Che siamo finiti a dirci che io e te siamo pertosse. E percosse. Percorse le strade che portano ai burroni per suicidarsi, ci siamo fermati per un picnic. Io ho portato da mangiare e tu i tuoi oggetti più cari, scelti in base ad un calcolo economico con i tassi di inflazione aggiornati. A giornate.
Ti stringo le gambe mentre ci baciamo sdraiati e tu decidi di amputarmi tutto l'amore che ho. E i nostri problemi che si incagliano tra i tuoi collant. O le tue calze a rete. Sbagliare i goal a porta vuota e portare emozioni vuote alle nostre cene dei cretini che ci siamo invitati a vicenda. Avvicinati quando mi urli a bassa voce nel silenzio tombale di ciò che reputiamo musica per occupare spazio.
Che mi innamoro di trecento ragazze a notte pur di passare il tempo e non pensarti e non pesarti. Che quando mi hai presentato ai tuoi, loro hanno chiesto asilo politico sui tuoi satelliti sulle tue lune sui tuoi lumi.
Io aspetto che tu dica qualcosa mentre stendi su una fetta di pane un etto di malcontenti.
"Ho messo le mani in tasca ed ho sputato sulla tavola,
Buon Appetito Amore Mio."
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
domenica 22 febbraio 2009
RECENSIONE CONCERTO - Emiliana Torrini (Magazzini Generali, 12.02.09)
12-2-2009
Emiliana Torrini @ Magazzini Generali, Milano
PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT
Il tecnico entra rapidamente sul palco e alza l'asta del microfono. "E' l'unica cosa che dovrei fare", esclama Emiliana sorridendo. I Magazzini Generali sono incredibilmente colmi. Per del songwriting islandese. Di giovedì sera. Da non credere.
Emiliana ne è quasi spaventata e si muove come una bambina imbarazzata durante le sue splendide esecuzioni dei brani, sempre in un inglese fortemente caratterizzato da un accento difficile da mascherare. Dai suoi tre dischi, la gioiosa italo-islandese pesca a più mani, per circa un'ora e mezza di soffici canzoni pop cadenzate da arpeggi di chitarra principalmente malinconici.
La ricerca della felicità sembra la chiave principale su cui la cantautrice cerca di instaurare un rapporto dialogico con il pubblico. La sua musica vuole allargare la luce che vediamo alla fine di ogni tunnel, trascinarcene fuori sorridendo.
Il concerto non subisce evidenti cali durante il suo lungo trascorrere. L'intensità che viene a crearsi è un continuo scambio palco-platea. Spesso vengono zittiti coloro che, accompagnando qualcuno, si perdono sul balcone del bar a parlare di chissà quale guerra mondiale intravista nell'ennesimo reality.
Parlare di singole canzoni sarebbe riduttivo. Emiliana è 'Jungle Drums', ma anche 'Nothing Brings Me Down' e 'To Be Free'. Ed il suo concerto è un sentiero attraverso la sua evoluzione musicale che, ammaliati, continuiamo a percorrere rapiti dalla sua voce cristallina.
Mattia Barro
Emiliana Torrini @ Magazzini Generali, Milano
PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT
Il tecnico entra rapidamente sul palco e alza l'asta del microfono. "E' l'unica cosa che dovrei fare", esclama Emiliana sorridendo. I Magazzini Generali sono incredibilmente colmi. Per del songwriting islandese. Di giovedì sera. Da non credere.
Emiliana ne è quasi spaventata e si muove come una bambina imbarazzata durante le sue splendide esecuzioni dei brani, sempre in un inglese fortemente caratterizzato da un accento difficile da mascherare. Dai suoi tre dischi, la gioiosa italo-islandese pesca a più mani, per circa un'ora e mezza di soffici canzoni pop cadenzate da arpeggi di chitarra principalmente malinconici.
La ricerca della felicità sembra la chiave principale su cui la cantautrice cerca di instaurare un rapporto dialogico con il pubblico. La sua musica vuole allargare la luce che vediamo alla fine di ogni tunnel, trascinarcene fuori sorridendo.
Il concerto non subisce evidenti cali durante il suo lungo trascorrere. L'intensità che viene a crearsi è un continuo scambio palco-platea. Spesso vengono zittiti coloro che, accompagnando qualcuno, si perdono sul balcone del bar a parlare di chissà quale guerra mondiale intravista nell'ennesimo reality.
Parlare di singole canzoni sarebbe riduttivo. Emiliana è 'Jungle Drums', ma anche 'Nothing Brings Me Down' e 'To Be Free'. Ed il suo concerto è un sentiero attraverso la sua evoluzione musicale che, ammaliati, continuiamo a percorrere rapiti dalla sua voce cristallina.
Mattia Barro
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venerdì 20 febbraio 2009
"Ti ho portato indietro gli ombrelli" - SDVQ
E finisci che tu mi chiedi di nuovo perché ti ho salvato la vita e ora mi sto quasi innervosendo. E a carnevale cerco di baciare il mio orgoglio ma finisco nella bocca di un'altra. Senza incespicare. Poi cado per terra ballando e mi rialzo goffo e tu probabilmente ti starai sparando in vena tutte le canzoni che non ti mai inviato.
Far fronte ai nostri tele-obiettivi.
Gli apici e gli amici che non riusciamo a raggiungere che quando abbiamo corso mano nella mano contro il mondo un palo ci ha sfondato le falangi. Gli effetti serra delle tue parole sillabate e sussurrate.
Che siamo caduti dall'ultimo piano delle nostre pantomime. E abbiamo ballato canzoni d'orrore sulle mine inesplose del nostro passato ingombrante. Scalzi e scazzati. Incazzati.
Hai skippato tutte le tracce dove c'era una M. Eno Ale.
Ti ho portato indietro tutti gli ombrelli con cui mi ero riparato dalle tue piogge sentimentali. Amarti è stato l'ennesimo scolapasta inserito nelle nostre vite Ikea. Il fascino a cui ci rimanda il nord Europa. Il fascino a cui ci rimanda.
Ti ho sussurrato all'orecchio tutti i titoli dei brani che metteva il dj per farti sorridere. E probabilmente hai riso, avendoli riconosciuti per il loro uso ipnotico e per il loro sopruso spasmodico. Siamo destabilizzati e disintossicati da poter vedere quanta noia ci circonda. I nostri sentimenti in panne e i panni sporchi che lavo nel tuo bagno mentre dormi da 12 ore filate e sfilate.
Abbiamo bevuto così tanto da dimenticare il modo con cui sarebbe stato educato dirci addio. Che ora così, suona davvero male.
Che ora così, fa davvero male.
-Stralci Di VIta Quotidiana-
Mattia Barro
Far fronte ai nostri tele-obiettivi.
Gli apici e gli amici che non riusciamo a raggiungere che quando abbiamo corso mano nella mano contro il mondo un palo ci ha sfondato le falangi. Gli effetti serra delle tue parole sillabate e sussurrate.
Che siamo caduti dall'ultimo piano delle nostre pantomime. E abbiamo ballato canzoni d'orrore sulle mine inesplose del nostro passato ingombrante. Scalzi e scazzati. Incazzati.
Hai skippato tutte le tracce dove c'era una M. Eno Ale.
Ti ho portato indietro tutti gli ombrelli con cui mi ero riparato dalle tue piogge sentimentali. Amarti è stato l'ennesimo scolapasta inserito nelle nostre vite Ikea. Il fascino a cui ci rimanda il nord Europa. Il fascino a cui ci rimanda.
Ti ho sussurrato all'orecchio tutti i titoli dei brani che metteva il dj per farti sorridere. E probabilmente hai riso, avendoli riconosciuti per il loro uso ipnotico e per il loro sopruso spasmodico. Siamo destabilizzati e disintossicati da poter vedere quanta noia ci circonda. I nostri sentimenti in panne e i panni sporchi che lavo nel tuo bagno mentre dormi da 12 ore filate e sfilate.
Abbiamo bevuto così tanto da dimenticare il modo con cui sarebbe stato educato dirci addio. Che ora così, suona davvero male.
Che ora così, fa davvero male.
-Stralci Di VIta Quotidiana-
Mattia Barro
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lunedì 16 febbraio 2009
"Il giro del mondo il giro del mondo il giro del mondo e tu vomiti" - SDVQ
Ma poi sono arrivati i giorni dopo ed il presente. Ed il futuro prossimo. Che a contare i giorni che mancavano avevamo finito le dita delle nostre mani.
Non c'era Svezia.
Rifare l'asfalto dei nostri sentieri percorsi.
Rifare l'asfalto dei nostri pensieri e di corsa.
Rifare lo smalto dei tuoi ponteggi.
Rifare lo smalto dei miei denti.
E poi son arrivati i corsi universitari e le corsie d'ospedale. I corsi d'acqua dove ci siamo lavati i peccati con lo stesso liquido putrido. Pure tu. E non provavamo imbarazzo a vederci nudi e cosparsi di parti di altri.
Ti ho tenuto la mano quando sei caduta giù nel Grand Canyon e pensavo fosse uno scherzo di cattivo gusto. Avevi la faccia rossa ed eri buffa. Proprio non ci resta che chiuderci in camera tua con i dischi inascoltabili che continui a propinarmi.
L'alba vista dal tuo letto sembra il tramonto. O abbiamo bevuto così tanto da ribaltarci le vite? Che da ubriaca ti sei tatuata il mio nome vicino alla vagina ma manca la i e fa molto ridere. E quando l'hai notato la polizia ha riempito la stanza di lacrimogeni e io ho continuato a riderci su.
Mi hai dato appuntamento sulla torre di Pisa e siamo caduti giù. Solo noi. Avevamo cemento miracolato sulle nostre ginocchia sbucciate. E i cinesi ci facevano foto con obiettivi enormi mentre noi stringevamo i nostri giornalieri obiettivi minuscoli.
Il giro del mondo il giro del mondo il giro del mondo e tu vomiti.
La distanza aerea tra Milano e New York è pari alle nostre incomprensioni settimanali. E Ryan Air intanto ci divora la pazienza reciproca. Al LAX mi dici che hai dei ritardi e non sai dirmi se mentali o mestruali. O orari. E mi limito a sorriderti.
Io e i tuoi xanax sotto la Torre Eiffel.
Io e i tuoi xanax sotto al Big Ben.
Io e i tuoi xanax dentro di me.
Che stare con te era come sposarsi una farmacista.
Quando abbiamo parlato di architettura hai avuto un attacco epilettico pur di non darmi ragione. Diamine. E poi hai attratto tutta quella folla che sembravi un carretto dei gelati.
Avevi sempre fame e la Moleskine della capitale sbagliata.
Abbiamo speso un capitale per starcene a casa quando potevamo uscire ad apprendere qualcosa. A prendere qualcosa.
A perdere qualcosa.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Non c'era Svezia.
Rifare l'asfalto dei nostri sentieri percorsi.
Rifare l'asfalto dei nostri pensieri e di corsa.
Rifare lo smalto dei tuoi ponteggi.
Rifare lo smalto dei miei denti.
E poi son arrivati i corsi universitari e le corsie d'ospedale. I corsi d'acqua dove ci siamo lavati i peccati con lo stesso liquido putrido. Pure tu. E non provavamo imbarazzo a vederci nudi e cosparsi di parti di altri.
Ti ho tenuto la mano quando sei caduta giù nel Grand Canyon e pensavo fosse uno scherzo di cattivo gusto. Avevi la faccia rossa ed eri buffa. Proprio non ci resta che chiuderci in camera tua con i dischi inascoltabili che continui a propinarmi.
L'alba vista dal tuo letto sembra il tramonto. O abbiamo bevuto così tanto da ribaltarci le vite? Che da ubriaca ti sei tatuata il mio nome vicino alla vagina ma manca la i e fa molto ridere. E quando l'hai notato la polizia ha riempito la stanza di lacrimogeni e io ho continuato a riderci su.
Mi hai dato appuntamento sulla torre di Pisa e siamo caduti giù. Solo noi. Avevamo cemento miracolato sulle nostre ginocchia sbucciate. E i cinesi ci facevano foto con obiettivi enormi mentre noi stringevamo i nostri giornalieri obiettivi minuscoli.
Il giro del mondo il giro del mondo il giro del mondo e tu vomiti.
La distanza aerea tra Milano e New York è pari alle nostre incomprensioni settimanali. E Ryan Air intanto ci divora la pazienza reciproca. Al LAX mi dici che hai dei ritardi e non sai dirmi se mentali o mestruali. O orari. E mi limito a sorriderti.
Io e i tuoi xanax sotto la Torre Eiffel.
Io e i tuoi xanax sotto al Big Ben.
Io e i tuoi xanax dentro di me.
Che stare con te era come sposarsi una farmacista.
Quando abbiamo parlato di architettura hai avuto un attacco epilettico pur di non darmi ragione. Diamine. E poi hai attratto tutta quella folla che sembravi un carretto dei gelati.
Avevi sempre fame e la Moleskine della capitale sbagliata.
Abbiamo speso un capitale per starcene a casa quando potevamo uscire ad apprendere qualcosa. A prendere qualcosa.
A perdere qualcosa.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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giovedì 5 febbraio 2009
"Che io e te siamo come un film di Lynch" - SDVQ
Che un giorno te ne andrai da qui. Ma prima ti righerò la macchina.
Mentre ti saluterò terrò la chiave tesa a sfregiarti un fianco, una guancia. Perderai sangue e verniciatura che a volte non c'è nemmeno tutta sta differenza. Come nei film in cui ti perdi.
Abbiamo programmato con così poca cura il nostro futuro che finiremo dentro qualche burrone ai mille all'ora. Dentro le vetrine di Torino. Dentro il tuo traforo chiuso per lamentele. E ragnatele. Che per alleggerirti sulla bilancia ti togli il cuore e io ti chiamo sul cellulare, perplesso per il tuo distacco impassibile.
Ora che bruci tutto nel falò della tua vendetta finalmente ti abbronzerai. Come nei festival alle 4 del pomeriggio sotto il sole cocente e l'odore di salamelle. E di birra. Hai preso il lettino e ti sei messa su i Rayban, e l'ipod probabilmente passa qualcosa che tu reputi Piacevole. L'ombrellone coi miei abiti. Non ricordo dove abiti.
Che io e te siamo un film di Lynch dove non si capisce mai un cazzo di nulla. Un cazzo di nulla.
Ed era Piacevole sentirti dire che stavo sbagliando. Piacevole per te.
I giorni dedicati ai nostri sorrisi e buon San Mestruo che almeno non sanguini per colpa mia. Per una volta. Per una svolta.
Che sono stanco di dover finire a sputarci contro ogni nostra cronica incapacità di comunicare. Intanto menti così tanto da avere la testa enorme. Aggrapparsi aggrapparsi aggrapparsi sui rapporti vetrati che compongono i nostri condominii di scuse epiche.
Manca l'amore come mancano i messaggi gratis da mandare.
Manca l'amore come mancano le connessioni adsl nei nostri buchi del culo.
Il tuo cattivo gusto nei ragazzi e nelle frasi fuori luogo che mi tiri dietro. Che mi tiri indietro. Ho provato a spiegarti che basterebbe contare fino a dieci ma hai iniziato dall'undici e giustamente dopo un po' te ne sei rotta le palle. La matematica non è un'opinione ma un grosso tomo con formule che mi ha rotto la schiena a 15 anni. e a 13. e a 16.
Io e te e la generazione di storpi che siamo.
Io e te e la generazione di stronzi che siamo.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Mentre ti saluterò terrò la chiave tesa a sfregiarti un fianco, una guancia. Perderai sangue e verniciatura che a volte non c'è nemmeno tutta sta differenza. Come nei film in cui ti perdi.
Abbiamo programmato con così poca cura il nostro futuro che finiremo dentro qualche burrone ai mille all'ora. Dentro le vetrine di Torino. Dentro il tuo traforo chiuso per lamentele. E ragnatele. Che per alleggerirti sulla bilancia ti togli il cuore e io ti chiamo sul cellulare, perplesso per il tuo distacco impassibile.
Ora che bruci tutto nel falò della tua vendetta finalmente ti abbronzerai. Come nei festival alle 4 del pomeriggio sotto il sole cocente e l'odore di salamelle. E di birra. Hai preso il lettino e ti sei messa su i Rayban, e l'ipod probabilmente passa qualcosa che tu reputi Piacevole. L'ombrellone coi miei abiti. Non ricordo dove abiti.
Che io e te siamo un film di Lynch dove non si capisce mai un cazzo di nulla. Un cazzo di nulla.
Ed era Piacevole sentirti dire che stavo sbagliando. Piacevole per te.
I giorni dedicati ai nostri sorrisi e buon San Mestruo che almeno non sanguini per colpa mia. Per una volta. Per una svolta.
Che sono stanco di dover finire a sputarci contro ogni nostra cronica incapacità di comunicare. Intanto menti così tanto da avere la testa enorme. Aggrapparsi aggrapparsi aggrapparsi sui rapporti vetrati che compongono i nostri condominii di scuse epiche.
Manca l'amore come mancano i messaggi gratis da mandare.
Manca l'amore come mancano le connessioni adsl nei nostri buchi del culo.
Il tuo cattivo gusto nei ragazzi e nelle frasi fuori luogo che mi tiri dietro. Che mi tiri indietro. Ho provato a spiegarti che basterebbe contare fino a dieci ma hai iniziato dall'undici e giustamente dopo un po' te ne sei rotta le palle. La matematica non è un'opinione ma un grosso tomo con formule che mi ha rotto la schiena a 15 anni. e a 13. e a 16.
Io e te e la generazione di storpi che siamo.
Io e te e la generazione di stronzi che siamo.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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domenica 1 febbraio 2009
"Previsioni" - SDVQ
Le tue previsioni esatte che dovresti fare la meteorologa. O la meteora nella mia vita. Che sai sempre come va a finire e a metà film devo cambiare che inizi ad annoiarti annoiarti. Telecomandi le nostre azioni future nel tuo distacco nobile e nel tuo modo di agire barbarico non ti accorgi di tutti i dettagli su cui cadi sopra quando sei sbronza. Frantumi ogni mio gesto che intanto sono un film con la trama che già conosci e già capisci e quando ti faccio leggere ciò che scrivo mi dici "datti all'ippica" ma oggi nevica così forte che han chiuso gli ippodromi e mi tocca rimettermi a scrivere ed escono cose insensate tipo questa. Che poi non è che se scrivessi chissà quale storia, cambieresti la tua idea di me in em.
I baricentri spostati dei nostri discorsi che finiamo sempre a parlare di cose così distaccate che dici che le nostre domande non sanno di niente e le nostre risposte non sanno niente. anno dopo anno. La pensavo diversa ma hai detto basta basta basta basta basta basta basta basta basta basta basta e io ho replicato che non ho capito e hai fatto uno di quei versi che fai quando sei nervosa e mi viene da ridere nei momenti peggiori. Come i nostri ultimi 8 mesi, in cui ho riso fino alle lacrime.
Ahahahahah.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
I baricentri spostati dei nostri discorsi che finiamo sempre a parlare di cose così distaccate che dici che le nostre domande non sanno di niente e le nostre risposte non sanno niente. anno dopo anno. La pensavo diversa ma hai detto basta basta basta basta basta basta basta basta basta basta basta e io ho replicato che non ho capito e hai fatto uno di quei versi che fai quando sei nervosa e mi viene da ridere nei momenti peggiori. Come i nostri ultimi 8 mesi, in cui ho riso fino alle lacrime.
Ahahahahah.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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sabato 31 gennaio 2009
RECENSIONE CONCERTO - Pivot (Casa 139, 5.11.08)
PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT
5-11-2008
Pivot @ La Casa 139, Milano
Il gruppo si chiama Pivot e viene dall'Australia. Il loro secondo disco, 'O Soundtrack My Heart', è uscito quest'estate. L'etichetta che li lancia è la Warp, una certezza. E' lecito, quindi, aspettarsi dell'ottima musica. E' ciò puntualmente accade.
Il terzetto sale sul palco e, per circa un'ora, ci inonda di trame sonore decisamente interessanti. Sulla scia dei Battles, loro compagni di label, il live è un rock sperimentale-strumentale in cui la voce appare solo in sporadici episodi, come strumento aggiuntivo. Mantenendo ancora un attimo il paragone coi Battles, dove la band newyorkese ci mette forte tecnica nella costruzione dei brani, i Pivot si lasciano completamente trascinare dall'istinto e dalle proprie emozioni.
Uno show musicalmente animalesco dove spesso è il nervosismo eclettico delle produzioni ad intrigare. La batteria è il perno su cui ruotare le intere composizioni (molti brani sono suonati con le percussioni riverberate e ritmiche spasmodiche) e su cui, molto spesso, l'attenzione si getta interamente. Tappeti di tastiere, ossessività MAC-caniche, ritmi ad ostacoli. Ottimo il lavoro sullo sviluppo delle tracce, il quale mantiene il pubblico totalmente rapito dell'evoluzione sonora. Semplicemente due tastiere, una chitarra, un computer ed una batteria. Brani come 'Sweet Memory', 'Sing You Sinners' o la title-track del loro disco d'esordio risultano immediati anche nella loro complessità.
Un'ottima prova corale che si conclude con l'atipica (parlando a riguardo dei loro brani) scelta di portare come bis 'I Zimbra' dei Talking Heads, la quale ha il magico potere di rallegrare e scatenare qualsiasi individuo stipato nell'intimità della Casa 139.
Credo che, a concerto finito, tutti siano usciti con un'enorme voglia di suonare. Qualsiasi cosa.
Mattia Barro
5-11-2008
Pivot @ La Casa 139, Milano
Il gruppo si chiama Pivot e viene dall'Australia. Il loro secondo disco, 'O Soundtrack My Heart', è uscito quest'estate. L'etichetta che li lancia è la Warp, una certezza. E' lecito, quindi, aspettarsi dell'ottima musica. E' ciò puntualmente accade.
Il terzetto sale sul palco e, per circa un'ora, ci inonda di trame sonore decisamente interessanti. Sulla scia dei Battles, loro compagni di label, il live è un rock sperimentale-strumentale in cui la voce appare solo in sporadici episodi, come strumento aggiuntivo. Mantenendo ancora un attimo il paragone coi Battles, dove la band newyorkese ci mette forte tecnica nella costruzione dei brani, i Pivot si lasciano completamente trascinare dall'istinto e dalle proprie emozioni.
Uno show musicalmente animalesco dove spesso è il nervosismo eclettico delle produzioni ad intrigare. La batteria è il perno su cui ruotare le intere composizioni (molti brani sono suonati con le percussioni riverberate e ritmiche spasmodiche) e su cui, molto spesso, l'attenzione si getta interamente. Tappeti di tastiere, ossessività MAC-caniche, ritmi ad ostacoli. Ottimo il lavoro sullo sviluppo delle tracce, il quale mantiene il pubblico totalmente rapito dell'evoluzione sonora. Semplicemente due tastiere, una chitarra, un computer ed una batteria. Brani come 'Sweet Memory', 'Sing You Sinners' o la title-track del loro disco d'esordio risultano immediati anche nella loro complessità.
Un'ottima prova corale che si conclude con l'atipica (parlando a riguardo dei loro brani) scelta di portare come bis 'I Zimbra' dei Talking Heads, la quale ha il magico potere di rallegrare e scatenare qualsiasi individuo stipato nell'intimità della Casa 139.
Credo che, a concerto finito, tutti siano usciti con un'enorme voglia di suonare. Qualsiasi cosa.
Mattia Barro
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RECENSIONE - The Niro (17.01.09)
PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT
17-1-2009
The Niro @ Koko, Biella
Il Koko è un nuovo club nel biellese che porta, come in precedenza aveva fatto il Babylonia (stessa gestione?), una bella dose di cultura live nella provincia piemontese. Un'opportunità per molti gruppi di rodarsi. Questa sera, in apertura, la band è di casa e di nome fa All About Kane. Ed è proprio il nome a svelarci che il gruppo in questione proporrà una visione intima ed onirica del mondo di Kane. Un pop ampio e melodico, citabile tra Snow Patrol e One Republic (ebbene sì). Un'apertura abbastanza lunga ma che non appesantisce. Le strade percorse sono buone, però ancora prive di una totale autonomia compositiva.
Ed il palco si svuota. Ne emerge una sola figura: Davide Combusti. Voce e chitarra. La capacità di reggere la tensione di un concerto chitarra-voce è di difficile impresa. Non tutti i musicisti vi riescono, ma anzi, in molti, soprattutto i più egocentrici, tendono a frantumarsi contro le difficoltà che emergono in questo genere di rappresentazioni.
The Niro. Voce e chitarra. The Niro. La sua voce riesce a sgusciare agilmente tra una varietà elevata di modalità canore, dal falsetto al mormorio, dall'emozionato all'emoziante. The Niro. La sua chitarra è totale. Le sue mani coprono a turno tutta la tastiera della chitarra e sono rapide, precise, in continua moltiplicazione. La retina appena focalizza un dito subito lo perde nel suo spostamento, finendo col riprodurre nel nostro cervello un'invasione di mani. The Niro. Voce e chitarra. "Sfortunatamente non sono potuto essere qui con la band poichè il nostro bassista, appena qualche giorno fa, ha subito un infortunio. Spero di riuscire, in ogni caso, ad arrivarvi".
La mancanza è colmata dall'incredibile capacità di arricchire, anche in una veste così spoglia, il quadro sonoro. Una versione intimistica di ogni stralcio di vita di un uomo ordinario: "Questa canzone parla di amore e di indifferenza."
Mattia Barro
17-1-2009
The Niro @ Koko, Biella
Il Koko è un nuovo club nel biellese che porta, come in precedenza aveva fatto il Babylonia (stessa gestione?), una bella dose di cultura live nella provincia piemontese. Un'opportunità per molti gruppi di rodarsi. Questa sera, in apertura, la band è di casa e di nome fa All About Kane. Ed è proprio il nome a svelarci che il gruppo in questione proporrà una visione intima ed onirica del mondo di Kane. Un pop ampio e melodico, citabile tra Snow Patrol e One Republic (ebbene sì). Un'apertura abbastanza lunga ma che non appesantisce. Le strade percorse sono buone, però ancora prive di una totale autonomia compositiva.
Ed il palco si svuota. Ne emerge una sola figura: Davide Combusti. Voce e chitarra. La capacità di reggere la tensione di un concerto chitarra-voce è di difficile impresa. Non tutti i musicisti vi riescono, ma anzi, in molti, soprattutto i più egocentrici, tendono a frantumarsi contro le difficoltà che emergono in questo genere di rappresentazioni.
The Niro. Voce e chitarra. The Niro. La sua voce riesce a sgusciare agilmente tra una varietà elevata di modalità canore, dal falsetto al mormorio, dall'emozionato all'emoziante. The Niro. La sua chitarra è totale. Le sue mani coprono a turno tutta la tastiera della chitarra e sono rapide, precise, in continua moltiplicazione. La retina appena focalizza un dito subito lo perde nel suo spostamento, finendo col riprodurre nel nostro cervello un'invasione di mani. The Niro. Voce e chitarra. "Sfortunatamente non sono potuto essere qui con la band poichè il nostro bassista, appena qualche giorno fa, ha subito un infortunio. Spero di riuscire, in ogni caso, ad arrivarvi".
La mancanza è colmata dall'incredibile capacità di arricchire, anche in una veste così spoglia, il quadro sonoro. Una versione intimistica di ogni stralcio di vita di un uomo ordinario: "Questa canzone parla di amore e di indifferenza."
Mattia Barro
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RECENSIONE DISCO - Circlesquare - Songs About Dancing and Drugs
PUBBLICATA SU Indie-rock.it
Circlesquare:
Songs About Dancing And Drugs
ANNO: 2009
ETICHETTA: !K7
"Un gioco continuo che si affaccia nell'electro, nel rock, nello shoegaze, nell'elettronica"
VOTO: 7
GENERE: elettronica con echi rock, pop, shoegaze.
PROTAGONISTI: Jeremy Shaw, aka Circlesquare, è un produttore canadese.
SEGNI PARTICOLARI: primo disco con l'etichetta !K7 dopo aver pubblicato una serie di album con la Output di Trevor Jackson. L'esordio ufficiale risale al 2003 con l'uscita di 'Pre-Earthquake Anthem'.
INGREDIENTI: le tracce di Jeremy spesso contengono un comune denominatore. Inizialmente i brani sono ridotti all'osso, scarni e morbosi, quadrati e stabili. La trama che si sfila nei minuti a seguire (tutti i brani sono di almeno 5 minuti) è un lento e coinvolgente filone emotivo che allarga la superficie sonora. Il quadrato si fa cerchio e il cerchio si fa quadrato. Un gioco continuo che si affaccia nell'electro, nel rock, nello shoegaze, nell'elettronica.
DENSITA' DI QUALITA': 'Hey You Guys', in apertura, è una completa e avvolgente sintesi dell'idea musicale di Jeremy. Si inizia con un meccanico duetto voce-chitarra muta, statico nella sua melodia danzante. I suoni che vengono ad affiancarsi in seguito rafforzano e riempiono completamente lo spazio salendo fino all'attesa esplosione finale che coincide, spesso, con il ritorno alla forma base del brano. La seguente 'Dancers' ricorda da vicino le atmosfere di Bomb The Bass (suo compagno di scuderia). 'Timely' ha qualcosa di alieno ed alienante nel suo incedere mentre 'Music For Satellites' ricorda un Eno più spoglio. 'Ten To One' ritorna ad accelerare per sfracellarsi sul Silenzio di 'Bombs Away, Away', epica. Lasciata in conclusione la suite (o quasi tale) 'All Live But The Ending', 13 minuti di idee e sviluppi. Sembra che tutto ciò che fosse stato dimenticato prima venga inserito qui, nel maggior esempio di Circlesquaring riscontrabile. Che la vita è tutta una questione di sviluppo della trama, a quanto pare.
VELOCITA': i battiti cardiaci alternati alterati.
LA DICHIARAZIONE: "I named the album in the tradition of Leonard Cohen, Talking Heads, Big Black, etc. I always loved the directness of Songs from a Room, Songs of Love and Hate, More Songs About Building and Food, Songs About Fucking... Dancing, drugs and science seemed to be the most prevalent themes of the album, as usual, so I went with the first two."
IL SITO: 'Songsaboutdancinganddrugs.com'.
Mattia Barro
Circlesquare:
Songs About Dancing And Drugs
ANNO: 2009
ETICHETTA: !K7
"Un gioco continuo che si affaccia nell'electro, nel rock, nello shoegaze, nell'elettronica"
VOTO: 7
GENERE: elettronica con echi rock, pop, shoegaze.
PROTAGONISTI: Jeremy Shaw, aka Circlesquare, è un produttore canadese.
SEGNI PARTICOLARI: primo disco con l'etichetta !K7 dopo aver pubblicato una serie di album con la Output di Trevor Jackson. L'esordio ufficiale risale al 2003 con l'uscita di 'Pre-Earthquake Anthem'.
INGREDIENTI: le tracce di Jeremy spesso contengono un comune denominatore. Inizialmente i brani sono ridotti all'osso, scarni e morbosi, quadrati e stabili. La trama che si sfila nei minuti a seguire (tutti i brani sono di almeno 5 minuti) è un lento e coinvolgente filone emotivo che allarga la superficie sonora. Il quadrato si fa cerchio e il cerchio si fa quadrato. Un gioco continuo che si affaccia nell'electro, nel rock, nello shoegaze, nell'elettronica.
DENSITA' DI QUALITA': 'Hey You Guys', in apertura, è una completa e avvolgente sintesi dell'idea musicale di Jeremy. Si inizia con un meccanico duetto voce-chitarra muta, statico nella sua melodia danzante. I suoni che vengono ad affiancarsi in seguito rafforzano e riempiono completamente lo spazio salendo fino all'attesa esplosione finale che coincide, spesso, con il ritorno alla forma base del brano. La seguente 'Dancers' ricorda da vicino le atmosfere di Bomb The Bass (suo compagno di scuderia). 'Timely' ha qualcosa di alieno ed alienante nel suo incedere mentre 'Music For Satellites' ricorda un Eno più spoglio. 'Ten To One' ritorna ad accelerare per sfracellarsi sul Silenzio di 'Bombs Away, Away', epica. Lasciata in conclusione la suite (o quasi tale) 'All Live But The Ending', 13 minuti di idee e sviluppi. Sembra che tutto ciò che fosse stato dimenticato prima venga inserito qui, nel maggior esempio di Circlesquaring riscontrabile. Che la vita è tutta una questione di sviluppo della trama, a quanto pare.
VELOCITA': i battiti cardiaci alternati alterati.
LA DICHIARAZIONE: "I named the album in the tradition of Leonard Cohen, Talking Heads, Big Black, etc. I always loved the directness of Songs from a Room, Songs of Love and Hate, More Songs About Building and Food, Songs About Fucking... Dancing, drugs and science seemed to be the most prevalent themes of the album, as usual, so I went with the first two."
IL SITO: 'Songsaboutdancinganddrugs.com'.
Mattia Barro
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lunedì 26 gennaio 2009
"Continuare a ripetere Continuare a ripetere Continuare a ripetere" - SDVQ
Che continui a ripetermi che ci sei e ti rispondo che quella nave l'hai già colpita ed affondata. Seleziona le coordinate. Altre coordinate. Altre coop. Altre altre altre altre. I tuoi miseri tentativi di sembrare anormale quando dici frasi epocali per essere citata nei discorsi demagogici. I tappi per le orecchie con rincari del 2% e tu rincari la dose di amarezza nel rispondermi che non puoi cambiarti, che la merce si poteva cambiare solo entro il 31 dicembre, come sempre.
Che continuo a ripeterti che comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarò al cesso a leggere altro. Non sono nomi ma assonanze. Non sono nomi e cognomi ma assonanze. Somiglianze.
Che continui a ripetermi che ci sei e ti rispondo che quella nave l'hai già affondata e colpita. Seleziona le coordinate. Altre coordinate. Altre coop. Altre altre altre altre. I tuoi miseri tentativi di sembrare normale quando dici frasi rivoluzionarie per essere citata nei discorsi democratici. I tappi per le orecchie con rincari del 6% e tu rincari la dose di consapevolezza nel rispondermi che non puoi cambiarmi, che la merce si poteva cambiare solo entro il 31 dicembre, come mai.
Che continuo a ripeterti che comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo ovunque tu vada sarò a leggere dell'altro. Non sono nomi ma assonanze. Non sono nomi e cognomi ma assonanze. Somiglianze.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Non mi resta altro da fare.
Mattia Barro
Che continuo a ripeterti che comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarò al cesso a leggere altro. Non sono nomi ma assonanze. Non sono nomi e cognomi ma assonanze. Somiglianze.
Che continui a ripetermi che ci sei e ti rispondo che quella nave l'hai già affondata e colpita. Seleziona le coordinate. Altre coordinate. Altre coop. Altre altre altre altre. I tuoi miseri tentativi di sembrare normale quando dici frasi rivoluzionarie per essere citata nei discorsi democratici. I tappi per le orecchie con rincari del 6% e tu rincari la dose di consapevolezza nel rispondermi che non puoi cambiarmi, che la merce si poteva cambiare solo entro il 31 dicembre, come mai.
Che continuo a ripeterti che comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo comunque vada sarà un successo ovunque tu vada sarò a leggere dell'altro. Non sono nomi ma assonanze. Non sono nomi e cognomi ma assonanze. Somiglianze.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Che continuo a ripetere.
Non mi resta altro da fare.
Mattia Barro
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lunedì 19 gennaio 2009
"Sono completamente disinteressato al tuo acne giovanile" - SDVQ
I buchi neri della tua anima, del tuo culo, della tua bocca dove ingoi tutto ciò che potrei darti al massimo delle mie possibilità. I possibili modi e moti con cui posso cercare di farti vedere che ci sono che ci sono che ci sono che ci sono che ci sono che se te lo scrivo tanto magari pensi che alla fine, ci sono. Tutte le ditarotte.
Tutte le ditarotte.
Ho preso le distanze dal tuo setto nasale e dalle tue settecentomila tonnellate di parole che iniziano con _. come sempre. Come se_presentassi a Dio il conto per tutto ciò che _i deve dare indietro.
E penso che tradirti con tutti i microcefali viventi sia un modo abbastanza carino per dirti che sono stanco. Che rapportarmi a te è la maratona di New qualcosa. E non mi pare ci sia nulla di nuovo.
Coi tuoi silenzi mi sono pagato il mutuo sulla casa e le multe per i divieti di sosta sul tuo cuore che hai chiamato l'Aci per la mia rimozione forzata. Forzata. Forzata. Sforzata. Forzata. Forzata.
I burroni delle tue frasi sospese sui puntini.
I fili tesi tra te e me che passano per un altro meccanismo.
Il metallo.
I meccanici che dicono che perdo olio dagli occhi ma non ho fatto incidenti che hanno inciso su possibili altri meccanismi. La ruggine che s'instaura quando non parliamo per 18 anni filati e i fiati corti.
Sono completamente disinteressato al tuo acne giovanile.
Ti chiamo e mi dici che non sai e non ti sento che ho altro per la testa e la tua voce è frastuono e tra un tuono e l'altro son finiti i colpi di fulmini e sono rimasti solo i colpi che ci diamo per ferirci e i colpi che ti do nello scoparci.
Che la fine di qualcosa è l'inizio di qualcos'altro ma ho totalmente perso l'inventiva e non so trovare nulla di New se non correre correre correre e dove cazzo corro con queste converse rotte me lo chiedo ancora.
Sai,
sono completamente disinteressato del tuo acne giovanile.
E dei buchi neri della tua anima, del tuo culo, della tua bocca.
Che oggi piove ma forse smetterà e profumerà tutto di nuovo che anche il gelo finisce. Che anche un credo finisce. Che anche se ci credo poi finisce.
Come noi.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Tutte le ditarotte.
Ho preso le distanze dal tuo setto nasale e dalle tue settecentomila tonnellate di parole che iniziano con _. come sempre. Come se_presentassi a Dio il conto per tutto ciò che _i deve dare indietro.
E penso che tradirti con tutti i microcefali viventi sia un modo abbastanza carino per dirti che sono stanco. Che rapportarmi a te è la maratona di New qualcosa. E non mi pare ci sia nulla di nuovo.
Coi tuoi silenzi mi sono pagato il mutuo sulla casa e le multe per i divieti di sosta sul tuo cuore che hai chiamato l'Aci per la mia rimozione forzata. Forzata. Forzata. Sforzata. Forzata. Forzata.
I burroni delle tue frasi sospese sui puntini.
I fili tesi tra te e me che passano per un altro meccanismo.
Il metallo.
I meccanici che dicono che perdo olio dagli occhi ma non ho fatto incidenti che hanno inciso su possibili altri meccanismi. La ruggine che s'instaura quando non parliamo per 18 anni filati e i fiati corti.
Sono completamente disinteressato al tuo acne giovanile.
Ti chiamo e mi dici che non sai e non ti sento che ho altro per la testa e la tua voce è frastuono e tra un tuono e l'altro son finiti i colpi di fulmini e sono rimasti solo i colpi che ci diamo per ferirci e i colpi che ti do nello scoparci.
Che la fine di qualcosa è l'inizio di qualcos'altro ma ho totalmente perso l'inventiva e non so trovare nulla di New se non correre correre correre e dove cazzo corro con queste converse rotte me lo chiedo ancora.
Sai,
sono completamente disinteressato del tuo acne giovanile.
E dei buchi neri della tua anima, del tuo culo, della tua bocca.
Che oggi piove ma forse smetterà e profumerà tutto di nuovo che anche il gelo finisce. Che anche un credo finisce. Che anche se ci credo poi finisce.
Come noi.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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domenica 18 gennaio 2009
INTERVISTA - Offlaga Disco Pax
PUBBLICA SU INDIE-ROCK.IT
Interview: Offlaga Disco Pax
Incontriamo Max Collini degli Offlaga Disco Pax al Magnolia di Segrate (MI), prima della loro esibizione in programma di lì a poco. Max prepara il piccolo spazio a disposizione, cercando un adeguato posizionamento per noi ed il registratore. Sposta le sedie molto vicine in modo che la conversazione possa essere più intima, mettendoci a nostro agio. All'interno del piccolo luogo adibito a camerino, formaggi ed affettati inondando l'aria di un sapore quasi da sagra popolare.
Indie-Rock: Siete arrivati al fatidico secondo disco. Dopo 'Socialismo Tascabile', arriva 'Bachelite'. Come è stato il diverso approccio ai vostri due lavori?
Max Collini: certamente son due dischi che abbiamo lavorato in modo diverso. Diciamo che l'esperienza del primo è stata utilissima per poter pensare a questo secondo dal punto di vista sonoro in maniera più strutturata. Oltretutto avevamo maggiori risorse, dato che 'Socialismo Tascabile' era andato bene. Potevamo rimanere in studio con più tranquillità. La lavorazione dei brani è stata più lunga e ci siamo presi il tempo necessario per poter produrre al meglio delle nostre possibilità. Il primo era stato registrato in un paio di settimane, mentre questo in sei, e credo che si senta nell'impatto sonoro. Il suono del secondo disco è decisamente più lavorato. Abbiamo scelto di usare nastri analogici proprio per ritrovare una maggiore qualità.
Indie-Rock: Invece per quanto riguarda la scrittura, come l'hai vissuta? All'epoca del tuo primo disco avevi già i tuoi racconti ed avevi dovuto svolgere un lavoro prettamente di riadattamento, mentre in quest'ultimo sapevi già che, presumibilmente, i tuoi racconti sarebbero finiti direttamente nell'album. Come ha influenzato ciò la tua attitudine allo scrivere?
M.C.: Per me è stata una cosa un po' diversa, nel senso che nella scelta del materiale da inserire nel disco, la mia consapevolezza era maggiore. Comunque, la selezione del testi viene svolta insieme. Io propongo dei brani ed essi devono corrispondere al gusto di tutto il gruppo. In questo caso, c'era già l'idea che sarebbero potuti finire nell'album e, addirittura, tre testi del disco son stati scritti appositamente con quel fine. Mentre prima il mio approccio alla scrittura era "intanto scrivo, poi si vedrà in futuro" o addirittura "scrivo e basta" (quando il gruppo non c'era ancora), in 'Bachelite' alcuni testi, come 'Lungimiranza', 'Fermo!' e 'Onomastica', son scritti appositamente per un loro ipotizzabile uso. Poi chiaramente son piaciuti e son entrati a farne parte. Altre scelte, invece, come 'Venti Minuti' e 'Ventrale', son più intuizioni di Enrico e Daniele, poiché io non li avrei pensati adatti alla realtà degli Offlaga Disco Pax.
Indie-Rock: Quindi per i testi su cui lavorare, tu proponi un certo numero di brani dai quali vengono poi scelti, dal gruppo, quelli che verranno sviluppati...
M.C.: A volte io propongo, a volte son loro che leggono qualcosa di mio e mi chiedono di utilizzarlo. Non c'è un sistema predefinito. E' una decisione concorde, sia sulla musica che sui testi.
Indie-Rock: Chi consideri coloro da cui trai ispirazione nello scrivere?
M.C.: Ho iniziato a scrivere a 30 anni suonati, ora ne ho 41, e non avrei mai pensato che avrei scritto qualcosa. Devo ciò a due situazioni. La prima cosa è stata avere a disposizione un computer, che fino a trent'anni non ho posseduto. Di certo, se avessi dovuto scrivere a mano, mi sarei limitato a delle lettere. Il computer mi ha reso più spontanee le mie composizioni. Oltre a ciò, grazie alla lettura di alcuni testi, ho capito che avrei potuto farlo anche io. La prima cosa che ho scritto in età adulta è stato il testo di 'Superchiome'. Naturalmente non nasceva con l'idea di finire in un progetto musicale, ma era semplicemente il ritratto di una persona che stavo frequentando. Ho continuato a scrivere senza obiettivi, per me o per amici a cui mandavo i brani per email, senza ambizione. La seconda situazione è derivata dal fatto che un racconto che ho scritto è stato letto da Giuseppe Calicieti, un noto scrittore di Reggio Emilia di saggi e romanzi molto belli (come 'Fonderia Italghisa' che è uno dei miei romanzi preferiti), il quale l'ha pubblicato sulla gazzetta di Reggio, di cui cura una rubrica. Io non glielo avevo mandato a tale scopo, ma solo per farglielo leggere, poiché sono un suo ammiratore. Lui mi ha fatto i complimenti ed incoraggiato a continuare e, sentendomi gratificato, ho preso convinzione dei miei mezzi. L'altro personaggio fondamentale è stato Arturo Bertoldi, l'autore del testo di 'Cinnamon', con cui ho condiviso la mia militanza, negli anni '80, a Reggio Emilia. Aveva scritto questo brano ('Cinnamon', ndr) e mi era piaciuto enormemente. Queste due persone sono state le molle che mi han portato a scrivere con più convinzione.
Indie-Rock: Trovo geniale il modo in cui 'Cinnamon' e 'Ventrale' riescano a sviluppare una sorta di percorso politico mondiale attraverso percorsi (gomme da masticare e salto in alto) totalmente distaccati dalla politica...
M.C.: quando ho letto 'Cinnamon', per la prima volta, ne son rimasto sconvolto. Geniale. Per quanto riguarda ciò che produco io, in realtà, non ho tecnica; non mi sento un vero e proprio scrittore. Scrivo attraverso un flusso emotivo anche se, in ogni caso, ho un'idea approssimata della storia che voglio raccontare. Come poi viene fuori, a volte, è del tutto inaspettato. Un testo come 'Fermo' o 'Venti Minuti' non pensavo sarebbero diventati ciò che sono ora.
Indie-Rock: come racconteresti, a chi non li ha vissuti, gli anni '80 italiani?
M.C.: mi viene soltanto da dire che la politica ed il Partito Comunista di allora erano una cosa molto seria, non come adesso. E con questo non voglio fare il nostalgico che dice "si stava meglio quando si stava peggio" perché credo che si stava meglio quando si stava meglio. La politica fino agli anni '80 era trattata davvero con una grande serietà. Da qualunque schieramento e partito. Credo che avesse più nobiltà, o un qualche valore in più che ora è andato perso. Non voglio fare il qualunquista, dato che non rispecchia ciò che sono, però ricordando con quale ardore ed ingenuità mi affacciavo al mondo politico a vent'anni, vedendo ora, cosa ne è rimasto, si nota che è cambiato tutto, completamente. Forse non c'è più bisogno di una politica così importante ora che la società è cambiata. In Europa troviamo ancora tali valori che qua sono andati persi. La politica italiana non è seria.
Indie-Rock: A mio parere, la maggior parte dei giovani d'oggi è apolitica. Tu sei di Reggio Emilia dove, riprendendo una tua dichiarazione, l'ideologia viene prima di tutto. Cosa credi sia successo?
M.C.: Non credo che le nuove generazioni siano apolitiche, ma apartitiche o a-ideologiche. E' tutto politica, ancora adesso. Qualunque scelta tu faccia. Ora dirò una frase che di certo non invento io: io posso disinteressarmi della politica, ma la politica, di me, si interessa tutti i giorni. Quindi avere un occhio su ciò che succede può aiutare tutti quanti.
Indie-Rock: Credo che alla domanda "Cosa ne pensi della politica italiana", tu abbia già risposto...
M.C.: Non voglio generalizzare, ma credo sia lo specchio della nostra società. Certo, è rimasto ancora qualcuno spinto da uno spirito nobile. Venti o trenta anni fa, la politica era, almeno in parte, guidata da un'elite sull'idea che gli elettori volessero esprimere con il loro voto qualcosa di più alto di un semplice sentimento popolare, c'era l'idea che la classe dirigente che ci rappresentava fosse la parte migliore del paese. Chi ci rappresenta ora è, indubbiamente, lo specchio del nostro paese e, sinceramente, non credo sia un bello specchio.
Indie-Rock: E, in base a ciò, cosa pensi di quest'Italia praticamente bipartitica?
M.C.: in un paese di profonde tradizioni, questo svuota la nostra identità culturale. Probabilmente questo è un Paese più complesso di Pdl-Pd. Anzi, sicuramente. Non riuscirlo a rappresentare in alcun modo nelle nostre istituzioni è controproducente. E non è neanche giusto.
Indie-Rock: tornando alla musica, tu hai iniziato tardi rispetto ai più...
M.C: Si, son entrato in una band all'età in cui, normalmente, si smette. Il mio primo concerto l'ho fatto a 36 anni con Enrico e Daniele che hanno dieci anni in meno. Loro suonavano da quando erano adolescenti, io mi son limitato a scrivere qualche racconto che a loro è piaciuto e mi son trovato catapultato sul palco. Ora sto recuperando il tempo perduto.
Indie-Rock: Infatti vantate un numero di concerti elevatissimo...
M.C.: Circa 250...
Indie-Rock: Tantissimi per una band con due soli dischi all'attivo. Come riuscite a mantenere la tensione, o meglio, l'attenzione del pubblico? Il vostro non è propriamente un genere facilmente orecchiabile.
M.C: Noi non ci proponiamo come un gruppo che vuole attirare l'attenzione. Non obblighiamo nessuno a stare attento. Basta che non ci tirino oggetti sul palco, la gente può fare ciò che meglio crede. [Risate] Ho notato come, grazie ai nostri duecento e passa concerti, si sia creato un Nostro pubblico. Un pubblico che non è qui a caso, ma è qui per vedere un tuo concerto. Certo, verrà anche gente per curiosità o casualità, ma, oramai, un concerto degli Offlaga è una scelta, non un caso. In generale, mi accorgo che raramente c'è disinteresse, ma, anzi, molto spesso, ci troviamo immersi tra un silenzio e un'attenzione quasi commovente. Credo che ciò dipenda dal fatto che ti dicevo prima: la gente ha fatto una scelta nel venirci a vedere.
Indie-Rock: Come mai la scelta di aggiungere un trio d'archi al vostro live?
M.C.: Noi abbiamo già collaborato in alcuni live e in 'Bachelite' con Deborah Walker, la violoncellista. Poi Enrico ha proposto di orchestrare di più i brani di 'Bachelite' e, infatti, ieri abbiamo lavorato in studio proprio a questo, con delle sovraincisioni in alcune tracce. Era un'esperienza che avevamo già avuto e, quindi, l'abbiamo perfezionata e strutturata dando ancora più spazio a queste sonorità, sfruttando un trio d'archi. Deborah e Silvia sono italiane, Franz è parigino. Vivono tutti e tre a Parigi e, anche se loro sono di stampo classico, son molto portati alla sperimentazione e il risultato che ne esce, dalla nostra collaborazione, è spiazzante, ma molto bello. Porta un valore emotivo, ed emozionale, a qualcosa che è già impregnato di emotività.
Indie-Rock: gli Offlaga devono molto a quella scena italiana (principalmente degli anni '80) di cui CCCP, Diaframma sono i massimi esponenti. Come hai vissuto quel periodo musicale italiano, in cui tu eri adolescente?
M.C: l'ho vissuto completamente. In quegli anni, la musica che ascoltavo era questa e gruppi come CCCP, Litfiba, Diaframma han segnato gli anni dalla mia quarta superiore ai miei primi anni d'università, che non ho mai finito. Probabilmente, queste influenze han modellato in parte il mio modo di scrivere. Questo gusto musicale mi ha portato poi a conoscere Enrico e Daniele. Loro venivano da gruppi di stampo new wave (Enrico) e shogaze (Daniele) che ho sempre apprezzato ed amato molto. Comunque, sull'aspetto musicale degli Offlaga, incido pochissimo. Mi fido totalmente della capacità e dell'inventiva di loro due. Han più importanza quelle di Enrico e Daniele, le quali sono molto più anglosassoni ed americane.
Indie-Rock: Com'è il lavoro in studio per voi? Com'è la sala prove degli Offlaga Disco Pax?
M.C: Noi ci troviamo in studio con un'idea già abbastanza chiara di ciò che vogliamo fare. Gli Offlaga non sono un gruppo da sala prove, proviamo pochissimo. Quando lo facciamo, c'è una grande attenzione e comunicazione e vediamo di completare, migliorare, ampliare le idee che abbiamo, che siano basi o testi. Dipende dalle situazioni, a volte qualcosa si crea direttamente in sala prove.
Indie-Rock: Come descriveresti la tua Emilia?
M.C: Non troppo diversamente da come ne scrivo. Il mito dell'Emilia rossa è un mito più diffuso all'esterno che tra chi ci vive quotidianamente. Un certo vento occidentale ha fatto il suo bel percorso anche in Val Padana. Credo che rimanga una forte tensione verso la cooperazione, la socialità, la musica, la cultura. Questo è un impeto molto forte a prescindere dai venti ostili di direzione diversa. E' proprio una terra così di sua tradizione. Le opportunità sono molte e la capacità di mantenere un livello di stato sociale alto c'è ancora. Chi sogna l'Emilia rossa di quarant'anni fa, farà fatica a ritrovarla, anche perché si è creato abbastanza benessere da egoismi diffusi. Ma alcuni valori di fondo saranno difficili da sradicare. Credo che il vento dovrà soffiare ancora molto prima di spazzarli via. E speriamo che qualche volta (Max cambia voce) Il vento cambi!
Continuiamo, a registratore spento, a chiacchierare con Max. Una persona squisita. Una di quelle che, finito l'intervista, ti lasciano qualcosa. Una di quelle che, finito il concerto, ti chiedono come l'hai vissuto. Decisamente un live coinvolgente e toccante, Max.
Mattia Barro
Interview: Offlaga Disco Pax
Incontriamo Max Collini degli Offlaga Disco Pax al Magnolia di Segrate (MI), prima della loro esibizione in programma di lì a poco. Max prepara il piccolo spazio a disposizione, cercando un adeguato posizionamento per noi ed il registratore. Sposta le sedie molto vicine in modo che la conversazione possa essere più intima, mettendoci a nostro agio. All'interno del piccolo luogo adibito a camerino, formaggi ed affettati inondando l'aria di un sapore quasi da sagra popolare.
Indie-Rock: Siete arrivati al fatidico secondo disco. Dopo 'Socialismo Tascabile', arriva 'Bachelite'. Come è stato il diverso approccio ai vostri due lavori?
Max Collini: certamente son due dischi che abbiamo lavorato in modo diverso. Diciamo che l'esperienza del primo è stata utilissima per poter pensare a questo secondo dal punto di vista sonoro in maniera più strutturata. Oltretutto avevamo maggiori risorse, dato che 'Socialismo Tascabile' era andato bene. Potevamo rimanere in studio con più tranquillità. La lavorazione dei brani è stata più lunga e ci siamo presi il tempo necessario per poter produrre al meglio delle nostre possibilità. Il primo era stato registrato in un paio di settimane, mentre questo in sei, e credo che si senta nell'impatto sonoro. Il suono del secondo disco è decisamente più lavorato. Abbiamo scelto di usare nastri analogici proprio per ritrovare una maggiore qualità.
Indie-Rock: Invece per quanto riguarda la scrittura, come l'hai vissuta? All'epoca del tuo primo disco avevi già i tuoi racconti ed avevi dovuto svolgere un lavoro prettamente di riadattamento, mentre in quest'ultimo sapevi già che, presumibilmente, i tuoi racconti sarebbero finiti direttamente nell'album. Come ha influenzato ciò la tua attitudine allo scrivere?
M.C.: Per me è stata una cosa un po' diversa, nel senso che nella scelta del materiale da inserire nel disco, la mia consapevolezza era maggiore. Comunque, la selezione del testi viene svolta insieme. Io propongo dei brani ed essi devono corrispondere al gusto di tutto il gruppo. In questo caso, c'era già l'idea che sarebbero potuti finire nell'album e, addirittura, tre testi del disco son stati scritti appositamente con quel fine. Mentre prima il mio approccio alla scrittura era "intanto scrivo, poi si vedrà in futuro" o addirittura "scrivo e basta" (quando il gruppo non c'era ancora), in 'Bachelite' alcuni testi, come 'Lungimiranza', 'Fermo!' e 'Onomastica', son scritti appositamente per un loro ipotizzabile uso. Poi chiaramente son piaciuti e son entrati a farne parte. Altre scelte, invece, come 'Venti Minuti' e 'Ventrale', son più intuizioni di Enrico e Daniele, poiché io non li avrei pensati adatti alla realtà degli Offlaga Disco Pax.
Indie-Rock: Quindi per i testi su cui lavorare, tu proponi un certo numero di brani dai quali vengono poi scelti, dal gruppo, quelli che verranno sviluppati...
M.C.: A volte io propongo, a volte son loro che leggono qualcosa di mio e mi chiedono di utilizzarlo. Non c'è un sistema predefinito. E' una decisione concorde, sia sulla musica che sui testi.
Indie-Rock: Chi consideri coloro da cui trai ispirazione nello scrivere?
M.C.: Ho iniziato a scrivere a 30 anni suonati, ora ne ho 41, e non avrei mai pensato che avrei scritto qualcosa. Devo ciò a due situazioni. La prima cosa è stata avere a disposizione un computer, che fino a trent'anni non ho posseduto. Di certo, se avessi dovuto scrivere a mano, mi sarei limitato a delle lettere. Il computer mi ha reso più spontanee le mie composizioni. Oltre a ciò, grazie alla lettura di alcuni testi, ho capito che avrei potuto farlo anche io. La prima cosa che ho scritto in età adulta è stato il testo di 'Superchiome'. Naturalmente non nasceva con l'idea di finire in un progetto musicale, ma era semplicemente il ritratto di una persona che stavo frequentando. Ho continuato a scrivere senza obiettivi, per me o per amici a cui mandavo i brani per email, senza ambizione. La seconda situazione è derivata dal fatto che un racconto che ho scritto è stato letto da Giuseppe Calicieti, un noto scrittore di Reggio Emilia di saggi e romanzi molto belli (come 'Fonderia Italghisa' che è uno dei miei romanzi preferiti), il quale l'ha pubblicato sulla gazzetta di Reggio, di cui cura una rubrica. Io non glielo avevo mandato a tale scopo, ma solo per farglielo leggere, poiché sono un suo ammiratore. Lui mi ha fatto i complimenti ed incoraggiato a continuare e, sentendomi gratificato, ho preso convinzione dei miei mezzi. L'altro personaggio fondamentale è stato Arturo Bertoldi, l'autore del testo di 'Cinnamon', con cui ho condiviso la mia militanza, negli anni '80, a Reggio Emilia. Aveva scritto questo brano ('Cinnamon', ndr) e mi era piaciuto enormemente. Queste due persone sono state le molle che mi han portato a scrivere con più convinzione.
Indie-Rock: Trovo geniale il modo in cui 'Cinnamon' e 'Ventrale' riescano a sviluppare una sorta di percorso politico mondiale attraverso percorsi (gomme da masticare e salto in alto) totalmente distaccati dalla politica...
M.C.: quando ho letto 'Cinnamon', per la prima volta, ne son rimasto sconvolto. Geniale. Per quanto riguarda ciò che produco io, in realtà, non ho tecnica; non mi sento un vero e proprio scrittore. Scrivo attraverso un flusso emotivo anche se, in ogni caso, ho un'idea approssimata della storia che voglio raccontare. Come poi viene fuori, a volte, è del tutto inaspettato. Un testo come 'Fermo' o 'Venti Minuti' non pensavo sarebbero diventati ciò che sono ora.
Indie-Rock: come racconteresti, a chi non li ha vissuti, gli anni '80 italiani?
M.C.: mi viene soltanto da dire che la politica ed il Partito Comunista di allora erano una cosa molto seria, non come adesso. E con questo non voglio fare il nostalgico che dice "si stava meglio quando si stava peggio" perché credo che si stava meglio quando si stava meglio. La politica fino agli anni '80 era trattata davvero con una grande serietà. Da qualunque schieramento e partito. Credo che avesse più nobiltà, o un qualche valore in più che ora è andato perso. Non voglio fare il qualunquista, dato che non rispecchia ciò che sono, però ricordando con quale ardore ed ingenuità mi affacciavo al mondo politico a vent'anni, vedendo ora, cosa ne è rimasto, si nota che è cambiato tutto, completamente. Forse non c'è più bisogno di una politica così importante ora che la società è cambiata. In Europa troviamo ancora tali valori che qua sono andati persi. La politica italiana non è seria.
Indie-Rock: A mio parere, la maggior parte dei giovani d'oggi è apolitica. Tu sei di Reggio Emilia dove, riprendendo una tua dichiarazione, l'ideologia viene prima di tutto. Cosa credi sia successo?
M.C.: Non credo che le nuove generazioni siano apolitiche, ma apartitiche o a-ideologiche. E' tutto politica, ancora adesso. Qualunque scelta tu faccia. Ora dirò una frase che di certo non invento io: io posso disinteressarmi della politica, ma la politica, di me, si interessa tutti i giorni. Quindi avere un occhio su ciò che succede può aiutare tutti quanti.
Indie-Rock: Credo che alla domanda "Cosa ne pensi della politica italiana", tu abbia già risposto...
M.C.: Non voglio generalizzare, ma credo sia lo specchio della nostra società. Certo, è rimasto ancora qualcuno spinto da uno spirito nobile. Venti o trenta anni fa, la politica era, almeno in parte, guidata da un'elite sull'idea che gli elettori volessero esprimere con il loro voto qualcosa di più alto di un semplice sentimento popolare, c'era l'idea che la classe dirigente che ci rappresentava fosse la parte migliore del paese. Chi ci rappresenta ora è, indubbiamente, lo specchio del nostro paese e, sinceramente, non credo sia un bello specchio.
Indie-Rock: E, in base a ciò, cosa pensi di quest'Italia praticamente bipartitica?
M.C.: in un paese di profonde tradizioni, questo svuota la nostra identità culturale. Probabilmente questo è un Paese più complesso di Pdl-Pd. Anzi, sicuramente. Non riuscirlo a rappresentare in alcun modo nelle nostre istituzioni è controproducente. E non è neanche giusto.
Indie-Rock: tornando alla musica, tu hai iniziato tardi rispetto ai più...
M.C: Si, son entrato in una band all'età in cui, normalmente, si smette. Il mio primo concerto l'ho fatto a 36 anni con Enrico e Daniele che hanno dieci anni in meno. Loro suonavano da quando erano adolescenti, io mi son limitato a scrivere qualche racconto che a loro è piaciuto e mi son trovato catapultato sul palco. Ora sto recuperando il tempo perduto.
Indie-Rock: Infatti vantate un numero di concerti elevatissimo...
M.C.: Circa 250...
Indie-Rock: Tantissimi per una band con due soli dischi all'attivo. Come riuscite a mantenere la tensione, o meglio, l'attenzione del pubblico? Il vostro non è propriamente un genere facilmente orecchiabile.
M.C: Noi non ci proponiamo come un gruppo che vuole attirare l'attenzione. Non obblighiamo nessuno a stare attento. Basta che non ci tirino oggetti sul palco, la gente può fare ciò che meglio crede. [Risate] Ho notato come, grazie ai nostri duecento e passa concerti, si sia creato un Nostro pubblico. Un pubblico che non è qui a caso, ma è qui per vedere un tuo concerto. Certo, verrà anche gente per curiosità o casualità, ma, oramai, un concerto degli Offlaga è una scelta, non un caso. In generale, mi accorgo che raramente c'è disinteresse, ma, anzi, molto spesso, ci troviamo immersi tra un silenzio e un'attenzione quasi commovente. Credo che ciò dipenda dal fatto che ti dicevo prima: la gente ha fatto una scelta nel venirci a vedere.
Indie-Rock: Come mai la scelta di aggiungere un trio d'archi al vostro live?
M.C.: Noi abbiamo già collaborato in alcuni live e in 'Bachelite' con Deborah Walker, la violoncellista. Poi Enrico ha proposto di orchestrare di più i brani di 'Bachelite' e, infatti, ieri abbiamo lavorato in studio proprio a questo, con delle sovraincisioni in alcune tracce. Era un'esperienza che avevamo già avuto e, quindi, l'abbiamo perfezionata e strutturata dando ancora più spazio a queste sonorità, sfruttando un trio d'archi. Deborah e Silvia sono italiane, Franz è parigino. Vivono tutti e tre a Parigi e, anche se loro sono di stampo classico, son molto portati alla sperimentazione e il risultato che ne esce, dalla nostra collaborazione, è spiazzante, ma molto bello. Porta un valore emotivo, ed emozionale, a qualcosa che è già impregnato di emotività.
Indie-Rock: gli Offlaga devono molto a quella scena italiana (principalmente degli anni '80) di cui CCCP, Diaframma sono i massimi esponenti. Come hai vissuto quel periodo musicale italiano, in cui tu eri adolescente?
M.C: l'ho vissuto completamente. In quegli anni, la musica che ascoltavo era questa e gruppi come CCCP, Litfiba, Diaframma han segnato gli anni dalla mia quarta superiore ai miei primi anni d'università, che non ho mai finito. Probabilmente, queste influenze han modellato in parte il mio modo di scrivere. Questo gusto musicale mi ha portato poi a conoscere Enrico e Daniele. Loro venivano da gruppi di stampo new wave (Enrico) e shogaze (Daniele) che ho sempre apprezzato ed amato molto. Comunque, sull'aspetto musicale degli Offlaga, incido pochissimo. Mi fido totalmente della capacità e dell'inventiva di loro due. Han più importanza quelle di Enrico e Daniele, le quali sono molto più anglosassoni ed americane.
Indie-Rock: Com'è il lavoro in studio per voi? Com'è la sala prove degli Offlaga Disco Pax?
M.C: Noi ci troviamo in studio con un'idea già abbastanza chiara di ciò che vogliamo fare. Gli Offlaga non sono un gruppo da sala prove, proviamo pochissimo. Quando lo facciamo, c'è una grande attenzione e comunicazione e vediamo di completare, migliorare, ampliare le idee che abbiamo, che siano basi o testi. Dipende dalle situazioni, a volte qualcosa si crea direttamente in sala prove.
Indie-Rock: Come descriveresti la tua Emilia?
M.C: Non troppo diversamente da come ne scrivo. Il mito dell'Emilia rossa è un mito più diffuso all'esterno che tra chi ci vive quotidianamente. Un certo vento occidentale ha fatto il suo bel percorso anche in Val Padana. Credo che rimanga una forte tensione verso la cooperazione, la socialità, la musica, la cultura. Questo è un impeto molto forte a prescindere dai venti ostili di direzione diversa. E' proprio una terra così di sua tradizione. Le opportunità sono molte e la capacità di mantenere un livello di stato sociale alto c'è ancora. Chi sogna l'Emilia rossa di quarant'anni fa, farà fatica a ritrovarla, anche perché si è creato abbastanza benessere da egoismi diffusi. Ma alcuni valori di fondo saranno difficili da sradicare. Credo che il vento dovrà soffiare ancora molto prima di spazzarli via. E speriamo che qualche volta (Max cambia voce) Il vento cambi!
Continuiamo, a registratore spento, a chiacchierare con Max. Una persona squisita. Una di quelle che, finito l'intervista, ti lasciano qualcosa. Una di quelle che, finito il concerto, ti chiedono come l'hai vissuto. Decisamente un live coinvolgente e toccante, Max.
Mattia Barro
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giovedì 15 gennaio 2009
"In ogni fuga la mia pelle è ignifuga" - SDVQ
I trecentododici chili di delusioni che sto provando a vendere su ebay ma per cui non ricevo offerte. Sarà per le spese di spedizione troppo costose causa peso. Gli angoli che smussano la mie personalità e mi rendono un monocromatico involucro di cellophane.
In ogni fuga la mia pelle ignifuga. In ogni fuga la mia pelle ignifuga.
Le persone simpatiche sincopate simpatiche che riempiono i tavolini del bar della mia vita. I cinegiornali sulla masturbazione come gesto rivoluzionario e i rivoli del mio sangue cromato partigiano. La sensazione della plastica sulla bocca e le bocche di fuoco per le nostre lampade abbronzanti e d'Aladino.
In ogni fuga la mia pelle ignifuga. In ogni fuga la mia pelle ignifuga.
L'inserzione per trecento dodici chili di delusioni su ebay che son tentato di comprare ma di cui non mi convincono le spese di spedizione e d'espiazione. Respirazioni artificiali e come va il coma che qua tutto bene e ieri ci siamo divertiti ma te lo voglio nascondere. I rapporti. Anali. e i pentagrammi con una sola nota in fumo e solo una nota per cinque grammi di fumo segnata sul calendario vicino alle tue mestruazioni e mostrificazioni. Desertificazione del liquido amniotico e l'amianto nella tua socialità.
In ogni fuga la mia pelle ignifuga. In ogni fuga la mia pelle ignifuga.
Che così è triste da spararsi in vena un litro delle tue lacrime. Hai smesso di piangere troppo presto che ora sono in astinenza da rapporti con le curve di metà delle donne che conosco e delle cure al metadone. Che volevo dirtelo ma mi pareva incomprensibile e inutile o utile e comprensibile; ma ora che ho il cervello staccato non ne trovo differenza e diffidenza. I diverbi e i verbi del signore tutti al passato passato passato che non si sono più presentati e non ci siamo ancora presentati che "il mio è nome Mattia è sono il tuo più grande fan". mah.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
In ogni fuga la mia pelle ignifuga. In ogni fuga la mia pelle ignifuga.
Le persone simpatiche sincopate simpatiche che riempiono i tavolini del bar della mia vita. I cinegiornali sulla masturbazione come gesto rivoluzionario e i rivoli del mio sangue cromato partigiano. La sensazione della plastica sulla bocca e le bocche di fuoco per le nostre lampade abbronzanti e d'Aladino.
In ogni fuga la mia pelle ignifuga. In ogni fuga la mia pelle ignifuga.
L'inserzione per trecento dodici chili di delusioni su ebay che son tentato di comprare ma di cui non mi convincono le spese di spedizione e d'espiazione. Respirazioni artificiali e come va il coma che qua tutto bene e ieri ci siamo divertiti ma te lo voglio nascondere. I rapporti. Anali. e i pentagrammi con una sola nota in fumo e solo una nota per cinque grammi di fumo segnata sul calendario vicino alle tue mestruazioni e mostrificazioni. Desertificazione del liquido amniotico e l'amianto nella tua socialità.
In ogni fuga la mia pelle ignifuga. In ogni fuga la mia pelle ignifuga.
Che così è triste da spararsi in vena un litro delle tue lacrime. Hai smesso di piangere troppo presto che ora sono in astinenza da rapporti con le curve di metà delle donne che conosco e delle cure al metadone. Che volevo dirtelo ma mi pareva incomprensibile e inutile o utile e comprensibile; ma ora che ho il cervello staccato non ne trovo differenza e diffidenza. I diverbi e i verbi del signore tutti al passato passato passato che non si sono più presentati e non ci siamo ancora presentati che "il mio è nome Mattia è sono il tuo più grande fan". mah.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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giovedì 8 gennaio 2009
"quando ci siamo messi ad amare e siamo stati trivellati da sentimenti non corrisposti" - SDVQ
Quando ci siamo messi ad amare siamo stati trivellati da sentimenti non corrisposti. I posti di blocco per i nostri gusti caritatevoli e i pacchi bomba con le nostre lettere d'amore bloccati in dogana. Da ritirare o da ritirarsi.
Addormentarsi fa paura.
Che quando ti ho detto che tra noi sarebbe stato stupendo mi hai chiesto se era la trama del nuovo film di Julia Roberts e ti ho risposto di si; che ormai te ne eri convinta e vinta.
E' vita.
A Parigi mangiavo lumache e mi dicevi di sbrigarmi che volevi fare un giro per la città ma intanto ti eri dimenticata le sneakers a Milano e avevi solo metri di tacco per misurare le distanze tra noi od il distacco tra le nostre stanze da letto. Tutte le bottiglie di rosso cadute sul pavimento che nella nostra camera d'albergo sembrava ci fossimo mitragliati frasi d'amore in un italiano scorretto. I nostri sentimenti miopi ed agnostici. E monosillabici.
E dalla finestra ricordo solo degli incerti arcobaleni ad intermittenza.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Addormentarsi fa paura.
Che quando ti ho detto che tra noi sarebbe stato stupendo mi hai chiesto se era la trama del nuovo film di Julia Roberts e ti ho risposto di si; che ormai te ne eri convinta e vinta.
E' vita.
A Parigi mangiavo lumache e mi dicevi di sbrigarmi che volevi fare un giro per la città ma intanto ti eri dimenticata le sneakers a Milano e avevi solo metri di tacco per misurare le distanze tra noi od il distacco tra le nostre stanze da letto. Tutte le bottiglie di rosso cadute sul pavimento che nella nostra camera d'albergo sembrava ci fossimo mitragliati frasi d'amore in un italiano scorretto. I nostri sentimenti miopi ed agnostici. E monosillabici.
E dalla finestra ricordo solo degli incerti arcobaleni ad intermittenza.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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"Che tutto questo sangue mi ha reso astemio" - SDVQ
E il primo bacio dell'anno lo dovevo dare a te a te a te che non c'eri perchè ....................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
Ti lascio lo spazio per compilare i puntini con il motivo a te più appropriato.
Ho pensato che magari era a causa del mio taglio di capelli o del mio taglio netto di tutti i rapporti sessuali che importano più a te che a me.
Che tutto questo sangue mi ha reso astemio.
Che tutto questo sangue mi ha reso isterico.
Al buio hai continuato dritta per la strada e sei caduta in un fosso. Abbiamo chiamato l'Aci e ci abbiamo speso i soldi per i nostri viaggi insieme che ora non ce ne saranno più. Che ce ne saranno meno dirai.
I sacchetti dove vomitiamo le nostre relazioni infelici conteranno i pranzi per le gite fuori porta che abbiamo in programma da 15 anni. When you were young. Le montagne e i rifugi sperduti e i rifiuti di Napoli per addobbare i nostri alberi di Natale o i nostri alberi di trasmissione. cambio canale e rete.
Che poi per dirmi che ti manco, scomodi degli dei. Ed oltretutto non ci credi per Nulla. Sei atea su ciò che mi dici senza emettere suoni. Ed omettere sogni.
Sei vai a ballare l'ultimo dell'anno, entri nel locale l'anno dopo e magari vorresti qualche free drinks.
Tutti quei suoni cupi su cui ti sei creata i valori di sempre come l'andare a dormire con chiunque tranne che con me che sai che ti rimboccherei le coperte i coperti i coperchi.
Le tue entrate ad effetto e i tuoi ritardi di un anno che ti ho chiesto di andare a cena nel 2008 e poi sei arrivata l'anno dopo. Dovevi truccarti per bene mi hai spiegato più tardi. L'amore ci taglierà le mani come il gelo dei tuoi occhi che balliamo e mi allontani se pensi che io possa invadere la tua superficie corporea e ti dimentichi che ho già visitato i tuoi bilocali. Me li hai mostrati tu. E potevamo essere ovunque e, se ci pensi, lo eravamo. O almeno io.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Ti lascio lo spazio per compilare i puntini con il motivo a te più appropriato.
Ho pensato che magari era a causa del mio taglio di capelli o del mio taglio netto di tutti i rapporti sessuali che importano più a te che a me.
Che tutto questo sangue mi ha reso astemio.
Che tutto questo sangue mi ha reso isterico.
Al buio hai continuato dritta per la strada e sei caduta in un fosso. Abbiamo chiamato l'Aci e ci abbiamo speso i soldi per i nostri viaggi insieme che ora non ce ne saranno più. Che ce ne saranno meno dirai.
I sacchetti dove vomitiamo le nostre relazioni infelici conteranno i pranzi per le gite fuori porta che abbiamo in programma da 15 anni. When you were young. Le montagne e i rifugi sperduti e i rifiuti di Napoli per addobbare i nostri alberi di Natale o i nostri alberi di trasmissione. cambio canale e rete.
Che poi per dirmi che ti manco, scomodi degli dei. Ed oltretutto non ci credi per Nulla. Sei atea su ciò che mi dici senza emettere suoni. Ed omettere sogni.
Sei vai a ballare l'ultimo dell'anno, entri nel locale l'anno dopo e magari vorresti qualche free drinks.
Tutti quei suoni cupi su cui ti sei creata i valori di sempre come l'andare a dormire con chiunque tranne che con me che sai che ti rimboccherei le coperte i coperti i coperchi.
Le tue entrate ad effetto e i tuoi ritardi di un anno che ti ho chiesto di andare a cena nel 2008 e poi sei arrivata l'anno dopo. Dovevi truccarti per bene mi hai spiegato più tardi. L'amore ci taglierà le mani come il gelo dei tuoi occhi che balliamo e mi allontani se pensi che io possa invadere la tua superficie corporea e ti dimentichi che ho già visitato i tuoi bilocali. Me li hai mostrati tu. E potevamo essere ovunque e, se ci pensi, lo eravamo. O almeno io.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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mercoledì 7 gennaio 2009
"TerraChiamaTErraChiamaTErra" - SDVQ
Per te ho consumato un camion bianco carico di Bic ed in cambio ho ottenuto così tanta da indifferenza che mi toccherà scrivere ad un te ipotetico. E facciamo che, ipoteticamente, tu sia quel te.
Che non riesco a trovare un nome con cui chiamarti che iniziate tutte per s,c,l,f,g,g,g,g,g,g Che Le m Non Sono Riuscito Ad Abbinarle Neanche Una Volta A me. Sarà l'ego. Sarà la mancanza di fantasia. sia. sia. sia.
Ho provato a far di tutto per scalare la tua montagna senza morire di freddo-fame-stanchezza-solitudine-noiamortale. Mi son rotto tutte le unghie e aperto le mani in varie parti dopo aver combattuto a mani nude contro gli orsi del tuo totale disinteresse.
Ah, non ho ritrovato il fanciullesco contatto con la natura, nella remota possibilità che te lo stessi chiedendo. Nei tuoi momenti di pausa tra i pensieri troppo distanti e scollegati. Come quando msn cade.
Ho detto a Silvia che credo che finirò per amarti primo o poi. ha esclamato "Che bello!". Ho risposto "Bella merda".
COME SE NON FOSSI GIA' ABBASTANZA FOTTUTO.
Che pari un buco nero quando ti mando emozioni sentimenti e li ingoi come detriti interstellari. e non provi nulla.
TerraChiamaTErraChiamaTErraChiamaTE.
Prova a metterti nei miei panni. Nella mia 46, nelle mie t shirt e felpe di taglia che nemmeno posso pronunciarti più e nel mio 45 di Converse. Non credo staresti comoda. Glielo posso assicurare signorina.
Che è tutta una grande fine del mondo e ho dimenticato gli occhiali da sole in macchina tua. cristosanto.
Che se il mio cervello fosse ancora in garanzia lo porterei a cambiare. La portaerei da dove s'involano i miei difetti di fabbrica. Che cambierei anche il cuore ma le ammaccature che ci sono svelano un cattivo utilizzo e non malformazioni congenite di produzione.
Scioperi.
Operi.
Eri.
In circolazione ci sono _odelli di _e _olto più sofisticati. Con la _ funzionante. Come l'a_ore che _anca a _e.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Che non riesco a trovare un nome con cui chiamarti che iniziate tutte per s,c,l,f,g,g,g,g,g,g Che Le m Non Sono Riuscito Ad Abbinarle Neanche Una Volta A me. Sarà l'ego. Sarà la mancanza di fantasia. sia. sia. sia.
Ho provato a far di tutto per scalare la tua montagna senza morire di freddo-fame-stanchezza-solitudine-noiamortale. Mi son rotto tutte le unghie e aperto le mani in varie parti dopo aver combattuto a mani nude contro gli orsi del tuo totale disinteresse.
Ah, non ho ritrovato il fanciullesco contatto con la natura, nella remota possibilità che te lo stessi chiedendo. Nei tuoi momenti di pausa tra i pensieri troppo distanti e scollegati. Come quando msn cade.
Ho detto a Silvia che credo che finirò per amarti primo o poi. ha esclamato "Che bello!". Ho risposto "Bella merda".
COME SE NON FOSSI GIA' ABBASTANZA FOTTUTO.
Che pari un buco nero quando ti mando emozioni sentimenti e li ingoi come detriti interstellari. e non provi nulla.
TerraChiamaTErraChiamaTErraChiamaTE.
Prova a metterti nei miei panni. Nella mia 46, nelle mie t shirt e felpe di taglia che nemmeno posso pronunciarti più e nel mio 45 di Converse. Non credo staresti comoda. Glielo posso assicurare signorina.
Che è tutta una grande fine del mondo e ho dimenticato gli occhiali da sole in macchina tua. cristosanto.
Che se il mio cervello fosse ancora in garanzia lo porterei a cambiare. La portaerei da dove s'involano i miei difetti di fabbrica. Che cambierei anche il cuore ma le ammaccature che ci sono svelano un cattivo utilizzo e non malformazioni congenite di produzione.
Scioperi.
Operi.
Eri.
In circolazione ci sono _odelli di _e _olto più sofisticati. Con la _ funzionante. Come l'a_ore che _anca a _e.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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"Codice Postale 10010" - SDVQ
Silvia mi ha detto che se non avessi mangiato per salvarmi dalle perforazioni mi avrebbe preso a schiaffi. Che parlare con te era farsi portare via le gambe da un incidente.
Non eri incinta e non eri ignifuga.
L'erba sintetica che ti fumavi era quella su cui avevo corso x rincorrere un sogno che ora non so nemmeno più che forma abbia. Di certo non più sferica. Incespicare sui ricordi e sui paracaduti aperti a terra che ti sei buttata giù da me.
In crisi. o meno. In risi.
La saliva sui francobolli delle tue lettere minatorie è causa della mia malattia virale, come la speranza. Antidolorifici per quando parliamo. In preventivo. In preservativo.
Il preventivo per i miei vent'anni di danni. Le assicurazioni sulla sFiga.
I torcicollo per vedere quanto sei indietro che per una volta che sono primo, saranno beati gli ultimi. Il battesimo c'è. Il battistrada pure.
La totale mancanza di anestetici mi abbatterà durante questi monologhi. Questi luoghi sono in coda per un abbraccio mentre firmi autografi.
I miei calli giganteschi a furia di scriverti lettere d'amore in cui credo di aver sbagliato il tuo indirizzo che dopo un mese non hai ancora commento nulla su tutto ciò che ti ho mandato. Saranno i ritardi postali o i miei ritardi mentali nel credere che leggerai. Leggerai.
Gli angoli impolverati del nostro rapporto e tutti gli oggi fuori posto tutti gli oggetti fuori posto. Ti ho perso nelle scelte sociali che i club sono le spie rosse che lampeggiano che mi pare di non vederti più dove sei sempre andata senza me.
Dici che le _ sono un disastro per te a_ore. E sembra una mancanza di rispetto gratuita per iniziarmi ad un altro bell'Anno di merda.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Non eri incinta e non eri ignifuga.
L'erba sintetica che ti fumavi era quella su cui avevo corso x rincorrere un sogno che ora non so nemmeno più che forma abbia. Di certo non più sferica. Incespicare sui ricordi e sui paracaduti aperti a terra che ti sei buttata giù da me.
In crisi. o meno. In risi.
La saliva sui francobolli delle tue lettere minatorie è causa della mia malattia virale, come la speranza. Antidolorifici per quando parliamo. In preventivo. In preservativo.
Il preventivo per i miei vent'anni di danni. Le assicurazioni sulla sFiga.
I torcicollo per vedere quanto sei indietro che per una volta che sono primo, saranno beati gli ultimi. Il battesimo c'è. Il battistrada pure.
La totale mancanza di anestetici mi abbatterà durante questi monologhi. Questi luoghi sono in coda per un abbraccio mentre firmi autografi.
I miei calli giganteschi a furia di scriverti lettere d'amore in cui credo di aver sbagliato il tuo indirizzo che dopo un mese non hai ancora commento nulla su tutto ciò che ti ho mandato. Saranno i ritardi postali o i miei ritardi mentali nel credere che leggerai. Leggerai.
Gli angoli impolverati del nostro rapporto e tutti gli oggi fuori posto tutti gli oggetti fuori posto. Ti ho perso nelle scelte sociali che i club sono le spie rosse che lampeggiano che mi pare di non vederti più dove sei sempre andata senza me.
Dici che le _ sono un disastro per te a_ore. E sembra una mancanza di rispetto gratuita per iniziarmi ad un altro bell'Anno di merda.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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"Che quando mi hai stretto la mano mi si è rotto il polso" - SDVQ
Mi han detto di aspettarti qui e ho perso ogni mezzo di trasporto possibile e ogni possibile trasporto emozionale che con questo riscaldamento globale mi si son gelate le palle.
Tu devi capire e per natale ti regalo un corso di recupero. E tu mi regali mezzo chilo d'ego per non essere da meno e tenermi, in ogni caso, leggero.
Che quando mi hai stretto la mano mi si è rotto il polso e ciò potrebbe farti capire quanto ci tieni. O quanto tieni duro.
Tremo così tanto mentre dormo che sogno che, chiunque dorma al mio fianco, si spaventi e si alzi preoccupato. Il mio inconscio ha capito che ciò è l'unico cellulare su cui deve rintracciarmi.
Attacchi epilettici in vaschette da sei e gusto da otto. E le rivolte in piazza. e le rivoltelle in piazza.
I miei incubi hollywoodiani in cui tu mi spieghi che non è come sembra. E capisco che pure nei sogni, se vedo qualcosa di magnifico come te, non è reale.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Tu devi capire e per natale ti regalo un corso di recupero. E tu mi regali mezzo chilo d'ego per non essere da meno e tenermi, in ogni caso, leggero.
Che quando mi hai stretto la mano mi si è rotto il polso e ciò potrebbe farti capire quanto ci tieni. O quanto tieni duro.
Tremo così tanto mentre dormo che sogno che, chiunque dorma al mio fianco, si spaventi e si alzi preoccupato. Il mio inconscio ha capito che ciò è l'unico cellulare su cui deve rintracciarmi.
Attacchi epilettici in vaschette da sei e gusto da otto. E le rivolte in piazza. e le rivoltelle in piazza.
I miei incubi hollywoodiani in cui tu mi spieghi che non è come sembra. E capisco che pure nei sogni, se vedo qualcosa di magnifico come te, non è reale.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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martedì 30 dicembre 2008
"Amnesie retrograde" - SDVQ
Non mi ricordo che voce tu abbia e al telefono parlo con te come fossi un estranea per quaranta minuti e capisco che sei te quando metti giù con quel tocco freddo che hai solo te. Che mi son venuti i reumatismi conoscendoti. Che mi si son intasati i reni e il Reno mi si è rovesciato dagli occhi che così sei contenta della ventata europea che porto nei nostri rapporti. Nei nostri rapporti redatti dall'fbi risulto un killer seriale. e serio. e sazio.
Reclamo al mio sindacato tutto ciò che non mi dai. E che dovresti darmi per contratto. Per contatto. Per tatto. Per tutto. Per lutto.
Che il mio analista si addormenta quando ripeto le stesse cose e mi addormento quando mi ripetono le stesse cose che non sono un ritardato, ancora no.
Le mie filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate occupano spazio come molte persone come molti sentimenti come molti fili alle dita che ci stiamo portando dietro un passato che ha reso giorni millenni.
Non riesco a liberarmi di tutti questi brani tremendi che scrivo perdendo nottate amici amici amici e qualcosa che avevo in tasca o in testa. "Se ti dimentichi ciò che mi devi dire vuol dire che è una bugia". Le tue Insostituibili amnesie totali e le mie totali perdite di tempo correndo all'impazzata che poi dove cazzo corro lo sa solo dio e sono ateo e allora mi fermerò solo quando mi renderò conto di quanto cazzo sono stupido e stupito di ciò.
Che non Comunico e non Cago. E non ti considero per nulla.
Volevo dirti questo ma me lo sono dimenticato. Che non sono un genio in matematica ma so che 2+2 fa 5 sempre e comunque. fa 5. fa 5. fa 5.
Non puoi acculturarti se dimentichi.
Ti ho detto Ti Amo?
non ricordo, scusami.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Reclamo al mio sindacato tutto ciò che non mi dai. E che dovresti darmi per contratto. Per contatto. Per tatto. Per tutto. Per lutto.
Che il mio analista si addormenta quando ripeto le stesse cose e mi addormento quando mi ripetono le stesse cose che non sono un ritardato, ancora no.
Le mie filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate-filedicazzate occupano spazio come molte persone come molti sentimenti come molti fili alle dita che ci stiamo portando dietro un passato che ha reso giorni millenni.
Non riesco a liberarmi di tutti questi brani tremendi che scrivo perdendo nottate amici amici amici e qualcosa che avevo in tasca o in testa. "Se ti dimentichi ciò che mi devi dire vuol dire che è una bugia". Le tue Insostituibili amnesie totali e le mie totali perdite di tempo correndo all'impazzata che poi dove cazzo corro lo sa solo dio e sono ateo e allora mi fermerò solo quando mi renderò conto di quanto cazzo sono stupido e stupito di ciò.
Che non Comunico e non Cago. E non ti considero per nulla.
Volevo dirti questo ma me lo sono dimenticato. Che non sono un genio in matematica ma so che 2+2 fa 5 sempre e comunque. fa 5. fa 5. fa 5.
Non puoi acculturarti se dimentichi.
Ti ho detto Ti Amo?
non ricordo, scusami.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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"e cosa mi rimane ora che non" - SDVQ
Che è stato tutto in slow-motion. Potevo leggere ogni tuo pensiero dalle pupille da quanto era lento il mondo nel procedere. La rotazione dell'asse terrestre e le terre di mezzo grandi centinaia di migliaia di acri da non vedere i nostri reciproci confini. I tuoi orizzonti li so a memoria comunque.
Ho imbrattato il tuo cuore di frasi con il 3 di mezzo. Che c'è sempre un terzo incomodo. In che modo recuperare un 3 a 0 a 13 minuti dalla fine? 13 giorni.
Che non ci sarebbe bisogno di aspettare il 2012 per l'apocalisse. Quest'epoca è già finita da un po'. E c'è poca possibilità di salvare le ossa. Quasi 3 su 100.
E che non so davvero più dove sbattere la testa che ho tutte le pareti di casa frantumate come quando sei scappata e son corso via ma dall'altra parte. Che non ci rivedremo neanche in foto e non mi rimarrà nulla di fisico.
Prendetemi a sberle che ho la faccia che si sta sciogliendo e potreste ancora bloccarla. Andiamo a berci su che ho 50 euro per scopare o bere e mi hai reso asessuato. ANCHE TU.
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
Ne è soffiato di vento per portarmi via tutto, in questi mesi.
Le ho scritto se mi dà degli appunti ma quella fottutissima troia ha detto "non mi sembra il caso".
Pessima musica
Pessimo gusto.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Ho imbrattato il tuo cuore di frasi con il 3 di mezzo. Che c'è sempre un terzo incomodo. In che modo recuperare un 3 a 0 a 13 minuti dalla fine? 13 giorni.
Che non ci sarebbe bisogno di aspettare il 2012 per l'apocalisse. Quest'epoca è già finita da un po'. E c'è poca possibilità di salvare le ossa. Quasi 3 su 100.
E che non so davvero più dove sbattere la testa che ho tutte le pareti di casa frantumate come quando sei scappata e son corso via ma dall'altra parte. Che non ci rivedremo neanche in foto e non mi rimarrà nulla di fisico.
Prendetemi a sberle che ho la faccia che si sta sciogliendo e potreste ancora bloccarla. Andiamo a berci su che ho 50 euro per scopare o bere e mi hai reso asessuato. ANCHE TU.
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
e cosa mi rimane ora che non so nemmeno più scrivere?
Ne è soffiato di vento per portarmi via tutto, in questi mesi.
Le ho scritto se mi dà degli appunti ma quella fottutissima troia ha detto "non mi sembra il caso".
Pessima musica
Pessimo gusto.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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stralci di vita quotidiana
"la nostra Svezia di serie B" - SDVQ
Ed eravamo immersi nella Svezia. Di serie B. La nostra Svezia piemontese tra le autostrade. E qualcuno ha detto che così ha senso. Senso. Motivami Senso, che è facile buttarla li.
Alle 4 e mezza oramai tramonta ma intanto io e te siamo nel buio più totale a qualsiasi ora che non so mai se è l'orologio sbagliato o lo siamo noi. O solo io. Non ci son più neanche le nostre ombre o le nostre bombe. Tombe di chicosacomeperchè che chi c'è sepolto è SICURAMENTE UNA BRAVA PERSONA se te lo viene a chiedere il Tg 5. Sarai una brava persona anche te, te lo assicuro mon amour.
Ho una valanga di post-it con su scritto parole contaminate che si stan sciogliendo, che intanto non diamo peso alle parole per poterle lasciare volare più in alto. Come se lassù avessero un senso, come se avessi un senso. Il dio sole a 3.60 negli autogrill che intanto ci stiamo mangiando Tutto. iometeluiluiluinoinoivoivoivoivoivoi.
Disdico la mia sim.
Disdico la mia connessione ad internet. In ogni casa-palazzina-pianeta in cui metterò piede.
Ti (dis)dico che non hai senso così. Che non ha senso così.
Ti dis(dico) che non ho senso così. Che non ha senso così.
Disdico casa a Milano.
Disdico l'università che non mi sta insegnando come dare un senso a ciò che Non siamo e a ciò che tu riesci a significare. Forse non ho solo capito semiotica. ma ho passato l'esame lo stesso.
E sulla corsia di sorpasso rischio i frontali che con te non ho mai avuto. Che avevi da dormire-studiare-dire-fare-baciare-lettera-e-testamento.
E sulla corsia d'ospedale rischio d'affondare che con te non ci sono ancora riuscito del tutto. Che a volte lo sperma è più loquace delle tue perplessità.
Ero ovunque nella tua vita. Che non potrai buttarmi fuori con le tue selezioni all'ingresso e le tue cinture di castità di cui il fabbro ha fatto il doppione e ne produce copie private da vendere sottobanco a 25 euro l'una. cadauna.
.cadavere.
Ho finito i soldi da troppo tempo che il ricordo del tuo volto sulla banconota da 10 mila lire mi pare una mia personale rivisitazione storica.
I grotteschi finali che non finiscono. La platea si sta annoiando e inizia a lamentarsi sommessamente. Per calmarli abbiamo chiamato il fabbro per la distribuzione dei paradisi in pillole.
Wake up.
Wake up.
Wake up.
Era tutto un grande sogno e ora sai che cosa è vero. Che cosa (v)ero.
Che i miei stralci di vita diventano stracci che riempio di alcool per le molotov del mio amore, che se prendessi fuoco almeno capiresti che si può provare qualcosa.
A(pa)Tia.
Ci sono delle rappresentazioni del mondo così ev(id)enti che mi viene da ridere quando ci sbatti il naso e non le noti. Non le note.
Dopo la barba dopo il punk dopo tutto abbiamo già mandato giù qualsiasi veleno possibile. già mandato giù. E ciò che stai vomitando e solo l'alcool di tutti i nostri giorni insieme e di tutte le ferite che abbiamo tentato di disinfettare ma poi da li son comunque fuoriuscite centinaia di risposte che ora non sappiamo più che replicare a tutte queste domande.
Ti chiedo dove sei e dici Basta. Che mi pari sconnessa. Che msn cade come quando scendevo a mille le scale per arrivare in tempo da te e mi son fratturato il cuore cadendone giù. abbiamo già mandato giù tutto, cuore compreso. L'abbiamo ingoiato in un colpo solo e oramai è dentro di noi. Cazzi nostri. Cazzi tuoi che ne sai di certo più di me.
Io te e tutti i brani dei Verve che durano più di sei minuti.
E sei muta.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Alle 4 e mezza oramai tramonta ma intanto io e te siamo nel buio più totale a qualsiasi ora che non so mai se è l'orologio sbagliato o lo siamo noi. O solo io. Non ci son più neanche le nostre ombre o le nostre bombe. Tombe di chicosacomeperchè che chi c'è sepolto è SICURAMENTE UNA BRAVA PERSONA se te lo viene a chiedere il Tg 5. Sarai una brava persona anche te, te lo assicuro mon amour.
Ho una valanga di post-it con su scritto parole contaminate che si stan sciogliendo, che intanto non diamo peso alle parole per poterle lasciare volare più in alto. Come se lassù avessero un senso, come se avessi un senso. Il dio sole a 3.60 negli autogrill che intanto ci stiamo mangiando Tutto. iometeluiluiluinoinoivoivoivoivoivoi.
Disdico la mia sim.
Disdico la mia connessione ad internet. In ogni casa-palazzina-pianeta in cui metterò piede.
Ti (dis)dico che non hai senso così. Che non ha senso così.
Ti dis(dico) che non ho senso così. Che non ha senso così.
Disdico casa a Milano.
Disdico l'università che non mi sta insegnando come dare un senso a ciò che Non siamo e a ciò che tu riesci a significare. Forse non ho solo capito semiotica. ma ho passato l'esame lo stesso.
E sulla corsia di sorpasso rischio i frontali che con te non ho mai avuto. Che avevi da dormire-studiare-dire-fare-baciare-lettera-e-testamento.
E sulla corsia d'ospedale rischio d'affondare che con te non ci sono ancora riuscito del tutto. Che a volte lo sperma è più loquace delle tue perplessità.
Ero ovunque nella tua vita. Che non potrai buttarmi fuori con le tue selezioni all'ingresso e le tue cinture di castità di cui il fabbro ha fatto il doppione e ne produce copie private da vendere sottobanco a 25 euro l'una. cadauna.
.cadavere.
Ho finito i soldi da troppo tempo che il ricordo del tuo volto sulla banconota da 10 mila lire mi pare una mia personale rivisitazione storica.
I grotteschi finali che non finiscono. La platea si sta annoiando e inizia a lamentarsi sommessamente. Per calmarli abbiamo chiamato il fabbro per la distribuzione dei paradisi in pillole.
Wake up.
Wake up.
Wake up.
Era tutto un grande sogno e ora sai che cosa è vero. Che cosa (v)ero.
Che i miei stralci di vita diventano stracci che riempio di alcool per le molotov del mio amore, che se prendessi fuoco almeno capiresti che si può provare qualcosa.
A(pa)Tia.
Ci sono delle rappresentazioni del mondo così ev(id)enti che mi viene da ridere quando ci sbatti il naso e non le noti. Non le note.
Dopo la barba dopo il punk dopo tutto abbiamo già mandato giù qualsiasi veleno possibile. già mandato giù. E ciò che stai vomitando e solo l'alcool di tutti i nostri giorni insieme e di tutte le ferite che abbiamo tentato di disinfettare ma poi da li son comunque fuoriuscite centinaia di risposte che ora non sappiamo più che replicare a tutte queste domande.
Ti chiedo dove sei e dici Basta. Che mi pari sconnessa. Che msn cade come quando scendevo a mille le scale per arrivare in tempo da te e mi son fratturato il cuore cadendone giù. abbiamo già mandato giù tutto, cuore compreso. L'abbiamo ingoiato in un colpo solo e oramai è dentro di noi. Cazzi nostri. Cazzi tuoi che ne sai di certo più di me.
Io te e tutti i brani dei Verve che durano più di sei minuti.
E sei muta.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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sabato 27 dicembre 2008
"giorno di dicembre. qualcosa dopo natale" - SDVQ
Che son nevicate quintali di circostanze sui tetti dei nostri rapporti. Le grondaie intasate di rimorsi che non riusciamo a scaricare. Il bianco Natale delle morti celebrali.
E sai bene che sono le cose davvero genuine il meglio che tu possa trovare. E ancora dubito sulle tue scelte alimentari che tanto siamo affamati di affetto altrui a qualsiasi ora del giorno. Le pastiglie dopo i pasti sono bombardamenti aerei.
December-day! December-day!
Il tuo codice morse dato a morsi sulle mie ossa dato che non stavo più nella pelle aspettandoti. E non mi sarei mai più aspettato un tuo Semplice Ornamento Simbolico. Senza Orpelli Superficiali.
December-day! December-day!
Che tutto ciò che ci riguarda e dietro lo schermo a riguardare le nostre repliche. Replicanti di noi stessi che intanto noi siamo a scopare nei camerini. Camerieri. Camerati. Le nostre Grandi novità.
I nostri sentimenti biodegradabili come tutti i pasti che saltiamo.
La neve sputata sul mio giardino e l'ultima nevicata che mi pare risalga al 1998. I cambiamenti climatici tuoi nei miei confronti quando ti chiedo di vederci. I silenzi come quando rivedo compagni del liceo dopo anni e non so che dire, che intanto non è successo un bel cazzo di nulla e son diventato solo più stronzo. Che intanto non è successo un bel cazzo di nulla degno di nota. Annotalo.
December-day! December-day!
Che il tuo 2008 non è mai esistito. 24 mesi di peste bubbonica e lazzareti. E la mostra di Burri che considero "così e così". La triennale dei tuoi giorni che non ricordi ma che hai marchiato a fuoco sulla mia schiena per rileggerli quando mi accoltelli. Come tenere riviste in bagno. E' soltanto l'ennesima sala d'attesa. L'ennesima sala.
Saran le copertine dei libri a coprirci le spalle dai freddi polari e dai venti improponibili che sfondano le Alpi. Sarà il nostro affannoso tentativo di acculturarci di accoltellarci di acculturarci. I fitti poemi epici sui nostri conflitti da cui usciamo sconfitti. I nostri oneri.
I nostri doveri reciproci di recepirci. di percepirci.
Non siamo perspicaci.
December-day! December-day!
I giorni che segni in rosso per il mestruo mentre io segno tutto il resto. Ti ho dato amore e mi hai dato xxx più venti euro di resto. Del resto non possiamo pretendere che l'amore migliori la sua situazione in borsa. Azionisti fermi. Azionisti che riflettono e non agiscono e mi pare di scorgerti e mi pare di sconcertarti. e Sconcentrarti. Come ai concerti in cui rimango solo e non ci sei te ma poi manca anche la band che ha nevicato da far schifo e son fermi chissadovè senza catene e buon natale a tutti ci dispiace che siate venuti fin qua per niente. Le casse spente e le casse da cui estrai ciò che mi devi perchè ho dato tutto ciò che avevo ma la merce era molto di meno. Marcia molto di più.
D-D!D-D!
Domani Dovrò Davvero Dirtelo.
che ora dormo un po'.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
E sai bene che sono le cose davvero genuine il meglio che tu possa trovare. E ancora dubito sulle tue scelte alimentari che tanto siamo affamati di affetto altrui a qualsiasi ora del giorno. Le pastiglie dopo i pasti sono bombardamenti aerei.
December-day! December-day!
Il tuo codice morse dato a morsi sulle mie ossa dato che non stavo più nella pelle aspettandoti. E non mi sarei mai più aspettato un tuo Semplice Ornamento Simbolico. Senza Orpelli Superficiali.
December-day! December-day!
Che tutto ciò che ci riguarda e dietro lo schermo a riguardare le nostre repliche. Replicanti di noi stessi che intanto noi siamo a scopare nei camerini. Camerieri. Camerati. Le nostre Grandi novità.
I nostri sentimenti biodegradabili come tutti i pasti che saltiamo.
La neve sputata sul mio giardino e l'ultima nevicata che mi pare risalga al 1998. I cambiamenti climatici tuoi nei miei confronti quando ti chiedo di vederci. I silenzi come quando rivedo compagni del liceo dopo anni e non so che dire, che intanto non è successo un bel cazzo di nulla e son diventato solo più stronzo. Che intanto non è successo un bel cazzo di nulla degno di nota. Annotalo.
December-day! December-day!
Che il tuo 2008 non è mai esistito. 24 mesi di peste bubbonica e lazzareti. E la mostra di Burri che considero "così e così". La triennale dei tuoi giorni che non ricordi ma che hai marchiato a fuoco sulla mia schiena per rileggerli quando mi accoltelli. Come tenere riviste in bagno. E' soltanto l'ennesima sala d'attesa. L'ennesima sala.
Saran le copertine dei libri a coprirci le spalle dai freddi polari e dai venti improponibili che sfondano le Alpi. Sarà il nostro affannoso tentativo di acculturarci di accoltellarci di acculturarci. I fitti poemi epici sui nostri conflitti da cui usciamo sconfitti. I nostri oneri.
I nostri doveri reciproci di recepirci. di percepirci.
Non siamo perspicaci.
December-day! December-day!
I giorni che segni in rosso per il mestruo mentre io segno tutto il resto. Ti ho dato amore e mi hai dato xxx più venti euro di resto. Del resto non possiamo pretendere che l'amore migliori la sua situazione in borsa. Azionisti fermi. Azionisti che riflettono e non agiscono e mi pare di scorgerti e mi pare di sconcertarti. e Sconcentrarti. Come ai concerti in cui rimango solo e non ci sei te ma poi manca anche la band che ha nevicato da far schifo e son fermi chissadovè senza catene e buon natale a tutti ci dispiace che siate venuti fin qua per niente. Le casse spente e le casse da cui estrai ciò che mi devi perchè ho dato tutto ciò che avevo ma la merce era molto di meno. Marcia molto di più.
D-D!D-D!
Domani Dovrò Davvero Dirtelo.
che ora dormo un po'.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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"Scottex sul tavolo" - SDVQ
E se avessi la crisi da foglio bianco non ti scriverei "Mangia" sullo scottex lasciato sul tavolo. Stai morendo d'egoismo come il 50% degli animali perchè il restante 50% l'abbiamo addomesticato all'apatia e alle ciotole. Ciottoli di noi che dicono che non va poi così bene come quando rispondiamo ai come stai.
Chiameremo i rapporti cirrosi e le cirrosi cirrosi, o postumi d'amore.
Non ho mai capito se l'omino che corre verso la porta antincendio si salverà. E mi servirebbe saperlo per capire se correre da te ha un senso. E ho le scarpe slacciate e ci siamo slacciati. Non lasciati. Slacciati. E made in Vietnam. Come la democrazia, la libertà, la fratellanza dei popoli al napalm.
Once upon a time non c'erano tutti questi farmaci per salvarti le pupille. Il tuo psichiatra stregone da 80 euro a seduta dice che il progresso è positivo. Ma non c'è lui quando in mascara di catrame e reggiseno sei pronta a morire.
E
non arrivo in Mercedes.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Chiameremo i rapporti cirrosi e le cirrosi cirrosi, o postumi d'amore.
Non ho mai capito se l'omino che corre verso la porta antincendio si salverà. E mi servirebbe saperlo per capire se correre da te ha un senso. E ho le scarpe slacciate e ci siamo slacciati. Non lasciati. Slacciati. E made in Vietnam. Come la democrazia, la libertà, la fratellanza dei popoli al napalm.
Once upon a time non c'erano tutti questi farmaci per salvarti le pupille. Il tuo psichiatra stregone da 80 euro a seduta dice che il progresso è positivo. Ma non c'è lui quando in mascara di catrame e reggiseno sei pronta a morire.
E
non arrivo in Mercedes.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
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giovedì 25 dicembre 2008
"Natale 1998, questo Natale è una mestruazione unica" - SDVQ
Quando a furia di perdere liquidi son riuscito a colorare quel vestito di rosso per il tuo Natale. E mi son bruciato il culo sul tuo camino acceso che quasi non ardevo totalmente.
Buon Natale.
Quando a furia di parlarti ho perso la sensibilità ai polpastrelli. Che le mie impronte digitali sulla scena del nostro crimine non si vedranno mai e pagherai tutto te, come i galantuomini.
Buon Natale anche a Te.
Continuando di questo passo nevicherà molto presto sui soldati morti a terra. E le budella che non si saranno ancora biodegradate luccicheranno. E i cuori sparsi per i campi innevati trasformeranno questo Natale in un mestruazione unica.
Buon Natale a Lei.
I fiumi con le palle piene dei nostri suicidi luridi e le palle sugli alberi che sarà un altro bel Natale del cazzo a quanto dicono le previsioni. I venti freddi e i freddi ventenni.
Buon Natale Signorina.
E i passanti che appaiono meno gentili con il resto della gente. Sbattersi contro camminando per le compere dell'ultima ora e l'ultima ora di sole e a mezzogiorno del giorno che ti sei dimenticata di vivere. Quando ti sei alzata e hai scoperto che avevi già perso tutto. tutti.
Buon Natale Dormigliona.
Quando tutti i taxi del globo son morti, sono rimasto alla stazione a capodanno con i piedi nelle Converse nere di tela sprofondate in una pozzanghera di solitudine. Finirà così. Che scocca la mezzanotte ma non sono Cenerentola e per me è solo un altro cazzo di anno che si spegne. Come i televisori o i nostri sentimenti a (tele)comando.
Buon Natale Canale 5.
Non ho mai capito nulla dalle parole. Che mi servirebbero giganteschi maxi-schermi con i sottotitoli a pagina 777. O la gente che canta le parole che non dici al karaoke.
Buon Natale Fiorello.
Che Petit prima di iniziare l'attraversamento ha studiato con una precisione meteorologica ogni possibile spostamento d'aria, ogni fiato che creavi dalle tue sporadiche parole. Ha calcolato ogni tuo gesto possibile. Ogni mossa del tuo fragile corpo che a quell'altezza tremava come non mai. Probabilmente, cadendo, penserà che non avrebbe mai immaginato una tua reazione di tale portata.
Buon Natale Philippe.
Buon Natale Mio Caro.
Che ero li e te eri li e non ci vedevamo e avremmo dovuto fare causa ai nostri oculisti e ai suv di Milano sud. Suvvia. C'è ancora una vita davanti per farci investire.
Buon Natale Paraurti.
e i miei GIGANTESCHI cartelloni con scritto che?
Buon Natale anche a Me.
-Stralci Di Vita Quotidiana-
Mattia Barro
Buon Natale.
Quando a furia di parlarti ho perso la sensibilità ai polpastrelli. Che le mie impronte digitali sulla scena del nostro crimine non si vedranno mai e pagherai tutto te, come i galantuomini.
Buon Natale anche a Te.
Continuando di questo passo nevicherà molto presto sui soldati morti a terra. E le budella che non si saranno ancora biodegradate luccicheranno. E i cuori sparsi per i campi innevati trasformeranno questo Natale in un mestruazione unica.
Buon Natale a Lei.
I fiumi con le palle piene dei nostri suicidi luridi e le palle sugli alberi che sarà un altro bel Natale del cazzo a quanto dicono le previsioni. I venti freddi e i freddi ventenni.
Buon Natale Signorina.
E i passanti che appaiono meno gentili con il resto della gente. Sbattersi contro camminando per le compere dell'ultima ora e l'ultima ora di sole e a mezzogiorno del giorno che ti sei dimenticata di vivere. Quando ti sei alzata e hai scoperto che avevi già perso tutto. tutti.
Buon Natale Dormigliona.
Quando tutti i taxi del globo son morti, sono rimasto alla stazione a capodanno con i piedi nelle Converse nere di tela sprofondate in una pozzanghera di solitudine. Finirà così. Che scocca la mezzanotte ma non sono Cenerentola e per me è solo un altro cazzo di anno che si spegne. Come i televisori o i nostri sentimenti a (tele)comando.
Buon Natale Canale 5.
Non ho mai capito nulla dalle parole. Che mi servirebbero giganteschi maxi-schermi con i sottotitoli a pagina 777. O la gente che canta le parole che non dici al karaoke.
Buon Natale Fiorello.
Che Petit prima di iniziare l'attraversamento ha studiato con una precisione meteorologica ogni possibile spostamento d'aria, ogni fiato che creavi dalle tue sporadiche parole. Ha calcolato ogni tuo gesto possibile. Ogni mossa del tuo fragile corpo che a quell'altezza tremava come non mai. Probabilmente, cadendo, penserà che non avrebbe mai immaginato una tua reazione di tale portata.
Buon Natale Philippe.
Buon Natale Mio Caro.
Che ero li e te eri li e non ci vedevamo e avremmo dovuto fare causa ai nostri oculisti e ai suv di Milano sud. Suvvia. C'è ancora una vita davanti per farci investire.
Buon Natale Paraurti.
e i miei GIGANTESCHI cartelloni con scritto che?
Buon Natale anche a Me.
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Mattia Barro
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lunedì 22 dicembre 2008
"Stagioni" - SDVQ
Che poi sono arrivati gli inverni e le estati e noi siamo rimasti fregati con i nostri abbigliamenti da mezze stagioni. E non ci resta che vendere tutto.
Abbiamo sprecato i nostri giorni più lunghi chiusi in casa mentre mi dicevi che eri troppo impegnata a fare niente per potermi vedere, volere; ma ti avrebbe fatto piacere rivedermi. Le architetture dei nostri GIGANTESCHI difetti e dei miei marmorei progetti di sabbia. Studiane ogni sezione.
Che una freccia ha trapassato il mio cuore e tu mi hai corretto dicendomi che era una linea che finiva in un triangolo. Che ti lancio linee che confluiscono in triangoli, ma non capisci e ti faccio dei gesti plateali dall'ultima fila.
La tua pila di barbiturici.
La mia barba incolta.
Le tue cicatrici e i miei bisturi.
Le battute fuori luogo prima del nostro prossimo by-pass.
Ti ho scritto che ho preso casa con un grande prato davanti, a Milano, e tu non mi hai creduto perchè sei intelligente e sai che i miracoli non accadono.
Le tue richieste di divorzio incise sugli assorbenti. E i nostri rapporti che fanno acqua dappertutto, che posso darti il mio giudizio universale su come anneghiamo. Negati i prossimi 12 pasti e i tacchi 12.
Che poi sono arrivati gli inverni e ci siamo gelati che tutto era fermo e nemmeno perdevamo liquidi da quanto eravamo di ghiaccio. Docce al cloroformio. Dodici medi di merda.
Non dirlo a me, mi dici sbadigliando.
Ci siamo sbattuti in faccia le nostre finestre di msn che sembrava fosse stato il vento o qualche corrente d'aria. Per tenerti al corrente, stiamo morendo d'aridità. E chiediti come può essere possibile dato che non mi sento solido. I tuoi gesti di solidarietà nei miei confronti. Elemosinare sentimenti e abbracci.
Ho riempito la camera di post-it con l'idea di strappare tutti i miei bisogni scrittici sopra. Criptici. Ermetici.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi trovi ancora i mostri che avevo provato ad esorcizzare. E tutte le mosche dei nostri barattoli d'amore. Che stiamo barando con gusto. Che stiamo barando e punto.
.
.
.
Ho tirato un masso sulla finestra di camera tua per attirare la tua attenzione e tra poco non ti prendevo in pieno.
.
.
.
Quando sei uscita per dirmi che dovevo smettere di dirti cosa provavo che intanto non avevo le prove per dimostrare che era davvero qualcosa. E io ci provavo comunque a dirti che aveva una qualche sottoforma di ragione.
.
.
.
Che vinci sempre tu che giochi rosso sangue. Il mio nero nero nero nero nero nero nero nero nero nero nero nero nero non esce Mai. Cristo.
Hai gli occhi di Las Vegas attorno a te.
Ti stanno circondato.
ed é tutto esplicito esplicato espiato espatriato. Aspirine come se nevicasse a Leverkunsen. Come se nevicasse pattume. Niente ombrelli od ombretti.
Che musica ascolti?
Emo.
Che musica ascolti?
Ego.
Abbiamo sprecato i nostri giorni più lunghi chiusi in casa mentre mi dicevi che eri troppo impegnata a fare niente per potermi vedere, volere; ma ti avrebbe fatto piacere rivedermi. Le architetture dei nostri GIGANTESCHI difetti e dei miei marmorei progetti di sabbia. Studiane ogni sezione.
Che una freccia ha trapassato il mio cuore e tu mi hai corretto dicendomi che era una linea che finiva in un triangolo. Che ti lancio linee che confluiscono in triangoli, ma non capisci e ti faccio dei gesti plateali dall'ultima fila.
La tua pila di barbiturici.
La mia barba incolta.
Le tue cicatrici e i miei bisturi.
Le battute fuori luogo prima del nostro prossimo by-pass.
Ti ho scritto che ho preso casa con un grande prato davanti, a Milano, e tu non mi hai creduto perchè sei intelligente e sai che i miracoli non accadono.
Le tue richieste di divorzio incise sugli assorbenti. E i nostri rapporti che fanno acqua dappertutto, che posso darti il mio giudizio universale su come anneghiamo. Negati i prossimi 12 pasti e i tacchi 12.
Che poi sono arrivati gli inverni e ci siamo gelati che tutto era fermo e nemmeno perdevamo liquidi da quanto eravamo di ghiaccio. Docce al cloroformio. Dodici medi di merda.
Non dirlo a me, mi dici sbadigliando.
Ci siamo sbattuti in faccia le nostre finestre di msn che sembrava fosse stato il vento o qualche corrente d'aria. Per tenerti al corrente, stiamo morendo d'aridità. E chiediti come può essere possibile dato che non mi sento solido. I tuoi gesti di solidarietà nei miei confronti. Elemosinare sentimenti e abbracci.
Ho riempito la camera di post-it con l'idea di strappare tutti i miei bisogni scrittici sopra. Criptici. Ermetici.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi ci sono i nostri EGOmostri.
Nei miei incubi trovi ancora i mostri che avevo provato ad esorcizzare. E tutte le mosche dei nostri barattoli d'amore. Che stiamo barando con gusto. Che stiamo barando e punto.
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Ho tirato un masso sulla finestra di camera tua per attirare la tua attenzione e tra poco non ti prendevo in pieno.
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Quando sei uscita per dirmi che dovevo smettere di dirti cosa provavo che intanto non avevo le prove per dimostrare che era davvero qualcosa. E io ci provavo comunque a dirti che aveva una qualche sottoforma di ragione.
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Che vinci sempre tu che giochi rosso sangue. Il mio nero nero nero nero nero nero nero nero nero nero nero nero nero non esce Mai. Cristo.
Hai gli occhi di Las Vegas attorno a te.
Ti stanno circondato.
ed é tutto esplicito esplicato espiato espatriato. Aspirine come se nevicasse a Leverkunsen. Come se nevicasse pattume. Niente ombrelli od ombretti.
Che musica ascolti?
Emo.
Che musica ascolti?
Ego.
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giovedì 18 dicembre 2008
"che non gli troverò un nome nemmeno sanguinando copiosamente" - SDVQ
1.
Che su ogni mio atomo ho scritto che ti dimenticherò. Così potrò rileggerlo al microscopio durante le nostre amnesie retrograde.
Mercury's retrograde.
Mercoledì ho capito che è tutto andata a farsi fottere, scontri di anima compresi.
Che ora
Inizi ad andare
Sempre
A
Capo.
Col
Punto.
Proviamo a rientrare in carreggiata mentre guidiamo bendati. Sequestrati. Sarà a_ore. Che con la mia testa a forma di radio mi sento idiota. Che lo so scuoti diventa Odi Tia. Ed è veramente raccapricciante.
Che quando ti scrivo che mi manchi, vorrei dettarlo ad un dattilografo per poi dirti "Non l'ho scritto io, te lo giuro".
Immagino solo più famiglie spezzate da sembrare un puzzle da 2008 pezzi. Che quelli avanti cristo sono andati persi. In parte. Se sbadiglio sembra che io pianga e se sbaglio sembra che io pianga. E non so quanto questo sembrare sia così lontano dall'essere.
Scegli te, che non mi pare che io abbia un qualche tipo di potere, in generale.
Che forse
si stava meglio prima. In prima fila.
2.
Che sei una stanza con un'infinità di pareti di cui vedo solo la facciata. E mi metti all'angolo con una facilità imbarazzante. Improponibile. Che divento rosso, ma forse è solo sangue tranquilla.
Non riusciamo a coagularci sullo stesso divano rosso "quando a forza di ferirci siamo diventanti consaguinei" che, comunque, ci mancano gli attrezzi per le trasfusioni per le effusioni per le nostre fusioni nucleari. Arrivando al nocciolo: i nostri nuclei primordiali.
Keep good high contact.
Ho ricevuto sms, email, piccioni viaggiatori sporchi di petrolio e smog che dicevano "Non essere Te, non essere Te con Lei. Vinci tu, per una volta. Lord knows it would be the first time." I bookmakers ci credevano anche ed ora mi è toccato cambiare casa per evitare lapidazioni e lapidi.
Che domani parto e non so se ti vedrò che alla stazione la gente si scontra ed accadono sporadici episodi cinematografici. Da Milano Due. Da due a Milano come siamo che non sono abbastanza vicini per farsi spezzare in due da Milano. Ma intanto prendo la macchina con un copri cerchione in meno e una cerchio alla testa per lo più. Che le autostrade sono scivoli acquatici in questo periodo e so annegare.
A capodanno butterò via questi fogli.
Lo stato patrimoniale del mio stato personale dice che va di merda.
Economisti.
Egonomisti
che non siamo altro.
Mattia Barro
Che su ogni mio atomo ho scritto che ti dimenticherò. Così potrò rileggerlo al microscopio durante le nostre amnesie retrograde.
Mercury's retrograde.
Mercoledì ho capito che è tutto andata a farsi fottere, scontri di anima compresi.
Che ora
Inizi ad andare
Sempre
A
Capo.
Col
Punto.
Proviamo a rientrare in carreggiata mentre guidiamo bendati. Sequestrati. Sarà a_ore. Che con la mia testa a forma di radio mi sento idiota. Che lo so scuoti diventa Odi Tia. Ed è veramente raccapricciante.
Che quando ti scrivo che mi manchi, vorrei dettarlo ad un dattilografo per poi dirti "Non l'ho scritto io, te lo giuro".
Immagino solo più famiglie spezzate da sembrare un puzzle da 2008 pezzi. Che quelli avanti cristo sono andati persi. In parte. Se sbadiglio sembra che io pianga e se sbaglio sembra che io pianga. E non so quanto questo sembrare sia così lontano dall'essere.
Scegli te, che non mi pare che io abbia un qualche tipo di potere, in generale.
Che forse
si stava meglio prima. In prima fila.
2.
Che sei una stanza con un'infinità di pareti di cui vedo solo la facciata. E mi metti all'angolo con una facilità imbarazzante. Improponibile. Che divento rosso, ma forse è solo sangue tranquilla.
Non riusciamo a coagularci sullo stesso divano rosso "quando a forza di ferirci siamo diventanti consaguinei" che, comunque, ci mancano gli attrezzi per le trasfusioni per le effusioni per le nostre fusioni nucleari. Arrivando al nocciolo: i nostri nuclei primordiali.
Keep good high contact.
Ho ricevuto sms, email, piccioni viaggiatori sporchi di petrolio e smog che dicevano "Non essere Te, non essere Te con Lei. Vinci tu, per una volta. Lord knows it would be the first time." I bookmakers ci credevano anche ed ora mi è toccato cambiare casa per evitare lapidazioni e lapidi.
Che domani parto e non so se ti vedrò che alla stazione la gente si scontra ed accadono sporadici episodi cinematografici. Da Milano Due. Da due a Milano come siamo che non sono abbastanza vicini per farsi spezzare in due da Milano. Ma intanto prendo la macchina con un copri cerchione in meno e una cerchio alla testa per lo più. Che le autostrade sono scivoli acquatici in questo periodo e so annegare.
A capodanno butterò via questi fogli.
Lo stato patrimoniale del mio stato personale dice che va di merda.
Economisti.
Egonomisti
che non siamo altro.
Mattia Barro
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stralci di vita quotidiana
lunedì 15 dicembre 2008
INTERVISTA - Le Luci Della Centrale Elettrica
PUBBLICA SU INDIE-ROCK.IT
Raggiungiamo Vasco Brondi, in arte Le Luci Della Centrale Elettrica, in occasione di un suo concerto al Magnolia di Milano. Sul palco, stasera, sarà accompagnato, come sempre, da Giorgio Canali. In quest'ennesimo tour, le novità riguardano l'uscita sui banchetti del libro di Vasco e l'inserimento di una violoncellista on stage.
Con molta curiosità e con molta ammirazione, per ciò che finora è stato firmato da Le Luci, incontriamo Vasco.
Indie-Rock.it: Iniziamo con la più classica delle domande, così da rompere il ghiaccio. Che musica ascolti?
Vasco Brondi: Cambia di continuo. Mi piace la musica che non sia d'intrattenimento. Per intrattenimento intendo quella creata appositamente per un dato fine. Tutto il resto può piacermi, tranne, ad esempio, il funky che mi fa proprio cagare. In media, tutto ciò che esce un po' dai generi.
I-R: In un paese di forte tradizione cantautoriale, di cui credo che anche tu, etichettandoti per un attimo, ne faccia parte, qual'è il tuo parere riguardo a questo "filone musicale"?
V: Se per cantautoriale intendiamo il dare un peso in più alle parole che hanno un senso credo che ci siano parecchi gruppi validi, su tutti gli Afterhours. Se per cantautore intendiamo uno che suona da solo, mi piace Dente, ma infondo c'è solo lui. Per il resto, si ce sono parecchie di cose che mi piacevano di quel filone storico.
I-R: Come vivi il differente rapporto te-chitarra, te-penna?
V: Non son proprio cose che dentro di me dissocio. Quando, ad esempio, scrivevo senza pensare di suonare, la musica ce l'avevo già in testa perchè nella scrittura la componente ritmica è fortissima e la puoi ritrovare nel ritmo e nell'evocazione che una parola può dare, il che è molto simile a ciò che ti può generare una chitarra, o il suonare. Credo che una dipenda dall'altra: uno può prendere appunti con una chitarra come può essere melodico scrivendo.
I-R: Infatti nelle cose che hai scritto nel tuo blog, la musicalità è predominate. L'uso di frasi corte e decise, come sentenze, il continuo uso delle congiunzioni, soprattutto ad inizio frase. Credo che il tuo modo di scrivere sia decisamente molto melodico...
V: si, sicuramente. Prendendo spunto da mille altri scrittori, a partire dalla beat generation, il be-pop, Kerouac e da ogni tipologia di scrittura che credo valga, si è formato tutto ciò.
I-R: Ultimamente quali sono le tue letture?
V: Adesso, robe molto varie. Sto leggendo gli Scritti Corsari di Pasolini che son stato ripubblicati poichè erano spariti dalle librerie per vent'anni circa. Son veramente delle lettere d'amore contro il mondo. Sto leggendo dei romanzi di Giorgio Bassani che è uno scrittore, anche abbastanza famoso, di Ferrara, perchè m'interessa sapere come vede lui questa città. E poi sto leggendo una cosa su Frigidaire, che è questa rivista anni '80 di fumetto scritta da Sparagna, di cui ora ha pubblicato una raccolta con varie spiegazioni. Questa volta mi son capitate delle letture veramente fighe.
I-R: Quindi letture prevalentemente italiane...
V: A caso, ma forse si. Leggo ciò che mi sembra che mi rappresenti di più e che mi interessi di più. Certo non disdegno gli scrittori stranieri, ma credo che sia questo ciò che mi rappresenta ora.
I-R: C'è differenza tra il pubblico che ti legge e quello che ti ascolta?
V: Non credo esista. Credo che chi mi legge, molto spesso, è anche colui che mi ascolta. Poi forse mi sbaglio, ma non ci avevo mai pensato ad una possibile differenziazione di pubblico. Io ci metto uguale impegno, anche se magari trovo più sbattimenti in determinati concerti invece che nello fermarmi a scrivere.
Ciò che mi interessa maggiormente è che il libro sia uscito senza una distribuzione propria e quindi che lo si possa trovare solo sui banchetti, od internet. Non l'ho voluto esporre a livello di solo autore letterario, perchè volevo fosse per coloro che conoscevano già il progetto. Per approfondire o far scoprire qualcosa in più su Le Luci Della Centrale.
I-R: Il libro di cosa parla? E' una raccolta di tuoi brani o un romanzo?
V: più o meno parla degli stessi argomenti che tratto nelle mie canzoni. E' una raccolta di brani che avevo già inserito nel blog con l'aggiunta di altre più nuove. Ho riscritto, praticamente, quasi tutto in modo da dare una sorta di linearità. Puoi trovarci un inizio ed una fine, anche se in mezzo non succede nulla di che.
I-R: Nelle tue scritture il destinatario è quasi sempre ben definito...
V: si, le cose che vuoi scrivere, bisogna scriverle a qualcun altro. E' indispensabile un rapporto umano poichè, se fosse solo per me, non credo butterei mai giù nulla. Non son mai stato autoreferenziale e non mi piace ciò che è autoreferenziale.
I-R: Nel tuo blog stai scrivendo molto meno ultimamente...
V: Si, ma non per questo non sto scrivendo. Non posso continuare a riproporre ciò che ho già fatto per un anno. Molte nuove cose che ho scritto non finiscono sul blog ma finiranno da altre parti. Non voglio che finisca per essere una sorte di diario, anche se forse per un anno è andata così e mi son trovato bene. Voglio cambiare. Probabilmente ora non m'interessa inserire i nuovi brani li, anche perchè spesso non sono solo più da 20 righe come i precedenti. E' importante, comunque, che ci sia il blog e che quando ne ho bisogno sia pronto li. Tutta questa storia de Le Luci Della Centrale Elettrica è la storia dei miei sentimenti e della mia vita. Posso farne ciò che mi pare: scrivere, pubblicare, non pubblicare, sbattermene completamente. Per di più, ora suono decisamente molto di più e trovo che sia stupido che io debba ogni sera ritrovarmi connesso a scrivere per forza. Anche quando ho qualcosa che voglio mettere giù, lo tengo dentro e lo faccio sedimentare. E' come un lago che sopra è ghiacciato e sembra che non esca niente, ma invece al di sotto è pieno di movimento.
I-R: e come stai vivendo i vari live?
V: me la sto proprio vivendo, come un animale, senza razionalizzare molto. Faccio le mie fatiche quando c'è da farne. Ogni volta, il concerto è il momento migliore della giornata. Mi siedo e penso "finalmente si suona". Praticamente è dal marzo scorso che giro senza fermarmi. A furia di suonare, quelli con cui lavoro Giorgio (Canali, ndr), Daniela, Nicola ed Emiliano son diventati una sorta di famiglia. Dai primi live, oltretutto, c'è stato anche un minino di miglioramento nel trattamento da parte dei locali. Son contentissimo di vedere un sacco di gente, nell'ultimo mese è quasi triplicata. Sapevamo di poter far di più, ma abbiamo preferito rimanere nei club piccoli anche se così abbiamo avuto dei sold out con della gente che è rimasta fuori. Ed è normale che s'incazzi questa gente, ma questo è il problema di non lavorare con le prevendite, vince chi arriva prima. Non ci aspettavamo del tutto un riscontro di pubblico così forte. I concerti più grandi, in ogni caso, inizieranno l'anno prossimo.
I-R: da qui la necessità di allagarsi come numero di componenti nei live? Ora oltre a Giorgio si è aggiunta anche Daniela al violoncello
V: si, con Giorgio dovevamo suonare assieme da subito ma son successi casini con l'agenzia di booking. Ora giriamo con Locusta, come agenzia, e ci troviamo benissimo, anche umanamente. Prima il giro di concerti è stato fatto di merda e con un trattamento assurdo, compreso cancellazioni di date. Giorgio, da dopo il disco, doveva subito venire in tour con me, ma così, sfortunatamente, non è stato.
M'interessava parecchio suonare con Daniela. Giorgio la conosceva e a me piaceva questa idea di introdurre il violoncello. Trovandomi da subito bene con lei, le abbiamo chiesto di unirsi e quindi, quando può, partecipa alle esibizioni. Ciò m'interessa anche perchè ho l'idea di iniziare a provare un po' di cose nuove, mischiare nuove sonorità, dalla classica all'elettrica. Vorrei provare a sperimentare.
I-R: A tal proposito, su varie riviste già si punta il dito sul tuo futuro. Con un disco appena pubblicato, sei già chiamato a dover ripetere o migliorare questa produzione con qualcosa che si differenzi a tutti i costi...
V: per farti capire ti racconto della recensione di Guglielmi sul Mucchio Selvaggio. Diceva, all'incirca, "per il prossimo disco le strade possono essere solo due. Ho ripetere la formula del primo disco rischiando di annoiare o cambiare, finendo per normalizzarsi". Io non ho scelta. Se farò ciò che ho fatto fino ad ora annoierò e se invece cercherò di evolvermi mi normalizzerò. Ne ho anche parlato con lui, quando l'ho conosciuto di persona (è stato gentile ed ha apprezzato il disco). Davanti ad una recensione del genere cosa posso fare? Smetto di leggere queste riviste. Sappiamo già, quindi, come andrà. Diciamolo già ora, un anno e mezzo prima, o anche più, dall'uscita del mio prossimo lavoro: "Sarà simile al precedente, con qualche arrangiamento nuovo ma coi sempre i testi sulle solite storie". E scriveranno "E' ormai un modo di fare passato e non c'è stata l'evoluzione che ci saremmo potuti aspetti". E' come quando sapevo già che mi avrebbero detto che il disco s'era ammorbidito rispetto al demo. Lo sapevo quasi un anno primo della registrazione. Quindi, possiamo già fare le recensioni ora, prima che esca.
I-R: Nei tuoi testi c'è poesia tratta dalla normalità e, usiamo un brutto termine, dal "degrado". E' un adattarsi al mondo o una rivalutazione?
V: Ciò si palesa da subito. Il progetto non si chiama Le Stelle, ma Le Luci Della Centrale Elettrica perchè son proprio queste le Stelle di adesso. Può anche essere un adattarsi, se vuoi vederla così, ma detto così pare che abbia una connotazione negativa. Forse non è un adattarsi, ma semplicemente un guardarsi attorno.
I-R: Qual'è stata la tua reazione per la Targa Tenco?
V: Son stato contento più che altro perchè dimostra che un disco può essere registrato da amici, in camera di Giorgio, a zero euro, facendo il cazzo che volevamo nel modo più assoluto (dato che La Tempesta è un'etichetta che ci ha dato ampi spazi) ed essere considerato di valore. Ero già assurdo trovarmi in finale. Con tutto il rispetto, e senza far conti in tasca a nessuno, competevamo contro gruppi supportati da major con decine di migliaia di euro spesi per disco e promozione. Un disco a costo zero che raggiunge gli stessi, o maggiori, risultati può anche risultare importante per chiunque faccia musica. E' una cazzata la corsa alle mega produzioni.
I-R: Quindi il disco l'avete registrato voi, tra amici, totalmente homemade?
V: Si, però l'abbiamo mixato in studio a Ferrara. La Natural HeadQuarter si è offerta. Comunque si, l'abbiamo prodotto noi.
I-R: Da qui dipende la scelta di mantenere il disco in chiave voce-chitarra?
V: La scelta è dovuta al fatto che c'era urgenza di registrare. Io ho registrato le parti con la chitarra acustica, Giorgio ci ha buttato sopra le parti con l'elettrica e in un mese era pronto. Andava bene così. Era un'urgente pubblicare ciò che avevamo da dire.
I-R: In conclusione, torniamo al mondo internet. Come nasce l'idea di una mailing list così personale, contenente tue parti scritte ed altro?
V: Li mi sta dando una mano Nicola che è un mio amico da sempre. La mailing list è venuta in mente a lui. Però se mi metti davanti ad un foglio a scrivere, la formalità è la prima cosa che se ne va. Dato che si tratta di un comunicare tra persone, trovo comico l'uso di un linguaggio schematico-formale. Mi fa piacere parlare con le persone...
I-R: diventa un rapporto più umano...
V: Si, in molti me l'han detto. Per me è normale, non sto cercando di venderti dei pneumatici; è comunicazione. Non voglio neanche venderti nulla. Se mi compri una maglietta grazie mille, mi ci compro un panino all'autogrill. Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
I-R: a volte basta così poco, e forse nessuno non ci aveva ancora pensato
V: (Ridendo) Si infatti, non è che mi son seduto a tavolino e ho preparato questa strategia. Che qua a Milano si parla di marketing già da come saluti, se con una stretta di mano od una pacca sulle spalle.
L'intervista finisce con la decisione, presa da Vasco, di evitare commenti su una domanda che si riferiva ad alcuni accadimenti (la vincita di Obama, condanne post scuola Diaz) poichè ritenuta troppo espansiva, fuori sede e generalista. Accettando e comprendendo tale scelta, usciamo dal camerino con un sensazione mista. Da una parte l'interesse profondo alla causa de Le Luci Della Centrale e dall'altra un senso di mancanza. La mancanza di aver potuto sapere il significato di ogni virgola di ogni scritto di ogni parola. Ma forse certe cose bisogna scoprirle con un suono di violoncello di sottofondo. E sentirle dal vivo.
Mattia Barro
Raggiungiamo Vasco Brondi, in arte Le Luci Della Centrale Elettrica, in occasione di un suo concerto al Magnolia di Milano. Sul palco, stasera, sarà accompagnato, come sempre, da Giorgio Canali. In quest'ennesimo tour, le novità riguardano l'uscita sui banchetti del libro di Vasco e l'inserimento di una violoncellista on stage.
Con molta curiosità e con molta ammirazione, per ciò che finora è stato firmato da Le Luci, incontriamo Vasco.
Indie-Rock.it: Iniziamo con la più classica delle domande, così da rompere il ghiaccio. Che musica ascolti?
Vasco Brondi: Cambia di continuo. Mi piace la musica che non sia d'intrattenimento. Per intrattenimento intendo quella creata appositamente per un dato fine. Tutto il resto può piacermi, tranne, ad esempio, il funky che mi fa proprio cagare. In media, tutto ciò che esce un po' dai generi.
I-R: In un paese di forte tradizione cantautoriale, di cui credo che anche tu, etichettandoti per un attimo, ne faccia parte, qual'è il tuo parere riguardo a questo "filone musicale"?
V: Se per cantautoriale intendiamo il dare un peso in più alle parole che hanno un senso credo che ci siano parecchi gruppi validi, su tutti gli Afterhours. Se per cantautore intendiamo uno che suona da solo, mi piace Dente, ma infondo c'è solo lui. Per il resto, si ce sono parecchie di cose che mi piacevano di quel filone storico.
I-R: Come vivi il differente rapporto te-chitarra, te-penna?
V: Non son proprio cose che dentro di me dissocio. Quando, ad esempio, scrivevo senza pensare di suonare, la musica ce l'avevo già in testa perchè nella scrittura la componente ritmica è fortissima e la puoi ritrovare nel ritmo e nell'evocazione che una parola può dare, il che è molto simile a ciò che ti può generare una chitarra, o il suonare. Credo che una dipenda dall'altra: uno può prendere appunti con una chitarra come può essere melodico scrivendo.
I-R: Infatti nelle cose che hai scritto nel tuo blog, la musicalità è predominate. L'uso di frasi corte e decise, come sentenze, il continuo uso delle congiunzioni, soprattutto ad inizio frase. Credo che il tuo modo di scrivere sia decisamente molto melodico...
V: si, sicuramente. Prendendo spunto da mille altri scrittori, a partire dalla beat generation, il be-pop, Kerouac e da ogni tipologia di scrittura che credo valga, si è formato tutto ciò.
I-R: Ultimamente quali sono le tue letture?
V: Adesso, robe molto varie. Sto leggendo gli Scritti Corsari di Pasolini che son stato ripubblicati poichè erano spariti dalle librerie per vent'anni circa. Son veramente delle lettere d'amore contro il mondo. Sto leggendo dei romanzi di Giorgio Bassani che è uno scrittore, anche abbastanza famoso, di Ferrara, perchè m'interessa sapere come vede lui questa città. E poi sto leggendo una cosa su Frigidaire, che è questa rivista anni '80 di fumetto scritta da Sparagna, di cui ora ha pubblicato una raccolta con varie spiegazioni. Questa volta mi son capitate delle letture veramente fighe.
I-R: Quindi letture prevalentemente italiane...
V: A caso, ma forse si. Leggo ciò che mi sembra che mi rappresenti di più e che mi interessi di più. Certo non disdegno gli scrittori stranieri, ma credo che sia questo ciò che mi rappresenta ora.
I-R: C'è differenza tra il pubblico che ti legge e quello che ti ascolta?
V: Non credo esista. Credo che chi mi legge, molto spesso, è anche colui che mi ascolta. Poi forse mi sbaglio, ma non ci avevo mai pensato ad una possibile differenziazione di pubblico. Io ci metto uguale impegno, anche se magari trovo più sbattimenti in determinati concerti invece che nello fermarmi a scrivere.
Ciò che mi interessa maggiormente è che il libro sia uscito senza una distribuzione propria e quindi che lo si possa trovare solo sui banchetti, od internet. Non l'ho voluto esporre a livello di solo autore letterario, perchè volevo fosse per coloro che conoscevano già il progetto. Per approfondire o far scoprire qualcosa in più su Le Luci Della Centrale.
I-R: Il libro di cosa parla? E' una raccolta di tuoi brani o un romanzo?
V: più o meno parla degli stessi argomenti che tratto nelle mie canzoni. E' una raccolta di brani che avevo già inserito nel blog con l'aggiunta di altre più nuove. Ho riscritto, praticamente, quasi tutto in modo da dare una sorta di linearità. Puoi trovarci un inizio ed una fine, anche se in mezzo non succede nulla di che.
I-R: Nelle tue scritture il destinatario è quasi sempre ben definito...
V: si, le cose che vuoi scrivere, bisogna scriverle a qualcun altro. E' indispensabile un rapporto umano poichè, se fosse solo per me, non credo butterei mai giù nulla. Non son mai stato autoreferenziale e non mi piace ciò che è autoreferenziale.
I-R: Nel tuo blog stai scrivendo molto meno ultimamente...
V: Si, ma non per questo non sto scrivendo. Non posso continuare a riproporre ciò che ho già fatto per un anno. Molte nuove cose che ho scritto non finiscono sul blog ma finiranno da altre parti. Non voglio che finisca per essere una sorte di diario, anche se forse per un anno è andata così e mi son trovato bene. Voglio cambiare. Probabilmente ora non m'interessa inserire i nuovi brani li, anche perchè spesso non sono solo più da 20 righe come i precedenti. E' importante, comunque, che ci sia il blog e che quando ne ho bisogno sia pronto li. Tutta questa storia de Le Luci Della Centrale Elettrica è la storia dei miei sentimenti e della mia vita. Posso farne ciò che mi pare: scrivere, pubblicare, non pubblicare, sbattermene completamente. Per di più, ora suono decisamente molto di più e trovo che sia stupido che io debba ogni sera ritrovarmi connesso a scrivere per forza. Anche quando ho qualcosa che voglio mettere giù, lo tengo dentro e lo faccio sedimentare. E' come un lago che sopra è ghiacciato e sembra che non esca niente, ma invece al di sotto è pieno di movimento.
I-R: e come stai vivendo i vari live?
V: me la sto proprio vivendo, come un animale, senza razionalizzare molto. Faccio le mie fatiche quando c'è da farne. Ogni volta, il concerto è il momento migliore della giornata. Mi siedo e penso "finalmente si suona". Praticamente è dal marzo scorso che giro senza fermarmi. A furia di suonare, quelli con cui lavoro Giorgio (Canali, ndr), Daniela, Nicola ed Emiliano son diventati una sorta di famiglia. Dai primi live, oltretutto, c'è stato anche un minino di miglioramento nel trattamento da parte dei locali. Son contentissimo di vedere un sacco di gente, nell'ultimo mese è quasi triplicata. Sapevamo di poter far di più, ma abbiamo preferito rimanere nei club piccoli anche se così abbiamo avuto dei sold out con della gente che è rimasta fuori. Ed è normale che s'incazzi questa gente, ma questo è il problema di non lavorare con le prevendite, vince chi arriva prima. Non ci aspettavamo del tutto un riscontro di pubblico così forte. I concerti più grandi, in ogni caso, inizieranno l'anno prossimo.
I-R: da qui la necessità di allagarsi come numero di componenti nei live? Ora oltre a Giorgio si è aggiunta anche Daniela al violoncello
V: si, con Giorgio dovevamo suonare assieme da subito ma son successi casini con l'agenzia di booking. Ora giriamo con Locusta, come agenzia, e ci troviamo benissimo, anche umanamente. Prima il giro di concerti è stato fatto di merda e con un trattamento assurdo, compreso cancellazioni di date. Giorgio, da dopo il disco, doveva subito venire in tour con me, ma così, sfortunatamente, non è stato.
M'interessava parecchio suonare con Daniela. Giorgio la conosceva e a me piaceva questa idea di introdurre il violoncello. Trovandomi da subito bene con lei, le abbiamo chiesto di unirsi e quindi, quando può, partecipa alle esibizioni. Ciò m'interessa anche perchè ho l'idea di iniziare a provare un po' di cose nuove, mischiare nuove sonorità, dalla classica all'elettrica. Vorrei provare a sperimentare.
I-R: A tal proposito, su varie riviste già si punta il dito sul tuo futuro. Con un disco appena pubblicato, sei già chiamato a dover ripetere o migliorare questa produzione con qualcosa che si differenzi a tutti i costi...
V: per farti capire ti racconto della recensione di Guglielmi sul Mucchio Selvaggio. Diceva, all'incirca, "per il prossimo disco le strade possono essere solo due. Ho ripetere la formula del primo disco rischiando di annoiare o cambiare, finendo per normalizzarsi". Io non ho scelta. Se farò ciò che ho fatto fino ad ora annoierò e se invece cercherò di evolvermi mi normalizzerò. Ne ho anche parlato con lui, quando l'ho conosciuto di persona (è stato gentile ed ha apprezzato il disco). Davanti ad una recensione del genere cosa posso fare? Smetto di leggere queste riviste. Sappiamo già, quindi, come andrà. Diciamolo già ora, un anno e mezzo prima, o anche più, dall'uscita del mio prossimo lavoro: "Sarà simile al precedente, con qualche arrangiamento nuovo ma coi sempre i testi sulle solite storie". E scriveranno "E' ormai un modo di fare passato e non c'è stata l'evoluzione che ci saremmo potuti aspetti". E' come quando sapevo già che mi avrebbero detto che il disco s'era ammorbidito rispetto al demo. Lo sapevo quasi un anno primo della registrazione. Quindi, possiamo già fare le recensioni ora, prima che esca.
I-R: Nei tuoi testi c'è poesia tratta dalla normalità e, usiamo un brutto termine, dal "degrado". E' un adattarsi al mondo o una rivalutazione?
V: Ciò si palesa da subito. Il progetto non si chiama Le Stelle, ma Le Luci Della Centrale Elettrica perchè son proprio queste le Stelle di adesso. Può anche essere un adattarsi, se vuoi vederla così, ma detto così pare che abbia una connotazione negativa. Forse non è un adattarsi, ma semplicemente un guardarsi attorno.
I-R: Qual'è stata la tua reazione per la Targa Tenco?
V: Son stato contento più che altro perchè dimostra che un disco può essere registrato da amici, in camera di Giorgio, a zero euro, facendo il cazzo che volevamo nel modo più assoluto (dato che La Tempesta è un'etichetta che ci ha dato ampi spazi) ed essere considerato di valore. Ero già assurdo trovarmi in finale. Con tutto il rispetto, e senza far conti in tasca a nessuno, competevamo contro gruppi supportati da major con decine di migliaia di euro spesi per disco e promozione. Un disco a costo zero che raggiunge gli stessi, o maggiori, risultati può anche risultare importante per chiunque faccia musica. E' una cazzata la corsa alle mega produzioni.
I-R: Quindi il disco l'avete registrato voi, tra amici, totalmente homemade?
V: Si, però l'abbiamo mixato in studio a Ferrara. La Natural HeadQuarter si è offerta. Comunque si, l'abbiamo prodotto noi.
I-R: Da qui dipende la scelta di mantenere il disco in chiave voce-chitarra?
V: La scelta è dovuta al fatto che c'era urgenza di registrare. Io ho registrato le parti con la chitarra acustica, Giorgio ci ha buttato sopra le parti con l'elettrica e in un mese era pronto. Andava bene così. Era un'urgente pubblicare ciò che avevamo da dire.
I-R: In conclusione, torniamo al mondo internet. Come nasce l'idea di una mailing list così personale, contenente tue parti scritte ed altro?
V: Li mi sta dando una mano Nicola che è un mio amico da sempre. La mailing list è venuta in mente a lui. Però se mi metti davanti ad un foglio a scrivere, la formalità è la prima cosa che se ne va. Dato che si tratta di un comunicare tra persone, trovo comico l'uso di un linguaggio schematico-formale. Mi fa piacere parlare con le persone...
I-R: diventa un rapporto più umano...
V: Si, in molti me l'han detto. Per me è normale, non sto cercando di venderti dei pneumatici; è comunicazione. Non voglio neanche venderti nulla. Se mi compri una maglietta grazie mille, mi ci compro un panino all'autogrill. Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
I-R: a volte basta così poco, e forse nessuno non ci aveva ancora pensato
V: (Ridendo) Si infatti, non è che mi son seduto a tavolino e ho preparato questa strategia. Che qua a Milano si parla di marketing già da come saluti, se con una stretta di mano od una pacca sulle spalle.
L'intervista finisce con la decisione, presa da Vasco, di evitare commenti su una domanda che si riferiva ad alcuni accadimenti (la vincita di Obama, condanne post scuola Diaz) poichè ritenuta troppo espansiva, fuori sede e generalista. Accettando e comprendendo tale scelta, usciamo dal camerino con un sensazione mista. Da una parte l'interesse profondo alla causa de Le Luci Della Centrale e dall'altra un senso di mancanza. La mancanza di aver potuto sapere il significato di ogni virgola di ogni scritto di ogni parola. Ma forse certe cose bisogna scoprirle con un suono di violoncello di sottofondo. E sentirle dal vivo.
Mattia Barro
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"Magazzini" - SDVQ
Che una mia compagna di corso si è portata in aula una bottiglia d'acqua da un litro e mezzo e, ta-dam, è la stessa che bevi te. Lievemente. E se inizio pure a rivederti negli oggetti, si, incomincio ad avere una Fottota paura.
Paura Fottuta.
Fottuta
Paura.
Penso che dovrei scrivere su un moleskine come fai te, ma mi sembra troppo piccola per i miei Giganteschi sgorbi. Che non sapevo nemmeno che esistesse.
I miei sgorbi.
Prendo un quintale di droghe leggere per leggere cosa scrivi. come scrivo. come rido. Ridarò vita ad alcune vecchie composizioni in decomposizione, in tuo onore. Le avevo lasciate ad essiccare siccome non arrivavano, non arrivavano mai. Come i treni. Come gli aerei. Come i baci. Come i giorni in cui dovremo essere Felici, per davvero. Robe da F maiusciola sempre; come Faccia. Qualsiasi cosa si Faccia per sopravvivere. Finisce sempre in soia. Che se la disorienti diventa oasi. Un oasi di latte di soia intorno a me mentre dici "no, non sono lesbica".
NON capisco di cosa tu stia parlando.
NON capisco con chi tu stia parlando.
cristodio.
Fottuta paura, a prua.
I divani rossi di pelle e i nostri sentimenti pellerossa recintati nelle riserve. Una sotto forma di tutela sotto forma di gabbia.
Riserve di sentimenti.
Che alla fine siamo solo contenitori o magazzini.
Paura Fottuta.
Fottuta
Paura.
Penso che dovrei scrivere su un moleskine come fai te, ma mi sembra troppo piccola per i miei Giganteschi sgorbi. Che non sapevo nemmeno che esistesse.
I miei sgorbi.
Prendo un quintale di droghe leggere per leggere cosa scrivi. come scrivo. come rido. Ridarò vita ad alcune vecchie composizioni in decomposizione, in tuo onore. Le avevo lasciate ad essiccare siccome non arrivavano, non arrivavano mai. Come i treni. Come gli aerei. Come i baci. Come i giorni in cui dovremo essere Felici, per davvero. Robe da F maiusciola sempre; come Faccia. Qualsiasi cosa si Faccia per sopravvivere. Finisce sempre in soia. Che se la disorienti diventa oasi. Un oasi di latte di soia intorno a me mentre dici "no, non sono lesbica".
NON capisco di cosa tu stia parlando.
NON capisco con chi tu stia parlando.
cristodio.
Fottuta paura, a prua.
I divani rossi di pelle e i nostri sentimenti pellerossa recintati nelle riserve. Una sotto forma di tutela sotto forma di gabbia.
Riserve di sentimenti.
Che alla fine siamo solo contenitori o magazzini.
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"Che questa è una terra straniera" - SDVQ
Che in una terra straniera diventa difficile qualsiasi cosa. Magari riesci a scopare, o fottere, più in quel lembo di terra. Il fascino dello straniero. Il fascino dello strano.
E trovarsi nei negozi.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Che è sempre difficile comunicare in terre straniere. Che in America dici Ti amo anche ai tuoi amici più cari. Che qua è tutto veto e dovremmo arruolarci come veterani nei parco giochi asfaltati.
Recuperiamo come eravamo.
Recuperiamo come era vano.
Che mi son perso in una terra straniera che pensavo fosse la mia. heima.
"Hei, ma'"
Non era lei.
Non eri tu.
Non ero io.
Siamo sotto stretto bombardamento.
Stiamo stretti sotto al bombordamento. Bombe sottocosto dalla Ryan Air.
Ciò che puoi fare in una terra straniera:
_ scopare la popolazione femminile autoctona
_ farti lapidare-impiccare-giustiziare
_ cercare di farti accettare
_ accettare la tua solitudine. anche qui.
Ho uno scritto una lettera a dio perchè Babbo Natale era troppo impegnato per questo periodo. Per Odio. O dio. Per dio. Periodo così.
E trovarsi nei negozi.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Che è sempre difficile comunicare in terre straniere. Che in America dici Ti amo anche ai tuoi amici più cari. Che qua è tutto veto e dovremmo arruolarci come veterani nei parco giochi asfaltati.
Recuperiamo come eravamo.
Recuperiamo come era vano.
Che mi son perso in una terra straniera che pensavo fosse la mia. heima.
"Hei, ma'"
Non era lei.
Non eri tu.
Non ero io.
Siamo sotto stretto bombardamento.
Stiamo stretti sotto al bombordamento. Bombe sottocosto dalla Ryan Air.
Ciò che puoi fare in una terra straniera:
_ scopare la popolazione femminile autoctona
_ farti lapidare-impiccare-giustiziare
_ cercare di farti accettare
_ accettare la tua solitudine. anche qui.
Ho uno scritto una lettera a dio perchè Babbo Natale era troppo impegnato per questo periodo. Per Odio. O dio. Per dio. Periodo così.
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venerdì 12 dicembre 2008
"Geometrie" - SDVQ
che un giorno accendendo la tv è cambiato il mondo il mondo il mondo. Che avevo non ricordo quanti anni e stavo a casa con amici e faceva caldo e c'erano le scuole medie e l'odore di paese mischiato con l'aria afosa. le finestre aperte, le porte spalancate al futuro. ragazzetti ipertecnologici. che aspettavamo il caricamento di qualche gioco e allora la tv era accesa e notiziari speciali notiziari speciali notiziari speciali notiziari speciali. Notiziari. Speciali. Notiziari. Speciali. che i kamikaze sono come la masturbazione.
che ci rendevano cechi di vedere ciò che accadeva.
che sarà caduto il simbolo di Babele due volte.
e molto altro.
PENTAGONO
un giorno avevo cambiato vita e credevo di poter far tutto ciò di che volevo-sognavo-speravo. ero convinto di tutto. ne ero certo. ero fottutamente a posto.
QUADRATO
un giorno ho salutato un amico, ho fatto la retro, ho salutato contento e ho messo la prima. un forte rumore, la macchina che non rispondeva più. fermi in notte piena. obbligatori movimenti per la legge.
TRIANGOLO
gli sportelli dei bancomat, gli sportelli Alitalia chiusi e volati via da Malpensa come i nostri sentimenti sentimenti sentimenti che SENTI CHE MENTI quando dici che c'è una cordata italiana per salvarci quando è tutto una questione di venderevenderevenderevenderevendere.
Una persona mi disse che a Milano tutto è marketing. Fin da quando ti saluti, se con una stretta di mano o con una pacca sulle spalle.
che mi disse che la poesia non arriva più fin su sulle stelle. anche perchè a milano non si vedono neanche se hai decimi in più da un occhio. Mi disse che le nuove stelle, son le luci della centrale elettrica.
dammi RETTA
credimi.
dammi SEMIRETTA.
non rileggo mai cosa scrivo quando te lo mando così avrò la doppia incognita alla tua risposta. non posso abortire cosi facilmente. che han già le unghie ti direi se fossi nel periodo folk, a vedere film con me.
che ci saranno film con me.
e aborti.
con o senza di me.
che ci rendevano cechi di vedere ciò che accadeva.
che sarà caduto il simbolo di Babele due volte.
e molto altro.
PENTAGONO
un giorno avevo cambiato vita e credevo di poter far tutto ciò di che volevo-sognavo-speravo. ero convinto di tutto. ne ero certo. ero fottutamente a posto.
QUADRATO
un giorno ho salutato un amico, ho fatto la retro, ho salutato contento e ho messo la prima. un forte rumore, la macchina che non rispondeva più. fermi in notte piena. obbligatori movimenti per la legge.
TRIANGOLO
gli sportelli dei bancomat, gli sportelli Alitalia chiusi e volati via da Malpensa come i nostri sentimenti sentimenti sentimenti che SENTI CHE MENTI quando dici che c'è una cordata italiana per salvarci quando è tutto una questione di venderevenderevenderevenderevendere.
Una persona mi disse che a Milano tutto è marketing. Fin da quando ti saluti, se con una stretta di mano o con una pacca sulle spalle.
che mi disse che la poesia non arriva più fin su sulle stelle. anche perchè a milano non si vedono neanche se hai decimi in più da un occhio. Mi disse che le nuove stelle, son le luci della centrale elettrica.
dammi RETTA
credimi.
dammi SEMIRETTA.
non rileggo mai cosa scrivo quando te lo mando così avrò la doppia incognita alla tua risposta. non posso abortire cosi facilmente. che han già le unghie ti direi se fossi nel periodo folk, a vedere film con me.
che ci saranno film con me.
e aborti.
con o senza di me.
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"Giornate" - SDVQ
Questa è una di quelle giornate dove perdi i plettri, tutti. Proprio tutti. Che non ti sei ancora alzato dal letto e son già crollate tutte le tue torri gemelle in un paio di messaggi e una chiamata. Che dio è in vacanza che c'è la neve e se la può sciare tranquilla oggi.
Cristosanto.
Questa è una di quelle giornate dove perdi plettri, tutti. Ma proprio tutti. Che magari uno era attaccato alla chitarra e quando la prendi salta via dalle corde e sparisci in angoli della tua casa che non hai mai frequentato il venerdi o il sabato. Non hanno il martini.
Che nessuno sa più che dire e quando apro la bocca per dirti qualcosa, mi sento stupido e taccio. Dando quella breve aspirata d'aria nel silenzio per iniziare a parlare, che crea aspettative. e poi taccio. Che ti ho in un qualche modo dedicato pagine del mio bloc notes e non ho avuto il coraggio di copiarle sul computer dopo ciò che ho fatto, faccio, farò. Farò l'ennesima frase fatta con la faccia sbagliata. E i verbi coniugati male. Che intanto non li nota nessuno che non li legge nessuno che non arrivo e potrei stare a casa a letto per sempre che non cambierebbe molto.
E ascolto musica folk. Italiana. Roba tipo Annie Hall e Green Like July. Anche se le foglie a terra son piene di neve. Che a Milano è difficile definirla tale anche se crea problemi così grossi che sembra il '29 negli stati uniti ad un modo di pensare che ora, dicono sia moderno.
Non sai che dirmi quando non parlo o quando parlo. Che non cambia nulla. E io non so che risponderti. Anche quando dici nulla.
E mi sparo in bocca un chilo di drammi umani per pranzo che mi rimangono sullo stomaco per tutto il pomeriggio.
Che devo mettere i cartelli fuori dalla porta con scritto "Sto morendo e NON sono contagioso" per farti avvicinare. Ma manderesti dei fiori, che vedere la gente morire o morta è da sesto senso. Che se passo i weekend al cimitero vedo anche io la gente morta. Senza rompere i coglioni a nessuno. O fare film. O farmi del film.
Saremo duri a morire comunque.
Stupido istinto alla sopravvivenza.
Che è inutile qualsiasi cosa in una giornata come questa.
Anche morire diventa tale.
Cristosanto.
Questa è una di quelle giornate dove perdi plettri, tutti. Ma proprio tutti. Che magari uno era attaccato alla chitarra e quando la prendi salta via dalle corde e sparisci in angoli della tua casa che non hai mai frequentato il venerdi o il sabato. Non hanno il martini.
Che nessuno sa più che dire e quando apro la bocca per dirti qualcosa, mi sento stupido e taccio. Dando quella breve aspirata d'aria nel silenzio per iniziare a parlare, che crea aspettative. e poi taccio. Che ti ho in un qualche modo dedicato pagine del mio bloc notes e non ho avuto il coraggio di copiarle sul computer dopo ciò che ho fatto, faccio, farò. Farò l'ennesima frase fatta con la faccia sbagliata. E i verbi coniugati male. Che intanto non li nota nessuno che non li legge nessuno che non arrivo e potrei stare a casa a letto per sempre che non cambierebbe molto.
E ascolto musica folk. Italiana. Roba tipo Annie Hall e Green Like July. Anche se le foglie a terra son piene di neve. Che a Milano è difficile definirla tale anche se crea problemi così grossi che sembra il '29 negli stati uniti ad un modo di pensare che ora, dicono sia moderno.
Non sai che dirmi quando non parlo o quando parlo. Che non cambia nulla. E io non so che risponderti. Anche quando dici nulla.
E mi sparo in bocca un chilo di drammi umani per pranzo che mi rimangono sullo stomaco per tutto il pomeriggio.
Che devo mettere i cartelli fuori dalla porta con scritto "Sto morendo e NON sono contagioso" per farti avvicinare. Ma manderesti dei fiori, che vedere la gente morire o morta è da sesto senso. Che se passo i weekend al cimitero vedo anche io la gente morta. Senza rompere i coglioni a nessuno. O fare film. O farmi del film.
Saremo duri a morire comunque.
Stupido istinto alla sopravvivenza.
Che è inutile qualsiasi cosa in una giornata come questa.
Anche morire diventa tale.
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giovedì 11 dicembre 2008
"Polimetilmetacrilato" - SDVQ
Che faceva un freddo intollerabile.
Intollerabile come il latte di soya soya soya soya soya soya soya soya che devo dirlo mille volte per farlo sembrare giapponese o già al proprio posto o paese.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Che faceva un freddo intollerabile e la pizzeria magrebina era chiusa ed era chiuso pure il kebabbaro. Cristosanto.
Ed ho camminato stretto a Silvia perchè ci gelavamo ci gelavamo che non è nemmeno pensabile quanto come dove o altro.
Ho speso tutti i soldi che avevo per bere che intanto non bevo se posso sostituirlo con un thè che non bevo. Bevo. Che ho la gola secca ma non c'è tempo da perdere. Una golata di intimità che mi strozza mi fa morire ma poi sto bene e quasi rido. Ridò vita a muscoli pellicciai, mimici, cervicali. Che è meglio di come trattano gli eroi in coma i dei in coma i coma in coma.
Come mai non mi hai svegliato quando sei tornata a letto dopo 20 anni? Cristosanto.
Che faceva un freddo intollerabile lo sapevi e, di fondo, tremavi solo al pensiero. Te e i thè, te e i te che non conoscerò mai.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Volevo scriverti sul muro di casa che sarà Magnifico o Geniale ma le bombolette atomiche per scriverlo erano finite nelle nostre scorie d'amore.
Che dobbiamo disintossicarci dai pregiudizi e cadere dai grattacieli dai palazzi dai condomini. Ricostruirci dai frammenti e baciarci coi resti delle labbra che sono puzzle per feticisti. Che giuro che non ti ho staccato gli occhi di dosso mentre ti buttavi sotto ad un treno e io ho detto "cazzo" quando hai detto "cazzo" e tutti han pensato "cazzo" e son volati milioni di uccelli, a tema.
Lei trema mentre le dico che sarò il suo polimetilmetacrilato contro le intemperie.
E lei sarà per me:
XANAX 0,25 mg compresse. ogni compressa contiene: Principio attivo: alprazolam 0,25 mg.
XANAX 0,50 mg compresse ogni compressa contiene: Principio attivo: alprazolam 0,50 mg.
XANAX 1 mg compresse ogni compressa contiene: Principio attivo: alprazolam 1 mg.
XANAX 0,75 mg/ml gocce orali, soluzione 1 ml contiene: Principio attivo: alprazolam 0,75 mg. 10 gocce contengono 0,25 mg di alprazolam.
Le dico "Ti amo".
Lei dice "Anche se per lo XANAX ad oggi non sono pervenute segnalazioni in merito, le benzodiazepine possono provocare amnesia anterograda."
Le dico "Cosa ti ho detto?"
Lei dice "non ricordo baby".
Intollerabile come il latte di soya soya soya soya soya soya soya soya che devo dirlo mille volte per farlo sembrare giapponese o già al proprio posto o paese.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Che faceva un freddo intollerabile e la pizzeria magrebina era chiusa ed era chiuso pure il kebabbaro. Cristosanto.
Ed ho camminato stretto a Silvia perchè ci gelavamo ci gelavamo che non è nemmeno pensabile quanto come dove o altro.
Ho speso tutti i soldi che avevo per bere che intanto non bevo se posso sostituirlo con un thè che non bevo. Bevo. Che ho la gola secca ma non c'è tempo da perdere. Una golata di intimità che mi strozza mi fa morire ma poi sto bene e quasi rido. Ridò vita a muscoli pellicciai, mimici, cervicali. Che è meglio di come trattano gli eroi in coma i dei in coma i coma in coma.
Come mai non mi hai svegliato quando sei tornata a letto dopo 20 anni? Cristosanto.
Che faceva un freddo intollerabile lo sapevi e, di fondo, tremavi solo al pensiero. Te e i thè, te e i te che non conoscerò mai.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Volevo scriverti sul muro di casa che sarà Magnifico o Geniale ma le bombolette atomiche per scriverlo erano finite nelle nostre scorie d'amore.
Che dobbiamo disintossicarci dai pregiudizi e cadere dai grattacieli dai palazzi dai condomini. Ricostruirci dai frammenti e baciarci coi resti delle labbra che sono puzzle per feticisti. Che giuro che non ti ho staccato gli occhi di dosso mentre ti buttavi sotto ad un treno e io ho detto "cazzo" quando hai detto "cazzo" e tutti han pensato "cazzo" e son volati milioni di uccelli, a tema.
Lei trema mentre le dico che sarò il suo polimetilmetacrilato contro le intemperie.
E lei sarà per me:
XANAX 0,25 mg compresse. ogni compressa contiene: Principio attivo: alprazolam 0,25 mg.
XANAX 0,50 mg compresse ogni compressa contiene: Principio attivo: alprazolam 0,50 mg.
XANAX 1 mg compresse ogni compressa contiene: Principio attivo: alprazolam 1 mg.
XANAX 0,75 mg/ml gocce orali, soluzione 1 ml contiene: Principio attivo: alprazolam 0,75 mg. 10 gocce contengono 0,25 mg di alprazolam.
Le dico "Ti amo".
Lei dice "Anche se per lo XANAX ad oggi non sono pervenute segnalazioni in merito, le benzodiazepine possono provocare amnesia anterograda."
Le dico "Cosa ti ho detto?"
Lei dice "non ricordo baby".
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"XXIV Maggio" - SDVQ
Che vorrei diventare famoso-ricercato-voluto solo per scoparmi chiunque pensando a te.
Che suicidarsi costa 3 euro in un bar in XXIV Maggio. Per di più un pessimo bar.
Avrei voluto fossi codarda come me.
Il 2x1 dei sentimenti non corrisposti e ti corro addosso e ti sposti e finisco a scivolare sulla neve che si sta sciogliendo.
Perchè vado a morire con una nevicata epica. Che nei momenti decisivi, il tempo è decisivo. Il tempo è importante. Le parole sono importanti. Ma non ti importa più di nulla quando alzi il sopracciglio sinistro e ti distacchi.
Stacco la spina e mi spacco di birre alla spina. Che c'ho ancora cinquanta euro da spendere o in alcool o in sesso a pagamento. Mi hai reso asessuato. E ubriaco. E asessuato.
E asessuato.
Che non credo si possa essere normali ora. Anche se dovremo avere norme norme norme e più nonne pronte a farci da mangiare, no? Cristo.
Hai un bloc notes pieno di appunti che sai già come vedere il futuro che sai già cosa penserai nel futuro che sai già. Che sai già. Che. Sai. Già. Tutto.
Che ho spezzettato quella bustina di zucchero mentre mi spezzettavi il cuore e tutti quelli attorno urlavamo e giocavano come se ci fosse ancora qualcosa per cui divertirsi/divertire/divenire.
Chissà perchè sembrano tutte fidanzate gelose. Zitelle.
Chissà perchè sembra sempre che tutto vada di merda.
Ah no, quello non sembra. Quello è così.
Ho scritto sulla neve che mi avevi fatto un male cane e che ti volevo bene lo stesso. Ma sulla seconda parte c'ha pisciato sopra un cane e si è sciolto. Fatalità no? Casualità no? Oggettività vs soggettività. No?
Ho scritto sulla neve che mi avevi fatto un male cane. Che quando poi ho attraversato la piazza, dopo il mercato, aspettando il verde a bordo delle strisce pedonali, avevo un freddo così deciso che tremavo. Ma tremavo così forte da sembrare Ian da sembrare epilettico da sembrare fottuto. Che poi si è aggiunto lo sconforto, la morte, il dolore, te, me, Dio, il Diavolo. E un brano degli Smiths. E tremavo così forte che ho pianto e tu forse hai pensato che le lacrime occupano spazio. Occupano spazio. OCCUPATO, SPAZIO.
Non provi niente a vedermi congelare vivo?
Tremante e stringendomi il più forte possibile ero così tagliato dal vento da avere ancora le ferite sul viso, che quando son scoppiato son entrato nel primo negozio che è spuntato. E il fatto che fosse un negozio di dischi era pura fatalità, casualità, oggettività vs soggettività. Una specie di segno. Come quelli che fai e fraintendo. Che ho guardato per due volte tutti i dichi con gli occhi lucidi fino a rovinarmeli. Ed ho comprato qualcosa per salvare me, per salvare il loro ricordo. Per salvare le etichette discografiche. O le fighe. O le groupies. O le mie retine.
Finirà di merda come sempre.
Che ci abbiamo fatto l'abitudine.
E che continuo a credere che dovremo andare a Stoccolma a scopare come animali selvatici o a litigare come animali selvatici. Ma staresti troppo tempo a lavarti le mani. A levartene le mani. Cazzo.
Ti ho detto che mi hai ucciso e tu mi hai detto che non ti prendo sul serio e allora ti ho ripetuto che stavo sanguinando e mi hai detto "no, non è il momento".
No, non è il momento. Come quando morente disteso sul tavolo ti ho allungato la mano chiedendo aiuto e tu ti sei ritratta. Come facciamo con quelli che ci chiedono l'elemosina ai semafori e noi tiriamo su il finestrino.
Qualcosa di positivo si trova sempre.
Alla fine ci si ride sempre su.
Alla Fine. E la Fine, che io ricordi, e quando Finisce tutto. Vita compresa.
Che suicidarsi costa 3 euro in un bar in XXIV Maggio. Per di più un pessimo bar.
Ed era la fine.
E finalmente potevamo riderci su.
Che suicidarsi costa 3 euro in un bar in XXIV Maggio. Per di più un pessimo bar.
Avrei voluto fossi codarda come me.
Il 2x1 dei sentimenti non corrisposti e ti corro addosso e ti sposti e finisco a scivolare sulla neve che si sta sciogliendo.
Perchè vado a morire con una nevicata epica. Che nei momenti decisivi, il tempo è decisivo. Il tempo è importante. Le parole sono importanti. Ma non ti importa più di nulla quando alzi il sopracciglio sinistro e ti distacchi.
Stacco la spina e mi spacco di birre alla spina. Che c'ho ancora cinquanta euro da spendere o in alcool o in sesso a pagamento. Mi hai reso asessuato. E ubriaco. E asessuato.
E asessuato.
Che non credo si possa essere normali ora. Anche se dovremo avere norme norme norme e più nonne pronte a farci da mangiare, no? Cristo.
Hai un bloc notes pieno di appunti che sai già come vedere il futuro che sai già cosa penserai nel futuro che sai già. Che sai già. Che. Sai. Già. Tutto.
Che ho spezzettato quella bustina di zucchero mentre mi spezzettavi il cuore e tutti quelli attorno urlavamo e giocavano come se ci fosse ancora qualcosa per cui divertirsi/divertire/divenire.
Chissà perchè sembrano tutte fidanzate gelose. Zitelle.
Chissà perchè sembra sempre che tutto vada di merda.
Ah no, quello non sembra. Quello è così.
Ho scritto sulla neve che mi avevi fatto un male cane e che ti volevo bene lo stesso. Ma sulla seconda parte c'ha pisciato sopra un cane e si è sciolto. Fatalità no? Casualità no? Oggettività vs soggettività. No?
Ho scritto sulla neve che mi avevi fatto un male cane. Che quando poi ho attraversato la piazza, dopo il mercato, aspettando il verde a bordo delle strisce pedonali, avevo un freddo così deciso che tremavo. Ma tremavo così forte da sembrare Ian da sembrare epilettico da sembrare fottuto. Che poi si è aggiunto lo sconforto, la morte, il dolore, te, me, Dio, il Diavolo. E un brano degli Smiths. E tremavo così forte che ho pianto e tu forse hai pensato che le lacrime occupano spazio. Occupano spazio. OCCUPATO, SPAZIO.
Non provi niente a vedermi congelare vivo?
Tremante e stringendomi il più forte possibile ero così tagliato dal vento da avere ancora le ferite sul viso, che quando son scoppiato son entrato nel primo negozio che è spuntato. E il fatto che fosse un negozio di dischi era pura fatalità, casualità, oggettività vs soggettività. Una specie di segno. Come quelli che fai e fraintendo. Che ho guardato per due volte tutti i dichi con gli occhi lucidi fino a rovinarmeli. Ed ho comprato qualcosa per salvare me, per salvare il loro ricordo. Per salvare le etichette discografiche. O le fighe. O le groupies. O le mie retine.
Finirà di merda come sempre.
Che ci abbiamo fatto l'abitudine.
E che continuo a credere che dovremo andare a Stoccolma a scopare come animali selvatici o a litigare come animali selvatici. Ma staresti troppo tempo a lavarti le mani. A levartene le mani. Cazzo.
Ti ho detto che mi hai ucciso e tu mi hai detto che non ti prendo sul serio e allora ti ho ripetuto che stavo sanguinando e mi hai detto "no, non è il momento".
No, non è il momento. Come quando morente disteso sul tavolo ti ho allungato la mano chiedendo aiuto e tu ti sei ritratta. Come facciamo con quelli che ci chiedono l'elemosina ai semafori e noi tiriamo su il finestrino.
Qualcosa di positivo si trova sempre.
Alla fine ci si ride sempre su.
Alla Fine. E la Fine, che io ricordi, e quando Finisce tutto. Vita compresa.
Che suicidarsi costa 3 euro in un bar in XXIV Maggio. Per di più un pessimo bar.
Ed era la fine.
E finalmente potevamo riderci su.
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"che ti scorderai di tutto" - SDVQ
Che vorrei dirti che il tuo nuovo colore di capelli è veramente figo, ma non riuscirei a mentire così sfacciatamente. Che ogni volta che ti sento è come se mi suicidassi. Ma alla fine la corda si rompe sempre. Che sia fune, cravatta, tenda, lenzuola, cavo del telefono, cavo elettrico, antenna televisiva. O chissà che altro.
Cresci un po'.
Cresci un po'.
Cresci un po'.
Fino a che la tacchetta della tua altezza si avvicinerà alla mia sul muro a fianco alla porta d'ingresso dove ho provato fune, cravatta, tenda, lenzuola, cavo del telefono, cavo elettrico, antenna televisiva. O chissà che altro.
Diabetici. Dialettici.
Dimmi che tornerai quando non ti muovi da casa e dimmi che starai affianco a me quando superi il check-in e mostri la carta d'imbarco. When your soul embarks. I nostri sentimenti...sai già come va a finire. Infondo non siamo sceneggiature inedite. Copie di copie di copie di copie di coppie. Buona visione. Comunque.
Sfili. Sfidi.
Stili. Sifilide.
Si son rotti tutti i preservativi che mi parevi Denti. E le osterie. Quando sei in coma vegetale ti cadono i denti. E qualcuno li raccoglie. Che non ti strozzi almeno. Almeno che, poi? Che sei un vegetale.
Confondi i miei occhi per occhi e continui a guardarci dentro. Dentro. Dentro. Dentro. Hai così tanto tempo da perdere che diventi imbarazzante. Come gli accenti e i dialetti e i corpi nudi quando si accende la luce.
Diabetici. Dialettici. Denti. Dentro. Dialetti.
Ti scorderai di tutto. Che non capirai perchè il sangue sta ancora cercando di coagularsi su quei tagli.
Ti scorderai di tutto fino a guardare fisso dentro i miei occhi come se fossero occhi. Hai scordato tutto. Anche di quando ti ho detto Ti Amo e tu hai detto Smettiamo. E dell'Alitalia quand'era ancora a Malpensa. Pensa che c'eri dentro fino al collo e adesso mi chiami a_ore, perchè il coma ti ha mangiato la M. Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
La tua nuova mente svuotata di me.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Mattia Barro
Cresci un po'.
Cresci un po'.
Cresci un po'.
Fino a che la tacchetta della tua altezza si avvicinerà alla mia sul muro a fianco alla porta d'ingresso dove ho provato fune, cravatta, tenda, lenzuola, cavo del telefono, cavo elettrico, antenna televisiva. O chissà che altro.
Diabetici. Dialettici.
Dimmi che tornerai quando non ti muovi da casa e dimmi che starai affianco a me quando superi il check-in e mostri la carta d'imbarco. When your soul embarks. I nostri sentimenti...sai già come va a finire. Infondo non siamo sceneggiature inedite. Copie di copie di copie di copie di coppie. Buona visione. Comunque.
Sfili. Sfidi.
Stili. Sifilide.
Si son rotti tutti i preservativi che mi parevi Denti. E le osterie. Quando sei in coma vegetale ti cadono i denti. E qualcuno li raccoglie. Che non ti strozzi almeno. Almeno che, poi? Che sei un vegetale.
Confondi i miei occhi per occhi e continui a guardarci dentro. Dentro. Dentro. Dentro. Hai così tanto tempo da perdere che diventi imbarazzante. Come gli accenti e i dialetti e i corpi nudi quando si accende la luce.
Diabetici. Dialettici. Denti. Dentro. Dialetti.
Ti scorderai di tutto. Che non capirai perchè il sangue sta ancora cercando di coagularsi su quei tagli.
Ti scorderai di tutto fino a guardare fisso dentro i miei occhi come se fossero occhi. Hai scordato tutto. Anche di quando ti ho detto Ti Amo e tu hai detto Smettiamo. E dell'Alitalia quand'era ancora a Malpensa. Pensa che c'eri dentro fino al collo e adesso mi chiami a_ore, perchè il coma ti ha mangiato la M. Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
La tua nuova mente svuotata di me.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Mattia Barro
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"L'era glaciale" - SDVQ
L'era glaciale a vent'anni, a vent'anni.
Che son morti i nostri dinosauri e noi sarà che ne siamo così saturi che ne diveniamo satiri. Salteremo ancora ventrale perchè anche a saltare gli ostacoli, cazzo, ci vuole stile.
Saranno i ricoveri i nostri motel dove scopare quando ci sentiremo sporchi. Rehab che diventano weekend fuori città per smaltire sbornie, smaltire rapporti, smaltire i rifiuti tossici de nostri Ti Amo. Abbiamo scorie d'amore. Scriveremo scorie d'amore. Vivremo scorie d'amore.
Le storie dei nostri avi che ci raccontano di quando i corpi si potevano sfiorare e ci sembra impossibile che non esistessero le tastiere e i tasti incognita che non sai usare e rimangono ad usurare l'impatto visivo.
Ti manderò tutto ciò in una bottiglia da lasciare in mare ma siamo a Milano e dubito che tu potrai mai riceverla. Magari lascio sopra il tuo myspace così chi la trova te la può riscrivere. Almeno che non la riceva un nostro avo. Che la userebbe per pulirsi, o pentirsi di aver procreato.
Prole di prole di prole di prole. Parole di parole di parole di parole.
Erano solo altre ere ed era scontato che finisse così.
Senza il più minimo controllo.
Mattia Barro
Che son morti i nostri dinosauri e noi sarà che ne siamo così saturi che ne diveniamo satiri. Salteremo ancora ventrale perchè anche a saltare gli ostacoli, cazzo, ci vuole stile.
Saranno i ricoveri i nostri motel dove scopare quando ci sentiremo sporchi. Rehab che diventano weekend fuori città per smaltire sbornie, smaltire rapporti, smaltire i rifiuti tossici de nostri Ti Amo. Abbiamo scorie d'amore. Scriveremo scorie d'amore. Vivremo scorie d'amore.
Le storie dei nostri avi che ci raccontano di quando i corpi si potevano sfiorare e ci sembra impossibile che non esistessero le tastiere e i tasti incognita che non sai usare e rimangono ad usurare l'impatto visivo.
Ti manderò tutto ciò in una bottiglia da lasciare in mare ma siamo a Milano e dubito che tu potrai mai riceverla. Magari lascio sopra il tuo myspace così chi la trova te la può riscrivere. Almeno che non la riceva un nostro avo. Che la userebbe per pulirsi, o pentirsi di aver procreato.
Prole di prole di prole di prole. Parole di parole di parole di parole.
Erano solo altre ere ed era scontato che finisse così.
Senza il più minimo controllo.
Mattia Barro
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"Cristiani e Cavallette" - SDVQ
Pare che il diabete non salti più le generazioni e che le generazioni non saltino più come la quaglia. Cristo Dio.
E sarà così che mi tatuerò il tuo No sul buco del culo. Che intanto è inutile perdere tempo a dirti cosa come perchè chi quando dove. Anche se me lo chiedi poi sbadigli o ti distrai. Calli da sassolini nella scarpa che bisogna togliere. Ora che abbiamo finito anche il Diossido di Carbonio cosa pensiamo di fare per suicidarci? Il gioco dell'oca sulle mine posizionate dai nostri nonni annoia i più. E i meno male.
Vorrei mandarti una lettera con dentro uno sputo ma credo che le poste italiane non siano abbastanza veloci per non seccarlo. Saresti apatica nel vedere una lettera vuota, bianca. Saresti apatica. Sei apatica mentre agito le mani per attirare la tua attenzione.
Ti dico che ti amo con l'alfabeto morse e con questi enormi segni neri sotto gli occhi. Ti comprerò degli occhiali da vista o degli occhiali da sole a specchio, così mentre ti guarderai attorno almeno potrò riordinarmi i capelli. I capelli. Cambia colore di capelli. Maledetti. Maledetti capelli scombinati.
I Sigur Ros ti ucciderebbero. Atrocemente. Atrocemente. Atrocemente.
Ti ho pregato di pensarci un attimo su, prima di decidere come uccidermi. Perchè ti sei distratta? C'era del sesso in città? C'era del sesso fuori dal mio balcone? Dormivo.
E mi tatuerò i tuoi silenzi ovunque se ci sarà abbastanza spazio. Risparmiando sull'elettricità e sull'inchiostro, sui sentimenti e sulle nocche sporche di sangue.
E' che pensavo che non sarebbe potuta finire così, con le braccia dentro le bocche a togliere organi interni. Chi cazzo se lo sarebbe potuto aspettare? Ti ho chiamato e non hai risposto che avevi dimenticato il cellulare chissà dove e avevi un prurito alla vagina ed una stretta allo stomaco da farti vomitare il Belgio. Non avresti pianto con me vedendo gli Sigur Ros sotto la luna piena. Piangi quando sei piena d'alcool. Apriscatole per il cuore cercasi, e l'Ikea è chiusa e tu dove dormi? Sei caduta dai tacchi alti e ti sei battezzata sul piscio fuori dal locale e Dio si chiede se con una scala bilaterale alla quarta carta deve venire a vedere il tuo probabile bluff o ritirarsi e perdere quanto finora ha puntato. E Cristo se ha puntato.
Saranno i lavori in corso a deviare i percorsi che avevo preparato con cura a tavolino quando ho detto "Possiamo salvarci" e tu hai staccato l'elettricità per tutta Milano che risuonavano tutti gli antifurti e i cani abbaiavano spaventati a morte.
Non ho trovato il coraggio per dirti che eri orrida e battezzata.
Non hai trovato il coraggio per dirmi che avevi da fare, avevi da fare, avevi da fare e non saresti riuscita a passare, "no, questa settimana proprio no". Come se dopo una settimana ce ne fosse subito un'altra. E invece ci vogliono mesi e anni prima che ne arrivi un'altra. Ma non lo capisci e sei cristiana ed alcolizzata.
Ti lascio la porta aperta così stanotte quando arriverai non dovrai aspettarmi al freddo ma tu non passi e io mi sveglio con il mal di gola il raffreddore e la febbre, la febbre.
Il radiobus ti ha lasciato a piedi e si è scaricato l'ipod ed è finito l'alcool e il Plastic ha chiuso per Lutto per Lutto per Lutto e tu non sai più camminare. E le cavallette. E le cavallette.
Prendo un freddo della Madonna e giuro che ti odio così tanto che quando ti vedo vengo ad abbracciarti sorridendo e ti guardo e ti guardo e ti guardo così stai a disagio su quella poltrona scomoda. Caffè amari.
Avrei dovuto metterti incinta e fumarmi una canna.
Ma tu sei cristiana. E io mi sento vicino al 33. 33. 33. 33. 33.
Ti ho consigliato di ascoltare un brano ma hai detto "Le cavallette, le cavallette, le cavallette".
E sarà così che mi tatuerò il tuo No sul buco del culo. Che intanto è inutile perdere tempo a dirti cosa come perchè chi quando dove. Anche se me lo chiedi poi sbadigli o ti distrai. Calli da sassolini nella scarpa che bisogna togliere. Ora che abbiamo finito anche il Diossido di Carbonio cosa pensiamo di fare per suicidarci? Il gioco dell'oca sulle mine posizionate dai nostri nonni annoia i più. E i meno male.
Vorrei mandarti una lettera con dentro uno sputo ma credo che le poste italiane non siano abbastanza veloci per non seccarlo. Saresti apatica nel vedere una lettera vuota, bianca. Saresti apatica. Sei apatica mentre agito le mani per attirare la tua attenzione.
Ti dico che ti amo con l'alfabeto morse e con questi enormi segni neri sotto gli occhi. Ti comprerò degli occhiali da vista o degli occhiali da sole a specchio, così mentre ti guarderai attorno almeno potrò riordinarmi i capelli. I capelli. Cambia colore di capelli. Maledetti. Maledetti capelli scombinati.
I Sigur Ros ti ucciderebbero. Atrocemente. Atrocemente. Atrocemente.
Ti ho pregato di pensarci un attimo su, prima di decidere come uccidermi. Perchè ti sei distratta? C'era del sesso in città? C'era del sesso fuori dal mio balcone? Dormivo.
E mi tatuerò i tuoi silenzi ovunque se ci sarà abbastanza spazio. Risparmiando sull'elettricità e sull'inchiostro, sui sentimenti e sulle nocche sporche di sangue.
E' che pensavo che non sarebbe potuta finire così, con le braccia dentro le bocche a togliere organi interni. Chi cazzo se lo sarebbe potuto aspettare? Ti ho chiamato e non hai risposto che avevi dimenticato il cellulare chissà dove e avevi un prurito alla vagina ed una stretta allo stomaco da farti vomitare il Belgio. Non avresti pianto con me vedendo gli Sigur Ros sotto la luna piena. Piangi quando sei piena d'alcool. Apriscatole per il cuore cercasi, e l'Ikea è chiusa e tu dove dormi? Sei caduta dai tacchi alti e ti sei battezzata sul piscio fuori dal locale e Dio si chiede se con una scala bilaterale alla quarta carta deve venire a vedere il tuo probabile bluff o ritirarsi e perdere quanto finora ha puntato. E Cristo se ha puntato.
Saranno i lavori in corso a deviare i percorsi che avevo preparato con cura a tavolino quando ho detto "Possiamo salvarci" e tu hai staccato l'elettricità per tutta Milano che risuonavano tutti gli antifurti e i cani abbaiavano spaventati a morte.
Non ho trovato il coraggio per dirti che eri orrida e battezzata.
Non hai trovato il coraggio per dirmi che avevi da fare, avevi da fare, avevi da fare e non saresti riuscita a passare, "no, questa settimana proprio no". Come se dopo una settimana ce ne fosse subito un'altra. E invece ci vogliono mesi e anni prima che ne arrivi un'altra. Ma non lo capisci e sei cristiana ed alcolizzata.
Ti lascio la porta aperta così stanotte quando arriverai non dovrai aspettarmi al freddo ma tu non passi e io mi sveglio con il mal di gola il raffreddore e la febbre, la febbre.
Il radiobus ti ha lasciato a piedi e si è scaricato l'ipod ed è finito l'alcool e il Plastic ha chiuso per Lutto per Lutto per Lutto e tu non sai più camminare. E le cavallette. E le cavallette.
Prendo un freddo della Madonna e giuro che ti odio così tanto che quando ti vedo vengo ad abbracciarti sorridendo e ti guardo e ti guardo e ti guardo così stai a disagio su quella poltrona scomoda. Caffè amari.
Avrei dovuto metterti incinta e fumarmi una canna.
Ma tu sei cristiana. E io mi sento vicino al 33. 33. 33. 33. 33.
Ti ho consigliato di ascoltare un brano ma hai detto "Le cavallette, le cavallette, le cavallette".
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