato, come le ragazze che mi son scopato, tutte comprese. Dov'è finita l'arte, la cultura, la mia fottuta intelligenza? Annegata nell'ombelico, aggrappata ad un piercing.
La nostra non è una scelta, ma un modo di vivere. Conviviamo. Come i gatti affamati e gli uomini, come i lampi e i fulmini di stanotte, come chi ha bisogno di essere salvato e me.
Mi manchi tesoro. Le nostre stupide risate davanti a uno schermo multicolore e le nostre stupide risate davanti ai nostri umori multicolore. Dannata evoluzione tecnologica, dannata scomparsa del bianco e nero.
Avrei preferito l'apocalisse o la tua influenza malsana o una sana scopata sul bordo della noia.
Motiviamo fanatici, affanniamoci per cercare motivi, cerchiamo di afferrare quei moti che ci distruggono le budella. "guarda come piove, vieni qui sotto. Ti bagnerai.", "grazie tesoro, proteggimi".
Vai da lui e ti siedi sulle sue gambe. Rimango a guardarti. Cos'altro potrei fare per risparmiarmi del dolore?
Arrendermi.
Con un lei che mi strozza al collo.



Mattia Barro

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Stanchi E Disinteressati"

Un accenno di alba colora il mare. La sabbia è fresca sotto la luna. Le onde piangono scivolando sul bagnasciuga, ritmate. L'azzurro del mare a riva diviene più scuro a mano a mano che si perde all'orizzonte, dove implode sulle poche e ombrate nubi mattutine. Svariate sfumature di giallo, arancione e rosso fan capolino oltre tutto, rinchiuse dal blu notte del cielo. Sono le 6 e 20 di un normale lunedì mattina, qui ad Ibiza.
Percorriamo il lungo mare camminando distaccati, poichè vengo catturato dallo spettacolo naturale a cui ho la fortuita casualità di parteciparci e non riesco, di conseguenza, a tenere il passo.

- Facciamo un bagno in questa meraviglia - propongo
- Non ne ho voglia - lei
- Boh. Fumiamoci una sigaretta qua - replica Ale

Si siedono sul muretto del lungo mare, ma non li osservo con molta cura. Io inizio a camminare nella sabbia, con le Converse rosse che vengono ingoiate dai granelli ad ogni passo; sprofondo con leggerezza. Mi fermo sul bagnasciuga. L'aria mi scompiglia i capelli, l'aria scompiglia il mondo. Quei pochi metri percorsi mi sembra che mi abbiano permesso di entrare a far parte di quell'idillio. Sorrido, cupo. Mi chino verso il mare e taglio l'acqua con una mano. La sensazione è di freschezza, di rinnovamento.
Loro fumano seduti. Stanchi e disinteressati.
Mi piego sedendomi sui talloni e, lontano, disegno con un bastoncino nell'acqua. Credo che quelle nubi m'ingoieranno prima o poi.E il mare mi farà annegare. Forse c'è Dio, a quest'ora.
Una nave lontana, riempie il mondo di suoni goffi e ridondanti e, a suo modo, arricchisce il panorama.
Un aereo passa sopra noi, non troppo alto. Rombando.
Qualcuno parlerebbe di panismo. La mia mente ora mi parla di panismo. Ho un attacco di panico, ma lo soffoco, respirando a fondo.

- Facciamo un bagno in questa meraviglia - propongo
- Non ne ho voglia - lei
- Boh. Andiamo a casa. - replica Ale

Col bastoncino scrivo "perdonami" sulla sabbia bagnata. Un'onda lo cancella.
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.

- Andiamo Matti -

Mi passo una mano tra i capelli per fermare l'anarchia del vento. Risalgo la spiaggia e mi siedo sul muretto.
Loro si alzano. Stanchi e disinteressati.
Chiudo gli occhi per sentire rumori e odori lontani, poi devo riaprirli velocemente per non perdere quei colori. Sono rapito.

- Andiamo Matti -

Mi alzo. Dalla mia bocca esce la frase "non siamo più giovani".
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.
Cammino pianissimo, perdendo il passo quasi subito. Passeggio lento con il volto rivolto al mare, come se mi calamitasse. Supero giovani estasiati, supero giovani in ecstasy.
Un cane corre attorno a noi. Alle 7 meno qualcosa, di una mattina comune. Mi rallegra. Si rallegra.
Loro camminano. Stanchi e disinteressati.
Potrei morire qua, se solo ci fossi te.
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.

Rientriamo sulla strada principale, come se nulla fosse. Come se avessimo camminato su uno sfondo cinematografico, mal truccati. Come bestie. Come fossimo bestie.
Loro camminano vicini e parlano poco. Stanchi e disinteressati.
Ti scrivo che sarei potuto morire qua, se solo ci fossi stata te.
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.

Rientriamo in appartamento.
Loro si mettono a letto in silenzio. Stanchi e disinteressati.
Mi preparo un bicchiere di Hierbas e mi siedo in balcone. Bloc notes e penna alla mano, scrivo qualcosa di indecifrabile a livello visivo.
"non ci son grandi scrittori, ma grandi esperienze. E tutto sta nel trovarle, nel capitarci, nel viverle.
Non siamo più giovani,
Sarei potuto morire la, se solo ci fossi stata tu".
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.



Mattia Barro

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Diossido Di Carbonio"

Ed è una continua ricerca per essere alti, altezzosi e intellettuali. Come i porci, come i bianchi alla Casa Bianca, come i proci. Cita pure orrendi film in bianco nero o con colori sul marrone, opachi come non mai, specchi appannati di concetti troppo lontano da noi. E non hai nemmeno la forza di firmare contratti e avere lavori, perchè non ce la faresti, e non potresti davvero più fingere di essere alta, altezzosa e intellettuale come i porci, come i bianchi alla Casa Bianca, come i proci.
Hai venduto il mondo per un paio di scarpe dal tacco alto. Ed è tutta una questione verticale che riusciresti a risolvere meglio nell'orizzontalità del sesso senza sesso. Tra i peli sudati e preservativi che conterranno il senso della vita.
A me esplodono capillari e gli occhi s'iniettono di morte. Causa tua. E mi dici di sottopormi a controlli costosi, finchè posso ancora salvarmi la vita. Avresti voluto uccidermi per salvarmi. Avrei voluto ucciderti per salvarmi. Avrei voluto ucciderti per vederti piangere fuori l'ego. Spero che tu non decida mai di avere figli. Spero in generazioni migliori, almeno nell'altezza. E nell'orizzontalità.
E sarà il Tibet imprigionato dai fuochi artificiali delle olimpiadi o gli abbaglianti alti in autostrada. Per fare vedere che ci siamo. Per fare vedere che ci siamo e corriamo anche veloci. Andiamo a fare la spesa là?
E ho perso la garanzia per poterti sostituire con un modello più frusto, ma di miglior gusto. Non ti ho chiesto di rapirmi la Luna, di vendermi su Marte, di indicarmi Venere nel cielo. Ti ho chiesto solo di non fare quella faccia e quella voce quando le uniche volte che parliamo mi chiedi solo piaceri. Ti ruberei la figa per farti piangere mentre nessuno ti guarda, mentre i feromoni si sgretolano nello smog della circonvallazione. In amori di plastica, in ferraglie vergini. Sentimenti in cassa integrazione. E vitamine da integrare tra un cocktail e un aperitivo.
Sei snella nel tuo vestito da anoressica?
"Voglio essere lasciato in pace", scrivo a terapisti e strozzini. Gli strizzacervelli si addormentato fumando droghe leggere, come il diossido di carbonio o le polvere sottili. E andiamo a vomitare con le targhe alterne, nei sabati sera affollati.
E' una barriera architettonica o il tuo ego? Calpesterò ugualmente.
Dove andiamo a farci male? Sul ring dei vent'anni.


Mattia Barro

RECENSIONE DISCO - Milosh - iii

PUBBLICATO SU INDIE-ROCK.IT

Milosh:
iii

ANNO: 2008
ETICHETTA: K7

"Un disco dalla forte carica emotiva: soffice, intimo, dolce. Come un primo amore."

VOTO:8

GENERE: electro-pop, 'electronica/dowtempo/soul' (definizione sul MySpace dell'artista).

PROTAGONISTI: unicamente Milosh (che di nome fa Mike).

SEGNI PARTICOLARI: Milsoh è un musicista canadese di stampo classico e jazz. E' al suo terzo disco, primo per Pid/K7, dopo i due precedenti 'You Make Me Feel' e 'Meme' per Plug Research. All'età di soli tre anni, inizia a suonare il violoncello. "I try to ride that thin line of mixing technology with some heart" è il suo motto.

INGREDIENTI: Milosh dedica le sue produzioni alla ricerca d'intimità e sentimenti puri. E' una continua condivisione di esperienze e sensazioni. Di elettronica pura, genere in cui viene definito, c'è molto poco. E' un electropop/soul personale, una seduzione di emozioni.

DENSITA' DI QUALITA': ogni brano è un richiamo a qualche sensazione a volte tangibile, a volte onirica. 'Awful Game', in apertura, è una marcetta electropop nel quale fa capolino un ottima linea vocale che ogni tanto abbraccia il soul. Sulla stessa linea la successiva 'Another Day'. Si rallentano i bpm e si spoglia il brano da ogni orpello in 'Gentle Samui', una Gentile e intima esecuzione. Pura leggerezza. Segue 'Remember the Good Things' che, in contrapposizione del brano precedente, si riempie di pizzi e merletti elettronici ad assicurare maggior calore e sregolatezza. Ancora ottime linee vocali, melodie calde e affettuose. 'Warm Waters' è una pioggia leggera che si deposita su due amanti. 'Hold My Breath' ha accenni più ricercati e ci si perde nel suo sottofondo mentre 'Wrapped Round My Ways' è pura sinestesia musicale. In questo scorcio di leggerezza e delicatezza e però ora di partire. 'Leaving Samui' porta via con sé quanto di meglio si è trovato nei brani antecedenti, divenendo sintesi perfetta dell'idea sonora di Milosh. La conclusiva 'The World' non aggiunge nulla di nuovo, facendoci annotare soltanto un'altra ottima esecuzione vocale. Un disco dalla forte carica emotiva: soffice, intimo, dolce. Come un primo amore.

VELOCITA': sempre pochi bpm, un overdose di ritmi lenti e avvolgenti. Un'electro che passeggia tra le stanze dell'emozione.

LA DICHIARAZIONE: "Nelle canzoni che creo provo a fotografare alcuni avvenimenti della mia vita. Prendo in considerazione cose che in qualche modo, che sia positivo, negativo o triste, mi abbiano modo fatto 'muovere' in una qualsivoglia direzione."

IL SITO: 'Myspace.com/milosh'; 'Milosh-iii.com'.

Mattia Barro

martedì 2 settembre 2008

RECENSIONE DISCO - Oppenheimer - Take The Whole Midrange And Boost It

PUBBLICATO SU INDIE-ROCK.IT

Voto: 7

GENERE: indie-pop, electro-pop.

PROTAGONISTI: Rocky O'Reilly (chitarre, tastiere, percussioni, Mac) Shaun Robinson (voce, batteria, tastiera, chitarre).

SEGNI PARTICOLARI: gli Oppenheimer sono un duo proveniente dall'Irlanda del nord, precisamente da Belfast. Han debuttato nel 2006 con l'album 'Woo Hoo Oppenheimer'.

INGREDIENTI: l'idea sonora degli Oppenheimer è molto semplice: un onesto indie-pop con incursioni electro a riscaldare l'atmosfera. Cantati molto soffici e melodie immediate e dirette.

DENSITA' DI QUALITA': un pomeriggio caldo e un po' opaco. Si accende un gioco, qualche spia lampeggia e si viene trasportati dentro l'arrembante 'Major Television Events'. Segue 'Loop Up', chiave di lettura dei migliori Oppenheimer, una corsa tra il grano alto e il caldo. 'Cate Blanchett' è la festa nel paese con i capelli scomposti da una leggera brezza che si segue ci porta sulla riva di un fiume dove immergerci e sognare con 'Only Goal & Winner'. L'intensità diminuisce e il quintetto centrale di brani non fa altro che ripetere la prima parte del disco, facendoci rimanere distesi sulla riva del fiume a farci bagnare dal sole. Arriva poi il buio e una marea di stelle brillanti per 'Fireworks Are Illegal In The State Of New Jersey'. Il disco si conclude con il brusco risveglio hard rock di 'The Never Never' e la robotica quanto affascinante 'I Don't Care What Anyone Says About You, I Think You're Alright'.

VELOCITA': una camminata tra i fili d'erba agitati da un leggero vento, il tramonto ad ovest, una gita in montagna, cavalli che corrono.

IL TESTO: "I'll hand you over to the local police / You're getting’ sort of friendly with the nearly deceased / My medication isn’t on a slow release", da 'Major Television Events'.

LA DICHIARAZIONE: "E' difficile per noi arrivare sulle grandi radio o televisioni eccetera; penso che per noi, e per molte band come noi, MySpace sia una chance per arrivare in maniera più diretta al pubblico."

IL SITO: 'Myspace.com/oppenheimer'.

Mattia Barro

sabato 23 agosto 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Milano in una domenica d'agosto"

E non so come mai, ma i caffè, ultimamente, mi danno allo stomaco.
Ordino caffè e brioches, tipica colazione italiana. Le 2 del pomeriggio. Agito la bustina dello zucchero velocemente e la apro al rallentatore. Dicono che il caffè buono sia quello in cui lo zucchero ci mette tempo a scendervi dentro. Questo dev'essere buono, penso mentre mi soffermo a guardare l'asfalto caldo della domenica pomeriggio d'agosto disinteressandomi della mia colazione. Scrivo due messaggi diversi, uno di scuse e rimorsi ed uno per programmare qualcosa di vago. Indosso converse blu sbiadite alte e Spitfire "Bearded Gentleman" neri. Bevo il caffè lentamente, riepilogandomi cos'è successo.
Lei, noia, vino bianco, noia, vasi a trentaseimila euro, noia, macchina, Ticinese, birra in bicchieri di plastica, macchina, Magnolia, revival, tanta gente che ride, voglia di vomitare, un'amica, macchina, casa, olimpiadi, "ho fatto ridere perfino Mattia", i suoi seni piccoli, tre in un letto, due in un letto, sesso silenzioso, parole che non ascolto, io sveglio nel letto, lei nell'altra stanza senza porte che ci separino, poco sonno, scappo da casa mia appena alzato.
Si dice che io non voglia mai affrontare i risvegli, mi dicono che io non voglia mai affrontare i risvegli. Rumors.
Lei mi chiama e mi dice che son sveglie e io non ci sono da tanto. Le rispondo che sono in un bar e sto scrivendo. Mi chiede se le compro delle sigarette. Invidiare le ciminiere perchè hanno sempre da fumare.
"Infondo Milano, ad agosto, di domenica, è una bambina indifesa", penso girovagando sotto il sole alla ricerca di un tabacchi aperto, di domenica, ad agosto, a Milano.


Mattia Barro

mercoledì 20 agosto 2008

RECENSIONE DISCO - AAVV - Life Beyond Mars - Bowie Covered

PUBBLICATO QUI SU INDIE-ROCK.IT


ARTISTI VARI - Life Beyond Mars - Bowie Covered

ANNO: 2008

ETICHETTA: Rapster

GENERE: cover-album.

PROTAGONISTI: Au Revoir Simone, Heartbreak, Kelley Polar, Leo Minor, Carl Craig, Drew Brown, Matthew Dear, Susumu Yokota, The Emperor Machine, Joakim & The Disco, Richar Walters & Faultline, The Thing. Bowie sempre e comunque in ogni centimetro.

SEGNI PARTICOLARI: la Rapster ci ha preso gusto. Così, dopo 'Exit Music', dedicato ai Radiohead e 'Controversy', che ripercorreva i migliori momenti di Prince, ecco pronto 'Life Beyond Mars: Bowie Covered', complete e riconoscenti rivisitazioni in chiave elettronica di pezzi di David Bowie.

INGREDIENTI: 12 brani del Duca Bianco infarciti di elettronica con l'idea di portarli direttamente sulla pista da ballo.

DENSITA' DI QUALITA': "Oh! You Pretty Things!" è l'unica cosa che si può esclamare ascoltando le Au Revoir Simone in apertura del disco. C'è ancora qualcuno che pensa che la musica non sia l'arte suprema dopo l'ascolto di questo brano? E tutto il resto fatica ad emergere in seguito. 'Loving The Alien' e 'Magic Dance' (rispettivamente di Heartbreak e Kelley Polar) han strutture elettroniche non del tutto convincenti e rimangono sospese nel forse. 'Ashes To Ashes' ritrova vita nella rivisitazione in chiave drum'n'bass di Leo Minor, trovando anche una propria giusta dimensione. La marcia electro di Carl Carig (che presenta gli Zoos Of Berlin) in 'Looking For Water' (in versione demo) ci sciacqua i visi con gocce di puro cristallo. 'Sweet Thing' di Drew Brown è coraggiosa e contagiosa e facendo leva sulla chitarra ritmica e il suo calmo e pacato accoppiamento con una struttura ritmica electro, avvolge. Attitudini analoghe le si ritrovano nel brillante Matthew Dear e la sua 'Sound & Vision' che riprende a piene mani dai TV On The Radio e ci regala 4 minuti e mezzo d'immersione in un mondo di suoni e di shoegaze. E' Susumu Yokota con il pop elettronico senza troppa convinzione di 'Golden Years' a riportarci sul Bowie più dance. The Emperor Machine si cimentano in 'Repetition' senza però riuscire a trovare un giusto punto su cui spingere la loro ripetizione ossessiva, perdendosi a tratti. Joakim & The Disco non lascia il segno con un episodio che non riesce ad emergere completamente, intrappolato in troppe idee un po' troppo confuse. Ma ecco che nella distrazione generale troviamo un'altra luce immensa, 'Be My Wife' di Richard Walters & Faultline. Come nell'episodio delle Au Revoir Simone, anche qua regna l'accortezza di rendere grandiosa la semplicità, un altro piccolo capolavoro. A chiudere l'industrial jazz dei The Ting che in 'Life On Mars' immaginano i marziani come rumorosi cittadini interstellari.

VELOCITA': soffici ritratti magnifici alternati alla pop-dance 80s.

IL TESTO: "Oh, you pretty things, don't you know you're driving your mamas and papas insane?", da 'Oh, You Pretty Things'.

LA DICHIARAZIONE: dal sito: "The select artist could choose any track from his catalogue and create their own fresh interpretation, however faithful, or different, to the original."

IL SITO: 'Lifebeyondmars.com'.

VOTO: 7

Mattia Barro

lunedì 11 agosto 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Lo stomaco non mi vuole più bene da tanto tempo"

Ho bevuto parecchio ieri.
sento le gambe molli, il cervello annacquato, gli occhi annebbiati.
Ho continuato a ripetere a Nico che era domenica parlandogli di martedì e ora mi sono accorto che è lunedi, cazzo.
Ho bevuto parecchio ieri.
scendo in cucina a mangiare qualcosa e il calendario è fermo a Gennaio 2007. Ho davvero dimenticato così tanto bevendo? addirittura un anno e mezzo? li era più facile, dannatamente più facile.
Ho già detto due volte la parola "mollissimo". ma cosa cazzo significa poi?
Ho bevuto troppo ieri. Così tanto da dimenticare perchè ho voluto bere così tanto. Da dimenticare chi amo, perchè son scappato e qual'è l'indirizzo della mia casa a Milano. Ma l'ho mai saputo? Dubito.
Ho bevuto troppo ieri. Così tanto da non ricordare i desideri abbinati alle stelle cadenti. Da non ricordare i messaggi che ho mandato e se oggi devo vedere Erica o no.
Lo stomaco non mi vuole più bene da tanto tempo, come te. Come Erica.
(Mattiaèmorto).
Provo a leggere le recensioni che mi hanno pubblicato ma sono decisamente noiose e chiudo la pagina internet. Chiudo la nostra conversazione. Chiudo gli occhi che è meglio. Corro in bagno ma non vomito, come sempre.
(Mattiaèmorto)

RECENSIONE FESTIVAL - FIB, Benicassim (17/18/19/20.07.08)

Pubblicato su INDIE-ROCK.IT

DAY 1
DAY 2
DAY 3
DAY 4


FIB 2008


Non c’è due senza tre. E così anche quest’anno la ridente cittadina di Benicassim, situata a circa 70 Km a nord di Valencia ci ospita. Splendida location per un festival situato alle spalle delle colline e il deserto de Las Palmes e di fronte al mar Mediterraneo.
In questi ultimi tre anni abbiamo raccontato oramai tutto quel che c’è da sapere su questo festival che di anno in anno cresce e si contorna di manifestazioni collaterali in cui si trovano mostre, spettacoli teatrale e molte altre attività.
La novità principale di quest’anno è il Saturday Night Fiber Madrid organizzato in parallelo al secondo giorno di festival. Tra gli artisti più famosi Morrissey, My Bloody Valentie, Mika, Siouxsie, Babyshambles e Hot Chip.

Vuoi per il cartello meno ricco di artisti ultra famosi, vuoi per la concomitanza con il Summercase a Barcellona, questa edizione ha visto una tendenza in ribasso di pubblico (circa 35.000 al giorno rispetto ai 40.000 del 2007).

DAY.1
A dare il via all'ultima edizione del Fib, sono i Krakovia (voto: 6) sul palco principale (l'Escenario Verde). Già dal look, la band spagnola mostra i loro intenti: un punk cabaret senza troppe pretese. Ci si divide tra la cresta esagerata del cantante, alle pose da pin-up della cantante (studiate millemetricamente). La sezione vocale, però, non riesce mai ad impossessarsi dei brani che si perdono o non si completano mai. Lasciano poco. Creste e pose.

Il primo vero scossone arriva con l'ingresso sul palco dei Nada Surf (voto: 8.5). La carica della band è davvero impressionante sia in chiave musicale sia in relazione al pubblico. Non mancano coinvolgimenti in uno spagnolo tanto divertente quanto maccheronico in cui il pubblico è invitato prima in un ballo 2step, poi ad intonare i vari ritornelli (addirittura prima dell'esecuzione di un brano viene insegnata la melodia da eseguire). Lo show, galoppando sulla relazione ormai amichevole tra gruppo e spettatore, impressiona per intrattenimento e atmosfere. E' un rock smaccatamente pop che ti s'incolla alle orecchie e si trasferisce sulle gambe. Alla fine si è felici di essere stati coinvolti in un gioco così piacevole.

Gli headliner della prima giornata sono i folletti islandesi degli Sigur Ros (voto: 10). Parlare prettamente della musica che suonano minuto dopo minuto sarebbe impossibile. Bisognerebbe trovare per ogni suono una frase o una parola che riporti ad una sensazione. Così Hoppipolla sarebbe un cuore che si stringe, Glosoli un volo spiccato, Gobbledigook puro colore.
Ma il compito di descrivere quanto è magnifico ciò che stiamo vivendo sarebbe ancora lontano. Si potrebbe allora parlare a livello visivo di Jonsi che viola la sacralità della sua chitarra con l'archetto, delle quattro ragazze addette alla sezione degli archi, dei quattro uomini ai fiati, dell'incredibile spettacolo visivo che ci regala Gobbledigook e del frac del pianista Kjarri.
Ma non sarebbe ancora abbastanza. E allora si è costretti a usare le proprie emozioni.
I Sigur Ros rendono gli occhi lucidi. Ad ogni brano rapiscono in modo differente e trascinano sulla loro terra, così affascinante e nuova per noi. Veniamo portati in un mondo così diverso in cui qualsiasi cosa ci reca stupore.
"Questa cantatela con noi", è un onore immenso dal cui è impossibile esimersi.
La musica si allontana e si dissolve, i 12 elementi di questo capolavoro si portano ad inizio palco e s'inchinano.
E ci applaudono.
E noi, noi ci limitiamo ad esplodere di colore.

Dopo l'esplosione emozionale firmata Sigur Ros, il main stage è occupato dai Mates Of State (voto: 6). Seduti in lontananza a riprendere fiato e a mangiare, la loro formula pop passa quasi inosservata per quasi tutto il pubblico. Ma più che altro, tutto sembra più vuoto, passaggero, quasi inutile dopo l'ondata islandese.
C'est la vie.

I Black Lips (voto: 7) sono la band successiva ad occupare l’Escenario Verde, portando una grossa scossa di energia, casino e anarchia. Martoriati da svariati problemi tecnici (instabilità del microfono del batterista, corde saltate alla chitarra del cantante ed effetti del primo chitarrista che lo abbandonano per una decina di minuti), cercano in tutti i modi di fare gran caciara e trasmettere quell'elettricità che sembra percuotere i loro corpi. La carica c'è, la precisione meno. Kids with guitars.

Il primo vero live al di fuori del palco principale è lasciato in mano ai Battles (voto: 9.5). E' solo passata una settimana dal loro live al Traffic Festival, ma rivederli è uno spasso ed uno sfizio. La carica è ancora maggiore da parte di tutti i componenti e il pubblico risponde come fosse di fronte ad una band importante, e i Battles si dimostrano esserne tali, per la gioia dei presenti. Ancora meglio che a Torino.
Un muro di suoni potenti, precisi, netti. Il sudore sui loro visi è simbolo di pura energia. A tratti quasi ‘disco’ i loro ritmi colpiscono e fanno muovere gambe e braccia.
I have Battles in my life.

L'ultimo concerto della giornata sul main stage è affidato ai These New Puritans (voto: 4). Spenti come pochi e senza nessuna grinta si lasciano trasportare dall'inerzia di un live senza emozioni. Un'annoiata platea li guarda senza convinzione e non risponde nemmeno alle indie hits come Elvis e Numerology. Non è un live rock, non è un live elettronico. E' solo inerzia, e a noi non interessa. Peccato perché il disco lasciava intendere polvere di novità e brillantezza. Il live asettico dimostra che oltre a non aver voce Jack Barnett è pure stonato.

Chiude il FIBstart Dj Supermarket (voto: 5), tedesco che tanto faceva sperare e invece è stato un flop.
Diciamo che nel 2008 se davanti a 20mila persone metti su “Hey boy, hey girl” sei uno sfigato. La gente avrebbe ballato pure qualcosa di un po’ meno inflazionato.



DAY.2

Primo giorno ufficiale di festival.
Iniziamo la giornata con i South San Gabriel (voto: 7) al FiberFib.com che oggi debutta come palco. La band ci pone di fronte ad un rock atmosferico molto ricco e ricercato. I suoni sono ampi e si allargano perfettamente nel caldo pomeriggio di Benicassim. Lasciano una sensazione di completezza che rimane per tutta la giornata.

Giungono poi dall'Inghilterra, tre simpatici volti chiamati Metronomy (voto: 7). L'electro-pop a cui danno anima è un continuo gioco tra simpatiche coreografie (i tre suonano in linea di fronte alle proprie tastiere). L'attitudine easy & funny che predomina diverte tutti i presenti. Happy games for funny people.

Ma la band più chiacchierata della giornata è comunque quella di Doherty, i Babyshambles (voto: 8).
Rumors a parte, Doherty e compagni fanno la loro parte. Tenendo in considerazione che Pete, a volte, si dimentica le parole dei propri brani, questi inglesi non son così male come ci si immaginerebbe. Qualche momento di buon brit pop investe la folla che però, senza motivi apparenti o senza più voglia di parole parole parole, non partecipa come ci si aspetterebbe a inni generazionali come Albion e Fuck Forever.
Ma qualche fiamma da Albione brucia ancora. Ad ogni modo il loro show convince ancor di più di due anni fa (suonarono alle 18.40 sotto il cocente fiberfib.com, allora la band sembrava un po’ appannata).

Ci sono band che rimangono a galla grazie ai gossip attorno ai propri membri e band, invece, che riescono a trovare un peso e una posizione nella storia. Un pezzo di storia sono i New York Dolls (voto: 7).
Probabilmente vedere vecchi rocker con magliette corte ultra-aderenti strappa qualche sorriso ma, sorvolando sulla parte visiva, i NY Dolls tirano fuori l'anima che li ha resi celebri. C'è grinta, c'è rock'n'roll. Diametralmente opposti alla pessima figura fatta dai Sex Pistols in Italia, le bambole di NY riescono veramente ad ingannarci e a farci credere che ci sia ancora del rock e del punk con i controcoglioni. Il bello è che si divertono. Il bello è che ci divertiamo.

Ma la rivelazione della giornata e, forse, dell'intero festival sono gli Hot Chip (voto: 9). E lo si capisce da subito. In formazione completa, invadono il palco con un'elettronica colta e compatta: gran stuolo di tastiere, effetti e computer. I cinque inglesi intonano il primo pezzo (‘Out at the picture’, tratto dall’ultima fatica: Made in the Dark) e la folla è già in delirio. Sotto il tendone bianco manca l’aria, siamo sardine chiuse in una scatola che si muovono a ritmo di cassa e ballano, cantano senza sosta.
Alexis, il Woody Allen della musica internazionale, traccia melodie pop appiccicose e il pubblico non può che rispondere in modo entusiasta. I singoli Over And Over e Ready For The Floor incendiano i fan e non c'è cosa migliore di perdersi tra quei groove e la bellezza delle ragazze catturate da tutto ciò. La perla finale, in conclusione al live, è ciò che di tanto lieto e inaspettato nascondevamo nei nostri cuori sotto forma di speranza. Ma non sarebbe stato forse il caso di cedere agli Hot Chip il main stage!?

Gli headliners di questa seconda serata, sull'Escenario Verde, hanno un nome che nella scena alternative, oramai, pesa oro. E i My Bloody Valentine (voto: 8 ) valgono oro. Il noise, le distorsioni, il muro di suoni imprigionano il pubblico. E' come se ogni nota venisse riflessa su centinaia di specchi e si moltiplicasse, seguita di volta in volta da maree di rumori (nel senso più musicale del termine) che implodono su se stessi fino a formare colore.

A seguire, cattura il palco l'ex regina dei Moloko, Roisin Murphy (voto: 7). Che sul palco ci sia una prima donna affermata lo si capisce subito. Prepara per sè un vero show con tanto di guardaroba a bordo palco per cambiarsi e poter interpretare in maniera diversa i vari brani. Se i primi pezzi sono pulsazioni minimali, pian piano il suono diviene molto più house, molto più funky. Il cambiamento è apportato anche dai vari turnisti della band che arricchiscono un po' alla volta il palco. Roisin fa show: balla e si diverte nel giocare con le due coriste i membri del gruppo. Sfortunatamente, i brani più freschi ed estivi non decollano mai e non si rivelano all'altezza di quelli più ombrosi e drogati, dove la Murphy sembra viaggiarci perfettamente.

Ore 2.00: sua maestà Erol Alkan (voto: 8 ) sale in consolle e a differenza di due anni fa ci va giù pesante. Un set di due ore immersi in ipnotiche battute di cassa elettronica tecno-house che non lascia scampo. Non ci si ferma mai, si prede solo il respiro durante gli attimi in cui la cassa rallenta sino a sparire, il basso sibila sino a creare quella suspance che fa da preludio a un ritorno imponente di cassa in quarti e bassi profondi. Da notare il momento in cui il dj fondatore del Trash di Londra esce dalla consolle e abbraccia lo scanner che crea gli effetti laser sino a che la security lo ferma. Lui si scusa con loro e fa ripartire i bassi.


Sul palco Vodafone troviamo i Chromatics (voto: 5). La band si rivela come lo specchio della loro cantante: così bella e pura quando estrapolata dal palco, così monotona e banale on stage. Ruth Radelet si disegna nella mente un spazio di un metro nel quale per tutta la durata del live rimane a dondolare come una bambina dello zecchino d'oro. Un fatale ostacolo che li tiene legati alla mediocrità.

Stanchi ma ancora attivi arriviamo in tempo per assistere all’ultima mezzora di Mika (voto: 10). Che il venticinquenne di Beirut fosse bravo già lo sapevamo ma ci siamo mangiati le mani per non essere andati a vedere un suo live prima. Esplosivo, lucido, con una voce potente ed intonata, una coreografia da lasciare a bocca aperta e una gran band alle spalle. Goliardico show ispirato al circo condito di stelle filanti, coriandoli, mascotte vestite da coniglio stile superball americano, ballerine, coriste e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente il miglior live del FIB 2008 con un valore aggiunto non da poco.

DAY.3

Nello stesso giorno si svolge il Saturday Night Fiber a Madrid e lo si nota. Il cartello di stasera è un po’ povero.
Il nostro giorno inizia con gli spagnoli Manos De Topo (voto: 7). Hanno dalla loro un nome orrendo e un suono davvero piacevole. Il loro pop d'autore ha una gran presa tra il pubblico di origine spagnola e ciò consente che ci sia un ottimo scambio palco-pubblico.

A seguire The Ting Tings (voto: 7). Il duo inglese sul palco ha una carica mostruosa e il fatto che siano solo in due, non pregiudica nulla. Jules De Martino (batteria) suona la chitarra tenendo il tempo con la cassa dritta e Katie White (voce-chitarra) che tra riff spudoratamente orecchiabili e melodie giocose salta da una parte all'altra del palco trascinando il microfono dal cavo arancione fluo. Non sono solo i singoli a far presa, ma quasi tutto il materiale estratto dal loro esordio. Anche l'unica ballata (definita come "l'unico brano lento dei Ting Tings" da loro stessi) ha una buona presa. Si balla e si sorride parecchio. Speriamo che riescano a raggiungere la maturità (musicale) necessaria nel loro prossimo disco.

Sull'Escenario Verde troviamo i The Brian Jonestown Massacre (voto: 5). Che sul palco il clima sia uno dei più scazzati della storia ci vuole poco a capirlo. Il cantante sbaglia lo stato in cui si trova (come fai a non sapere che ti hanno portato in Spagna?!?), si accende sigarette su sigarette accordando chitarre che non deve suonare, parla con amici del pubblico. La musica passa oggettivamente in secondo piano.

A seguire, i My Morning Jacket (voto: 8 ) decidono che è ora di suonare e far rock coi controcazzi e senza sbornie. Amplificatori al massimo e psichedelia pura. Un'invasione di ‘70s miscelato ad un ottimo hard-rock. C'è molta intelligenza in tutto ciò, e può solo fare piacere. Viene creato un mondo di suoni, quasi palpabile, che ondeggia sopra e in mezzo a noi.

Tricky (voto: 5). Ci aspettavamo molto da lui ma evidentemente ci sbagliavamo. Dopo un quarto d’ora di noia ci spostiamo nel main stage sperando che il live dei Kills (Voto: 5) ci faccia tornare il sorriso. Invece no. Prendete ciò che è stato detto a riguardo ai Ting Tings e invertite. I Kills come duo non reggono il palco. Ma ciò è determinato fortemente dalla mancanza della sezione ritmica (tutta in digitale). I riff e le voci sono quelli morbosi e taglienti che conosciamo ma su un tappeto di nulla mischiato ad un computer non prendono vita. Qualcuno dovrebbe spiegarci che senso ha fare un live rock utilizzando basi per batteria e tastiere, senza una band alle spalle. Banali ed insipidi.

Torniamo al palco Fiberfib.com mentre i Booka Shade (voto: 7) iniziano il loro live set. Energici, potenti e ricchi di suoni interessanti che fanno ballare e saltare, ma c’è qualcosa che manca.

Unica grande soddisfazione della serata: The Raconteurs (voto: 9). Sarà che in mezzo c’è lo zampino del genio di Jack White ma la band americana ha una forza esplosiva. Chitarre decise che martellano. Un tocco unico; il nervosismo degli assoli di White, la precisione di Brendan Benson, la possibilità di fare della fottuta musica (parola di Jack White). Are you steady now?

Incuriositi, seguiamo poi le vicende dello strano duo (è il tema del giorno?) Gnarls Barkley (voto: 7). Che l'apporto live di Danger Mouse sia limitatissimo è evidente da subito, come da subito è evidente che la band che li accompagna è veramente sopra la media e allo stesso tempo sopra le righe. Basti vedere i salti del tastierista per capirci. Ceelo ci mette quello che può finchè la voce c'è (perde molto col passare dei brani). Il ritmo funky è recuperato dal passato senza troppa innovazione e i brani che hanno devastato le classifiche come Crazy, mancano di qualcosa e suonano un po' troppo mosci ed omologati.
Pessima la cover dei Radiohead che ci propinano quasi a fine concerto. Non basta avere una bella voce per essere Thom Yorke, perchè Thom Yorke ha la voce di Thom Yorke. e basta.


DAY.4

La prima parte dell’ultimo giorno del festival la passiamo sotto il tendone bianco del Fiberfib.com. Oggi a differenza del giorno precedente il cartello non lascia un attimo di respiro.
Si inizia alle 18.40 con i National (voto: 7) che ci regalano da subito un' ottima musica. La loro miscela di Editors (Joy Division di conseguenza) e U2 non disturba così tanto (tranne per le pose del cantante). Il suono trova la miglior posizione quando riesce ad innervosirsi e a defibrillare tra i vari componenti.

A seguire i tanto aspettati Death cab for cutie (voto: 8 ). Tempo fa leggevo un articolo che presentava il loro sesto disco intitolato “La rivincita dei nerd”. Ma quali nerd? Per nulla impacciati o timidi i quattro di Washington capitanati da Ben Gibbard sanno suonare in modo strepitoso. La tecnica della scuola americana si vede: non una nota fuori posto, la voce di Ben senza sbavature. Nicholas Harmer al basso si muove benissimo. Lui e Nathan Good alla batteria si intendono perfettamente e sono una cosa sola. Ritmi dilatati dai suoni curati e misurati si alternano a ballate pop arricchite da splendide linee vocali.

Nota di merito, e sopratutto di rispetto, a Leonard Cohen (voto: 7) che nel caldo pomeriggio di Benicassim riesce a regalare blues, jazz, funk e pop d'autore. La sua collocazione in contemporanea ai Death Cab For Cutie, ci fa seguire solo gli ultimi venti minuti di pathos e gioia. L'ovazione finale è la dimostrazione d'amore che un pubblico dà ad un eroe e che un eroe dà al suo pubblico, compagno d'avventura. Grazie Leonard.

La sorpresa del giorno è il giovane Calvin Harris (voto: 8 ). La formula sulla carta è facile: prendi una band che sa suonare e sa divertirsi, produci brani a colpi di cassa dritta molte orecchiabili e salta come un matto. Harris si trasforma quasi in un Mc piuttosto che in un cantante, quasi in un dj a tratti. Le frasi ad effetto prima di ogni esplosione dei brani hanno un effetto devastante sulla folla che un po' stupita si trova a ballare, saltare e canticchiare come non mai. Non puoi non muoverti nelle versioni live di Merrymaking At My Place, Acceptable In The 80's e la conclusiva The Girls. Irresistibile.

Senza un attimo di respiro poco dopo toccherà ai Justice (voto: 9). Dilemma: nello stesso istante sul main stage sarebbe salito il magnifico Morrissey… la matematica aiuta la scelta a favore dei Justice (perdonaci Moz), che qui abbiamo visto solo due anni fa quando erano conosciuti solo per il loro remix dei Simian (Never be alone).
Il palco coperto da un muro di casse Marshall con al centro la consolle con la croce luminosa, il buio in pista, caldo, gente che si stringe sino a rendere il Fiberfib.com saturo. Ecco salire i due francesi. Croci costruite alla meglio spiccano in aria sulla gente. Lo spettacolo ha inizio.
Non siamo certi di quanto effettivamente sia stato suonato live e quanto invece il semplice djset, fatto sta che Gaspar e Xavier sono riusciti nel giro di qualche anno a consacrarsi mostri sacri di un genere che fonda le sue basi nell’electro-house / disco-punk percorrendo la strada iniziata dieci anni fa dai Daft Punk e ora così in voga.

Un po’ in colpa corriamo a seguire sul palco principale l’ultima parte del live di Morrissey (voto: 7). La sua voce è maestosa, intensa, immaginifica. Tutti aspettano soprattutto il repertorio de The Smiths, ma non si può solo vivere di passato.

Ci spostiamo nel palco Vodafone per il live di Yelle (voto: 8). French-pop di derivazione eighties davvero convincente. Julie Budet accompagnata da batteria e tastiere ha una voce decisa. Non troppo impegnative le sue canzoni ma sicuramente divertenti, senza pretese. Sul palco Julie con il suo vestito a paiette blu e le scarpe da ginnastica si muove bene, balla e fa ballare. E quando iniziano le note di “A cause des garçons” il pubblico intona il ritornello saltando. Una parte di pubblico resta comunque attonita e non approva lo spudorato pop maledettamente french, a volte troppo teenager.

Da una regina senza corte, corona e re ad un personaggio che è stato davvero la regina degli anni 80 dark. Siouxsie (Voto: 7) torna sul palco come solista e di classe ne ha davvero tanta. Oltre ad un incredibile energia e dinamismo, Siouxsie ha il rock e la malizia che le percuotono il colpo e lo show è denso di qualità.

A concludere la quattordicesima edizione del festival di Benicassim sull'Escenario Verde sono i Vive la fête (voto: 7). L'electropop della band ogni tanto decolla, ogni tanto rimane ancorato al palco e non raggiunge gli spettatori. La voce di Els Pynoo si dimostra la giusta combinazione tra Blondie ed una qualsiasi attrice delle commedie sexy italiane; erotismo, poca qualità e molto nervosismo vocale.
Il loro singolo storico Nuit Blanche non sconvolge affatto. Pensavo fosse amore, invece…


Il FIB rimane comunque sempre il FIB. Festoso, brillante, accogliente. C’è un pezzo di cuore che resta in questa lingua di terra baciata dal sole.

Mattia Barro & Andrea Alibardi

Possibili inizi di un romanzo

N. 1

ho vent'anni. guardandomi allo specchio, oggi, i miei occhi ne dimostrano il doppio.
credo di essere fottuto, decisamente fottuto. come un culo caldo.


N. 2

l'autostrada sembra un lago di luce che riappare e scompare tra i falsi piani lombardi prima, piemontesi poi.
tutto è immerso nella luce. tutto è giallo direbbe Chris Martin, come il limoncello che ho pagato e che ho rubato da casa mia. non ha senso, ma giuro che è cosi.


N. 3

Ieri ho letto su una rivista che non so chi si è lasciato con quell'altra la. Decisamente una brutta storia per i fan, ho pensato.
Poi ho continuato a masticare la mia Vigorsol senza zucchero, convinto che i denti non mi cadranno mai.
Poi ho visto un vecchio senza denti che parlava in tv.
Decisamente una brutta storia per la moglie, ho pensato.
Poi ho continuato a masticare la mia Vigorsol senza zucchero, convinto che i denti non mi cadranno mai.


N. 4

Non credo si possa chiedere ad una persona di ridere.
A me, ad esempio, non fa ridere quasi un cazzo.
Pochi comici (soprattutto cose di Allen o del primo Benigni), poca gente (soprattutto quelli non ubriachi e quelli che non ridono mentre ti raccontano l'aneddoto) e poche situazioni (per lo più casuali).
spesso guardo la gente e mi domanda: ma cazzo c'hai da ridere?
ma poi ci penso, e ci rido su.

mercoledì 6 agosto 2008

RECENSIONE DISCO - La Valigetta - Post Remixes pt 1

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


VOTO: 7

GENERE: pop-rock, cover.

PROTAGONISTI: Marco Mancassola, Useless Wooden Toys, Perturbazione, Canadians, Ex-Otago, Carnifull Trio, Mojomatics, Tre Allegri Ragazzi Morti, Numero 6 e Julie's Haircut.

SEGNI PARTICOLARI: l'album è completamente composto da cover, tranne per i quattro 'skit' di Marco Mancassola (musicati dagli Useless Wooden Toys) che narrano un racconto che si trova all'interno del libretto del disco.

INGREDIENTI: una intelligente alternanza di brani pop-rock molto ballabili ed estivi che si amalgamano perfettamente a pezzi più beach-house. Semplicemente, il disco dell'estate. Fresco e solare.

DENSITA' DI QUALITA': preso nella sua totalità, il cd si mantiene su alti livelli. Non ci sono cover banali, ma solo curate e gioiose rivisitazioni. Si parte con i Perturbazione che con 'The Beat Goes On' ci portano subito in spiaggia seguiti dagli amplificatori accesi dei Canadians che riprendono 'Playground Love' degli Air in chiave rock. Nota di merito al primo singolo estratto, 'The Rhythm Of The Night' firmato Ex-Otago, sempre divertentissimi nella loro lettura pop estiva. Gli infradito vengono lasciati sotto l'ombrellone e si inizia a ballare tra la spuma delle onde e il bagnasciuga. I Carnifull Trio risuonano 'Da Funk', ma il brano non ha il ritmo che merita e tende a perdersi. Al contrario, I Tre Allegri Ragazzi Morti, ritornando sull'idea di italianizzare brani esteri (ci avevano già deliziato con 'Mio Fratellino Ha Scoperto Il Rock'n'Roll' e 'Dimmi'/'Ask Me'), trasformano 'Around The World' in un motivo italiano di facile presa con un ottimo tappeto sonoro completamente suonato analogicamente. A dividere queste due radici comuni, è il country rock dei Mojomatics che ci portano sulle strade assolate messicane con 'Mexican Radio' dei Wall Of Voodoo. Sul finale c'è la geniale ripresa di 'Too Much Of Heaven' degli Eiffel 65, targata Numero 6, una grande festa in un chirinquito. A chiudere le cover, la psichedelica suite (quasi 10 minuti) dei Julie's Haircut che risuonano gli Orb e che impreziosiscono tutto il disco con un'ipnotica messa in scena musicale. L''intro', i 2 'skit' e l''outro' di Marco Mancassola, invece, ci portano in un mondo robotico dove un uomo ascolta suoni inauditi, dove il metallo sostituisce i cuori, dove il ferro batte ferocemente.

VELOCITA': predomina un andamento generalmente dance, molto estivo, con i ritmi più sostenuti soprattutto sulle cover dei Daft Punk.

TESTO: "il giro del mondo, il giro del mondo", dalla cover di 'Around The World' dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

LA DICHIARAZIONE: dalla cartella stampa: "Un anno e mezzo di lavoro, ma ne è valsa davvero la pena. Un'idea che ronza per la testa per un progetto che sembrava irraggiungibile. Sconvolgere il concetto di 'remix', capovolgerlo, invertendo il flusso apparentemente naturale delle cose. Il rocker diviene remixer e viceversa, e la disco-hit finisce per passare attraverso un riff di chitarra che mai avremmo immaginato."

IL SITO: Lavaligetta.it; 'Myspace.com/lavaligetta'.

Mattia Barro

RECENSIONE DJ SET - Hot Chip & Boys Noize - We Love @ Space (ibiza) 27.07.08

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Un'ondata d'aria nuova sull'isla blanca porta sulle varie consolle i nomi più significativi dell'electro-rock e del french touch e di tutta questa nuova scena da club che sta nascendo. Son previsti aerei trasportanti Simian Mobile Disco, 2 Many Djs, Justice, Crookers, Cassius e Chemical Brothers.

Portatrice di questa innovazione è, sopratutto, la serata 'We Love' dello Space. Oggi, infatti, come headliners troviamo Hot Chip dj set e Boys Noize, rispettivamente in Terrazza e in Discoteca.

Partono gli Hot Chip in versione Felix & Al dj set e, onestamente, non si sa che pensare a riguardo. Suonano un'elettronica senza troppo pretese, molto morbida, limitando gli azzardi ad un paio di brani duri e pesanti. Non c'è però alcun accenno di quello che ci piace degli Hot Chip e pensiamo che, anche se tecnicamente validi, non hanno molto motivo di star qui. La scaletta è quella classica di qualsiasi dj che suona un genere leggero e pacato.

Nella sala grande, invece, Boys Noize decide di darci dentro. La scarica d'adrenalina è impressionante ed è accompagnata da un livello tecnico di ottima qualità. Qui si dà vita ad un vero dj set ghetto-house. Spuntano in mezzo alle borse dei vinili perle come 'Stress' dei Justice e 'Killing In The Name Of' dei Rage Against The Machine in versione remix di SebastiAn. E sentire brani così allo Space spiazza ed affascina. Boys Noize fa quello che sa e deve fare. E lo fanno con un'adrenalina esaltante. Qui si osa, qui si cambia, qui ci si diverte.

Usciamo sfiniti e camminiamo lungo Playa d'En Bossa, con l'alba che fa capolino lungo la linea dell'orizzonte colorando il mare. Ci sediamo e vediamo nascere il nuovo giorno. Chissà se Ibiza cambierà.

Mattia Barro

lunedì 21 luglio 2008

RECENSIONE - Traffic Free Festival (GIORNO 2) @ Torino (11.07.08)

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Punkreas, Wire, Sex Pistols. Il secondo giorno del Traffic porta sulla scena il tema dominante dell'intera edizione: il punk. Il punk visto attraverso tre differenti modi di farlo e viverlo: chi l'ha cercato di stabilire in Italia con attitudini e influenze ska e raggae, chi l'ha reso più colto, arricchendolo, chi l'ha portato alla ribalta nel mondo. Tenendo presenti queste tre diverse concezioni, si può parlare dei singoli live.

Dopo il nubifragio che colpisce la Pellerina nel pre-serata, salgono sul palco i Punkreas (voto: 8), con una scaletta forzatamente ridotta per recuperare il tempo perso. Ciò che va a vantaggio dei Punkreas è che quasi tutti hanno avuto nella loro pre-adolescenza, una loro canzone come inno alternativo di rivalsa verso il mondo ed il sistema (chi ha passato il periodo "odio tutto e voglio essere diverso", sa di cosa parlo). Si parte con 'Voglio Armarmi' e si passa poi per 'Aca Toro' e 'Canapa', cantati a squarcia gola da quasi tutto il pubblico presente che inizia ad agitarsi e pogare insistentemente. Approvata l'idea di metterli a suonare prima di tali mostri sacri: complimenti a chi ha avuto tale brillante barlume di genialità (chi se lo sarebbe aspettato uno show così avvincente?).

A seguire, è il momento dei Wire (voto: 7). Dalle prime note si capisce che sono il gruppo meno conosciuto della serata, sfortunatamente. Il pubblico non sa cosa aspettarsi e, inizialmente, si distrae parecchio. I Wire non fanno, però, nulla per recuperare le pecorelle smarrite, semplicemente suonano, e suonano bene. C'è qualche sbavatura e qualche brano che non riesce proprio a far presa, anche a causa dell'avvicinarsi del live dei Sex Pistols. Potrebbero lasciare il segno, ma il pubblico sembra volerglielo impedire.

Giunge, infine, il live più atteso dell'edizione: i Sex Pistols (voto: n.g.). Prendete vostro padre, o vostro zio, quello che si avvicina di più ad un uomo attempato e sui 100 kg, mettetegli dei bermuda e dategli una chitarra distorta e fategli fare punk. Sarà contento di ricordarsi l'adolescenza persa e bruciata vissuta fino in fondo. Ma voi guardandolo cosa potreste dire?

La risposta a questa domanda è la risposta sul come è stato il concerto dei Sex Pistols. A fine show (esageratamente lungo e comprendente due bis), il pubblico si divide tra 'entusiasti, miracolati dal Signore e innamorati' e 'delusi, tristi e senza più idoli'.

Qui di seguito citerò due frasi (diametricalmente opposte) di Johnny Rotten durante il live: "Siamo qui perchè vi amiamo"; "Non tirare roba contro di noi, caprone. Non siamo noi il vostro nemico, è il governo il vostro nemico. Tiragliela a loro questa spazzatura".

Decidete voi se credere nel ritorno di fiamma di Rotten e compagnia e credere ancora in quel filo di punk che è rimasto o se cercare di evitare di ricadere nel pensare che le reunion siano studiate appositamente per amore dei fans.

Mattia Barro

RECENSIONE - Traffic Free Festival (GIORNO 1) @ Torino (10.07.08)

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Il problema del Traffic è sempre il solito: orari troppi ristretti per far godere in pieno il potenziale delle varie band. Ci si giostra su 5 ore quotidiane (si potrebbe iniziare un'oretta prima, no?), con naturali restringimenti sugli orari dei vari live act.

Arrivati alla Pellerina (sede degli eventi serali principali), sono già le 20 (Torino soffre di una mancanza di potenziamento dei mezzi in alcune zone della città). Sul palco hanno appena iniziato i Battles (voto:9), band culto per i fan del perfezionismo sonoro. E i Battles non tradiscono: son perfetti. E' tutto un accavallarsi di spilli di note, di battaglie sonore, di ritmi allucinanti su cui tessere una fitta trama di giochi e mimiche che stupiscono e rapiscono. Tutti esemplari musicisti, quasi uno show di tecnicismi, ma di una rarità e unicità esemplare. Ma come ogni statua eccezionale, vi è un difetto: non riesce a trovare completo sfogo in spazi così ampi e sfaccettati (inteso a livello di ascolto del pubblico), prediligendo strutture fisiche più intime, più accoglienti.

La scaletta ci porta prepotentemente ai Soulwax (Voto: 8). La band belga arriva sul palco e sfodera un live tirato, unidirezionale, compatto. C'è poco tempo e deve essere indimenticabile: questa potrebbe essere l'idea di base di un live set parzialmente rivoluzionato per l'occorrenza. La maggior parte delle hits ci sono, ma troviamo anche delle grandi escluse ('Standing In The Way Of Control', ad esempio). I Soulwax si dimostrano sempre efficaci e di facile presa. Lo show è grintoso, duro, energico: questo è l'ennesimo dipinto targato Soulwax.

L'headliner della serata, e a vedere il pubblico non si direbbe, è Tricky (voto: 6). Il live è la promozione del suo nuovo lavoro e si dovrebbe profilare come un'ora piena di drum'n'bass e di puro trip-hop. Tricky cerca di essere ammaliante, ipnotico, ma il suo tentativo, pare riuscire solo in parte.
Chi lo conosce lo apprezza. Chi non lo conosce, lo prova a capire. Ma sembra comunque fuori posto rispetto alla salita musicale che sul filone Battles-Soulwax-2manydjs avrebbe centrato l'apoteosi della completezza sonora. Tricky riesce a creare qualche sensazione, ma non sfonda mai, non dˆ mai il colpo di grazia che farebbe impennare la serata. La monotonia ogni tanto annoia qualche volto, il quale usa le sue profonde produzioni per stendervi sopra discussioni futili su birre, vomito e artisti non convocati.

L'ultimo tassello della giornata firmato 2manydjs (voto: 7). Metà Soulwax salgono sul palco per il dj set conclusivo. Session che risulta un po' più spenta o, semplicemente, più popolare del solito. Ritorna 'YMCA' come apertura (già sentita questo inverno), ritorna 'Sarà Perché Ti Amo' (must nelle selezioni per il pubblico italiano), ritorna 'Flat Beat' di Mr.Oizo (mi ricordo di essere stato veramente giovane ai tempi). Forse a causa del numero elevato di teste che compongono il pubblico di un festival gratuito, i 2 djs vanno coi piedi di piombo (sempre nell'ottica eclettica che li contraddistingue). Così spiegata anche la presenza dei tormentoni targati Justice, Crookers, dei remix dei Soulwax e anche di uno spunto di reggae finalizzato ad allargare il set.

La prima vera giornata Traffic (di quelle col tifo di casa intendo), probabilmente la più interessante, si chiude nella fiumane di corpi che si assembrano sulle navette gratuite perdendosi poi per Torino. Come noi, forse. Domani potrebbero crollare i miti del Punk. Fateci dormire un po' prima dello shock.

Mattia Barro

domenica 13 luglio 2008

RECENSIONE DISCO - Sikitikis - B

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SIKITIKIS - B
2008, Casasonica

VOTO: 5

GENERE: noir-rock.

PROTAGONISTI: Diablo (Alessandro Spedicati): voce ed effetti sonori; Jimi (Gianmarco Diana): basso; Zico (Enrico Trudu): organo e tastiere; Regiz (Daniele Sulis): batteria.

SEGNI PARTICOLARI: nel disco, come ribadisce la stessa band all'interno del booklet, non vengono suonate chitarre. Il gruppo cagliaritano è alla seconda prova su lunga distanza dopo il precedente 'Fuga dal deserto del Tiki'. L'album è licenziato, come di consueto, da Casasonica.

INGREDIENTI: un rock italiano anomalo, molto noir, dietro al quale c'è una ricerca quasi spasmodica di essere scuri e 'sanguigni' (vedere l'artwork e leggere il nome dei brani per capire il mood costante della band). Influenze decisamente costrette in alcuni brani, che subiscono troppo la presenza del mixer di Casasonica, e altri che subiscono troppo l'idea di far musica della band.

DENSITA' DI QUALITA': 'B' non decolla mai, anzi, ristagna sempre su un mood troppo inquadrato, troppo stretto. Il clima che lo persuade appare indigesto, anche se l'inizio è incoraggiante e brani come 'Little Lu' e 'Rosso Sangue' hanno una bella carica, una ritmica accattivante e si lasciano ascoltare. Ma piano piano l'entusiasmo cala, 'Piove Deserto' fa percepire che qualcosa non quadra e il brano successivo svela tutto: 'L'Ultima Mano' ha un cantato così spudoratamente influenzato (mi volete davvero dire che quella voce non è di Samuel?) e la band sembra già a corto di idee per mantenere fresco un genere così ostico. Seguono due brani di dubbia potenza e la cover della soap opera di Celentano, 'Storie D'Amore' (per perseguire la consuetudine di inserire una cover, ma 'L'Importante' è finire di Mina era decisamente meglio riuscita). Il disco pesantemente riesce a rotolarsi fino all'ultima canzone che, citando precisamente è "liberamente ispirata dal personaggio ononimo contenuto nel romanzo "Manituana" di Wu Ming. Ennesimo tentativo di dar un contenuto intellettuale forzato alla musica. I Sikitikis ci provano, ce la mettono tutta, ma la continua ricerca di produrre musica impegnata (soprattutto se il risultato è così 'normale') alla fine non premia, anzi, debilita, annoia e stanca.

VELOCITA': molti brani dal ritmo spigliato ed invitante, ma mal completati. Un po' troppo omologato nel suo complesso con bruschi rallentamenti troppo forzati.

IL TESTO: basta vedere un poliziesco o un giallo anni '80 ed estrapolare qualche discorso. Il resto è ricerca di sensazioni: 'Piove Deserto' ne è l'apice.

LA DICHIARAZIONE: Diablo: "Stiamo già lavorando all'evoluzione del nostro suono, forse per parlarne e troppo presto. La sola certezza che abbiamo ora è che la strada che stiamo provando ci piace, e molto. L' obiettivo è, comunque, trovare una formula che ci soddisfi pienamente sia nella parte musicale che in quella letteraria."

IL SITO: 'Sikitikis.com' o 'Myspace.com/sikitikis'.

Mattia Barro

mercoledì 9 luglio 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Martedì"

non mi accorgo che è martedi quando mi alzo.
non so bene come stia procedendo il mondo. io rallento e lui corre, o qualcosa di simile.
porto sulle spalle qualcosa come chili e chili di cose che non capisco e non comprendo in nessun modo io le disponga davanti a miei occhi. Sarà il sole accecante, sarà che ho perso gli occhiali da sole in modo stupido, sarà che sono stupido.

"I’ve got another confession to make
I’m your fool".


e le macchine sull'autostrada viaggiano e sembrano ferme. Sembra che più schiacci l'accelleratore più il mondo attorno rimanga in posa. Le montagne rimangono lontane, i campi uguali, i pensieri più contorti.
Nell'astrattezza del non dormire mai perdo la focalizzazione sul mondo.

E si arriva a casa e si cerca di lavar via tutto il peggio in un attimo o tutto il meglio lentamente.
Ma poi accadono disastri, catastrofi, cataclismi e tutto va a puttane. E io resto nella mia stanza, solo.
Come se oggi avessi ancora dei soldi da spendere
in puttane.

"I’ve got another confession my friend
I’m no fool
I’m getting tired of starting again
Somewhere new"


Were you born to resist or be abused?




M.Barro

sabato 5 luglio 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Devo Insistere Ora"

DIO non è misericordioso come le antenne tv vogliono farci credere.



M.Barro

giovedì 3 luglio 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Giallo Crema"

Sala giallo crema.
Scrivanie sparse, computer munite. Fotocopiatrici.
Screensavers con camicie col colletto. Aria asettica.
"E se la mano che cercano fosse proprio la tua?".
La chiamano forza lavoro. E manodopera.
Manpower.