lunedì 15 dicembre 2008

INTERVISTA - Le Luci Della Centrale Elettrica

PUBBLICA SU INDIE-ROCK.IT


Raggiungiamo Vasco Brondi, in arte Le Luci Della Centrale Elettrica, in occasione di un suo concerto al Magnolia di Milano. Sul palco, stasera, sarà accompagnato, come sempre, da Giorgio Canali. In quest'ennesimo tour, le novità riguardano l'uscita sui banchetti del libro di Vasco e l'inserimento di una violoncellista on stage.
Con molta curiosità e con molta ammirazione, per ciò che finora è stato firmato da Le Luci, incontriamo Vasco.


Indie-Rock.it: Iniziamo con la più classica delle domande, così da rompere il ghiaccio. Che musica ascolti?

Vasco Brondi: Cambia di continuo. Mi piace la musica che non sia d'intrattenimento. Per intrattenimento intendo quella creata appositamente per un dato fine. Tutto il resto può piacermi, tranne, ad esempio, il funky che mi fa proprio cagare. In media, tutto ciò che esce un po' dai generi.

I-R: In un paese di forte tradizione cantautoriale, di cui credo che anche tu, etichettandoti per un attimo, ne faccia parte, qual'è il tuo parere riguardo a questo "filone musicale"?

V: Se per cantautoriale intendiamo il dare un peso in più alle parole che hanno un senso credo che ci siano parecchi gruppi validi, su tutti gli Afterhours. Se per cantautore intendiamo uno che suona da solo, mi piace Dente, ma infondo c'è solo lui. Per il resto, si ce sono parecchie di cose che mi piacevano di quel filone storico.

I-R: Come vivi il differente rapporto te-chitarra, te-penna?

V: Non son proprio cose che dentro di me dissocio. Quando, ad esempio, scrivevo senza pensare di suonare, la musica ce l'avevo già in testa perchè nella scrittura la componente ritmica è fortissima e la puoi ritrovare nel ritmo e nell'evocazione che una parola può dare, il che è molto simile a ciò che ti può generare una chitarra, o il suonare. Credo che una dipenda dall'altra: uno può prendere appunti con una chitarra come può essere melodico scrivendo.

I-R: Infatti nelle cose che hai scritto nel tuo blog, la musicalità è predominate. L'uso di frasi corte e decise, come sentenze, il continuo uso delle congiunzioni, soprattutto ad inizio frase. Credo che il tuo modo di scrivere sia decisamente molto melodico...

V: si, sicuramente. Prendendo spunto da mille altri scrittori, a partire dalla beat generation, il be-pop, Kerouac e da ogni tipologia di scrittura che credo valga, si è formato tutto ciò.

I-R: Ultimamente quali sono le tue letture?

V: Adesso, robe molto varie. Sto leggendo gli Scritti Corsari di Pasolini che son stato ripubblicati poichè erano spariti dalle librerie per vent'anni circa. Son veramente delle lettere d'amore contro il mondo. Sto leggendo dei romanzi di Giorgio Bassani che è uno scrittore, anche abbastanza famoso, di Ferrara, perchè m'interessa sapere come vede lui questa città. E poi sto leggendo una cosa su Frigidaire, che è questa rivista anni '80 di fumetto scritta da Sparagna, di cui ora ha pubblicato una raccolta con varie spiegazioni. Questa volta mi son capitate delle letture veramente fighe.

I-R: Quindi letture prevalentemente italiane...

V: A caso, ma forse si. Leggo ciò che mi sembra che mi rappresenti di più e che mi interessi di più. Certo non disdegno gli scrittori stranieri, ma credo che sia questo ciò che mi rappresenta ora.

I-R: C'è differenza tra il pubblico che ti legge e quello che ti ascolta?

V: Non credo esista. Credo che chi mi legge, molto spesso, è anche colui che mi ascolta. Poi forse mi sbaglio, ma non ci avevo mai pensato ad una possibile differenziazione di pubblico. Io ci metto uguale impegno, anche se magari trovo più sbattimenti in determinati concerti invece che nello fermarmi a scrivere.
Ciò che mi interessa maggiormente è che il libro sia uscito senza una distribuzione propria e quindi che lo si possa trovare solo sui banchetti, od internet. Non l'ho voluto esporre a livello di solo autore letterario, perchè volevo fosse per coloro che conoscevano già il progetto. Per approfondire o far scoprire qualcosa in più su Le Luci Della Centrale.

I-R: Il libro di cosa parla? E' una raccolta di tuoi brani o un romanzo?

V: più o meno parla degli stessi argomenti che tratto nelle mie canzoni. E' una raccolta di brani che avevo già inserito nel blog con l'aggiunta di altre più nuove. Ho riscritto, praticamente, quasi tutto in modo da dare una sorta di linearità. Puoi trovarci un inizio ed una fine, anche se in mezzo non succede nulla di che.

I-R: Nelle tue scritture il destinatario è quasi sempre ben definito...

V: si, le cose che vuoi scrivere, bisogna scriverle a qualcun altro. E' indispensabile un rapporto umano poichè, se fosse solo per me, non credo butterei mai giù nulla. Non son mai stato autoreferenziale e non mi piace ciò che è autoreferenziale.

I-R: Nel tuo blog stai scrivendo molto meno ultimamente...

V: Si, ma non per questo non sto scrivendo. Non posso continuare a riproporre ciò che ho già fatto per un anno. Molte nuove cose che ho scritto non finiscono sul blog ma finiranno da altre parti. Non voglio che finisca per essere una sorte di diario, anche se forse per un anno è andata così e mi son trovato bene. Voglio cambiare. Probabilmente ora non m'interessa inserire i nuovi brani li, anche perchè spesso non sono solo più da 20 righe come i precedenti. E' importante, comunque, che ci sia il blog e che quando ne ho bisogno sia pronto li. Tutta questa storia de Le Luci Della Centrale Elettrica è la storia dei miei sentimenti e della mia vita. Posso farne ciò che mi pare: scrivere, pubblicare, non pubblicare, sbattermene completamente. Per di più, ora suono decisamente molto di più e trovo che sia stupido che io debba ogni sera ritrovarmi connesso a scrivere per forza. Anche quando ho qualcosa che voglio mettere giù, lo tengo dentro e lo faccio sedimentare. E' come un lago che sopra è ghiacciato e sembra che non esca niente, ma invece al di sotto è pieno di movimento.

I-R: e come stai vivendo i vari live?

V: me la sto proprio vivendo, come un animale, senza razionalizzare molto. Faccio le mie fatiche quando c'è da farne. Ogni volta, il concerto è il momento migliore della giornata. Mi siedo e penso "finalmente si suona". Praticamente è dal marzo scorso che giro senza fermarmi. A furia di suonare, quelli con cui lavoro Giorgio (Canali, ndr), Daniela, Nicola ed Emiliano son diventati una sorta di famiglia. Dai primi live, oltretutto, c'è stato anche un minino di miglioramento nel trattamento da parte dei locali. Son contentissimo di vedere un sacco di gente, nell'ultimo mese è quasi triplicata. Sapevamo di poter far di più, ma abbiamo preferito rimanere nei club piccoli anche se così abbiamo avuto dei sold out con della gente che è rimasta fuori. Ed è normale che s'incazzi questa gente, ma questo è il problema di non lavorare con le prevendite, vince chi arriva prima. Non ci aspettavamo del tutto un riscontro di pubblico così forte. I concerti più grandi, in ogni caso, inizieranno l'anno prossimo.

I-R: da qui la necessità di allagarsi come numero di componenti nei live? Ora oltre a Giorgio si è aggiunta anche Daniela al violoncello

V: si, con Giorgio dovevamo suonare assieme da subito ma son successi casini con l'agenzia di booking. Ora giriamo con Locusta, come agenzia, e ci troviamo benissimo, anche umanamente. Prima il giro di concerti è stato fatto di merda e con un trattamento assurdo, compreso cancellazioni di date. Giorgio, da dopo il disco, doveva subito venire in tour con me, ma così, sfortunatamente, non è stato.
M'interessava parecchio suonare con Daniela. Giorgio la conosceva e a me piaceva questa idea di introdurre il violoncello. Trovandomi da subito bene con lei, le abbiamo chiesto di unirsi e quindi, quando può, partecipa alle esibizioni. Ciò m'interessa anche perchè ho l'idea di iniziare a provare un po' di cose nuove, mischiare nuove sonorità, dalla classica all'elettrica. Vorrei provare a sperimentare.

I-R: A tal proposito, su varie riviste già si punta il dito sul tuo futuro. Con un disco appena pubblicato, sei già chiamato a dover ripetere o migliorare questa produzione con qualcosa che si differenzi a tutti i costi...

V: per farti capire ti racconto della recensione di Guglielmi sul Mucchio Selvaggio. Diceva, all'incirca, "per il prossimo disco le strade possono essere solo due. Ho ripetere la formula del primo disco rischiando di annoiare o cambiare, finendo per normalizzarsi". Io non ho scelta. Se farò ciò che ho fatto fino ad ora annoierò e se invece cercherò di evolvermi mi normalizzerò. Ne ho anche parlato con lui, quando l'ho conosciuto di persona (è stato gentile ed ha apprezzato il disco). Davanti ad una recensione del genere cosa posso fare? Smetto di leggere queste riviste. Sappiamo già, quindi, come andrà. Diciamolo già ora, un anno e mezzo prima, o anche più, dall'uscita del mio prossimo lavoro: "Sarà simile al precedente, con qualche arrangiamento nuovo ma coi sempre i testi sulle solite storie". E scriveranno "E' ormai un modo di fare passato e non c'è stata l'evoluzione che ci saremmo potuti aspetti". E' come quando sapevo già che mi avrebbero detto che il disco s'era ammorbidito rispetto al demo. Lo sapevo quasi un anno primo della registrazione. Quindi, possiamo già fare le recensioni ora, prima che esca.

I-R: Nei tuoi testi c'è poesia tratta dalla normalità e, usiamo un brutto termine, dal "degrado". E' un adattarsi al mondo o una rivalutazione?

V: Ciò si palesa da subito. Il progetto non si chiama Le Stelle, ma Le Luci Della Centrale Elettrica perchè son proprio queste le Stelle di adesso. Può anche essere un adattarsi, se vuoi vederla così, ma detto così pare che abbia una connotazione negativa. Forse non è un adattarsi, ma semplicemente un guardarsi attorno.

I-R: Qual'è stata la tua reazione per la Targa Tenco?

V: Son stato contento più che altro perchè dimostra che un disco può essere registrato da amici, in camera di Giorgio, a zero euro, facendo il cazzo che volevamo nel modo più assoluto (dato che La Tempesta è un'etichetta che ci ha dato ampi spazi) ed essere considerato di valore. Ero già assurdo trovarmi in finale. Con tutto il rispetto, e senza far conti in tasca a nessuno, competevamo contro gruppi supportati da major con decine di migliaia di euro spesi per disco e promozione. Un disco a costo zero che raggiunge gli stessi, o maggiori, risultati può anche risultare importante per chiunque faccia musica. E' una cazzata la corsa alle mega produzioni.

I-R: Quindi il disco l'avete registrato voi, tra amici, totalmente homemade?

V: Si, però l'abbiamo mixato in studio a Ferrara. La Natural HeadQuarter si è offerta. Comunque si, l'abbiamo prodotto noi.

I-R: Da qui dipende la scelta di mantenere il disco in chiave voce-chitarra?

V: La scelta è dovuta al fatto che c'era urgenza di registrare. Io ho registrato le parti con la chitarra acustica, Giorgio ci ha buttato sopra le parti con l'elettrica e in un mese era pronto. Andava bene così. Era un'urgente pubblicare ciò che avevamo da dire.

I-R: In conclusione, torniamo al mondo internet. Come nasce l'idea di una mailing list così personale, contenente tue parti scritte ed altro?

V: Li mi sta dando una mano Nicola che è un mio amico da sempre. La mailing list è venuta in mente a lui. Però se mi metti davanti ad un foglio a scrivere, la formalità è la prima cosa che se ne va. Dato che si tratta di un comunicare tra persone, trovo comico l'uso di un linguaggio schematico-formale. Mi fa piacere parlare con le persone...

I-R: diventa un rapporto più umano...

V: Si, in molti me l'han detto. Per me è normale, non sto cercando di venderti dei pneumatici; è comunicazione. Non voglio neanche venderti nulla. Se mi compri una maglietta grazie mille, mi ci compro un panino all'autogrill. Si parla di rapporti umani e non di negoziati.

I-R: a volte basta così poco, e forse nessuno non ci aveva ancora pensato

V: (Ridendo) Si infatti, non è che mi son seduto a tavolino e ho preparato questa strategia. Che qua a Milano si parla di marketing già da come saluti, se con una stretta di mano od una pacca sulle spalle.

L'intervista finisce con la decisione, presa da Vasco, di evitare commenti su una domanda che si riferiva ad alcuni accadimenti (la vincita di Obama, condanne post scuola Diaz) poichè ritenuta troppo espansiva, fuori sede e generalista. Accettando e comprendendo tale scelta, usciamo dal camerino con un sensazione mista. Da una parte l'interesse profondo alla causa de Le Luci Della Centrale e dall'altra un senso di mancanza. La mancanza di aver potuto sapere il significato di ogni virgola di ogni scritto di ogni parola. Ma forse certe cose bisogna scoprirle con un suono di violoncello di sottofondo. E sentirle dal vivo.

Mattia Barro

"Magazzini" - SDVQ

Che una mia compagna di corso si è portata in aula una bottiglia d'acqua da un litro e mezzo e, ta-dam, è la stessa che bevi te. Lievemente. E se inizio pure a rivederti negli oggetti, si, incomincio ad avere una Fottota paura.
Paura Fottuta.
Fottuta
Paura.
Penso che dovrei scrivere su un moleskine come fai te, ma mi sembra troppo piccola per i miei Giganteschi sgorbi. Che non sapevo nemmeno che esistesse.
I miei sgorbi.
Prendo un quintale di droghe leggere per leggere cosa scrivi. come scrivo. come rido. Ridarò vita ad alcune vecchie composizioni in decomposizione, in tuo onore. Le avevo lasciate ad essiccare siccome non arrivavano, non arrivavano mai. Come i treni. Come gli aerei. Come i baci. Come i giorni in cui dovremo essere Felici, per davvero. Robe da F maiusciola sempre; come Faccia. Qualsiasi cosa si Faccia per sopravvivere. Finisce sempre in soia. Che se la disorienti diventa oasi. Un oasi di latte di soia intorno a me mentre dici "no, non sono lesbica".
NON capisco di cosa tu stia parlando.
NON capisco con chi tu stia parlando.
cristodio.
Fottuta paura, a prua.


I divani rossi di pelle e i nostri sentimenti pellerossa recintati nelle riserve. Una sotto forma di tutela sotto forma di gabbia.
Riserve di sentimenti.
Che alla fine siamo solo contenitori o magazzini.

"Che questa è una terra straniera" - SDVQ

Che in una terra straniera diventa difficile qualsiasi cosa. Magari riesci a scopare, o fottere, più in quel lembo di terra. Il fascino dello straniero. Il fascino dello strano.
E trovarsi nei negozi.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Che è sempre difficile comunicare in terre straniere. Che in America dici Ti amo anche ai tuoi amici più cari. Che qua è tutto veto e dovremmo arruolarci come veterani nei parco giochi asfaltati.
Recuperiamo come eravamo.
Recuperiamo come era vano.
Che mi son perso in una terra straniera che pensavo fosse la mia. heima.
"Hei, ma'"
Non era lei.
Non eri tu.
Non ero io.
Siamo sotto stretto bombardamento.
Stiamo stretti sotto al bombordamento. Bombe sottocosto dalla Ryan Air.

Ciò che puoi fare in una terra straniera:
_ scopare la popolazione femminile autoctona
_ farti lapidare-impiccare-giustiziare
_ cercare di farti accettare
_ accettare la tua solitudine. anche qui.

Ho uno scritto una lettera a dio perchè Babbo Natale era troppo impegnato per questo periodo. Per Odio. O dio. Per dio. Periodo così.

venerdì 12 dicembre 2008

"Geometrie" - SDVQ

che un giorno accendendo la tv è cambiato il mondo il mondo il mondo. Che avevo non ricordo quanti anni e stavo a casa con amici e faceva caldo e c'erano le scuole medie e l'odore di paese mischiato con l'aria afosa. le finestre aperte, le porte spalancate al futuro. ragazzetti ipertecnologici. che aspettavamo il caricamento di qualche gioco e allora la tv era accesa e notiziari speciali notiziari speciali notiziari speciali notiziari speciali. Notiziari. Speciali. Notiziari. Speciali. che i kamikaze sono come la masturbazione.
che ci rendevano cechi di vedere ciò che accadeva.
che sarà caduto il simbolo di Babele due volte.
e molto altro.
PENTAGONO
un giorno avevo cambiato vita e credevo di poter far tutto ciò di che volevo-sognavo-speravo. ero convinto di tutto. ne ero certo. ero fottutamente a posto.
QUADRATO
un giorno ho salutato un amico, ho fatto la retro, ho salutato contento e ho messo la prima. un forte rumore, la macchina che non rispondeva più. fermi in notte piena. obbligatori movimenti per la legge.
TRIANGOLO

gli sportelli dei bancomat, gli sportelli Alitalia chiusi e volati via da Malpensa come i nostri sentimenti sentimenti sentimenti che SENTI CHE MENTI quando dici che c'è una cordata italiana per salvarci quando è tutto una questione di venderevenderevenderevenderevendere.
Una persona mi disse che a Milano tutto è marketing. Fin da quando ti saluti, se con una stretta di mano o con una pacca sulle spalle.
che mi disse che la poesia non arriva più fin su sulle stelle. anche perchè a milano non si vedono neanche se hai decimi in più da un occhio. Mi disse che le nuove stelle, son le luci della centrale elettrica.
dammi RETTA

credimi.
dammi SEMIRETTA.

non rileggo mai cosa scrivo quando te lo mando così avrò la doppia incognita alla tua risposta. non posso abortire cosi facilmente. che han già le unghie ti direi se fossi nel periodo folk, a vedere film con me.
che ci saranno film con me.
e aborti.
con o senza di me.

"Giornate" - SDVQ

Questa è una di quelle giornate dove perdi i plettri, tutti. Proprio tutti. Che non ti sei ancora alzato dal letto e son già crollate tutte le tue torri gemelle in un paio di messaggi e una chiamata. Che dio è in vacanza che c'è la neve e se la può sciare tranquilla oggi.
Cristosanto.
Questa è una di quelle giornate dove perdi plettri, tutti. Ma proprio tutti. Che magari uno era attaccato alla chitarra e quando la prendi salta via dalle corde e sparisci in angoli della tua casa che non hai mai frequentato il venerdi o il sabato. Non hanno il martini.
Che nessuno sa più che dire e quando apro la bocca per dirti qualcosa, mi sento stupido e taccio. Dando quella breve aspirata d'aria nel silenzio per iniziare a parlare, che crea aspettative. e poi taccio. Che ti ho in un qualche modo dedicato pagine del mio bloc notes e non ho avuto il coraggio di copiarle sul computer dopo ciò che ho fatto, faccio, farò. Farò l'ennesima frase fatta con la faccia sbagliata. E i verbi coniugati male. Che intanto non li nota nessuno che non li legge nessuno che non arrivo e potrei stare a casa a letto per sempre che non cambierebbe molto.
E ascolto musica folk. Italiana. Roba tipo Annie Hall e Green Like July. Anche se le foglie a terra son piene di neve. Che a Milano è difficile definirla tale anche se crea problemi così grossi che sembra il '29 negli stati uniti ad un modo di pensare che ora, dicono sia moderno.
Non sai che dirmi quando non parlo o quando parlo. Che non cambia nulla. E io non so che risponderti. Anche quando dici nulla.
E mi sparo in bocca un chilo di drammi umani per pranzo che mi rimangono sullo stomaco per tutto il pomeriggio.
Che devo mettere i cartelli fuori dalla porta con scritto "Sto morendo e NON sono contagioso" per farti avvicinare. Ma manderesti dei fiori, che vedere la gente morire o morta è da sesto senso. Che se passo i weekend al cimitero vedo anche io la gente morta. Senza rompere i coglioni a nessuno. O fare film. O farmi del film.
Saremo duri a morire comunque.
Stupido istinto alla sopravvivenza.
Che è inutile qualsiasi cosa in una giornata come questa.
Anche morire diventa tale.

giovedì 11 dicembre 2008

"Polimetilmetacrilato" - SDVQ

Che faceva un freddo intollerabile.
Intollerabile come il latte di soya soya soya soya soya soya soya soya che devo dirlo mille volte per farlo sembrare giapponese o già al proprio posto o paese.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Si parla di rapporti umani e non di negoziati
Che faceva un freddo intollerabile e la pizzeria magrebina era chiusa ed era chiuso pure il kebabbaro. Cristosanto.
Ed ho camminato stretto a Silvia perchè ci gelavamo ci gelavamo che non è nemmeno pensabile quanto come dove o altro.
Ho speso tutti i soldi che avevo per bere che intanto non bevo se posso sostituirlo con un thè che non bevo. Bevo. Che ho la gola secca ma non c'è tempo da perdere. Una golata di intimità che mi strozza mi fa morire ma poi sto bene e quasi rido. Ridò vita a muscoli pellicciai, mimici, cervicali. Che è meglio di come trattano gli eroi in coma i dei in coma i coma in coma.
Come mai non mi hai svegliato quando sei tornata a letto dopo 20 anni? Cristosanto.
Che faceva un freddo intollerabile lo sapevi e, di fondo, tremavi solo al pensiero. Te e i thè, te e i te che non conoscerò mai.
Si parla di rapporti umani e non di negoziati.
Volevo scriverti sul muro di casa che sarà Magnifico o Geniale ma le bombolette atomiche per scriverlo erano finite nelle nostre scorie d'amore.
Che dobbiamo disintossicarci dai pregiudizi e cadere dai grattacieli dai palazzi dai condomini. Ricostruirci dai frammenti e baciarci coi resti delle labbra che sono puzzle per feticisti. Che giuro che non ti ho staccato gli occhi di dosso mentre ti buttavi sotto ad un treno e io ho detto "cazzo" quando hai detto "cazzo" e tutti han pensato "cazzo" e son volati milioni di uccelli, a tema.
Lei trema mentre le dico che sarò il suo polimetilmetacrilato contro le intemperie.
E lei sarà per me:
XANAX 0,25 mg compresse. ogni compressa contiene: Principio attivo: alprazolam 0,25 mg.
XANAX 0,50 mg compresse ogni compressa contiene: Principio attivo: alprazolam 0,50 mg.
XANAX 1 mg compresse ogni compressa contiene: Principio attivo: alprazolam 1 mg.
XANAX 0,75 mg/ml gocce orali, soluzione 1 ml contiene: Principio attivo: alprazolam 0,75 mg. 10 gocce contengono 0,25 mg di alprazolam.
Le dico "Ti amo".
Lei dice "Anche se per lo XANAX ad oggi non sono pervenute segnalazioni in merito, le benzodiazepine possono provocare amnesia anterograda."
Le dico "Cosa ti ho detto?"
Lei dice "non ricordo baby".

"XXIV Maggio" - SDVQ

Che vorrei diventare famoso-ricercato-voluto solo per scoparmi chiunque pensando a te.
Che suicidarsi costa 3 euro in un bar in XXIV Maggio. Per di più un pessimo bar.
Avrei voluto fossi codarda come me.
Il 2x1 dei sentimenti non corrisposti e ti corro addosso e ti sposti e finisco a scivolare sulla neve che si sta sciogliendo.
Perchè vado a morire con una nevicata epica. Che nei momenti decisivi, il tempo è decisivo. Il tempo è importante. Le parole sono importanti. Ma non ti importa più di nulla quando alzi il sopracciglio sinistro e ti distacchi.
Stacco la spina e mi spacco di birre alla spina. Che c'ho ancora cinquanta euro da spendere o in alcool o in sesso a pagamento. Mi hai reso asessuato. E ubriaco. E asessuato.
E asessuato.
Che non credo si possa essere normali ora. Anche se dovremo avere norme norme norme e più nonne pronte a farci da mangiare, no? Cristo.
Hai un bloc notes pieno di appunti che sai già come vedere il futuro che sai già cosa penserai nel futuro che sai già. Che sai già. Che. Sai. Già. Tutto.
Che ho spezzettato quella bustina di zucchero mentre mi spezzettavi il cuore e tutti quelli attorno urlavamo e giocavano come se ci fosse ancora qualcosa per cui divertirsi/divertire/divenire.
Chissà perchè sembrano tutte fidanzate gelose. Zitelle.
Chissà perchè sembra sempre che tutto vada di merda.
Ah no, quello non sembra. Quello è così.
Ho scritto sulla neve che mi avevi fatto un male cane e che ti volevo bene lo stesso. Ma sulla seconda parte c'ha pisciato sopra un cane e si è sciolto. Fatalità no? Casualità no? Oggettività vs soggettività. No?
Ho scritto sulla neve che mi avevi fatto un male cane. Che quando poi ho attraversato la piazza, dopo il mercato, aspettando il verde a bordo delle strisce pedonali, avevo un freddo così deciso che tremavo. Ma tremavo così forte da sembrare Ian da sembrare epilettico da sembrare fottuto. Che poi si è aggiunto lo sconforto, la morte, il dolore, te, me, Dio, il Diavolo. E un brano degli Smiths. E tremavo così forte che ho pianto e tu forse hai pensato che le lacrime occupano spazio. Occupano spazio. OCCUPATO, SPAZIO.
Non provi niente a vedermi congelare vivo?
Tremante e stringendomi il più forte possibile ero così tagliato dal vento da avere ancora le ferite sul viso, che quando son scoppiato son entrato nel primo negozio che è spuntato. E il fatto che fosse un negozio di dischi era pura fatalità, casualità, oggettività vs soggettività. Una specie di segno. Come quelli che fai e fraintendo. Che ho guardato per due volte tutti i dichi con gli occhi lucidi fino a rovinarmeli. Ed ho comprato qualcosa per salvare me, per salvare il loro ricordo. Per salvare le etichette discografiche. O le fighe. O le groupies. O le mie retine.
Finirà di merda come sempre.
Che ci abbiamo fatto l'abitudine.
E che continuo a credere che dovremo andare a Stoccolma a scopare come animali selvatici o a litigare come animali selvatici. Ma staresti troppo tempo a lavarti le mani. A levartene le mani. Cazzo.
Ti ho detto che mi hai ucciso e tu mi hai detto che non ti prendo sul serio e allora ti ho ripetuto che stavo sanguinando e mi hai detto "no, non è il momento".
No, non è il momento. Come quando morente disteso sul tavolo ti ho allungato la mano chiedendo aiuto e tu ti sei ritratta. Come facciamo con quelli che ci chiedono l'elemosina ai semafori e noi tiriamo su il finestrino.
Qualcosa di positivo si trova sempre.
Alla fine ci si ride sempre su.
Alla Fine. E la Fine, che io ricordi, e quando Finisce tutto. Vita compresa.
Che suicidarsi costa 3 euro in un bar in XXIV Maggio. Per di più un pessimo bar.
Ed era la fine.
E finalmente potevamo riderci su.

"che ti scorderai di tutto" - SDVQ

Che vorrei dirti che il tuo nuovo colore di capelli è veramente figo, ma non riuscirei a mentire così sfacciatamente. Che ogni volta che ti sento è come se mi suicidassi. Ma alla fine la corda si rompe sempre. Che sia fune, cravatta, tenda, lenzuola, cavo del telefono, cavo elettrico, antenna televisiva. O chissà che altro.
Cresci un po'.
Cresci un po'.
Cresci un po'.
Fino a che la tacchetta della tua altezza si avvicinerà alla mia sul muro a fianco alla porta d'ingresso dove ho provato fune, cravatta, tenda, lenzuola, cavo del telefono, cavo elettrico, antenna televisiva. O chissà che altro.
Diabetici. Dialettici.
Dimmi che tornerai quando non ti muovi da casa e dimmi che starai affianco a me quando superi il check-in e mostri la carta d'imbarco. When your soul embarks. I nostri sentimenti...sai già come va a finire. Infondo non siamo sceneggiature inedite. Copie di copie di copie di copie di coppie. Buona visione. Comunque.
Sfili. Sfidi.
Stili. Sifilide.
Si son rotti tutti i preservativi che mi parevi Denti. E le osterie. Quando sei in coma vegetale ti cadono i denti. E qualcuno li raccoglie. Che non ti strozzi almeno. Almeno che, poi? Che sei un vegetale.
Confondi i miei occhi per occhi e continui a guardarci dentro. Dentro. Dentro. Dentro. Hai così tanto tempo da perdere che diventi imbarazzante. Come gli accenti e i dialetti e i corpi nudi quando si accende la luce.
Diabetici. Dialettici. Denti. Dentro. Dialetti.
Ti scorderai di tutto. Che non capirai perchè il sangue sta ancora cercando di coagularsi su quei tagli.
Ti scorderai di tutto fino a guardare fisso dentro i miei occhi come se fossero occhi. Hai scordato tutto. Anche di quando ti ho detto Ti Amo e tu hai detto Smettiamo. E dell'Alitalia quand'era ancora a Malpensa. Pensa che c'eri dentro fino al collo e adesso mi chiami a_ore, perchè il coma ti ha mangiato la M. Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
La tua nuova mente svuotata di me.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.
Nuovamente.


Mattia Barro

"L'era glaciale" - SDVQ

L'era glaciale a vent'anni, a vent'anni.
Che son morti i nostri dinosauri e noi sarà che ne siamo così saturi che ne diveniamo satiri. Salteremo ancora ventrale perchè anche a saltare gli ostacoli, cazzo, ci vuole stile.
Saranno i ricoveri i nostri motel dove scopare quando ci sentiremo sporchi. Rehab che diventano weekend fuori città per smaltire sbornie, smaltire rapporti, smaltire i rifiuti tossici de nostri Ti Amo. Abbiamo scorie d'amore. Scriveremo scorie d'amore. Vivremo scorie d'amore.
Le storie dei nostri avi che ci raccontano di quando i corpi si potevano sfiorare e ci sembra impossibile che non esistessero le tastiere e i tasti incognita che non sai usare e rimangono ad usurare l'impatto visivo.
Ti manderò tutto ciò in una bottiglia da lasciare in mare ma siamo a Milano e dubito che tu potrai mai riceverla. Magari lascio sopra il tuo myspace così chi la trova te la può riscrivere. Almeno che non la riceva un nostro avo. Che la userebbe per pulirsi, o pentirsi di aver procreato.
Prole di prole di prole di prole. Parole di parole di parole di parole.
Erano solo altre ere ed era scontato che finisse così.
Senza il più minimo controllo.


Mattia Barro

"Cristiani e Cavallette" - SDVQ

Pare che il diabete non salti più le generazioni e che le generazioni non saltino più come la quaglia. Cristo Dio.
E sarà così che mi tatuerò il tuo No sul buco del culo. Che intanto è inutile perdere tempo a dirti cosa come perchè chi quando dove. Anche se me lo chiedi poi sbadigli o ti distrai. Calli da sassolini nella scarpa che bisogna togliere. Ora che abbiamo finito anche il Diossido di Carbonio cosa pensiamo di fare per suicidarci? Il gioco dell'oca sulle mine posizionate dai nostri nonni annoia i più. E i meno male.
Vorrei mandarti una lettera con dentro uno sputo ma credo che le poste italiane non siano abbastanza veloci per non seccarlo. Saresti apatica nel vedere una lettera vuota, bianca. Saresti apatica. Sei apatica mentre agito le mani per attirare la tua attenzione.
Ti dico che ti amo con l'alfabeto morse e con questi enormi segni neri sotto gli occhi. Ti comprerò degli occhiali da vista o degli occhiali da sole a specchio, così mentre ti guarderai attorno almeno potrò riordinarmi i capelli. I capelli. Cambia colore di capelli. Maledetti. Maledetti capelli scombinati.
I Sigur Ros ti ucciderebbero. Atrocemente. Atrocemente. Atrocemente.
Ti ho pregato di pensarci un attimo su, prima di decidere come uccidermi. Perchè ti sei distratta? C'era del sesso in città? C'era del sesso fuori dal mio balcone? Dormivo.
E mi tatuerò i tuoi silenzi ovunque se ci sarà abbastanza spazio. Risparmiando sull'elettricità e sull'inchiostro, sui sentimenti e sulle nocche sporche di sangue.
E' che pensavo che non sarebbe potuta finire così, con le braccia dentro le bocche a togliere organi interni. Chi cazzo se lo sarebbe potuto aspettare? Ti ho chiamato e non hai risposto che avevi dimenticato il cellulare chissà dove e avevi un prurito alla vagina ed una stretta allo stomaco da farti vomitare il Belgio. Non avresti pianto con me vedendo gli Sigur Ros sotto la luna piena. Piangi quando sei piena d'alcool. Apriscatole per il cuore cercasi, e l'Ikea è chiusa e tu dove dormi? Sei caduta dai tacchi alti e ti sei battezzata sul piscio fuori dal locale e Dio si chiede se con una scala bilaterale alla quarta carta deve venire a vedere il tuo probabile bluff o ritirarsi e perdere quanto finora ha puntato. E Cristo se ha puntato.
Saranno i lavori in corso a deviare i percorsi che avevo preparato con cura a tavolino quando ho detto "Possiamo salvarci" e tu hai staccato l'elettricità per tutta Milano che risuonavano tutti gli antifurti e i cani abbaiavano spaventati a morte.
Non ho trovato il coraggio per dirti che eri orrida e battezzata.
Non hai trovato il coraggio per dirmi che avevi da fare, avevi da fare, avevi da fare e non saresti riuscita a passare, "no, questa settimana proprio no". Come se dopo una settimana ce ne fosse subito un'altra. E invece ci vogliono mesi e anni prima che ne arrivi un'altra. Ma non lo capisci e sei cristiana ed alcolizzata.
Ti lascio la porta aperta così stanotte quando arriverai non dovrai aspettarmi al freddo ma tu non passi e io mi sveglio con il mal di gola il raffreddore e la febbre, la febbre.
Il radiobus ti ha lasciato a piedi e si è scaricato l'ipod ed è finito l'alcool e il Plastic ha chiuso per Lutto per Lutto per Lutto e tu non sai più camminare. E le cavallette. E le cavallette.
Prendo un freddo della Madonna e giuro che ti odio così tanto che quando ti vedo vengo ad abbracciarti sorridendo e ti guardo e ti guardo e ti guardo così stai a disagio su quella poltrona scomoda. Caffè amari.
Avrei dovuto metterti incinta e fumarmi una canna.
Ma tu sei cristiana. E io mi sento vicino al 33. 33. 33. 33. 33.


Ti ho consigliato di ascoltare un brano ma hai detto "Le cavallette, le cavallette, le cavallette".

"i miei voti scarsi" - SDVQ

Tutto sta diventando così grottesco che non capisco neanche più cosa mi dici e sai che non so leggere le labbra. Quando mi suggeriscono agli esami o quando mi suggeriscono di fare esami perché non è normale che io stia così. Non so leggere le labbra quando mi dici "Ti amo" o "Smettiamo" e vengo gentilmente spintonato dietro la linea gialla. La sottile linea della mia futura cirrosi epatica.
I nostri sentimenti Alitalia han chiusi gli sportelli e son volati via da Milano.
Ti dico che forse dovresti spiegarmi cosa accade quando m'inviti ad un evento tramite Myspace.
Ti dico che forse dovresti spiegarmi cosa cazzo accade quando m'inviti ad un evento tramite Facebook.
Ho avuto quasi una crisi di panico al McDonald's quando è stato assediato dagli studenti manifestanti, ma per riempirsi lo stomaco dopo i litri di vino da un euro. Ho fatto venti minuti di coda e mi son trattenuto. Mi hai prestato dieci centesimi perchè ti facevo una fottuta compassione.
Comunichiamo male. Compri mille azioni General Motors anche se mi devi cento euro e ti scrivo un biglietto grosso come Milano Nord ma hai cambiato casa e non m'inviti in quella nuova e la portinaia dice che ho la faccia troppo pallida che sembra che sia malato e dovrei farmi degli esami. Fai una grande inaugurazione per la riapertura del traforo quando lui ti lascia e tu ti lasci e io che vorrei rimanere aggrappato a qualcosa leggermente più grande di una sigaretta con un cazzo di rossetto. Perchè non ho ancora svuotato il portacenere e ho già finito i bonus. Eh già, i bonus. E tu compri Bot. Buoni Ordinari per Tuttiigiornichevolevoamartietumihairispostocheeratardiedoveviassolutamentefarequalsiasicosapossibile.
Ho difficoltà a ricordarmi il tuo volto anche dopo il peyote. Ricordo a malapena la tua bocca che mi dice qualcosa. Ma non so leggere le labbra e non so se mi dici "Ti amo" o "Smettiamo" mentre parti per Berlino o Amsterdam o Parigi o qualche clinica. Ti fanno test a crocette come allo Iulm e dici "non sono il mio forte", come disse Gesù. Ma non venne riportato.
E' difficile essere guide turistiche per se stessi. Ti annoi prima che dentro ad una città fantasma come Banchette, Ivrea, Milano. Come Milano, Ivrea, Banchette. Stai cercando di capire se è acne. Stai anche cercando di capire se sono un cane e vai al Gasoline o al Plastic che ogni volta che qualcuno lo pronuncia cambia accento e colore delle pareti. Beviamo forte e poi sbiascichiamo. E io ho sempre i miei problemi di lettura che son uno dislessico delle labbra e quando ci baciamo guardo le strade sporche ma intanto non ci baciamo per nulla e per niente. Per Dio.
E' che mi son bruciato mentre ti cucinavo qualcosa. E ti mandavo cose da leggere e dicevi "poi" e allora ti mandavo cose da sentire e dicevi "Poi" e sapevo che era mai quando son finite sul tuo iTunes o sul tuo iPod o sul tuo iEgo o sul tuo drink all'iPogo, quest'estate. Eri così fatta che qualcuno ti ha scopato da dietro da dietro mentre vomitavi. Fuori dal castello. E non hai smesso un attimo di vomitare e lui ha avuto un gran fegato. La sottile linea della mia cirrosi epatica.
Eri al Rainbow, allo Iulm e a Benicassim e io ero li ma poi ero al Rocket e ai Magazzini e tu eri in un'altra città e quando ero a Ibiza e ti insultavo tu eri dov'ero io un attimo prima. E' che non ho ancora messo l'ora legale e tu sei a dare un esame di giurisprudenza. Se segui ancora. Se ci segui ancora. Perdi i sensi dicendomi "sono sbronza!" e vallo a spiegare te ai medici che non ho idea di chi ti ha dato tutta quella merda. Lo smog di Milano e le centrali nucleari dietro alle Alpi e i rifiuti tossici seppelliti in giardini.
Il mio liceo era immerso nell'amianto e non ho mai amato nulla così tanto che ora han bonificato tutto e li sorge il nuovo centro e io, comunque, rimango nel paese a fianco a vedere le occupazioni. Son passati 40 anni e non ci son più i vinili. Son scomparse anche le musicassette e i cd. Abbiamo chiavi per tutto perchè non possiamo fidarci del nostro coinquilino.
(il dolore è l'unica sensazione che sentiremo sempre)
(insieme alla fame di grigio)


Mattia Barro

lunedì 8 dicembre 2008

"7 Agosto 1974" - SDVQ

Che era il 7 Agosto 1974 quando ci siamo contaminati.
Poco dopo le 7e 15.
Poco dopo.
Che è un grosso casino e bisogna scindere in due l'elemento base. Fissarci. una bomba a Fissarci. con la F maiuscola tipo Fobia.
guarda come siamo friabili
guarda come siamo friabili.
guarda come siamo friabili
Non rimarremo Fermi come Enrico. Te lo giuro.
E delle garze che non useremo farò bandiere bianche per i bombardamenti. Cerotti per le fuoriuscite di sentimento. Te lo giuro.
I miei progetti scadenti
i tuoi progetti a scadenza.
I nostri progetti scaduti. Caduti.
Che era il 7 Agosto 1974 quando ci siamo contaminati. Ed era tutto così piccolo anche col passare degli anni.
sarà che son 30 anni che ci conosciamo e di certo avrei voluto saltare la scuola con te, la prima volta.
Apri la finestra sopra nottambuli spazzini drogati ubriachi prostitute. Fottimi. come quando distruggi l'aria. Fottiti, mi dirai.
Che le tue sigarette le mangio a colazione.
Ho preso litri del tuo profumo per condire l'insalata e mangiarti.
che quando ti sei abbassata e sdraiata a fianco a me e hai appoggiato la testa sul mio torace, mi ha scardinato il petto e ti sei nascosta dentro a rifugiarti per il tempo a seguire. Che a volte sei friabile. anche te.
Che è tutto un suicidio di massa.
mi hai preparato funghi atomici per cena e non avevo fame quando son crollati. come le mura a berlino. Che eravamo appena nati e non era certamente il 7 agosto 1974,
poco dopo le 7e 15 di mattina.
che l'aria era fredda.
e non so se c'era il sole. per davvero.


Mattia Barro

sabato 29 novembre 2008

RECENSIONE - Offlaga Disco Pax (Magnolia, 26.11.08)

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT

26-11-2008
Offlaga Disco Pax @ Magnolia, Segrate (MI)
E che ogni tanto bisogna schierarsi. Anche in Italia. E allora ci schieriamo dalla parte della musica e della scrittura e andiamo a vedere gli (attivisti) Offlaga Disco Pax. E' stancante essere sempre campanilisti in qualsiasi forma.

Gli Offlaga Disco Pax raddoppiano sul palco e, accompagnati dal trio d'archi Ginko Narayana, affrontano un'altra tournée, come se i 250 (e rotti) concerti precedenti sia stati troppo pochi per farsi ascoltare.

Un'ora e mezza, forse più, di fiato sospeso di un pubblico che si accende nei momenti d'apice politici come in Sensibile o di congratulazioni come in Dove ho messo la golf?. Perché lo spoken-word degli Offlaga è una forte orazione, quasi Popolare e di comizio.

Il nuovo approccio musicale, portato dal trio d'archi, aumenta la NEOsensibilità del gruppo emiliano e il silenzio contemplativo rispettoso del pubblico rende quasi surreale la location. Il tempo si ferma, lo spazio non muta, e si rimane sospesi.

Che tra lanci di Tatranky e Cinnamon, tra i ringraziamenti sentiti di Max Collini verso pubblico e addetti ai lavori, tra le basi elettroniche e i nervosismi-e-virtuosismi degli archi, qualcosa in più nell'aria si crea. Un comizio anni '80 tra elettori conquistati.

Usciti dalle urne andateli a vedere, qualsiasi credo politico abbiate. Uno spettacolo che non è facile da trovare e che non ritroverete. Ci son ancora belle storie da sentire. Presenti, future e passate.

Mattia Barro

RECENSIONE - Le Luci Della Centrale Elettrica (Magnolia,19.11.08)

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT

19-11-2008
Le Luci Della Centrale Elettrica @ Magnolia, Segrate (MI)
Che, probabilmente, Vasco Brondi abbia fatto il disco italiano dell'anno è quasi certo. Che, probabilmente, Vasco Brondi renda al massimo dal vivo è quasi certo. Certezze a parte, il progetto Le Luci Della Centrale Elettrica live si allarga aggiungendo Daniela al violoncello (che si affianca all'ormai sempre presente Giorgio Canali) e trova nuovi spunti, nuovi atmosfere e nuovi nervi scoperti da toccare.

Il carisma di Vasco è un valore a sé. Con la sua voce cammina sul filo sottile del cantato-parlato e spesso sfocia in un qualche genere di spoken word. Le aggiunte al nuovo live set si manifestano nei vari brevi reading che intervallano alcuni brani (con la tensione sempre mantenuta alta dal sottofondo musicale) e che ci riportano più a quelle Luci che si erano fatte amare per il blog e che forse, proprio in quel campo, trovano la loro maggior forza.

Le parti vocali ora vengono, in alcuni episodi, giocate e scambiate tra Brondi e Canali aprendo ancora di più lo scenario dell'immaginario creatosi. Pura tensione. Il pathos esce da ogni singola esecuzione anche se ora si predilige un aspetto più armonioso ad uno meno spigoloso (vengono tolte molte 'urla' rispetto al disco) e si completa con il brano conclusivo dove vengono di colpo spenti tutti gli amplificatori e Vasco, in piedi al limite del palco, strimpella e canta, quasi in uno sfogo personale. Emozione.

Mattia Barro

mercoledì 26 novembre 2008

INTERVISTA - Milosh

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Interview: Milosh
Incontriamo Milosh (accompagnato dal fido chitarrista Paul Pfisterer) alla Casa 139, appena finito il suo soundcheck. Ci sediamo e ordiniamo solo birra italiana, come loro desiderano. Accendiamo il registratore e ci inoltriamo in un percorso, a tratti psicologico, alla scoperta dell'intimo produttore canadese.

I-R : Qualche tratto generale per conoscerti: che musica ascolti solitamente?

Milosh: Vecchio folk, cose come Neil Young. Mi piacciono i Pink Floyd e ascolto molta musica classica. Seguo anche alcune etichette elettroniche, apprezzo molto i Telefon Tel Aviv...

I-R: hai anche collaborato con Josh Eustis dei Telefon Tel Aviv in questo disco, giusto?

M: Si, si è occupato del mixaggio e del mastering dell'album. Siamo buoni amici, parliamo spesso.

I-R: Puoi dirmi un nome di un'artista emergente che apprezzi molto?

M: Non è emergente, ma ultimamente ascolto molto Apparat, penso che abbia fatto davvero un bell'album...

I-R: Dato che hai citato Apparat, apprezzi anche la sua amica Ellen Allien?

M: Non conosco molto la musica della Allien, ma ciò che ho sentito mi piace, suona bene. Per tornare su chi ascolto, amo il nuovo disco di Dntel, un'artista di Los Angeles che ha lavorato anche nella mia stessa etichetta (Plug Research). L'avete sentito? E' folk contaminato dall'elettronica, è sorprendente. E' il mio disco preferito di questo periodo.

I-R: Ho letto che hai iniziato a suonare il violoncello quand'eri giovanissimo, addirittura a 3 anni. Quanto è stato importante questo evento? Come mai hai iniziato con quello strumento?

M: Sì, è stato chiaramente un evento fondamentale per me. Ho iniziato grazie a mio padre, lui suona il violino. Suonavamo insieme spesso, poi iniziai con il conservatorio e qualche piccola orchestra. Amo il suono del violoncello, lo trovo decisamente melodico. E' molto simile alla voce umana, a quella di un tenore.

I-R: Spazi tra Neil Young, musica classica, Apparat e ciò si rispecchia molto nella tua musica. Quanto serve, secondo te, avere un'ampia cultura musicale?

M: Credo sia veramente veramente veramente importante. Bisogna sentire qualsiasi cosa. Puoi trarre idee dalle ritmiche della techno, melodie dalla pop music e dall'elettronica puoi trovare interessanti modi di lavorare il suono da poter poi utilizzare per la tua propria musica. L'opportunità di avere una mente aperta può portare a dare diversi sapori alla musica che fai.

I-R: Recensendo il tuo disco ("iii"), ho scelto, per definirlo, termini come 'Primo Amore', 'Intimità'. Tu che emozioni ci hai messo li dentro?

M: Ho messo ogni mia emozione in quel disco. Cerco sempre di scrivere canzoni che siano molto personali e intime. Tutti i miei brani parlano di esperienze che son accadute a me. Parlando di eventi ed emozioni condivisibili, la gente può, in un qualche modo, connettersi a ciò. Credo che questa sia la cosa più importante del fare musica.

I-R: Come sei cambiato e come è cambiata la tua musica dalle tue prime produzioni?

M: Personalmente, ho avuto due relazioni che son finite.

I-R: Oh...

M: ...capita. Comunque, ho registrato l'ultimo disco in Thailandia mentre il primo l'avevo registrato il Polonia. Ho viaggiato, e viaggio ancora, parecchio, scoprendo e conoscendo molte altre culture. Musicalmente son diventato un po' più pignolo riguardo alla scelta dei singoli suoni. Nel primo disco non riuscivo ad avere un controllo così preciso su ciò che volevo fare mentre, in quest'ultimo, avevo idee ben precise. Con l'introduzione della chitarra ho reso meno elettronica la mia musica. Questo è, probabilmente, il cambiamento più grande: è il percorso che in futuro voglio seguire. Credo sia una buona risposta, no?

(sorrisi vari)

I-R: Come ti trovi a viaggiare cosi spesso?

M: Viaggiare è difficile perché suonando è un continuo spostarsi: Londra-Milano-Berlino, aerei-treni-macchine. La parte più stressante è svegliarsi alle 4 del mattino per prendere l'aereo alle 6 per arrivare alle 10 ed essere in uno show radiofonico alle 11. è tutto un ta-ta-ta-ta, sai, senza sosta. E sei sempre stanco...

Paul Pfisterer (chitarrista che segue in tour Milosh): ...e con la barba incolta.

(risate)

I-R: In una tua intervista hai definito la tua musica come una fotografia della vita. Come descriveresti questa fotografia se dovessi solamente usare le parole e non la musica?

M: Uhm... Credo che la definerei: Abbastanza bella. Ci son cose positive, altre meno, ed altre totalmente negative. C'è dentro la gente che incontri. Direi che è come la mia vita: abbastanza buona [definita proprio "Pretty good", ndr]. So che la mia musica spesso suona molto triste, ma sai, la tristezza è così bella. Non credo che la tristezza sia una sensazione negativa, anzi, penso che sia veramente bellissima. Magnifica.

I-R: In una tua dichiarazione sostenevi che nella tua musica cerchi il giusto compromesso tra tecnologia ed anima. Credo che il punto di unione sia la tua voce, trasmette la tua anima anche attraverso le varie lavorazioni che compi su di essa. Pensi che quel legame sia mantenuto dalla voce?

M: Per me la voce è uno strumento, è importantissima, soprattutto in chiave live. Ciò che cerco, però, è il giusto bilanciamento tra i suoni. La chiave sta nel bilanciamento. Ogni suono deve perfettamente amalgamarsi con gli altri fino a creare una perfetta armonia.

I-R: Qual'è il processo di lavorazione delle tue canzoni?

M: Ah, quello è sempre diverso. Cerco di non limitarmi mai e di non incanalarmi in un'unica strada per sviluppare un brano. A volte parto da un beat che suona bene o suonando dalla tastiera. A volte parto da una linea melodica. Non ho una sola via di sviluppo. Voglio divertirmi a far musica.

I-R: Cosa provi prima-durante-dopo un concerto?

P & M: Questa è una buona domanda. Ah.

M: Come ti senti te Paul prima di un live?

P: Nervoso. Ma non è una sensazione negativa. E' quel nervosismo che fa si che l'emozione e la carica giusta rimangano in te per farti fare un buono show.

I-R: Quindi tendete ad essere nervosi?

M: Sì, decisamente. Ma è un buon nervosismo. Come quando devi baciare per la prima volta una ragazza. Il momento prima sei nervoso anche se sai che sarà stupendo ed emozionante. Ed è lo stesso quando suoni. In più, quando sali sul palco, non ci sei solo più te con i tuoi sentimenti, ma un reciproco scambio con il pubblico che ti sta ascoltando ed è come un continuo movimento di emozioni all'interno di uno stesso ambiente. E' importante creare un rapporto. Quando finisce il live, invece, siamo quasi sempre un po' dubbiosi sulla nostra performance e pensiamo cose tipo "potevamo far meglio", "abbiamo suonato di merda", ma invece, un paio d'ore dopo iniziamo ad apprezzare e a dire "ah, abbiamo suonato bene", "è stato un bel live, divertente".

P: Il live dipende sia dal pubblico che da chi suona. E' un rapporto inscindibile. Il pubblico diventa parte dello show. A volte suoni meglio, a volte peggio...

M: E' una questione di Esserci. Esserci in quel momento. Essere presenti. Ci sei te e c'è il pubblico: questo è il bello. Come diceva Paul, a volte canti meglio, a volte suoni peggio, non è ciò che importa. Tutto dipende da il rapporto che si è instaurato con l'audience.

I-R: Qual'è la tua opinione riguardo alla diffusione della musica in internet?

M: Ne sono affascinato. Personalmente, mi piace come la gente possa parteciparvi e, ad esempio, possa cercare la mia musica, vedere dove suono, contattarmi. Devo molto ad internet. Credo che 10-15 anni fa era tutta una questione di mainstream, di pop, di majors. Internet ha riportato la musica al suo stato di creatività. Negli anni '60 prima c'era la musica e l'arte e poi l'immagine. Ultimamente con tutte queste Britney Spears la situazione stava degenerando. Ora, invece, puoi decidere cosa ascoltare, chi ascoltare, trovare nuovi artisti. Acculturarti. Credo che internet abbia davvero un potere enorme.

I-R: Spostiamoci in una sfera più personale. 'Remember The Good Things' è il titolo di una tua canzone (dall'ultimo disco). Qual'è la prima bella cosa che ricordi della tua vita musicale e della tua vita in generale?

M: Uhm...

P: Un'intervista tosta, eh?

M: Si, decisamente dura. Partiamo con la musica. Il primo ricordo si rifà a quando avevo 16 anni e ho suonato la batteria davanti a 3000 persone. E' stato fantastico. Ed è ciò che poi, quando ho iniziato la mia carriera, mi è sempre piaciuto provare. Il sapore dei live show. Un altro ottimo ricordo è stato quando ho firmato per la Plug Research e ho potuto così pubblicare i miei dischi e farli sentire ad un maggior numero di persone. Son contento che mi abbiano dato questa possibilità.

I-R: E personalmente?

M: Ce ne sono parecchie. Il periodo scolastico è stato fantastico. Sono andato ad una scuola eccezionale, una scuola d'arte. Mi ha lasciato molto. Cos'altro... Il mio primo bacio con una ragazza è stato figo, la prima volta che l'ho fatto è stato figo...

I-R: Diciamo le prime volte in generale quindi?

M: Si si, giustissimo. Le prime volte ti lasciano qualcosa dentro, sempre.

I-R: Qual'è la cosa più importante nella tua vita?

M: Ah, un'intervista difficilissima.

P: Da psicologo...

M: Allora mi sa che scoppio a piangere

(risate)

M: La cosa più importante per me, credo sia essere una brava persona. Far sentire le persone meglio, anche solo in parte. C'è tanta musica arrabbiata o dance music/drug music, io, invece, voglio fare musica che lasci qualcosa di bellissimo. Poi credo che sia davvero importante l'ambiente. Impegnarsi a salvaguardare il mondo in cui siamo coinvolti con le scelte che si fanno: cosa mangi, come vivi, con che mezzi ti sposti. Ad esempio, noi andiamo in bicicletta il massimo che possiamo. Ci son tante piccole cose che ognuno di noi può fare per cercare di migliorare il nostro ambiente. Fare la scelta migliore ogni volta che c'è la possibilità: credo sia questo ciò che è davvero importante. Ora in tournée dobbiamo spostarci spesso in aereo e questo non è il massimo. Infatti per spostarci in Europa eviteremo gli aerei e ci sposteremo con mezzi decisamente meno inquinanti.

I-R: Per esempio, i Radiohead utilizzano navi per i loro spostamenti.

M: E' un piccolo, ma importante cambiamento: cercare di portare il minimo disagio al mondo. Ritengo altrettanto rilevante la questione Cibo. Meglio prediligere cibi organici rispetto agli Ogm, meglio comprare ciò che c'è nei mercati di Montreal rispetto a quello che arriva direttamente dalle industrie. Privilegiare ciò che è locale così da evitare l'inquinamento derivante dal trasporto di esso. E' davvero importante. E' stata una domanda davvero difficile, ma credo di aver dato una buona risposta, no?

I-R: Certo. Questo discorso mi ha fatto venire in mente i Sigur Ros, tornando anche a parlare di musica che cerca di portare buone sensazioni. Che ne pensi di loro?

M: Li ammiro molto. Li ho visti ad un festival in Irlanda e penso che facciano davvero della musica grandiosa. E' ciò che serve alle persone. Non quelle cazzate che passano in tv, tipo 50 Cent, donne, sesso, diventa ricco o muori provandoci. Quelle son stronzate. Penso ci siano davvero emozioni Stupide dentro. Non è il mondo che viviamo, non è ciò di cui ha bisogno il mondo.

I-R: La cosa più importante che hai imparato nella tua vita?

M: L'idea di essere presenti. Non nasconderti o progettare il tuo futuro. Essere presente. Quando fai musica, quando parli con la gente, quando fai l'amore. Esserci. La cosa migliore che tu possa fare è vivere il momento. Sto andando bene in queste domande difficile. (ride)

I-R: Hai parlato di essere presente, quale pensi sia il tuo ruolo nella musica, nell'arte?

M: Non penso sia importante pensare ad il proprio ruolo. Io cerco di essere onesto, onesto nella musica che faccio e nella vita. Provare a fare ciò che ritengo importante per me. Divertirmi a far musica e trovarmici a mio agio. Non cercare di fare qualcosa per qualcuno per forza. Essere una buona persona che crede in sé e che cerca di regalare emozioni. Potrei dire di sentirmi quasi come un cantautore, per quanto la mia musica sia abbastanza lontana da questi canoni.

I-R: Dato che abbiamo ancora un po' di tempo, torniamo a parlare della tua musica. Campioni molti? Ad esempio suoni dalla natura, effetti tratti dall'ambiente che ti circonda?

M: Nel primo disco ho campionato molte cose: io che suonavo il bongo della mia ragazza, io e lei che ci baciavamo, bottiglie, cose così. Mi piace registrare il pianoforte mentre lo suono in una stanza, così da salvare la sensazione che si viene a creare mentre suono quelle note. Rende tutto più intimo e personale. Amo anche i synth e i software; è fantastico poter far musica ovunque e sempre.

Finiamo l'intervista con un enorme sensazione di benessere, e Milosh e Paul ci invitano a cenare con loro. Dopo il live ci chiedono se possiamo portarli a far vedere un po' Milano e ce li portiamo dietro prima al Rocket a sentire i Sexual Earthquake Of Kobe (che apprezzano molto e per cui Paul spende tutti i suoi soldi in merchandising), poi ai Magazzini Generali e infine a mangiare brioches con nutella ad un forno. Dire di aver conosciuto due persone squisite, sarebbe riduttivo.

Recuperiamo solo in un dialogo di una notte divertente ed intensa.

M: io non credo in Dio.

I-R: volevo farti questa domanda all'intervista, ma mi sembrava troppo personale...

M: No no, dovevi farla. E' importante questo discorso. Io non condanno chi crede in Dio, assolutamente, ma condanno la Chiesa. Gli sprechi, i vantaggi tratti dall'ingenuità delle persone, i lussi per una religione che si fonda sull'umiltà.

I-R: Pensa che in Italia, con lo Stato Vaticano a due passi, siamo praticamente in balia del clero ancora adesso, nel 2008. Ciò che viene detto dalla Chiesa è ciò che dobbiamo fare, praticamente. Immagina solo questo.

M: Incredibile...


Mattia Barro con la collaborazione di Roberto Grosso Sategna

RECENSIONE - Sexual Earthquake In Kobe (29.10.08)

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT

Sexual Earthquake In Kobe @ Rocket, Milano
Uscire dall'incredibile emotività di Milosh e infilarsi al Rocket, nella stessa sera, è impresa ardua. Di scena, al Rocket, i francesi Sexual Earthquake In Kobe, giovane band nu-rave.

Si passa dal blu e rosso diffuso della Casa, alle strobo epilettiche che accompagnano i ritmi scatenati dei cugini d'oltralpe. Giovani e veramente nerd, sul palco, si trasformano in Psycho Killers. Basso, voce e tastiere e con ingegnere del suono a seguito. Ritmi forsennati, tastiere fluo e riff di basso sporchi. Una perfetta combinazione di suoni homemade.

Si sente decisamente troppo spesso, però, quel suono tipico francese, in italiano traducibile con 'tamarro'. Spesso i loro fratelli grandi, i Justice, appaiono qua e la come spesso appaiono i cugini Crookers, con tutta la nuova scena da clubbin' al seguito, in particolare quando la band cerca un approccio più dance-club e meno rock.

In evidenza la sezione visual, grazie alla proiezione in contemporanea dello stesso live con effetti deformanti. Il pubblico, comunque un po' scettico sul livello di rumore prodotto, rimane molto ancorato al pavimento, senza lasciarsi andare.

La forza dei SEIK è, chiaramente, l'energia e la spigliatezza on stage e forse, con una risposta maggiore del pubblico, l'atmosfera sarebbe potuta esplodere o, quantomeno, generare un terremoto sessuale a Milano. Peccato.

A show concluso, il classico banchetto della band mostra una varietà incredibile di copertine con cui viene incartato il disco-ep dei SEIK (tutto fatto a mano con materiale di riviste, giornali, confezioni) che, oltretutto, è venduto ad offerta libera.

Un gruppo da tenere in considerazione e da riosservare e riascoltare tra un pizzico di maturità in più.

Mattia Barro

lunedì 24 novembre 2008

"Bisturi, tampone, divaricatore, bistruri, tampone, complicazioni, bisturi, tampone" - SDVQ-

E lei era sotto i ferri mentre io ero ai ferri corti con la vita.
Vorrei salvarti, ma non posso. Come la masturbazione ed il sesso. I miei rapporti asettici come la sala operatoria dove giaci e conti alla rovescia per dar tempo all'anestesia di portarti via.
10.
E non c'è rumore più raccapricciante dei guanti che vengono indossati.
9.
E puoi sentire solo il freddo. Delle emozioni, del dolore, del metallo.
8.
E della morte. Che canta la ninna nanna.
7.
Sentirsi vegetali con un tubo in gola. Un tubo in gola. Hai un tubo in gola.
6.
Sei un po' stanca vero?
Ti lascio dormire.


I rosari nelle mani dei parenti lasciano stigmati. Ma non è Dio, ma la forza di crederci sempre.
Dio sbadiglia della routine.
Ti nutriranno in flebo. Poi con pappette. Odierai lo spreco egoista dell'anoressia.
"Sei incinta?"
"Sei sicura di non essere incinta?"

Bisturi, tampone, divaricatore, bistruri, tampone, complicazioni, bisturi, tampone.


Mattia Barro

"Ora che inizi a lavorare a tempo pieno" -SDVQ-

E ora che inizi a lavorare a tempo pieno devo capire come occupare attimi, case, scuole, palazzine abusive. Calpesto i tuoi piedi di piombo senza che tu possa sentire me o i Tv On The Radio. Diminuiranno scopate e nottate a parlare come adolescenti: siamo già vecchi.
Muro contro muro è solo claustrofobia.
Milano contro Milano.
Son salito in macchina e son sceso al primo allarme perchè è tutto così scontato che sembra già periodi di saldi o periodi di Natale che gli abbondanti ipermercati già trasmettano Jingle Bells. Son sceso al primo verso. Ho imprecato verso te.
E ora che inizi a lavorare a tempo pieno devo capire come occupare attimi, case, scuole, penitenziari stracolmi. Sindaco di sto beneamato cazzo. Sindaco di sto beneamato cazzo.
Mi han chiamato e detto di ubriacarmi mi han chiamato e detto di ubriacarmi mi han chiamato e mi han chiesto da quanto è che non bevo e mi han detto di ubriacarmi. Il gomito si eleva. Il tasso alcolico si eleva. This wil be my next saturday baby. Sto morendo di riff anoressici e della tua voglia asettica di strapparmi il cuore. Te lo volevo dare senza tutte queste sale operatorie affittate o camici o guanti in lattice o latte in polvere. Ma preferisci prenderlo perchè non ti è dato, come il sesso a prostitute. Come il sesso.
C'è scritto di non spingere il tasto rosso e ti ci sei seduta sopra con tanta noia che ti ho detto "dato che ci sei sputaci anche sopra no?". Hai detto "Oggi voglio litigare", ti ho detto "non puntualizzare il momento". Avverbi di tempo con perturbazioni su tutta la penisola. I crolli a picco delle nostre azioni, delle nostre azioni e dei gradi centigradi. Gradi centigradi. - 2 gradi centigradi. Fa un freddo del cazzo e non ho una giacca pesante per coprire le ferite che mi hai aperto sulle braccia. Che ora sembro un tossicodipendente. Un eroinomane. E tu ti senti un'eroina. E non riesco a comprarti nemmeno con i soldi che mi son fatto dando via culo ed anima. Ed anima.
Mi hai detto che è normale essere freddi a questa temperatura. Io ho detto che è normale essere stronzi. Non ci troveremo mai d'accordo. Ci stan rubando tutto. Emozioni, sensazioni, opere d'arte. Anche la lettera M cazzo. Che il nostro a_ore sarà a_ore per se_pre. A_ore per se_pre.


Mattia Barro

martedì 11 novembre 2008

"Occupato. Spazio" - SDVQ

Ti respiro addosso. E non c'è contatto. Cazzo. Non c'è contatto.
Il contrasto delle nostre ombre sul muro perchè fuori, si, c'è luce, ma è nuvolo da far schifo. Le mie mani scorrono sul tuo freddo carbonio.
Muro contro muro.
Gelo contro gelo.
Me contro me.
Te contro me.
E ti respiro addosso, quasi. Il tuo corpo, per quanto sia sinuoso, è dannatamente rigido. Occupi spazio. Sai, occupi. Spazio. Occupi. Spazio.

OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO. OCCUPI SPAZIO.


Il gelo canta brani commerciali. Fottute sigle pubblicitarie.


-Stralci di Vita Quotidina-
Mattia Barro

lunedì 10 novembre 2008

"E gli eventi" - SDVQ

E mi alzo con un mal di testa tremendo a causa del tuo zampettare tra i tasti che sei sveglia da un po' ed è tutto un tictactactictac che le mie tempie pompano benzina a 1,4 €/l, come le prostitute. Rumene e per lo più minorenni.
Tu dici "i miei capelli sono uno schifo" e io metto su il caffè che lasceremo raffreddare e che porteremo alle nostre bocche freddo ed amaro. E americano. USA. Mischialo alla mia personalità. Shakera.
Le tue gambe son così magre e le tue labbra così all'ingiù che mi ricordi la bambina con in mano il cartello "non o familia aiuta me" che ho superato ieri, sbadigliando e con l'ipod al massimo. Siamo anestetizzati dalla pietà, dalla violenza, dalla sofferenza, dalla sofferenza, dalla sofferenza e dalle operazioni a cuore aperto. Medici della mutua. Mute subacquee per uscire da sto mare di merda.
E sei pallida. Cazzo se lo sei. Da spaventarmi.
Ti faccio mangiare.
Ti faccio bere.
Ti faccio coraggio.
Tictictictictictictictactactactactactactictictactactictictactactictictactactactictictaccc.
Ti passo la mano tra i capelli come per dirti "stai tranquilla, ci sono io" e vorrei che dicessi "grazie", ma dici "ho dei capelli orrendi ora".
Ma non staresti bene con il segno della mia mano sul tuo viso pallido. Pallido da spaventarmi.
E gli eventi e gli eventi e gli eventi, dicono che mi salveranno. Come nei videogiochi ai save points. Ma la memory card è piena.
Cazzo.
Mi chiama e dice "Ne uscirai, ne uscirai, ne uscirai", chiedo come. "Ne uscirai", dice.

RECENSIONE - Milosh (29.10.08)

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT

29-10-2008
Milosh @ La Casa 139, Milano
Luci basse, prevalentemente un rosso diffuso, o un blu, sedie e tavolini sotto il palco. Qualche birra a metà. La Casa 139 si veste d'intimità per la messa in scena dell'unica data italiana del canadese Milosh.

Ad aprire, i Noise Under Dreaming. Suonano un rock strumentale senza la partecipazione del basso che, almeno secondo noi, sarebbe fondamentale, soprattutto in questo genere. Manca qualcosa nelle loro atmosfere e, forse, l'abbiamo già trovata.

Presentazione minimale, invece, per Milosh, che si circonda solo di tastiera, Macintosh e loop station per la voce, accompagnato sul palco dal chitarrista canadese Paul Pfisterer.

E' sarà proprio l'uso dei loop sulla voce a ricreare quelle oniriche rappresentazioni sonore che contraddistinguono le produzioni di Milosh e ad arricchire il minimale approccio strumentale. La componente elettronica lascia maggiore spazio alla componente acustica producendo un maggiore impatto emotivo e riservato. Il connubio voce-chitarra si fa padrone dell'intero live, mostrando le enormi capacità vocali di Mike Milosh, vero valore aggiunto.

E più che di canzoni suonate, bisognerebbe parlare di emozioni evocate, di colori tenui, di autunni e primavere. Perchè un concerto di Milosh è prevalentemente questo: cercare di migliorare l'umore delle persone, tinteggiarlo. Un'ora di benessere ed intense sensazioni.

Mattia Barro

domenica 2 novembre 2008

INTERVISTA - The Banshee

Pubblicata su
INDIE-ROCK.IT



Interview: Banshee
Raggiungiamo tramite MySpace i Banshee (in particolare Jago, voce chitarra, e Nico, chitarra) per una chiacchierata, dopo che la band ligure ha pubblicato l'album 'Your Nice Habits' e dopo le recenti tappe live a Londra e nel sud Italia.

Indie-Rock.it: Iniziamo con qualcosa di facile: una parola per definire i Banshee. :

Banshee: Estremi.

I-R: Il vostro nome riporta subito alla mente la scena new wave degli anni '80. Secondo voi, quanto è stato importante quel periodo storico nella storia della musica e quanto è stato influente per la vostra musica?

B: Mi diverte l'aspetto sperimentale ed eversivo della new wave. Non solo nella musica, ma anche nella letteratura e nel cinema. Ritengo che sia stato molto importante come periodo storico e sinceramente vorrei averlo vissuto!

I-R: Che musica ascoltate?

B: Death metal.

I-R: Segnalate gli artisti che, su di voi, hanno ed hanno avuto una forte influenza e un'artista/band emergente che vi ha interessato. Perché tale scelta?

B: Forse una delle band che da anni e tutt'ora ho come riferimento sono i Radiohead, penso che abbiano creato qualcosa di veramente nuovo e che molti dei loro dischi siano tra i migliori della mia 'collezione'. Un artista emergente che ci ha stuzzicato parecchio ultimamente è White Williams, giovane solista newyorkese che ha recentemente pubblicato il suo esordio, credo che abbia sonorità e idee geniali.

I-R: Quale è stato l'evento che vi ha portato ad iniziare a suonare, sia singolarmente che poi con il nome di Banshee?

B: Ne parlavo in questi giorni, è difficile identificare un momento, credo che per tutti noi i sabati pomeriggio da teenagers al Fitzcarraldo di Genova abbiano significato molto all'epoca, peccato che ora sia chiuso da anni.

I-R: Come i Port-Royal (altra band riconosciuta a livello internazionale), venite da Genova. Quanta importanza date alla vostra città? Com'è la scena?

B: La scena è scarsina anche se ci sono diverse band che fanno ottimi dischi, direi che, collegandomi al discorso di prima, il problema di Genova sta proprio nel fatto che adesso un 13enne non ha più un Fitzcarraldo dove andare. In realtà neanche io ho un posto dove andare e non ho più 13 anni, da noi si dice così: 'a letto senza scena'.

I-R: Vi ho visti la scorsa primavera al Gasoline e mi avevate colpito per il forte impatto dell'esibizione. Che valore ha per voi la dimensione live e quale sensazioni provate quando accende gli amplificatori di fronte al pubblico? Soprattutto considerando i vostri brani che sembrano dipendere molto dalla stretta relazione pubblico-palco-disco.

B: La dimensione live è tutto per noi, è l'inizio e la fine di tutto, la sensazione di suonare i propri pezzi davanti ad un pubblico e riuscire a coinvolgerlo nella nostra delirante messinscena é impagabile. Ti fa venire voglia di fare migliaia di chilometri in furgone alla settimana sulle autostrade italiane, mi spiego?

I-R: Che sensazioni avete provato nel vedervi nominare dall'NME, una delle testate più importanti del genere? A proposito, come siete stati accolti dal pubblico londinese nei vostri recenti live anglosassani?

B: Quando ho visto l'NME, la prima cosa che ho pensato è stata: "No, dai! E' chiaramente un fotomontaggio!" poi ho cominciato a barcollare e sono svenuto sul pavimento... I live in UK sono comunque sempre un gran divertimento, il pubblico là è fantastico e si conosce sempre gente interessante con cui confrontarsi, parlare... Molto stimolante.

I-R: Unendo l'Inghilterra e il vostro ultimo disco, come è nata la collaborazione Luke Smith? Come vi siete trovati ad affrontare un lavoro che già sulla carta sarebbe stato di respiro internazionale?

B: Abbiamo cercato noi Luke, era il primo della lista per i produttori di 'Your Nice Habits', l'unico che abbiamo contattato perché ha accettato subito. Lui è un grande, proprio simpatico, oltre che essere un produttore geniale e un'ottima persona con cui lavorare. Tutto è venuto da sé comunque, ci siamo trovati benissimo fin da subito, dalle prime telefonate alle giornate in sala prove per poi finire in studio a lavorare a ritmi serratissimi ma con grande tranquillità ed entusiasmo. Ora è New York, al lavoro per i Depeche Mode. Però se non avesse registrato un disco per noi, non so se Dave Gahan & Co. lo avrebbero preso, eh!?

I-R: Continuando a parlare del vostro ultimo lavoro, quali riscontri avete avuto tra pubblico e critica? Come pensate che si sia evoluto il vostro percorso sonoro?

B: Devo dire che i riscontri sono ottimi, meglio di quanto mi aspettassi, sia dalla critica che dal pubblico. Il discorso dell'evoluzione sonora è complicato e ovviamente in atto continuamente, ora stiamo sperimentando molto, abbiamo scritto pezzi con computer e campionatori, vedremo che ne verrà fuori, al momento so solo che c'è una grande spinta creativa, non so dove ci porterà di preciso ma va bene così!

I-R: Cosa vi ha lasciato 'Public Talks' a livello personale? :

B: Cosa ho lascio io a livello personale, vorrai dire?! Pensa che avevo una relazione con Heidi Klum, solo che suonavo moltissimo e non ci riuscivamo mai a vedere!

I-R: Italianità e musica. Come si rispecchia l'essere musicisti nel vostro quotidiano? C'è maggior interesse da parte della gente o siamo ancora in uno stato dove essere musicisti equivale ad essere "perditempo" e "bamboccioni" [citando chi può permettersi di perder tempo sul serio, ndr]?

B: Mia madre mi considera un perditempo e così molte altre persone, in realtà l'idea di poter fare solamente i musicisti è utopica almeno in Italia, è ovvio che se capiterà ne saremo ben contenti, per ora stiamo coi piedi per terra e ci teniamo aperte altre strade.

I-R: Facendovi un'intervista tramite e-mail e avendovi contattato tramite MySpace, quest'ultima domanda sorge spontanea. Quanto è importante la dimensione web nella vostra musica e nella vostra vita?

B: E' importante ma non totalizzante, ovviamente il web ci serve e ci aiuta moltissimo, ma non siamo tipi da passare le giornate su MySpace o Facebook, ci piace fare altre cose, inoltre con tutte le cose che abbiamo da fare, non abbiamo veramente tempo per abusarne.

I-R: Se volete concludere con una libera dichiarazione...

B: La libertà sta nel non dire nulla, a volte.

Mattia Barro

venerdì 24 ottobre 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "E io che avevo un full"

E i re.
E le donne della mia vita rappresentate su quelle quattro carte per cui ho perso la mano della vita al poker del lunedì sera.
E il Rocket il martedì.
La Champions il mercoledì.
Ti ho preparato la cena ma vedendo che son le 2 del mattino, deduco che ormai non arriverai più.
E non arriverai più con i mezzi in sciopero, con i rapporti in sciopero.
E io che avevo un full.
E io che avevo un full.
E io che avevo un full.
Cercare di scopare il cazzo il giovedì.
Intossicarsi il venerdì.
Avevo un piano per portarti via da qui, ma ora mancano i soldi. soldi. soldi. soldi.
Relazioni telefoniche a cui non rispondi, relazioni telefoniche ad insulti, relazioni telefoniche tim-3-vodafone-wind. Scopiamoci i call center che sono esperti. Cuffiette e microfono.
E io che avevo un cazzo di full.
E io che avevo un cazzo di full.
E io che avevo un cazzo di full.
Per il weekend preferisco l'inquietudine di 20 mila abitanti impagliati che sfrecciano su e giù nel centro, nel centro di chissàche chissàcosa chissàperchè.
Un tris e una coppia son esteticamente un piacere.
Quattro donne sono una convivenza difficile. Sono alleanze.
"Puoi capirmi e non insistere".
Non posso comprendere di perdere con un full in mano. Dico io, un full in mano.
Un full.
Un full.
Un full.
Mi puoi ridare quei soldi che ho la prima rata dello strozzino?
Il Messico è così lontano, lontano lontano lontano là dietro l'oceano? Acqua.


E' solo acqua, pensai mentre stavo affogando con il corpo immobilizzato.


Mattia Barro

lunedì 20 ottobre 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "The Devil, You+Me"

Prendi un brano dei Notwist, prendi i suicidi, prendi una dipendenza cronica a cui sai solo fingere di dire stop. E cerca di mandare giù tutto con un po' d'acqua. Superata l'iniziale pesantezza, il gusto acre, l'insensatezza del gesto, solo allora, le polaroide inizieranno ad avere senso. The Devil, You+Me.
Serra le persiane prima che diventi giorno. Perdi la cognizione del tempo alle 10 del mattino e alle 10 di sera, con gli occhiali grossi, giganteschi, grotteschi. Testa dentro.
I vicini che rientrano spingendosi sghignazzanti alle 4 del mattino, dormire soli come i cani nelle loro cucce, i carcerati in isolamento, tutti i nostri genitori e i matrimoni e le separazioni non per fare male, ma per peggiorare tutto.
E l'alcool non scende fluido e rapido se la corda della tua impiccagione ti blocca la gola come nel sesso estremo o negli attacchi di panico durante i "grazie di tutto", "grazie di essere qua", "grazie al cazzo". E continueremo ad avere attacchi mentre la fase difensiva risulterà essere raffazzonata e grossolana. Allenatori nel pallone con le palle girate. Perdiamo in casa. Perdiamo la casa.
The Devil.
Le chiavi non entrano nelle fessure e nel chiavare il cazzo non sfonda la figa e la foga di sfondare distruggerà l'ego dei nostri giubbotti di pelle. Toccherà rifarci capelli e guardaroba, modi di porsi e polsi, orologi, elogi, sfregi. Sfoghi.
You+Me.
E le sbornie si allungano e i post sbornia durano fino al tuo compleanno come le ultime foglie sugli alberi. Sui fogli scrivo i miei albori e i loro ori: olimpici e di bigotteria. Continuerò a fare colazione da Tiffany's finchè serviranno quelle brioches al cioccolato. O i muffin.
Hai dei soldi da prestarmi? Ho speso tutto facendomi un culo grosso COSI'.
Avremo ancora problemi a trovare posti in prima fila? Sedie libere? Free drinks?
"Mi dimetto".
Ci stringiamo la mano per salutarci dopo tanto tempo.
"Come stai? Io bene. Ci vediamo in giro".
"Come stai? Io bene. Ci vediamo in giro".
Conversazioni a gettoni perchè le cabine sono occupate da tutti i nostri supermen. E la Super Senza Piombo sale e poi scende, e l'euro sale poi scende. E i dollari li teniamo come ricordo se qualche parente ha avuto la fortuna di andare al di là. E nell'aldilà con pochi spicci trovi davvero delle ottime offerte. A tratti vintage. A tratti retrò.
Il Sogno americano nei cassetti dei mobili svedesi. Le figure di merda degli italiani all'estero. E sentirsi straniero nelle proprio quattro mura. Perdere in casa. Perdere la casa.
Se solo ti mettessi le giuste lenti a contatto mi riconosceresti mentre ti saluto.
Come i bambini fanno già dopo il primo incontro.
Come il piccolo Matteo che spalanca gli occhi e sorride: "Tia".
Torniamo ad essere ingenui e giovani con i cervelli che pesano. Come gli amori corrisposti e quelli no. Soprattutto quelli no.
Siamo occupati. Sembriamo cessi pubblici, mica relazioni d'amore. Non facciamo mai l'amore e le relazioni sembrano tutte negative quando finalmente le stampiamo e le sottoponiamo ad un'ulteriore analisi. Analisi. Ed analisi. Ed analisi. Nulla di preoccupante nei risultati finali che non sappiamo leggere.
Vorrei correre sotto la pioggia e schivarne ogni goccia per potermi fermare di colpo e annegare.
Ma non piove mai abbastanza.
Dio è tirchio, o debole. Od entrambi.
It's the Devil, You+Me.


Mattia Barro

mercoledì 15 ottobre 2008

RECENSIONE DISCO - The Banshee - Nice Your Habits

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT

Banshee:
Your Nice Habits
ANNO:
2008
ETICHETTA:
Suitside

"Direttamente in mezzo al dancefloor"


VOTO: 7

GENERE: indie-rock, nu-wave, post-punk.

PROTAGONISTI: i Banshee sono una band indie-rock genovese che ha trovato forte riscontro all'estero, sopratutto in Inghilterra (citati, ad esempio, sull'NME). Il gruppo è composto da Jago (voce, chitarra, synth), Nico (chitarra, voce, synth), Fish (basso), Patrick (batteria).

SEGNI PARTICOLARI: alla seconda prova sulla lunga distanza dopo l'album d'esordio, 'Public Talks', che li ha subito eletti come migliore risposta italiana alla nuova onda indie/new-wave internazionale. Il disco annovera sia in fase di produzione che di mixaggio Luke Smith (produttore, ad esempio, degli Shitdisco).

INGREDIENTI: tutto ciò che può essere reso dancy e indie. Schitarrate e riff, charleston in controtempo, cassa in 4/4, ritornelli catchy. Ogni tanto un po' di innesti elettronici a rinvigorire la formula e a svagare un genere in sé abbastanza limitato.

DENSITA' DI QUALITA': si parte direttamente nel mezzo del dancefloor saltando code, inutili selezioni all'ingresso e persino il guardaroba con 'Cut Me Clear', il miglior modello dei Banshee messo per inciso. Riff di chitarra appiccicosissimo, ritmo incalzante con basso e batteria vertiginosi e ritornello che si stampa a fuoco nella memoria. Una partenza folgorante. Il singolo 'Kicks Up', a seguire, immerge lo stesso prodotto in un acido elettronico. '3rd' è un ripetersi delle precedenti composizioni in forma decisamente più scarna mentre 'Russia' prova a ridare un tocco elettronico all'intero progetto. Se 'Electric' è veramente una scossa ritmica, 'Believe The Master' inizia a subire un po' di fiacca, che inesorabilmente comincia a colpire il disco. I brani rimanenti provano senza grande successo a rimescolare le carte giocate in precedenza. La vera prova di maturità, però, è la conclusiva 'Colder', che comporta la definitiva consacrazione dei Banshee e ci fa sperare che quella sia questa la nuova chiave di scrittura dei loro futuri lavori, concedendo più spazio al suono e meno alla frenesia compulsiva degli esordi. Loro fanno di tutto per rendere scorrevole e interessante l'intero prodotto anche se spesso finiscono negli evitabili cliché di tale genere. Senza dubbio un disco-conferma che, giustamente, porta in sé la consacrazione della band genovese come solida realtà nostrana in grado di competere, quanto a capacità creativa e produttiva, anche all'estero.

VELOCITA': disco-punk con cassa in quarti. C'è sempre da scatenarsi, muoversi, agitarsi e ballare/pogare come ragazzini.

LA DICHIARAZIONE: "Non saprei che cosa dichiarare così su due piedi... Posso dirti che probabilmente i nostri e i vostri 'nice habits' meritavano un disco che li prendesse un po' per il culo", dichiarazione rilasciataci (scherzosamente) tramite e-mail.

IL SITO: 'Myspace.com/thebanshee'; 'Thebanshee.it'.


Mattia Barro

giovedì 9 ottobre 2008

RECENSIONE DISCO - Bomb The Bass - Future Chaos

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Bomb The Bass:
Future Chaos

ANNO: 2008
ETICHETTA: K7

"Pare chiaro fin dal primo brano che sarà la cupezza di un futuro caotico a tinteggiare le ombre dell'intero disco"

VOTO:7


GENERE: trip-hop, elettronica.

PROTAGONISTI: dietro Bomb The Bass si cela il volto del produttore/dj, made in UK, Tim Simenon. Nel disco, oltretutto, troviamo la presenza di ospiti in ogni brano: cinque brani con Paul Conboy ed uno con Fujiya & Miyagi, Toob, Mark Lanegan e Jon Spencer.

SEGNI PARTICOLARI: Tim Simenon e la sua creatura arrivano alla pubblicazione del loro quinto lavoro da studio, dopo i precedenti 'Into The Dragon', 'Unknown Territory', 'Clear' e 'Clear Cut'. Conosciuto sopratutto per la sua capacità di rielaborare campioni del passato con cui ha dato un notevole contributo alla scena dell'acid house di fine anni '80.

INGREDIENTI: tutta l'elettronica dell'album è moderata, studiata accuratamente. Ritmicamente c'è molto trip-hop e le scelte di suoni a cui esso viene mescolato creano un denso strato sonoro. Il disco si mantiene quasi sempre sulla falsa riga di un electro avvolgente, a volte fin troppo calcolata. L'eccentricità, a cui spetta il compito di concedere linfa brano dopo brano, proviene dai momenti più drum 'n' bass dove i suoni trovano finalmente una boccata di distorsioni e nervosismi.

DENSITA' DI QUALITA': il caos futuro è perso nello smog. Pare chiaro fin dal primo brano che sarà la cupezza di un futuro caotico a tinteggiare le ombre dell'intero disco. Un'apocalittica previsione. 'Smog', in apertura, è il trans-europe express che immerso in una galleria nera pece corre sui binari. 'Butter Fingers', con Fujiya & Miyagi, continua ad articolarsi su scelte sonore deep/electro dal contesto claustrofobico. Se 'Old Jon' minimalizza ancor più quanto prodotto nei brani precedenti, 'So Special' cerca, invece, un'apertura più soffice ed emotiva, anche se la sensazione di 'malumore' incombe comunque. 'No Bones' è finalmente un racconto privato dai tratti electro-soul. Soffice. Tutto torna apocalittico quando il genio di Lanegan mette voce e mano su 'Black River': da brividi. La successiva 'Hold Me' non aggiunge niente di eclatante mentre la conclusiva 'Fuzz Box' con Jon Spencer recupera tratti più acidi, in una drum 'n' bass nevrotica, ma pur sempre contenuta. Si tende comunque ad essere assorbiti da questa malvagità apparente. Tim Simenon sembra quasi attingere dal suo compagno di etichetta Milosh, rendendo però il mondo suonato, decisamente più scuro. Sarà davvero un futuro caotico a sentire questo disco, ci aspetta davvero il nero.

VELOCITÀ: cadenzata, ritmata. analoga per quasi tutto il disco, trova qualche accelerata quando i brani si spingono più sulla drum 'n' bass.

LA DICHIARAZIONE: Tim Simenon parlando del disco: "I suppose you'd file it under electronic; but electronic music with soul."

IL SITO: 'Myspace.com/bombthebass'; 'Bombthebass.com'.

Mattia Barro

martedì 23 settembre 2008

RECENSIONE DISCO - The Pinker Tones - Wild Animals

PUBBLICATA SU INDIE-ROCK.IT


Pinker Tones:
Wild Animals

ANNO: 2008
ETICHETTA: Nettwerk

"Una montagna russa di controsensi"

VOTO: 4



GENERE: elettronica con influenze pop e funk.

PROTAGONISTI: si fanno chiamare 'Mister Furia' e 'Professor Manso'.

SEGNI PARTICOLARI: il duo di Barcellona giunge con questo album al terzo LP, dopo i precedenti 'The Pink Connection' (2003) e 'The Million Colour Revolution' (2005).

INGREDIENTI: una miscellanea di elettronica, funky e jazz travolta, a tratti, da incomprensibili scelte sonore. Interessante l'uso di varie lingue quali portoghese e francese.

DENSITA' DI QUALITA': "Cosa stanno facendo questi due spagnoli?" I brani scorrono lasciando l'ascoltatore in un imbarazzo sconcertante... "Cosa stanno facendo?" Ogni traccia è un mondo a sé, una vita a sé, una canzone a sé. L'iniziale 'Hold On' ci proietta in una simpatica e catchy traccia funkyhouse che fa cantare e muovere. Ma le tre seguenti lasciano veramente un senso di completo disorientamento. 'S.E.X.Y.R.O.B.O.T' sembra una parodia di un qualsiasi brano elettronico e si perde su un scelta sonora dannatamente kitsch. Segue 'On Se Promenait', canzone in lingua francese che prova ad assomigliare ad un tributo (o è una parodia?) al cantautorato francese. Sconcertante 'The Whistling Song', possibile futura sigla di un programma tv per bambini, probabilmente dal basso potenziale celebrale. Capire poi, dopo una scossa del genere, se 'Electrotumbao' sia una buona composizione è un'impresa. Latin-house dal taglio brasiliano (con cantato in portoghese) rimane sospesa in un 'forse...'. Si recupera la componente elettronica con 'Fugaz', electro-qualcosa dalle facili linee melodiche che però, nella sua semplicità, si ritaglia uno spazio positivo e spigliato nella memoria. '24' continua sulla falsa riga dell'elettronica legata a vari altri generi (qua spunta un po' di funky e di jazz) e, nel suo minimalismo lirico, si fa apprezzare. 'Biorganized' è un altro tentativo per stupire, piace e non fa male. Il primo singolo, 'Happy Everywhere', non sdegnerebbe in un disco firmato Hot Chip, stesso andamento e stesso uso della voce, sensibile e affascinante. 'Wilde Eleganz' e 'Working Bees' ritrovano un mood dance e ballabile senza mai brillare. Ma l'eccessiva sicurezza di usare la libertà musicale come passatempo per rendersi intellettuali è ripreso ancora una volta nella conclusiva ed eclettica 'Let Go'. Un disco che lascia più dubbi che emozioni, e che non sa dove andare a parare, considerando che i due protagonisti son fin troppo desiderosi di dar spettacolo toccando infiniti punti dell'universo musicale.

VELOCITA': una montagna russa di controsensi.

IL SITO: 'Thepinkertones.com'; 'Myspace.com/thepinkertones'.

Mattia Barro

mercoledì 17 settembre 2008

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Con un lei che mi strozza al collo"

Il cielo illuminato a giorno da lampi maestosi. E il leggero vento freddo dell'apocalisse, o di un temporale estivo.
Stanotte è una bella notte per masturbarsi, bere mohito, riniziare a stare male o a stare semplicemente peggio.
Tutti ridono come giocattoli rotti, deformandosi i volti e le giunture. La musica che esce dalle casse è bang bang, bam bam, pura merda mal mescolata come la menta e lo zucchero di canna persi in questo rhum. Indossano collane di fiori e diluvia, perchè non è la loro estate, perchè non è più estate da quando mi hai detto "non sentiamoci più, stiamo lontani" come contagiosi. siamo davvero disumani come i preti, come i prati, come i parti?
Non partiamo.
I treni in Italia tardono, gli aerei in Italia non partono. Restiamo qui che infondo possiamo trovare delle rivoluzioni da fare o dei buoni programmi tv a tarda notte. Le prime tv dei nostri drammi psicologici, o sociologici.
I sogni tendono a scomparire. E le donne amate a ripresentarsi sempre.
"Ho un continuo mal di stomaco" penso guardando i tuoi occhi azzurri mentre mi dici "dovevi farti sentire più spesso" e mentre finisco di ripeterti che "non posso credere che ora stai con lui quando dovresti amare me". Ma credo di pensarlo solo e di fartelo solo intuire dai miei occhi inespressivi. Can you read my mind?
E piove più forte quando mi stringi il braccio e guardi il tuo ragazzo. "Bello il tuo nuovo taglio". Dov'ero Erica quando dovevi amarmi? Probabilmente a piangere su me stesso perchè non ero amato.
Siamo banali come le serate dove sono cresciuto, come le discoteche in cui ho ballato, come le ragazze che mi son scopato, tutte comprese. Dov'è finita l'arte, la cultura, la mia fottuta intelligenza? Annegata nell'ombelico, aggrappata ad un piercing.
La nostra non è una scelta, ma un modo di vivere. Conviviamo. Come i gatti affamati e gli uomini, come i lampi e i fulmini di stanotte, come chi ha bisogno di essere salvato e me.
Mi manchi tesoro. Le nostre stupide risate davanti a uno schermo multicolore e le nostre stupide risate davanti ai nostri umori multicolore. Dannata evoluzione tecnologica, dannata scomparsa del bianco e nero.
Avrei preferito l'apocalisse o la tua influenza malsana o una sana scopata sul bordo della noia.
Motiviamo fanatici, affanniamoci per cercare motivi, cerchiamo di afferrare quei moti che ci distruggono le budella. "guarda come piove, vieni qui sotto. Ti bagnerai.", "grazie tesoro, proteggimi".
Vai da lui e ti siedi sulle sue gambe. Rimango a guardarti. Cos'altro potrei fare per risparmiarmi del dolore?
Arrendermi.
Con un lei che mi strozza al collo.



Mattia Barro

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Stanchi E Disinteressati"

Un accenno di alba colora il mare. La sabbia è fresca sotto la luna. Le onde piangono scivolando sul bagnasciuga, ritmate. L'azzurro del mare a riva diviene più scuro a mano a mano che si perde all'orizzonte, dove implode sulle poche e ombrate nubi mattutine. Svariate sfumature di giallo, arancione e rosso fan capolino oltre tutto, rinchiuse dal blu notte del cielo. Sono le 6 e 20 di un normale lunedì mattina, qui ad Ibiza.
Percorriamo il lungo mare camminando distaccati, poichè vengo catturato dallo spettacolo naturale a cui ho la fortuita casualità di parteciparci e non riesco, di conseguenza, a tenere il passo.

- Facciamo un bagno in questa meraviglia - propongo
- Non ne ho voglia - lei
- Boh. Fumiamoci una sigaretta qua - replica Ale

Si siedono sul muretto del lungo mare, ma non li osservo con molta cura. Io inizio a camminare nella sabbia, con le Converse rosse che vengono ingoiate dai granelli ad ogni passo; sprofondo con leggerezza. Mi fermo sul bagnasciuga. L'aria mi scompiglia i capelli, l'aria scompiglia il mondo. Quei pochi metri percorsi mi sembra che mi abbiano permesso di entrare a far parte di quell'idillio. Sorrido, cupo. Mi chino verso il mare e taglio l'acqua con una mano. La sensazione è di freschezza, di rinnovamento.
Loro fumano seduti. Stanchi e disinteressati.
Mi piego sedendomi sui talloni e, lontano, disegno con un bastoncino nell'acqua. Credo che quelle nubi m'ingoieranno prima o poi.E il mare mi farà annegare. Forse c'è Dio, a quest'ora.
Una nave lontana, riempie il mondo di suoni goffi e ridondanti e, a suo modo, arricchisce il panorama.
Un aereo passa sopra noi, non troppo alto. Rombando.
Qualcuno parlerebbe di panismo. La mia mente ora mi parla di panismo. Ho un attacco di panico, ma lo soffoco, respirando a fondo.

- Facciamo un bagno in questa meraviglia - propongo
- Non ne ho voglia - lei
- Boh. Andiamo a casa. - replica Ale

Col bastoncino scrivo "perdonami" sulla sabbia bagnata. Un'onda lo cancella.
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.

- Andiamo Matti -

Mi passo una mano tra i capelli per fermare l'anarchia del vento. Risalgo la spiaggia e mi siedo sul muretto.
Loro si alzano. Stanchi e disinteressati.
Chiudo gli occhi per sentire rumori e odori lontani, poi devo riaprirli velocemente per non perdere quei colori. Sono rapito.

- Andiamo Matti -

Mi alzo. Dalla mia bocca esce la frase "non siamo più giovani".
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.
Cammino pianissimo, perdendo il passo quasi subito. Passeggio lento con il volto rivolto al mare, come se mi calamitasse. Supero giovani estasiati, supero giovani in ecstasy.
Un cane corre attorno a noi. Alle 7 meno qualcosa, di una mattina comune. Mi rallegra. Si rallegra.
Loro camminano. Stanchi e disinteressati.
Potrei morire qua, se solo ci fossi te.
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.

Rientriamo sulla strada principale, come se nulla fosse. Come se avessimo camminato su uno sfondo cinematografico, mal truccati. Come bestie. Come fossimo bestie.
Loro camminano vicini e parlano poco. Stanchi e disinteressati.
Ti scrivo che sarei potuto morire qua, se solo ci fossi stata te.
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.

Rientriamo in appartamento.
Loro si mettono a letto in silenzio. Stanchi e disinteressati.
Mi preparo un bicchiere di Hierbas e mi siedo in balcone. Bloc notes e penna alla mano, scrivo qualcosa di indecifrabile a livello visivo.
"non ci son grandi scrittori, ma grandi esperienze. E tutto sta nel trovarle, nel capitarci, nel viverle.
Non siamo più giovani,
Sarei potuto morire la, se solo ci fossi stata tu".
Ma la verde principessa dalle gambe a parentesi non ne coglie nulla.



Mattia Barro

STRALCI DI VITA QUOTIDIANA - "Diossido Di Carbonio"

Ed è una continua ricerca per essere alti, altezzosi e intellettuali. Come i porci, come i bianchi alla Casa Bianca, come i proci. Cita pure orrendi film in bianco nero o con colori sul marrone, opachi come non mai, specchi appannati di concetti troppo lontano da noi. E non hai nemmeno la forza di firmare contratti e avere lavori, perchè non ce la faresti, e non potresti davvero più fingere di essere alta, altezzosa e intellettuale come i porci, come i bianchi alla Casa Bianca, come i proci.
Hai venduto il mondo per un paio di scarpe dal tacco alto. Ed è tutta una questione verticale che riusciresti a risolvere meglio nell'orizzontalità del sesso senza sesso. Tra i peli sudati e preservativi che conterranno il senso della vita.
A me esplodono capillari e gli occhi s'iniettono di morte. Causa tua. E mi dici di sottopormi a controlli costosi, finchè posso ancora salvarmi la vita. Avresti voluto uccidermi per salvarmi. Avrei voluto ucciderti per salvarmi. Avrei voluto ucciderti per vederti piangere fuori l'ego. Spero che tu non decida mai di avere figli. Spero in generazioni migliori, almeno nell'altezza. E nell'orizzontalità.
E sarà il Tibet imprigionato dai fuochi artificiali delle olimpiadi o gli abbaglianti alti in autostrada. Per fare vedere che ci siamo. Per fare vedere che ci siamo e corriamo anche veloci. Andiamo a fare la spesa là?
E ho perso la garanzia per poterti sostituire con un modello più frusto, ma di miglior gusto. Non ti ho chiesto di rapirmi la Luna, di vendermi su Marte, di indicarmi Venere nel cielo. Ti ho chiesto solo di non fare quella faccia e quella voce quando le uniche volte che parliamo mi chiedi solo piaceri. Ti ruberei la figa per farti piangere mentre nessuno ti guarda, mentre i feromoni si sgretolano nello smog della circonvallazione. In amori di plastica, in ferraglie vergini. Sentimenti in cassa integrazione. E vitamine da integrare tra un cocktail e un aperitivo.
Sei snella nel tuo vestito da anoressica?
"Voglio essere lasciato in pace", scrivo a terapisti e strozzini. Gli strizzacervelli si addormentato fumando droghe leggere, come il diossido di carbonio o le polvere sottili. E andiamo a vomitare con le targhe alterne, nei sabati sera affollati.
E' una barriera architettonica o il tuo ego? Calpesterò ugualmente.
Dove andiamo a farci male? Sul ring dei vent'anni.


Mattia Barro

RECENSIONE DISCO - Milosh - iii

PUBBLICATO SU INDIE-ROCK.IT

Milosh:
iii

ANNO: 2008
ETICHETTA: K7

"Un disco dalla forte carica emotiva: soffice, intimo, dolce. Come un primo amore."

VOTO:8

GENERE: electro-pop, 'electronica/dowtempo/soul' (definizione sul MySpace dell'artista).

PROTAGONISTI: unicamente Milosh (che di nome fa Mike).

SEGNI PARTICOLARI: Milsoh è un musicista canadese di stampo classico e jazz. E' al suo terzo disco, primo per Pid/K7, dopo i due precedenti 'You Make Me Feel' e 'Meme' per Plug Research. All'età di soli tre anni, inizia a suonare il violoncello. "I try to ride that thin line of mixing technology with some heart" è il suo motto.

INGREDIENTI: Milosh dedica le sue produzioni alla ricerca d'intimità e sentimenti puri. E' una continua condivisione di esperienze e sensazioni. Di elettronica pura, genere in cui viene definito, c'è molto poco. E' un electropop/soul personale, una seduzione di emozioni.

DENSITA' DI QUALITA': ogni brano è un richiamo a qualche sensazione a volte tangibile, a volte onirica. 'Awful Game', in apertura, è una marcetta electropop nel quale fa capolino un ottima linea vocale che ogni tanto abbraccia il soul. Sulla stessa linea la successiva 'Another Day'. Si rallentano i bpm e si spoglia il brano da ogni orpello in 'Gentle Samui', una Gentile e intima esecuzione. Pura leggerezza. Segue 'Remember the Good Things' che, in contrapposizione del brano precedente, si riempie di pizzi e merletti elettronici ad assicurare maggior calore e sregolatezza. Ancora ottime linee vocali, melodie calde e affettuose. 'Warm Waters' è una pioggia leggera che si deposita su due amanti. 'Hold My Breath' ha accenni più ricercati e ci si perde nel suo sottofondo mentre 'Wrapped Round My Ways' è pura sinestesia musicale. In questo scorcio di leggerezza e delicatezza e però ora di partire. 'Leaving Samui' porta via con sé quanto di meglio si è trovato nei brani antecedenti, divenendo sintesi perfetta dell'idea sonora di Milosh. La conclusiva 'The World' non aggiunge nulla di nuovo, facendoci annotare soltanto un'altra ottima esecuzione vocale. Un disco dalla forte carica emotiva: soffice, intimo, dolce. Come un primo amore.

VELOCITA': sempre pochi bpm, un overdose di ritmi lenti e avvolgenti. Un'electro che passeggia tra le stanze dell'emozione.

LA DICHIARAZIONE: "Nelle canzoni che creo provo a fotografare alcuni avvenimenti della mia vita. Prendo in considerazione cose che in qualche modo, che sia positivo, negativo o triste, mi abbiano modo fatto 'muovere' in una qualsivoglia direzione."

IL SITO: 'Myspace.com/milosh'; 'Milosh-iii.com'.

Mattia Barro

martedì 2 settembre 2008

RECENSIONE DISCO - Oppenheimer - Take The Whole Midrange And Boost It

PUBBLICATO SU INDIE-ROCK.IT

Voto: 7

GENERE: indie-pop, electro-pop.

PROTAGONISTI: Rocky O'Reilly (chitarre, tastiere, percussioni, Mac) Shaun Robinson (voce, batteria, tastiera, chitarre).

SEGNI PARTICOLARI: gli Oppenheimer sono un duo proveniente dall'Irlanda del nord, precisamente da Belfast. Han debuttato nel 2006 con l'album 'Woo Hoo Oppenheimer'.

INGREDIENTI: l'idea sonora degli Oppenheimer è molto semplice: un onesto indie-pop con incursioni electro a riscaldare l'atmosfera. Cantati molto soffici e melodie immediate e dirette.

DENSITA' DI QUALITA': un pomeriggio caldo e un po' opaco. Si accende un gioco, qualche spia lampeggia e si viene trasportati dentro l'arrembante 'Major Television Events'. Segue 'Loop Up', chiave di lettura dei migliori Oppenheimer, una corsa tra il grano alto e il caldo. 'Cate Blanchett' è la festa nel paese con i capelli scomposti da una leggera brezza che si segue ci porta sulla riva di un fiume dove immergerci e sognare con 'Only Goal & Winner'. L'intensità diminuisce e il quintetto centrale di brani non fa altro che ripetere la prima parte del disco, facendoci rimanere distesi sulla riva del fiume a farci bagnare dal sole. Arriva poi il buio e una marea di stelle brillanti per 'Fireworks Are Illegal In The State Of New Jersey'. Il disco si conclude con il brusco risveglio hard rock di 'The Never Never' e la robotica quanto affascinante 'I Don't Care What Anyone Says About You, I Think You're Alright'.

VELOCITA': una camminata tra i fili d'erba agitati da un leggero vento, il tramonto ad ovest, una gita in montagna, cavalli che corrono.

IL TESTO: "I'll hand you over to the local police / You're getting’ sort of friendly with the nearly deceased / My medication isn’t on a slow release", da 'Major Television Events'.

LA DICHIARAZIONE: "E' difficile per noi arrivare sulle grandi radio o televisioni eccetera; penso che per noi, e per molte band come noi, MySpace sia una chance per arrivare in maniera più diretta al pubblico."

IL SITO: 'Myspace.com/oppenheimer'.

Mattia Barro